la bici in inverno

7 Gen
by c.calati

by c.calati

È per lo più un telo impermeabile che l’avvolge sul terrazzo a proteggerla dal freddo e a nasconderla al mio rimorso pigro che da un mese preferisco la poltrona ai suoi pedali e i piedi li tengo spesso sotto il tavolo ad abbuffarmi come avessi pedalato. Ho collezionato scuse, le più varie, per non uscire in bici, il giorno poco adatto, il raffreddore, la scrittura, il vento, gli amici, i pranzi, le letture, il gatto, la moglie, una figlia, il cane, l’età, gli scacchi, la digestione, l’indigestione, trovavo sempre qualcos’altro da fare più impellente, per esempio niente, e ogni scusa aveva il soprannome di pigrizia.

Ma oggi, oggi ho visto nascere il sole in grande spolvero, ho fiutato l’aria dal terrazzo con la tazza in mano, uno zero limpido al rialzo, ho tolto il telo e controllato la pressione delle gomme, non un millibar di perdita, ho verificato l’oliatura agli ingranaggi, più scorrevoli delle mie giunture arrugginite che a tenere le ginocchia ferme sotto il tavolo per ore s’incrostano come il cestello di una lavatrice col calcare. Sentivo di avere ancora in circolo del vino che avevo giudiziosamente accumulato in queste settimane e che c’era pure una congiunzione astrale favorevole, Venere allineata con Giunone (Giunone, e che astro è? massì, dai, il pianeta delle scimmie ubriache), perché la bici in inverno ha bisogno che tu non sia troppo razionale, non dico la follia ma un minimo d’assurdo è necessario per raggiungere la strada.

La vestizione del ciclista di gennaio ha il misticismo del torero prima dell’arena che ogni capo ha un significato e una funzione. Così, nuova è la maglia a pelle, traspirante ed antivento, nuovi di regalo i pantaloni in goretex tanto aderenti che fatico ad infilarli, ben collaudato e degno di fiducia il micropile arancio-anas, poco usata ma fondamentale la giaccaavento superimbottita eppure affusolata. Ormai sulla porta indosso gli ultimi elementi, scarpette isolanti a doppia allacciatura, guanti termici e berretto di lana. E il casco? Il casco lo lego al manubrio, che in estate ho il casco e mai non casco, in inverno invece forse casco senza casco. Abbiate pietà delle parole sceme, sto entrando nello stordimento necessario a pedalare. E subito mi metto a pedalare di buona lena per vincere il primo freddo e il desiderio immediato della stufa.

Dicono che il bello dell’inverno è che non sudi, sarà, ma io mi sento già come quei cavalli avvolti nel vapore della loro fatica, sai quando all’arrivo gli buttano sopra una coperta a che non schiattino.

La bici in inverno ha distanze dilatate, che lo scarso allenamento, il fango sull’asfalto e quello stato misto e misterioso di gelo e calore speculari, rendono i chilometri più lunghi. Arrivo sul mio lago assieme al sole, entrambi fiacchi ma sufficienti ad onorare il giorno, che se io arranco un poco sui pedali ma comunque vado, lui s’alza a fatica dalla linea d’orizzonte eppure illumina quei poppi spogli fino a farli alberi belli.

c.calati

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Candia mi sembra il Titicaca coronato dalle Ande, aria d’altura, neve nelle montagne intorno e tante canne sulle sponde che anche qui potrebbero intrecciare in barche identiche. Amo questo lago piccolo e tranquillo, ci torno spesso e talvolta ne racconto. Sta lì tra campagna e vigne e sembra che mi aspetti, lo guardo riposare nell’inverno, due giri di pedale ed è finito, eppure ancora mi accompagna.

c.calati

c.calati

La bici in inverno è un viaggiare soli e accompagnati da fantasmi di pensieri e di persone, che mentre pedali stai fantasticando su improbabili itinerari da tarda primavera, Corsica e Sardegna, perle da infilare una appresso all’altra in un unico giro di collana. E già discuti i modi e i tempi con gli ipotetici compagni e intanto pedali con altre figure di conforto.

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14 Risposte to “la bici in inverno”

  1. ammennicolidipensiero 7 gennaio 2015 a 16:45 #

    mannaggia. l’avessi scritto io, l’avrei mandato qui: http://cosmosminturno.blogspot.it/p/visualizza-e-scarica-il-bando-de-il.html
    vabbè, se però lo vuoi mandare tu non mi offendo, dai 😛

    • massimolegnani 7 gennaio 2015 a 19:17 #

      ho dato un’occhiata al link..sono tentato di mandarlo. Se vinco facciamo a meta’ del premio 🙂
      ml

  2. Donatella Calati 7 gennaio 2015 a 18:27 #

    ci sentiamo un po’ responsabili di non averti lasciato scampo … la scrittura a volte è meno scorrevole, un po’ affaticata; efficacissima per descrivere il tuo arrancare un poco sui pedali

    • massimolegnani 7 gennaio 2015 a 19:20 #

      Gia’..coi pantaloni tecnici nuovi sono quasi stato obbligato togliere il telo alla bici 🙂
      ciao
      (grazie)

  3. Lisa Agosti 7 gennaio 2015 a 23:51 #

    Che coraggio… io sarei rimasta sul divano col pannetto 😀

    • massimolegnani 8 gennaio 2015 a 01:07 #

      ma a te giornate così sembreranno primavera, abituata come sei a ben altri climi 🙂
      ml

  4. Prishilla 8 gennaio 2015 a 12:21 #

    ‘un minimo d’assurdo’: mi porto via questo regalo, lo tengo come un buon proposito che intendo coltivare!
    prish

    • massimolegnani 8 gennaio 2015 a 16:36 #

      “un minimo d’assurdo” dovrebbe guidarci sempre, troppa razionalità e’ dannosa. 🙂
      ciao prish
      un sorriso
      ml

  5. monika santi 8 gennaio 2015 a 19:44 #

    ….e poi se ami la bici questo pezzo lo senti proprio fin dentro.
    strabello. confesso però la mia codardaggine invernale
    in cui mi riciclo ad attività al coperto 🙂

    • massimolegnani 9 gennaio 2015 a 01:24 #

      Guarda che il più è vincere l’impatto iniziale poi sarai tu stessa a produrre il calore necessario 🙂
      ciao, monica
      ml
      (grazie)

  6. tempodiverso 24 gennaio 2015 a 14:43 #

    io non ho nemmeno la scusa del freddo…è solo pigrizia…molta pigrizia 🙂

    • massimolegnani 25 gennaio 2015 a 00:27 #

      cecil ti confesso che dopo quell’uscita sono diventato pigro anch’io! 🙂

      ml

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