viaggio al termine degli armadietti (2)

13 Mar
photo by c.calati

photo by c.calati

Anche ora che, a fine turno dell’ultimo turno, ho una stanchezza d’anni che mi esce dalle tasche, mi attardo con la mente in questo spogliatoio che nemmeno esiste più, gli stipetti, e noi con essi, sparpagliati in tante stanze, come un assembramento sedizioso disperso a forza dalla polizia. Ma io me li ricordo tutti quegli armadietti, li guardo e non vedo semplici arredi, ma corpi e voci e nomi che porterò con me.

Perché è questo il posto giusto per osservare il nostro mondo, tu che mi chiedevi come. Qui eravamo tutti uniti, gruppo compatto a fare spogliatoio, la punta di prestigio accanto al portatore d’acqua, pari persone in dignità e impegno.

Allora siediti qua nella penombra, mentre mi cambio e osserva la schiera ben allineata di questi corpi di metallo. Guardali con l’occhio del generale che prima della battaglia passa in rassegna i volti e i nomi dei soldati e per un breve brivido è sincero, sa che tra poco per la metà saranno morti.

Qui nessuno muore ma qualcuno ci lascia l’anima lo stesso, che se la toglie con la giacca quando entra, pensa che è meglio non sciuparla per lavoro. Altri al contrario l’appendono alla gruccia a fine turno, che fuori è nebbia e solo qui per loro è vita. E sono pochi, sai, quei pochi che l’anima ce l’hanno addosso sempre come una maglia della salute logora per l’uso, che non si leva e non si lava, perchè si corre sempre su quel filo, il filo teso da un punto all’altro che qui si inizia e si finisce.

Che poi è difficile da dire, anima, io non li conosco quei ventungrammi fatti di niente. Ecco, preferisco i ventungrammi della chiave appesa all’armadietto, quelli li soppeso e già mi sanno dire. Guarda, solo alcuni stipetti hanno la chiave, alla maggior parte manca, parete liscia, fredda, inespugnabile, che se la portano via, anche solo per pisciare; entrano si cambiano e mettono tutto sotto chiave, anche quando vanno a casa e lì dentro resta solo una divisa sporca e due calzini, ma loro chiudono, sigillano, che la proprietà gli è di conforto. Io adoro quelle quattro chiavi che pendono serene, che aiutano ad aprire, mi aiutano a capire, mai a chiudere o precludere, e non li toccherò quegli armadietti ma mi piace che loro stiano lì come donne oneste che non temono lo sguardo e nemmeno la carezza.

E non è un caso che quelli con la chiave siano gli armadietti delle persone con cui ho lavorato meglio, il gruppo solidale, lo zoccolo d’intesa, uomini e donne di profilo basso e cuore schietto che è un piacere starci a fianco. E al loro fianco ci sono stato, con alcuni per una vita intera, con altri brevi istanti tanto intensi da sembrare anni. Siamo stati insieme a inventare una nuova matematica, ore di ansia, ore di allegria, da dividere per due, per quattro, sottraendo l’ansia, moltiplicando l’allegria. E poi sommare il mio sapere al loro, che il bello nostro stava proprio nella somma, a trasformare in tanto il poco di ciascuno.

Senza di loro sarei stato nulla, senza di me sarebbero stati un poco meno, che non so cosa ma qualcosa anch’io ho portato in dote. Forse una parola, un gesto, un esserci con loro. La risposta ai miei dubbi me l’ha data oggi chi non credevo attenta agli affetti secondari. Insieme avevamo trovato soluzione a un piccolo problema, lei mi guarda un po’ smarrita, già, ma poi come faremo?

Ho il rammarico di non averle fatto una carezza, solo una risata sciocca. Ma in quel momento lei è diventata un armadietto in più che porterò con me.

 

 

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22 Risposte to “viaggio al termine degli armadietti (2)”

  1. ogginientedinuovo 13 marzo 2015 a 13:24 #

    E’ arrivato, dunque, il momento?
    Troverai altri luogi, altre persone che ti faranno bene così come tu farai bene a loro 🙂
    Intanto questo spogliatoio virtuale continua… perché continua, vero?

  2. Spersa 13 marzo 2015 a 16:36 #

    Non so se l’avevi già pubblicato o è
    La sua continuazione, ma da quando l’hai scritto, non lo chiudo più il mio.

    • massimolegnani 14 marzo 2015 a 18:17 #

      sì l’avevo già messo, ma ora l’ho ripreso sull’onda di nuove emozioni, modificandolo e aggiungendo alcune cose.
      (mi ricordo sai, mi avevi fatto l’elenco delle cose che ci tenevi dentro e mi chiedevi se andava bene lo stesso lasciarlo aperto senza chiave)
      un abbraccio
      ml

  3. viaggiandonam 13 marzo 2015 a 20:34 #

    È un post bellissimo che arriva in fondo al cuore. Questi 21 grammi di racconto, che oggi sei anche stato un po criptico anche tu, mi hanno scaldata. Un abbraccio massimo.

    • massimolegnani 14 marzo 2015 a 18:20 #

      “21 grammi di racconto”…che bello Nam!
      (non tanto criptico, che parlo davvero dello spogliatoio di reparto che ora non c’è più, motivo in più per andarmene)

      un abbraccio a te 🙂
      ml

  4. intempestivoviandante 14 marzo 2015 a 00:23 #

    Mi stupisce sempre, o forse non più perché ormai è una cosa assodata, come tu sappia ascoltare e riportare la voce delle cose, non semplici arredi appunto, ma chiavi che aprono la porta del mondo, ed è vero che le chiavi appese sono bellissime 🙂

    • massimolegnani 14 marzo 2015 a 18:21 #

      grazie!
      si mi piace guardare le cose in-animate e da queste dedurre una piccola parte di mondo 🙂
      ciao
      ml

  5. Donatella Calati 14 marzo 2015 a 11:30 #

    a volte ritornano con intatta emozione e nuove sfumature; riempilo, prima di andare, il tuo armadietto di sorprese per chi resta e sa apprezzare la chiave appesa

    • massimolegnani 14 marzo 2015 a 18:23 #

      un po’ lo riempio..un po’ lo svuoto e qualcosa di me resterà comunque lì dentro.
      ciao Dona

      io

  6. Badev 15 marzo 2015 a 03:12 #

    Le mie chiavi penzolano perchè sempre le dimentico lì, vale lo stesso per il bell’effetto?

    • massimolegnani 15 marzo 2015 a 14:20 #

      Vale, vale!
      Che candida sei B. a dimenticare li’ le chiavi appese, secondo me e’ l’inconscio 🙂
      Ti abbraccio
      ml

  7. Lisa Agosti 15 marzo 2015 a 19:22 #

    Una bellissima immagine, che scalda il cuore.

  8. stella scadente 17 marzo 2015 a 00:50 #

    Non oso chiederti dov’è che te ne vai, in fondo non ci conosciamo, io passo di qua raramente e nessuno deve risposte pubbliche a domande impertinenti.
    In certe occasioni mi manca un po’ il luogo in cui scrivevo prima. C’era una messaggeria che alcuni usavano male (ma bastava ignorarli), all’occorrenza era uno spazio comodo e discreto di sano approfondimento.
    Comunque buona fortuna.
    Il post è, come sempre, molto ben scritto ed emozionante, grazie.

    • massimolegnani 17 marzo 2015 a 09:52 #

      Grazie per l’augurio, stella ( (e per le parole di apprezzamento)
      Un sorriso
      ml

  9. Minu 18 marzo 2015 a 10:16 #

    ..abbraccio..

    • massimolegnani 18 marzo 2015 a 11:15 #

      Minu, il tuo abbraccio è un toccasana.
      ml
      (che bello quando riappari!)

  10. giuliagunda 21 marzo 2015 a 15:11 #

    Tu sei un armadietto ricco, con la chiave sempre appesa.

    Abbraccio stretto

    G.

  11. sguardiepercorsi 29 marzo 2015 a 09:42 #

    Oggi son capitata dalle tue parti per un reblog. Bellissimo questo post, poetico e intenso.
    Piacere di conoscerti….
    Chiara

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