candore

9 Apr
photo by c.calati

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Giovanni Santangelo era stato un ragazzo bruttino e un adulto scialbo, di quelli che non sapresti dire se quel giorno c’erano, ma poi il tempo aveva lavorato a suo favore come fa il sale con certi marinai a scolpirgli le rughe e a smussargli gli spigoli agli zigomi e gli angoli alla bocca. Non che Giovanni assomigliasse a un marinaio, niente di più lontano dalla ruvidezza fisica degli uomini di mare in cui leggere una vita faticosa e affascinante. No, con lui il tempo aveva lavorato in altro modo, rendendo più espressivo il volto, rughe sottili solo attorno agli occhi a regalare vivacità allo sguardo, pochi capelli a contornare un cranio stretto e regolare, dal sapore antico, e un pallore che non sapeva di malato ma di velo malinconico sul mondo appena attraversato. E più che pallore era uno sfumare lento dal bianco lattescente della barba a quello giallastro da troppa nicotina ai baffi, al bianco levigato del resto del volto a mala pena rosato, come sulla neve la patina di sabbia che un vento di mistero porta talvolta, dicono dall’Africa. E sopra tutta questa neve, due rovi di more, scuri, intricati, a sormontare gli occhi.
Non era un bel vecchio, ma il biancore di quel volto emanava un fascino speciale. Capivi subito che non era il candore dell’innocenza, non quella sorta di ingenuità fuori del tempo che fa dell’anziano un personaggio patetico. No, era altro, ti bastava osservarlo pochi minuti per comprendere, specie se eri donna. Era un’assenza spudorata di colore, una rinuncia al mimetismo. Giovanni aveva il candore di chi non vuole più nascondersi, di chi ancora sente e vuole dire, senza l’inibizione del passato, sai la crosta protettiva di buone maniere, di pensiero corretto, di timore d’offendere. La si poteva definire una misurata spregiudicatezza, che, purtroppo per lui, di rado veniva apprezzata, chè ci sarebbe voluta dall’altra parte dello sguardo,  una persona giovane, ancora senza pregiudizi e dal sorriso aperto un poco folle.
Anche ieri, il gomito appoggiato al bancone del bar, sorseggiando una tisana che un tempo era caffè, scrutava la sala a caccia d’emozione. Lo sguardo si posò su una donna che non sembrava avere alcuna attrattiva particolare. Seduta a un tavolino prendeva un tè con un’amica e con questa era impegnata in un chiacchiericcio fitto. S’accorse di lui solo quando Giovanni le si parò davanti, quasi abbagliante nel suo pallore. “Signora, il suo modo di ravviarsi i capelli con la punta delle dita leggermente aperte e vagamente flesse, ha una grazia incomparabile. È un gesto che lei ripete spesso, sempre uguale, sempre stupendo ed io starei tutta la sera ad incantarmi.” La donna non sembrò commuoversi,  “come si permette? Io..” ma Giovanni la interruppe “Non s’arrabbi, non le dona. E poi non ho intenzione d’importunarla, volevo solo farle sapere che mi ha dato una piccola emozione. Ecco le regalo questi petali per farmi perdonare.” E lasciò cadere sulla tovaglia una breve pioggia di petali sgualciti, rosso porpora, che lei guardò con l’orrore di chi sente minacciate le proprie sicurezze.
Giovanni si allontanò senza salutare, con un sorriso soddisfatto sulle labbra.

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14 Risposte to “candore”

  1. rodixidor 9 aprile 2015 a 09:21 #

    Giovanni e il suo falso candore

  2. menteminima 9 aprile 2015 a 10:50 #

    Oh mi piace questo Giovanni, mi piace assai!

  3. remigio 9 aprile 2015 a 12:11 #

    Mistero e fascino: chi sarà mai questo Giovanni Santangelo? 🙂

    • massimolegnani 9 aprile 2015 a 23:41 #

      io credo che sia una parte comune a molti che affiora con l’età 🙂
      ciao,
      ml

  4. giuliagunda 9 aprile 2015 a 14:02 #

    Bel cappello. 🙂

    G.

    • massimolegnani 9 aprile 2015 a 23:45 #

      ogni volta che lo si nomina, mi torna in mente la battuta “il cappello! il mio cappello!” negli Aristogatti di cui avevamo la cassetta audio che mia figlia metteva su fino allo sfinimento (nostro)
      🙂
      ciao,
      ml

  5. Lisa Agosti 11 aprile 2015 a 18:02 #

    “un pallore che non sapeva di malato ma di velo malinconico sul mondo appena attraversato” – che frase magistrale. Come tutto il resto, ma questa è la mia preferita.

    • massimolegnani 11 aprile 2015 a 23:03 #

      felice che ti sia piaciuta quella frase e il resto 🙂
      ciao Lisa
      ml

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