a margine dei vivi

12 Feb
c.calati

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Quando mi muovo per turismo, che sia tra le risaie sotto casa o tra le betulle su in Finlandia, sento il bisogno di scoprire il nucleo limpido del luogo, di arrivare al segno distintivo che accomuna la gente di quel posto e la fa diversa dalle altre. La via più breve sarebbe coltivare i contatti umani, due chiacchiere al pieno di benzina, un sorriso e una domanda mentre compri i panini al sesamo, una piccola indagine con il lattaio mentre fa le consegne a domicilio. Ma tutto questo implica avere una predisposizione, per l’appunto, per i contatti umani ed io non sono tagliato per certe imprese. 

E allora, visto che il bisogno di sapere è forte e la predisposizione zero, anziche’ luoghi di ritrovo frequento cimiteri, cerco notizie nei silenzi. Ma non assomiglio ad Ossian né tanto meno al Foscolo, anzi evito con cura i sepolcri più o meno illustri che san parlare solo di se stessi e i mausolei che mi dicono la Storia troppo maiuscola e distante dalla gente. Semmai e’ come leggere SpoonRiver, fiutare dalla lapide la vita che e’ passata.

Amo le vecchie tombe con le croci arrugginite, le frasi ingenue e l’erbaccia rigogliosa a ridosso della chiesa, quelle mi raccontano la vita dura, che vecchi si era a cinquant’anni, e la morte da bambini, che quanti ne morivano! Guardo quei morti e capisco come sono i vivi.

Ecco, rubato all’acqua delle risaie, poco lontano da qui, c’è un camposanto microscopico di forma circolare che si raggiunge da un viottolo, poco più di un divisorio tra due campi, così stretto che le bare dalla strada immagino dovessero portarle sulle spalle. Lì riposano contadini spremuti come muli accanto alle mondine, sai quelle dei canti e dei sorrisi con l’acqua alle ginocchia. Beh, quando non ridevano e non cantavano, morivano di febbri e reumatismi. Loro mi dicono che questa era una terra faticosa, che a me sembrava ricca e spensierata, a vedere i loro figli, panciuti possidenti in fuoristrada.

E come questo ne scovo altri di modesti cimiteri ricchi di notizie, sulle scogliere dell’Irlanda le pietre misere, scolpite in gaelico a dirmi l’attaccamento alle radici, sulle rive dei laghi finlandesi i pini centenari di compagnia a quieti cumuli di terra ti spiegano l’animo finnico meglio del design, le querce pietose di Milstatter a fare ombra ai morti, nei camposanti dei villaggi valdostani ruggine e neve, lapidi di ferro, per leggere la storia della valle quando non c’erano funivie, skilift e soldi ma solo polenta e pochi tocchi di fontina.

E così, ovunque sono, a margine dei vivi trovo la vita vera di quel luogo.

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16 Risposte to “a margine dei vivi”

  1. Spersa 12 febbraio 2015 a 15:28 #

    E mi colpiscono sempre troppo le piccole lapidi con piccole durate du vita. E mi trovo a pensare chissà, questo una meningite, questo forse una cardiopatia congenita, e questo? Caduto da cavallo? Deformazione professionale.

    • rodixidor 12 febbraio 2015 a 17:03 #

      Strani percorsi i tuoi ma ne hai spiegato il senso. Fa un po’ Spoon river.

      • massimolegnani 13 febbraio 2015 a 00:03 #

        sì, anche a me ha fatto pensare a piccoli spoonriver.
        ciao rodix,
        ml

    • massimolegnani 13 febbraio 2015 a 00:00 #

      sì al giorno d’oggi fanno davvero effetto, ma a quel tempo ne morivano tanti, delle più svariate cause, che a vederle ora si inorridisce.
      ciao spersa,
      ml

  2. ogginientedinuovo 12 febbraio 2015 a 22:20 #

    La morte come parte della vita. Non che sia facilissimo arrivare a esserne consapevoli e ad accettarlo. Il senso delle cose si trova nei luoghi (fisici e della mente) più diversi 🙂

  3. giuliagunda 16 febbraio 2015 a 12:04 #

    Mi ritrovo perfettamente in queste tue riflessioni, specialmente nell’incipit, in quel voler ricercare l’essenza di un luogo e della sua gente senza però ricorrere al contatto umano (anche io lo evito il più possibile!).
    Molto affascinante il fatto che la tua ricerca della vita si estenda anche a quei posti che più di tutti vorrebbero celebrare la morte (ogni volta scorgere quelle gelide cifre, le due date di inizio e di fine, sotto una fotografia mi lascia stordita). Il macabro fascino dei cimiteri è fuori discussione, tu però l’hai reso meno funereo, ogni lapide una possibile storia da raccontare, una vita su cui gettare nuova luce, persone antiche da conoscere.
    I tuoi post mi arricchiscono sempre, grazie ml.

    G.

    • massimolegnani 16 febbraio 2015 a 12:31 #

      hai ragione G., non vuole essere funereo questo post nè il mio andare per tombe sconosciute, c’è tanta vita racchiusa tra le date delle lapidi.

      un abbraccio G.,
      ml

  4. stella scadente 17 febbraio 2015 a 18:56 #

    Piacciono anche a me, i cimiteri classici. I colombari, invece, mi mettono un’angoscia tremenda.

    • massimolegnani 18 febbraio 2015 a 00:07 #

      sono d’accordo, i colombari assomigliano a un archivio polveroso dove giacciono pratiche mai consultate.
      ciao stella,
      ml

  5. tempodiverso 21 febbraio 2015 a 19:14 #

    anche questa è una forma di archeologia, dell’animo, se vogliamo, ma le cose, oggetti o tombe sono sempre testimonianze.

    • massimolegnani 21 febbraio 2015 a 19:49 #

      Si’, testimonianze del passato che cerco di proiettare per comprendere il presente.
      Ciao Cecil
      un abbraccio

  6. Berenice 3 marzo 2015 a 20:06 #

    Anch’io ho la passione dei cimiteri. Tutti, i giro per il mondo. Faccio anche molte foto, a volte vergognandomi un po’. Ho scritto una cosa simile alla tua, che non ho avuto il fegato di pubblicare. Cerco tombe vecchie, pezzi di vita, interruzioni. Ho trovato anche le ossa. Mi hai dato coraggio, ma tu non andare a leggere… quando posterò questa storia. Penseresti che ti ho copiato. Mi sento meno sola, grazie. B.

    • massimolegnani 3 marzo 2015 a 23:55 #

      che bella questa condivisione totale, non solo delle parole ma degli atti che le precedono. c’è tanta vita tra i morti, a saperli ascoltare come facciamo noi.
      coraggio, mettilo il post, lo leggerò volentieri (dovresti però ridarmi l’indirizzo del tuo blog che ho perso in un resettaggio.)
      grazie B.
      un abbraccio.
      ml

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