microcosmo

21 Mag
photo by c.calati

photo by c.calati

 

 

1° marzo 1977

 

Ospedalino Infantile Antitubercolare” recita la targa sul pilone di una cancellata. Una lunga salita rettilinea tra piante secolari e filari di vite trascurata mi porta in cima alla collina: un altro cancello immette in un giardino ghiaioso in fondo al quale sorge una villa che ha perso splendore in rimaneggiamenti e aggiunte. 
– Buongiorno, lei deve essere il nuovo medico. Il primario l’attende.- mi dice un portiere dalle incredibili basette, veri e propri favoriti, che lo fan sembrare il domestico triste della Vedova Allegra. Mi preparo un discorsetto di presentazione, ma quando la porta si spalanca resto ammutolito.
– Vieni a firmare la domanda di assunzione. Incominci domani. Visto che non sei sposato, nel contratto ho aggiunto il collegiamento in cascina, vitto, alloggio e pulizia dei locali; ti costa una piccola trattenuta sullo stipendio, ma ti risolve molti problemi. Stasera sei a cena a casa mia. Dimenticavo, mi chiamo Proto Gifuni. Qui ci diamo tutti del tu, ma chi comanda sono io.

Ha parlato a raffica e non attende risposta da parte mia. Basso e tarchiato, non basta il camice ad ingentilirlo, anche perchè ai piedi calza un paio di stivali di gomma. Mentre firmo il contratto spalanca una finestra, si porta tre dita alla bocca ed emette un fischio da pecoraro:- Danteee, accompagna il dottore in cascina.
Un tipo secco, con una barba cespugliosa ed occhiali da talpa, mi scorta verso i miei nuovi alloggiamenti.
–  Lei è giovane, è al primo impiego?

  • Sì, mi sono appena laureato.
  • Si troverà bene qui, non c’è molto da lavorare.
  • Il primario è un po’ burbero, ma lascia vivere.
    – Mi è sembrato un tipo piuttosto originale.
    – Oh sì, ha detto la parola giusta. Controlla tutto e tutti, ma, a saperlo prendere, non ci sono problemi.-
    – Che lavoro fa lei qui dentro?
    – Sono il guardiano notturno. Però, siccome non ci vedo, mi fanno lavorare di giorno.
    Mentre entriamo in un edificio isolato ai margini del bosco, Dante mi precede a tentoni per una scala male illuminata.
    – Fino a poco tempo fa questa era la fattoria dell’ospedale: campi ed animali ci davano l’autosufficienza alimentare. Eh, bei tempi quelli!
    – in effetti, più che in un ospedale mi sembra di essere arrivato in una fattoria. Ma bambini ricoverati ce ne sono?
    – Pochi e sani. Ma vedrà da solo. Ecco, queste sono le sue camere e quella è la stanza del prete che nel fine settimana torna al suo paese. Domattina verrà un’inserviente a rifarle il letto. Qui si cena alle sette, ma scommetto che stasera è a cena dal primario.
    – E lei come lo sa?
    – Eh, ne ho visti passare di dottorini.

Congedo Dante troppo ammiccante per i miei gusti e sistemo le mie cose nell’appartamentino. Apro una finestra che dà sul bosco: è uno spettacolo per me inconsueto. Mentre sono in estasi davanti alla natura compare tra gli alberi un piccolo sciame di bambini accompagnati da una suora svolazzante. Li guardo stupito mentre si raccolgono vocianti sotto la mia finestra: dei bambini mi colpisce la festosa povertà, della suora col capo rivolto all’insu mi abbagliano gli occhiali di stagno e il sorriso di denti impiombati.
– Ciao, sono LinaCarla, ti aspettavo. Presto diventeremo amici, sono sicura. Bambini dite ciao al dottore, si chiama quasi come me.
– Eeeheee…ciao dottore..ciao Lino..ehe..Lino…
Sono assolutamente impreparato ad accogliere quelle grida festose. Sollevo un braccio in un saluto impacciato che mi fa sembrare S. Carlo Borromeo in visita pastorale, e chiudo la finestra.
Cazzo, sono capitato in pieno Libro Cuore! Quei bimbi sono più sani di me, le loro malattie sono la povertà e la sfortuna, ma io che ci posso fare?
La cena dal primario è stata un disastro; manco lo conosco e mi ha trattato con un cameratismo che mi ha imbarazzato. Con la scusa che ero l’ospite mi ha costretto a mangiare come un tacchino e guai a rifiutare la vernaccia, il vino di Oliena e il fildeferru, la grappa!
Ora sono ubriaco perso. Non so come ho fatto a ritrovare la strada della cascina. Di notte questa costruzione isolata ha qualcosa di lugubre. Sono abituato alle luci e ai rumori della città, quelli che maledici perchè non ti lasciano dormire. Adesso è questo buio pieno di silenzio che temo mi tolga il sonno. Invece, mi butto vestito sul letto e mi addormento di botto.

Un rumore stridulo, come di un graffiare sui vetri, mi attraversa la schiena prima ancora di svegliarmi. Resto in attesa seduto sul letto, domandandomi se ho sognato: silenzio assoluto. Sto per riaddormentarmi quando uno stridio agghiacciante mi butta giù dal letto. Proviene dalla finestra, ma non oso avvicinarmi: forse qualcuno sta tentando di incidere il vetro per penetrare all’interno. Cazzo, la prima notte che sono qua e già mi becco i ladri! Telefono al guardiano notturno che è su in portineria:
– Buonasera, sono il nuovo dottore. Qui in cascina ci sono dei rumori strani, credo che siano i ladri.
– Ladri? Non credo proprio, dottore. Qui in tanti anni non c’è mai stato un furto. Comunque se è preoccupato chiami i carabinieri.-
– Come i carabinieri? E lei? Non viene giù a fare un giro di perlustrazione? Sentendola arrivare magari quelli si spaventano e se ne vanno.
– Non si offenda dottore, ma io lì non vengo; se poi ci sono veramente i ladri che faccio?
– Ma scusi che razza di guardiano notturno è lei?
– Bhé, io sono un invalido, ho avuto un colpo cinque anni fa. Il primario mi ha messo qui perchè di notte non succede niente. Buonanotte dottore, mi spiace.
I rumori si ripetono più volte, da far accapponare la pelle. Cazzo, cazzo, cazzo! In che casino mi sono cacciato! Se sopravvivo, domattina, anzichè prendere servizio, do le dimissioni.
Giovanna mi ritrova accartocciato sotto la scrivania, con un cacciavite serrato in pugno.
– Buongiorno dottore, sono venuta a fare la camera. Si è addormentato mentre stava aggiustando qualcosa?
Mi sveglio di soprassalto e cerco di darmi un contegno, felice di essere ancora vivo.
– E’ mattiniero lei! Ha dormito bene questa notte? Le civette l’hanno lasciata in pace?
– Che civette?
– Sì, le civette. Di notte fanno quei versi strani, acuti, che se uno non le conosce, si spaventa. Beato lei che ha il sonno pesante!
Distrutto, mi avvio per il “topione”, la lunga salita che porta all’Ospedalino.
È il mio primo giorno di lavoro e vorrei già andarmene. E invece in questo microcosmo mi fermerò degli anni.

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14 Risposte to “microcosmo”

  1. Minu 21 maggio 2015 a 14:28 #

    questa sera la leggo a mia figlia. bellissima. grazie

  2. Donatella Calati 21 maggio 2015 a 17:44 #

    un percorso circolare sui tuoi passi con poesia rivisitata
    e’ forse stato uno dei tuoi primi scritti e più attento ai particolari minimi

    • massimolegnani 22 maggio 2015 a 09:37 #

      e soprattutto è stato davvero il mio primo lavoro 🙂
      ciao Dona
      io

  3. il mio tributo alla bellezza 21 maggio 2015 a 18:58 #

    …ecco un ottimo motivo,tra gli altri, per conoscere bene le civette! È un pezzo avvincente! C’è un seguito?

    • massimolegnani 22 maggio 2015 a 09:39 #

      …da allora ho imparato a conoscerle 🙂
      grazie!
      ml
      (forse ci sarà un seguito)

      • il mio tributo alla bellezza 22 maggio 2015 a 15:15 #

        Ma allora è vita vissuta, questa! Ancor più interessante, dunque. A questo punto mi auguro che un seguito ci sia davvero!

      • massimolegnani 22 maggio 2015 a 17:39 #

        sì, nella cartella “diario di bordo” ci sono episodi della mia vita lavorativa, appena un poco romanzati 🙂

        Date: Fri, 22 May 2015 13:15:01 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. Spersa 22 maggio 2015 a 08:50 #

    Che bello! Avrei bisogno di venire a lavorare lì per un po’.

    • massimolegnani 22 maggio 2015 a 09:41 #

      sarebbe uno shock per te, passare dalla vita vorticosa ai tempi dilatati 🙂

      ml

      • Spersa 22 maggio 2015 a 16:13 #

        Forse ne ho bisogno. 🙂

      • massimolegnani 22 maggio 2015 a 17:37 #

        un tempo poteva anche essere un luogo dove passare un breve periodo di lavoro differente, ora però è tutto in rovina 🙂

        Date: Fri, 22 May 2015 14:13:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  5. Nuzk 15 giugno 2015 a 15:50 #

    Bellissima! 🙂

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