la donazione

27 Gen
photo by c.calati

photo by c.calati

Ha un mappamondo esorbitante che porta sotto vestiti larghi e che esibisce con qualche timidezza e un po’ di affanno la donna non più giovane che entra nello studio. Primipara attempata è un brutto termine, quasi un’infamia coniata dalla scienza a bollare la sconvenienza di un frutto tardivo. Ma la donna non lo sa e se lo sa non se ne cura, è raggiante per quel frutto in grembo, che resterà unico nel tempo. Ed è qui perché nulla di questi nove mesi vada sprecato, vuole partecipare al programma di utilizzo del sangue cordonale come fonte di cellule staminali. L’ho già incontrata al corso/percorso alla nascita, dove anziché di medicina e pannolini ci siamo ritrovati a parlare di futuro già iniziato e di piccole grandi prospettive. Al corso io ho un modo di dire che sconcerta le più ma che qualcuna incanta, parlo delle potenzialità del nascituro, della sua capacità a nascere, che in quel momento non si senta sola chi nel dolore si sta svuotando per un figlio, è che adoro il concetto di collaborazione, di sintonia d’intenti, mi piace far intendere che la nascita non è separazione ma proseguimento di un legame, racconto degli sguardi incuriositi di chi è nato da un istante, della consolazione del contatto della pelle sulla pelle, dell’ascolto di cui è capace il nato come riconoscesse quella voce, della riconoscenza di cui sarà capace se i primi mesi, che gli altri credono superflui, la madre e il figlio li avranno passati nella conoscenza uno dell’altro ad armi pari. E per dire queste cose leggo poesie a queste donne sconcertate, perché la poesia è più esatta della scienza e solo un poeta sa intuire quello che la medicina impiega secoli a chiarire.

E questa mamma non ancora mamma che ora ho di fronte esordisce prendendomi in contropiede, mi dica che al corso era il grande Erri che parlava di moltiplicazione delle cellule e della continuità del nascere, perdio signora, sì, era proprio DeLuca, a mamm’Emilia, e lei è la prima che lo scova. Ha un placido sorriso di trionfo e una mano sulla pancia a chetare i calci, nuota e si allena a nascere mi dice indicando il mappamondo. È proprio un mondo quello su cui poggia la mano e io conosco la sua mappa.

Torniamo quasi a malincuore ai fogli che dobbiamo compilare. Le spiego brevemente gli obbiettivi dell’uso del sangue cordonale e il perché di tante domande stravaganti a cui dovrà rispondere. Si tratta di un vero e proprio trapianto, l’equivalente di un trapianto di midollo, per cui bisogna essere certi che il sangue donato sia idoneo, privo di rischi per chi lo riceve e scartare subito, prima di procedere a qualunque accertamento, tutte quelle situazioni che implichino un minimo rischio di contaminazione. La signora è consapevole e si sottopone di buon grado al mio fuoco di fila. Così appongo sulla scheda una sfilza di crocette dal significato favorevole ma arrivati alla quindicesima domanda emerge che da bambina ha subito una trasfusione. Anche se nel suo organismo di quel sangue non c’è più traccia, questa è una delle condizioni che impediscono la donazione.

C’è un attimo di smarrimento, poi la donna scoppia in un pianto irrefrenabile. È la prima volta che mi capita, di solito la bocciatura viene accettata con disinvoltura. Ma la signora no, lei si sente irrimediabilmente rifiutata. Mi smarrisco con lei, forse complice il poeta, ne condivido la frustrazione, penso ai miei rifiuti, dati e ricevuti in sorte, penso alle intenzioni buone e ai doni non sempre buoni nelle intenzioni ma solo nei vistosi effetti, penso alla sostanza inapparente delle cose e penso alla forma molteplice con cui doniamo delusioni, penso ai pensieri che troppo volte non arrivano a farsi gesto, penso che questa donna non posso liquidarla con il mi dispiace di prammatica.

Allora mi lascio parlare, le racconto della bellezza dell’intento che deve prevalere sulla pochezza del risultato, le dico dei novantanove che in ogni campo sono votati all’esclusione perché ci sia uno che riesca, le parlo degli spermatozoi di suo marito, che tutti avrebbero voluto diventare figlio ma solamente uno lei ha coltivato in grembo, cito Woody Allen giovane spermatozoo pieno di paura nell’imminenza del lancio, torno subito serio e spiego, ma lei lo ha già capito, che la sua intenzione a dare vale esattamente quanto quella donazione che arriverà al trapianto.

Una bambina quarantenne mi sta guardando con occhi che piano piano tornano sereni dopo la pioggia. Una bambina a cui non ho contato favole, ma anche la realtà a volte ha bisogno di cosmesi.

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20 Risposte to “la donazione”

  1. iomemestessa 27 gennaio 2015 a 18:18 #

    La realtà, a volte, senza cosmesi, sarebbe davvero un brutto affare. Trovare sensibilità come la tua, in certi ambiti, è faccenda rara assai, ma non ti occorre che te lo dica io.

    • massimolegnani 28 gennaio 2015 a 18:13 #

      senza essere ingenui, che le brutture le vediamo tutti, ma quando si può dare una pennellata di ottimismo, ben venga. 🙂
      ml
      (grazie, iome)

  2. giuliagunda 27 gennaio 2015 a 19:32 #

    Tu sei teneramente umano.
    È stata proprio fortunata quella futura mamma (splendida l’immagine del mappamondo).

    Un abbraccio,

    G.

  3. ammennicolidipensiero 27 gennaio 2015 a 20:02 #

    a noi, quel colloquio sulla donazione del cordone, lo fece l’ostetrica, non il medico. non me volere ml, e considerati eccezione, ma: altra sensibilità, eh.

    • massimolegnani 28 gennaio 2015 a 18:15 #

      ma l’eccezione era la donna non io che di solito sono assai più burbero. 🙂
      ciao, ammen
      ml

  4. aliota 27 gennaio 2015 a 20:50 #

    ne ho letto metà, che già il mappamondo mi mette di fronte ai tentativi andati a vuoto. col trapianto, poi, non riesco a fare i conti. dal 2000 tengo nel portafogli il cartoncino di autorizzazione a donare i miei organi, “oltre me”. solo da poco ho saputo che, causa i miei malanni, non posso candidarmi nemmeno a donare il sangue: proprio un passaggio inutile su questa terra… spero serva al mio karma, almeno 😉
    bacio!

    • massimolegnani 28 gennaio 2015 a 18:19 #

      posso immaginare come ti sia sentita leggendo, A. e me ne dispiaccio. difficile trovare parole, però questo è l’unico passaggio, dobbiamo trovare una giustificazione al nostro passare, non siamo mai inutili!

      un abbraccio
      ml

  5. Prishilla 28 gennaio 2015 a 12:39 #

    ‘Tu hai diritto soltanto all’azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni’ …. dice più o meno così, la Bhagavadgita no? (e l’azione, in questo caso, è candidarsi). Difficile ma oltremodo saggio. O meglio: saggio, ma oltremodo difficile. Fortunato chi trova un aiuto 😉

    • massimolegnani 28 gennaio 2015 a 18:21 #

      mi sembra perfetta la tua citazione, l’intenzione, quando autentica volontà di fare, può essere tutto, e non è mai inutile, è sempre seme.
      grazie prish,
      ml

  6. roceresale 28 gennaio 2015 a 14:37 #

    Ho subìto una trasfusione un anno fa; ma non avrò mappamondi da portare timida. Né incontri con uomini come te con la loro poesia. Solo di questa terza cosa provo reale rammarico, forse.

  7. stella scadente 28 gennaio 2015 a 18:02 #

    Future mamme fortunate, quelle che partecipano ai tuoi corsi. Le frustrazioni, nel percorso materno, sono all’ordine del giorno. A volte basterebbe veramente poco per risollevarsi ma si annaspa inutilmente in solitudine o, ancor peggio, in compagnia di ghiaccioli ambulanti.

    • massimolegnani 28 gennaio 2015 a 18:25 #

      eh sì ne conosco alcuni di quei ghiaccioli che sciorinano per un’ora il loro terrifico sapere, quando il nostro compito dovrebbe essere quello di rasserenare.
      ciao stella,
      ml

  8. rossodipersia 28 gennaio 2015 a 19:55 #

    Ha fatto bene anche a me questo imprevisto maquillage.

  9. rosenuovomondo 29 gennaio 2015 a 07:56 #

    che cosa dolce… quando sono diventata mamma io questo percorso non era ancora possibile, lo avrei fatto volentieri. Capisco quanta frustrazione ci sia in questo essere respinti volendo fare il bene… Raro trovare una parola consolatrice in certi casi.

    • massimolegnani 29 gennaio 2015 a 14:04 #

      Per rendere meno amara la delusione, cerchiamo di premetterlo subito che poche intenzionali donazioni arriveranno per tanti motivi a buon fine.
      Ciao
      e benvenuta qui,
      ml

  10. arya 30 gennaio 2015 a 12:14 #

    Io ho firmato il mio consenso alla donazione, che mi dicono sarà solo effettiva dopo i test che verranno fatti al momento del parto. Nessun colloquio come quello che racconti anche se in effetti tutte le info le hanno raccolte in altro modo. A volte è dura vivere tante novità in un paese straniero, quante volte devo tornare a chiedere chiarimenti… menomale che si incontrano persone umane e persino poetiche come te in questo campo. Bellissimo racconto, come sempre.

    • massimolegnani 30 gennaio 2015 a 13:02 #

      già, non dev’essere facile vivere in un paese straniero anche se più progredito del nostro.
      auguri per tutto 🙂
      ml
      (grazie)

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