la verginità del tarlo

24 Feb

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Serve un silenzio benedettino, come una piccola devozione (ricordi la Grande Chartreuse?),ad ascoltare il tarlo che al ticchettio sfrontato delle pendole sembra tacere e certo ad intervalli tace ma poi riprende e morde il cuore al legno.

Sembra crudele il tarlo, rode per tanti, per pochi canta una preghiera operosa che intacca e schioda il legno che ci copre. Tu ascoltalo come una piccola melodia, una voce bianca che penetra innocente, una puttana vergine che non si ferma all’orlo, avanza di nicchia in nicchia, a rischio di corrompersi per liberarci l’anima. Devoto il tarlo scava cunicoli, un labirinto di salvezza a portarci luce al cupo buio. Tu chiamala ossessione se vuoi, per me è memoria di tragitto, pensiero persistente, futuro da raggiungere.

Essere a tua volta tarlo rivolto ad altro da te, giorno per giorno agire nascosto nelle vene più profonde, inesistente al mondo come un minatore, raggiungere l’essenza, scolpirla di trafori e intarsi, rendere bella l’anima di legno. Essere tarlo, forse un eccesso d’ambizione.

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14 Risposte to “la verginità del tarlo”

  1. ammennicolidipensiero 24 febbraio 2015 a 09:13 #

    mi piace questa riabilitazione sociale del tarlo!

    • massimolegnani 24 febbraio 2015 a 16:26 #

      Sì! o forse è fare buon viso ai tanti tarli che ho in casa (ho vecchi mobili di campagna)
      🙂
      ciao ammen
      ml

  2. giuliagunda 24 febbraio 2015 a 12:41 #

    I cunicoli scavati dal tarlo come “memoria di tragitto”, il ritmico rosicchiare il legno una “preghiera operosa”, il loro avanzare guidato dalla volontà di scavare la scorza dura per arrivare all’essenza, lavoro nascosto, vita trascorsa all’ombra, ma non per questo meno vissuta, anzi forse la più intensa. Quanti significati in queste poche righe.
    Essere tarli ad altri è una grande ambizione, sì, e sarebbe una fortuna ancora maggiore se questi “altri” sapessero, come te, riscoprire nel rumore dei nostri piccoli morsi una piacevole melodia, una preghiera, il desiderio di farsi strada a fondo e oltre il legno che ci ricopre fino a mordere con dolcezza il cuore.
    (E, ora che ci penso, credo si possa essere anche tarli a se stessi, scavandosi lentamente ma inesorabilmente dentro, via via sempre più in fondo, senza tregua, alla ricerca del nocciolo che tiene uniti pensieri e sensazioni, l’essenza del proprio sé)

    Sempre un piacere leggerti, ci mostri le cose del mondo ogni volta sotto una nuova luce e ovunque riesci a trovare poesia, bellezza, vitA.

    G.

    • massimolegnani 24 febbraio 2015 a 16:29 #

      mi affascina la tua intuizione aggiuntiva, “essere tarli a se stessi”, la trovo in linea con il resto del brano, anzi sarebbe la sua naturale conclusione.
      Grazie G e buona vita A te.
      ml

  3. rodixidor 24 febbraio 2015 a 12:46 #

    Condivido il commento di ammenicolo, è una riabilitazione del tarlo che non è qui ossessivo lavorio corrosivo ma strenua ed infaticabile ricerca di comunicazione 🙂

    • massimolegnani 24 febbraio 2015 a 16:32 #

      e io condivido le tue parole che mettono l’accento sul desiderio (vano?) del tarlo di essere ascoltato.
      ciao rodix
      ml

  4. Prishilla 24 febbraio 2015 a 19:26 #

    …e amare il tarlo che, volenti o nolenti, alleviamo in seno! (chissà che non sia, anche questo, un eccesso di ambizione….)
    Prish

    • massimolegnani 24 febbraio 2015 a 23:47 #

      direi che amare il nostro tarlo (quella specie di grillo parlante che ci scava dentro) è quasi un dovere 🙂
      ciao prish
      un sorriso
      ml

  5. giornoalterno 24 febbraio 2015 a 19:54 #

    Meraviglia. Stop.
    A partire dal titolo!
    Perfetto per un libro.

    F.

    • massimolegnani 24 febbraio 2015 a 23:49 #

      grazie F.
      allora, il titolo c’è, manca solo il libro!
      ciao 🙂
      ml

  6. mia_euridice 25 febbraio 2015 a 09:24 #

    Il tarlo è rassicurante.
    Non trovi?

    • massimolegnani 25 febbraio 2015 a 10:12 #

      sì, è come una piccola musica che fa star bene.
      ciao, euri
      ml

  7. Lisa Agosti 26 febbraio 2015 a 07:26 #

    Bellissimo questo elogio del tarlo 🙂

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