armonica a bocca (25 Aprile)

25 Apr

fisarmonica-a-bocca1

E ci ritroveremo tutti in fondo a quel barile, sotto le stelle stanche di guardarci, stipati al buio, a misurarci  gli uni contro gli altri i passi fatti, noi, gl’inutili e i mediocri che siamo sempre stati ombre di cipresso, e loro, gli immortali e gli immorali, vissuti al sole di un portafoglio gonfio o di un piccolo eroismo giocato al momento giusto, padroni della fama e delle pagine sui libri.

Tu come ti chiami? Pino? mai sentito, quindi sei dei nostri.

Stenditi accanto a me e dimentica di loro, loro che stanno eternamente di profilo tintinnando le medaglie, senza sapere che viene usato un altro metro di giudizio in questa notte fonda che non potremo attraversare. Qui non importano le tante pagine, qui noi leggiamo la storia a tocchi, la vita passata sulla pelle, la leggiamo in quelle righe nascoste tra le rughe, nelle parole brevi incistate tra ferite e cicatrici.

Perciò lasciati toccare, lascia che ti annusi, so andare oltre i pidocchi annidati tra i capelli e il puzzo che sale dai vestiti. Lasciati leggere, sono il veggente cieco che predice il tuo passato.

Pino, mi dici, ed io, sfiorandoti le labbra indurite come un callo, ti rispondo fisarmonica. Ecco l’uomo, ecco Pino dell’armonica in bocca.

Incomincio a saperti.

Ti chiamavano il barbone pigro, ma tu sei stato altro. Certo, hai passato del tempo fuori dalla chiesa a raccattare la carità maldestra del dopo messa, la mano stesa sonnecchiando, muta l’armonica in saccoccia, non un gesto più del necessario per ottenere il minimo dovuto. Quell’elemosina era un diritto tuo, non riconosciuto, una spettanza disattesa per ciò che tu eri stato prima, di diverso e in più.

L’armonica l’avevi da bambino, quando anziché leggere e scrivere te ne andavi per i campi ad imparare i suoni dai grilli e le cicale. E l’armonica è stato il tuo fucile quando te ne andasti su in montagna, senza un perché preciso, che il mondo tu lo guardavi ancora col sorriso. Così seguisti gli altri del paese, fidandoti di loro che sapevano l’orrore e l’unico rimedio. Il fucile no, nessuno te lo diede, “il Pino è buono come il pane, ma non è in grado di capire contro chi ha da sparare.”

Te ne restavi al campo ad inventare nuovi suoni che allietassero il ritorno, prendendoli nelle giornate solitarie al vento che soffiava e al fischio delle cince. E a sera attorno al fuoco la tua musica struggeva e rallegrava, addormentando infine gli uomini stanchi. Andavi avanti tutta notte, suonando steso tra i feriti a mitigare la paura di morire, finchè i loro occhi si chiudevano, forse per sempre.

Una vita tranquilla lontana dai pericoli, che erano gli altri a rischiare la pellaccia, tu non facevi nemmeno la staffetta. L’unica apprensione era il momento in cui facevano ritorno i tuoi compagni. Li vedevi spuntare dal crinale e contavi e ricontavi le sagome lontane, sempre col timore che qualcuno mancasse al tuo appello silenzioso. Poi intonavi con sollievo una musica gioiosa. Non quella sera, quando risalirono la morena più lentamente del previsto, come avessero un peso sul cuore, non solo sulle spalle. Non ti riusciva il conto e ti guardavi incredulo le mani sperando fossero le dita ad essere sbagliate. Così non era, e così si spense il tuo suono tra le labbra. Berto e Luca feriti e catturati.

Il Berto no, il Berto.

Lui, sempre allegro, qualche giorno prima s’era fatto serio: “Pino, se capitasse a me, accompagna il mio morire con l’armonica, chiudimi gli occhi con la musica.” Poi aveva riso, agitando una mano come volesse scacciare il fastidio di un tafano.

Tu tutta la notte a ripensare alle parole e all’alba sei partito.

Di nascosto, per nascondere il coraggio, che gli altri non ti avrebbero lasciato, sei partito.

Li hai trovati quasi subito, giù nel paese, i tuoi compagni, appesi per il mento al gancio fuori dalla macelleria. Un cartello al collo, e gli ultimi lamenti in gola.

Ti sei accoccolato ai loro piedi ed hai tirato fuori la tua armonica.

Come suonavi bene, Pino, con il loro sangue che ti colava in testa, e quel mezzo sorriso quando prendevi fiato. Ore a suonare, rischiando di morire per le botte che ti davano i marò col calcio del fucile. Loro ti spaccavano le costole e tu suonavi, scovando fiato e coraggio in qualche luogo misterioso, tra la mente e il cuore. Avanti con l’armonica, fino all’ultima goccia di sangue caduta sul tuo capo, il bacio di un amico che va via.

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13 Risposte to “armonica a bocca (25 Aprile)”

  1. massimolegnani 25 aprile 2015 a 10:43 #

    per l’occasione ripubblico un vecchio racconto, scusandomi con quanti lo hanno già letto
    ml

  2. sguardiepercorsi 25 aprile 2015 a 12:26 #

    Non l’avevo letto, ti ho incontrato da poco… Scrivi davvero bene, e arrivi a toccare le emozioni con grazia e intensità.

  3. Donatella Calati 25 aprile 2015 a 18:44 #

    l’avvio lo trovo un poco faticoso ma forse è il prezzo per apprezzare il ritratto di Pino, bellissimo. Buon 25 aprile di cui hai colto a fondo lo spirito al di là degli eroismi scontati e delle parole di circostanza

    • massimolegnani 25 aprile 2015 a 20:36 #

      Ho immaginato un personaggio minore, lontano dai riflettori, credo che resistenza sia stata opera soprattutto di figure rimaste sconosciute.
      Ciao dona,
      io

  4. iomemestessa 26 aprile 2015 a 00:51 #

    Intensità, tanta intensità grazie

    • massimolegnani 26 aprile 2015 a 10:53 #

      ieri sera ascoltavo Fazio e ho immaginato i tanti “Pino” che ci sono stati davvero.
      grazie a te di essere ripassata a rileggere queste parole 🙂
      ml

  5. giuliagunda 3 maggio 2015 a 12:11 #

    Che meraviglia, ml.

    Solo un appunto: io credo che anche gli altri, gli “immortali e gli immorali”, siano sempre stati “ombre di cipresso”. Lo siamo tutti, ed è l’unico pensiero che un poco ci consola, seppure amareggiandoci.

    Complimenti, è un piccolo capolavoro questo brano.

    G.

    • massimolegnani 3 maggio 2015 a 22:14 #

      sai G, questa è una storia inventata eppure a furia di rpetermela mi sono convinto che il Pino sia esistito veramente e davvero abbia suonato sotto il Berto.
      ml
      (non sono d’accordo: gli “immortali e gli immorali” non hanno bisogno della mia voce per essere ricordati, solo il Pino)
      (grazie G)

      • giuliagunda 3 maggio 2015 a 23:13 #

        Sì, mi sono convinta anch’io che Pino sia esistito davvero, così come lo descrivi. 🙂

        (Mi sorge il dubbio che forse io leggendo non abbia inteso bene la formula “ombra per i cipressi”. L’ho associata al cimitero, quindi ho pensato, beh siamo tutti nati per diventare ombra per i cipressi, presto o tardi. E invece forse tu con “cipressi” intendevi i più “alti” che fanno ombra ai vari Pino, quindi la frase assumerebbe tutto un altro significato.
        …e allora qui ci sta Pirandello: “Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”)
        Sempre bello leggerti, comunque.
        G.

      • massimolegnani 3 maggio 2015 a 23:17 #

        non sono pirandelliano (semmai scemo) eppure noi ci intendiamo comunque, anche se la cosa che arriva è diversa da quella che parte. era giusta la prima interpretazione, il cimitero, ma nemmeno lì siamo tutti uguali, alcuni per fama, giusta o usurpata, altri non sappiamo nemmeno che sono esistiti. (un abbraccio)

        Date: Sun, 3 May 2015 21:13:25 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • giuliagunda 3 maggio 2015 a 23:31 #

        Io invece credo tu sia pirandelliano eccome, e per niente scemo! 🙂
        Bene, quindi avevo capito dall’inizio, menomale. 🙂
        È vero quello che dici, eppure continuo a pensare che la morte ci unisca tutti allo stesso modo, e che la fama a volte non renda realmente giustizia nemmeno ai grandi, che chissà cosa avevano dentro, quante cose, quante storie contenevano oltre a quelle tramandate. Personalmente preferirei morire da sconosciuta al mondo piuttosto che trovarmi incasellata per sempre in una limitante e sterile biografia.
        Ma tu fai bene, benissimo, a nobilitare e dare voce ai “Pini”.
        (abbraccio te)

      • massimolegnani 4 maggio 2015 a 01:00 #

        che adorabile G. 🙂

        Date: Sun, 3 May 2015 21:31:39 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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