Artica (un cuore troppo bianco)

31 Mar

2014-02-20 10.05.05

3 Aprile 1907, latitudine imprecisata, non lontano dal Polo Nord.

Sono il tenente degli alpini Girolamo Fosson.
Scrivo queste note su fogli di fortuna, dopo che il mio diario è finito con la slitta e tutto il resto in un crepaccio. Ho tentato con le corde e con le mani, anche coi denti, di tirare su la slitta, incastrata tra le pareti di ghiaccio a pochi metri di profondità. Non c’è stato nulla da fare. Ormai mi sono arreso. Finisce qui la mia avventura al polo. Avrei voluto tenere alto l’onore della Patria, il tricolore da piantare in mezzo ai ghiacci. 

Secondo giorno

Mi sono calato nella fenditura di ghiaccio col rischio di restarci, ma almeno ho recuperato la tenda e qualche scatoletta. Non sono riuscito a salvare i cani, mi avrebbero nutrito qualche tempo. Li sento guaire ancora, giù nel fondo del crepaccio. Che parola tremenda, crepaccio! Sarà proprio un brutto crepare, prima per loro e poi per me. Non ho speranze di salvezza, impensabile tentare un ritorno a piedi senza slitta e senza cani. Era iniziata così bene la mia impresa! L’incrociatore Duilio a mia disposizione, la visita di Sua Maestà al momento dell’imbarco, il Suo saluto militare, a me, semplice tenente. E poi la folla, i giornalisti, i canti, le bandiere e quel cartello “Artica, Ardore d’Italia”. E Teresa, ritta sul molo, che non piange.

Terzo giorno

Mi arrovello sull’accaduto. Dove ho sbagliato? Diranno che è stata un’imprudenza organizzare una spedizione in solitaria e che noi Italiani non abbiamo l’esperienza necessaria per l’impresa. Ma mi ero preparato bene, notti all’addiaccio sotto il Cervino e lunghe marce nella neve, da solo o con i cani. Non ho azzardato, ho osato. Però ho fallito. Quasi alla meta. Chiedo perdono a tutti.

Quarto giorno 

Fuori è la bufera, che mescola la poca luce con la neve, in un candore che mi annienta. Non è la fame, ma quest’assenza di colore che mi uccide. Fatico a ricordare il verde dei miei boschi e i tuoi capelli ruggine, Teresa.

Quinto giorno

Mi serpeggia un sonno strano, un’apatia. È finito il poco cibo. Sto tutto il tempo steso, non so più il giorno e la notte, forse è passato più tempo, forse molto meno. Pensare a te, Teresa, pensare il tuo sorriso, non faccio altro, ma pensare è una fatica.

Settimo giorno?
È cessato il vento. I cani tacciono. Morti di certo. E io? Forse sarà domani. Dovevo darti un figlio, prima di partire, amore mio.

Un giorno ancora, quale?

Teresa, mia Teresa, vorrei il tuo seno per dormire e il rosso dei capezzoli per restare vivo, ma ho il cuore così bianco, ormai.

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22 Risposte to “Artica (un cuore troppo bianco)”

  1. Minu 31 marzo 2015 a 08:56 #

    …oddio……

    • massimolegnani 1 aprile 2015 a 00:26 #

      il tuo piccolo stupore! grazie Minu 🙂

      ml

      • Minu 2 aprile 2015 a 09:03 #

        sai che non è proprio stupore? è un filo di sofferenza, per quei cani che guaiscono nei crepacci, mi sembra di sentirli, e per “dovevo darti un figlio prima di partire” che….lo sai, qualcuno è partito e non è più tornato nella mia vita..ma questa è un’altra storia.

      • massimolegnani 2 aprile 2015 a 15:02 #

        sai, Minu, mi dispiace aver riacceso in te ricordi dolorosi, ma contemporaneamente sono contento ti sia fatta rapire così tanto dal racconto. Ti abbraccio

        Date: Thu, 2 Apr 2015 07:03:37 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. tachimio 31 marzo 2015 a 10:36 #

    Meraviglia. Grazie. Buona giornata. Isabella

  3. sguardiepercorsi 31 marzo 2015 a 13:12 #

    Caspita! Un pugno allo stomaco di emozioni… Complimenti

    • massimolegnani 1 aprile 2015 a 00:33 #

      ti ringrazio, coinvolgere in un’emozione è il massimo!
      ciao,
      ml

  4. poetella 31 marzo 2015 a 17:58 #

    che bella cosa che ci sia qualcuno che scrive così…

  5. giuliagunda 31 marzo 2015 a 19:55 #

    Wow.
    Ormai so bene che puoi cimentarti con successo nelle più svariate forme narrative, eppure a furia di leggerti mi sono quasi convinta che questo, il genere epistolare (e le pagine di diario), sia il tuo “punto forte”.
    A prescindere da chi è il protagonista, donna o uomo, bambino o anziano, nei diari e nelle lettere riesci a calarti perfettamente, a indovinare le sensazioni, farle tue, e sei in grado di trovare il registro più adatto, anche in questo caso: pulito, essenziale, “bianco”, come la neve della fotografia, come il terrore e come il suo cuore, caldo d’amore ma quasi congelato.
    Bello seguire le parole di Girolamo giorno per giorno, notare come cambi progressivamente, e inesorabilmente, il nucleo centrale dei suoi pensieri: dettagli tecnici, considerazioni pratiche e frustrazione per la missione fallita, prima, l’amore, la sua Teresa, poi.
    “Dovevo darti un figlio, prima di partire, amore mio”, qui forse hai toccato il culmine del pathos, complimenti.

    Applausi, ml (e prendili tutti) 🙂

    G.

    • massimolegnani 1 aprile 2015 a 00:43 #

      il mio “punto forte” ringrazia (e anche il pavone che c’è in me ti ringrazia).
      volevo, pur attraverso note stringate trasmettere l’emozione di quei momenti e, come hai sottolineato tu, l’evoluzione del pensiero a mano a mano che si avvicina la morte.
      (a me più del rammarico per il figlio non avuto è la nostalgia del seno per cuscino che mi ha commosso scrivere)
      mi inchino agli applausi, come fossi a teatro.:-)
      ml

      • giuliagunda 1 aprile 2015 a 08:35 #

        Continuo a battere le mani (trovo un po’ sadico ma molto divertente che gli attori dopo lo spettacolo siano costretti a uscire e rientrare in scena finché non finiscono gli applausi :))
        Hai ragione, la nostalgia del seno come cuscino, bisogno di sentirsi accudito più che desiderio erotico, è la perfetta conclusione dei suoi pensieri nonché l’immagine più poetica. A me, tuttavia, il magone in gola è venuto alla sua constatazione riguardo al figlio mai avuto, per questo l’ho trovato il momento più tragico.
        Buona giornata, pavone 🙂

        G.

      • massimolegnani 1 aprile 2015 a 09:09 #

        !! 🙂 !!

        Date: Wed, 1 Apr 2015 06:35:31 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. enricogarrou 1 aprile 2015 a 23:31 #

    Un articolo sull’amore grande della mia vita: L’artico. Sembra di leggere la storia di Andree o di coloro che cercarono di raggiungere il polo nord, vedi il duca d’aosta, Cagni e molti altri. Bravissimo Massimo.

    • massimolegnani 1 aprile 2015 a 23:47 #

      grazie enrico, mi fa piacere l’apprezzamento da uno appassionato di artico come te.
      ho lavorato di fantasia immaginando una figura minore, quasi predestinata all’insuccesso ma non per questo meno coraggiosa di chi ha avuto fama e gloria.
      un abbraccio
      ml

  7. avvocatolo 5 aprile 2015 a 18:43 #

    Un corazon tambien blanco…citazionissima 🙂

    • massimolegnani 5 aprile 2015 a 20:52 #

      Ebbene si’, troppo bello quel titolo (più del libro) perché non me ne appropriassi, anche se tra parentesi 🙂
      Ciao e benvenuto
      ml

  8. tempodiverso 8 aprile 2015 a 21:45 #

    racconto bianco, e mai di un colore fu scritto così bene. bello 🙂

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