patatine & ketchup

7 Lug
by web

by web

Quel giorno avevamo risalito la Drava dalla Slovenia alla volta di Klagenfurt, una tappa lunga e assolata, che anche in Austria ci può essere una breve estate torrida. Avremmo dovuto essere ormai in prossimità della città, ma di questa nemmeno l’ombra e la nostra pedalata si faceva sempre più strascicata. Finalmente consultammo la cartina per  scoprire desolati che la Drava non bagna affatto Klagenfurt, le passa qualche chilometro a sud, separata da questa da una catena di alte colline. Niente di peggio che incontrare una salita imprevista e micidiale alla fine di una giornata già di per sè stancante. Avevo la lingua che raccattava la polvere da terra e Mauri, in debito di ossigeno, non era messo meglio.
Non so come raggiungemmo la città, ma so che entrammo nella camera d’albergo strisciando sui gomiti. Il tempo di spalancare la finestra e mi appisolai vestito sopra il letto. Il mio amico vinse il sonno e andò a farsi una doccia.

– Massimoo, Massimooo.
Mi aveva svegliato una voce che sembrava provenire dal cortile. Quel che non capivo era la stranezza di quel nome italiano invocato in un cortile austriaco. La voce insisteva e io mi cullai a quel suono che mi riportava all’infanzia, quando mio padre all’ora di cena mi chiamava dal balcone e interrompeva i miei giochi giù in cortile.
– Cazzo, ma sei diventato sordo?
Mauri, bianco più dello striminzito asciugamani che gli avvolgeva i fianchi, stava appoggiato allo stipite della porta come una diva del muto. Grondava sangue da un profondo taglio al naso.
Io, ancora nel dormiveglia, lo guardavo dal letto, senza capire.
– Ma allora eri tu che mi chiamavi? Non era mio papà?
– Ma vaffanculo, va’.- riuscì a dire prima di afflosciarsi sul pavimento come una bambola sgonfiabile.
Lo trascinai per i piedi all’interno del bagno, che almeno non macchiasse la moquette, si sa quanto sono suscettibili gli Austriaci con noi Italiani. Nel bagno sembrava che avessero appena squartato un maiale, sangue ovunque.
Mauri doveva essere scivolato mentre si faceva la doccia. Lo feci rinvenire tirandogli bicchierate d’acqua in faccia. Poi gli prestai le prime cure, ma naturalmente, essendo entrambi medici, non ci eravamo portati manco un Alka Seltzer. Così provai a tamponargli la ferita con la carta igienica, ma dopo il secondo rotolo rinunciai. Mauri sembrava una balena: ogni volta che si soffiava il naso, dalla ferita zampillava sangue misto ad aria in un bel getto verticale.
Passammo il resto del pomeriggio in un ProntoSoccorso squallido che ci sembrava di essere tornati a casa nostra.
Cinque punti di sutura su un naso fratturato non sono una passeggiata e Mauri diede il meglio di sè in colorati sacramenti.
Il mio amico era uno straccio, ma era il nostro ultimo giorno di vacanza e decidemmo di festeggiare comunque con una buona cena. Trovammo posto in un ristorante all’aperto nel cortile di un palazzo rinascimentale in pieno centro.
– Ah, che meraviglia! Serata splendida, aria frizzantina, bella gente intorno. Siamo davvero fortunati.
Mi sentivo pieno d’entusiasmo e volevo contagiare il mio amico che aveva uno sguardo da trota bollita.
– Massimo, io non mi sento tanto bene. Non so se mangio.
– Dai, dai, su con la vita. Non roviniamoci l’ultima sera.
Mauri boccheggiò senza rispondere.

Ordinammo le solite wiener schnitzel (le milanesi) con patatine fritte. Al tavolo vicino due belle ragazze, incuriosite dalla nostra parlata differente ci chiesero da dove venissimo. Raccontai che eravamo cicloturisti e la misi giù un po’ dura, lasciando credere loro di essere arrivati in bicicletta dall’Italia, anche se la trasferta l’avevamo fatta in macchina. Le due bellezze indigene avevano occhi solo per noi e gorgheggiavano allegre parole incomprensibile al nostro indirizzo.
Purtroppo, però, ogni volta che Mauri si chinava sul piatto per tagliare la carne riprendeva a sanguinargli il naso. Fece per alzarsi e andarsene, ma io non volevo rinunciare alla serata ricca di promesse. Gli mollai un calcio sotto il tavolo:
– Resisti, cazzo. E datti un tono. Fingi che sia ketchup, qui lo mettono tutti.

Lui, poveraccio, diede il massimo, mettendosi a mangiare con un’espressione estasiata patatine rosso-sangue. Sembrava funzionasse, ma alla terza forchettata, quando era più il ketchup che le patate, le nostre vicine fuggirono inorridite.
– Massimo, adesso posso smettere di mangiare?

Annunci

7 Risposte to “patatine & ketchup”

  1. rodixidor 7 luglio 2015 a 09:43 #

    Cinico ed opportunista, non verrei in vacanza con te 🙂

  2. tramedipensieri 7 luglio 2015 a 12:32 #

    …che cosa non si fa per “catturare” l’attenzione :D:D:D:
    terribile….

    Ora quando mangerò le patatine mi ricorderò ‘sta cosa…..arghhhh

    • massimolegnani 7 luglio 2015 a 17:49 #

      ahah, non sara’ un ricordo che stimola l’appetito!

      Ciao .marta,
      ml

  3. menteminima 8 luglio 2015 a 15:29 #

    Mi sa che ti sei giocato il compagno dì merende

    • massimolegnani 8 luglio 2015 a 19:12 #

      Non credo. Siamo collaudati a farcene e riceverne (ricordo ancora le sue risa mentre sprofondavo nella sabbie mobili)
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: