a proposito di Oscar

26 Lug
by c.calati

by c.calati

Ciao Mike o, forse, sarebbe meglio dirti ciao Michele, per rammentarti le radici italiane, ormai sempre più labili. Dovessi utilizzare la posta ordinaria rigirerei la busta sconfortato tra le mani senza poterci scrivere una via, un luogo, una nazione, che tu saltabecchi per il mondo come faccio io al mercato. Perciò devo essere grato ad internet e a quella casella punto-it che ogni tanto svuoti, ovunque sei, Baltimora, Seul o Kassel. È che ho nostalgia dei silenzi che tenevamo da vicino, davanti al bianco e al rosso, il tuo e il mio, seduti fuori da Ferrando a guardar scorrere le macchine e la Dora, ed ogni tanto una parola. Ora devo metterne tante insieme di parole per avere la sensazione di parlarti, che poi quello che voglio dire è nato proprio lì, a quel tavolino sgangherato, prima che tu prendessi il volo. Ti dicevo di qualche mio impaccio di lavoro, la difficoltà d’approccio al bambino grave, non come curarlo ma come sostenerlo senza dirgli bugie e tu mi regalasti un libro, o meglio, mi suggeristi un titolo, Oscar e la dama in rosa. Dopo qualche giorno avevo il libricino tra le mani, da leggere in un fiato tanto era minuto, da non dormirci una notte intera, tanto era prezioso e serio il contenuto, mimetizzato sotto la forma di un raccontino lieve e stralunato.

Era l’uovo di Colombo, il riso la serietà e il pianto, purchè schietti, come modo di comunicare, al di là di scienza e tecnica. Tu, un ingegnere elettronico, indaffarato ed efficiente, avevi fornito la chiave giusta a me, pediatra sperso, colto da continui dubbi. Ero esterrefatto. E lo stupore mi aumentò quando, di lì a poco, ritrovai Oscar nelle tasche e sulla bocca dei pochi amici con cui lavoro bene, sai quegli stessi che lasciano la chiave appesa all’armadietto. Insomma quel libretto divenne un segno di identificazione, la base di un legame, la spinta a fare. Già, ma a fare che? Ancora non era chiaro, ognuno aveva una sua idea, eravamo una nuvolaglia rarefatta in cielo, sai quel bianco sporco e sfilacciato, lo guardi scettico e non pensi possa mai coagularsi in nuvole da pioggia. Noi siamo di maturazione lenta, una gestazione esasperante che ci vedessi tu ti metteresti a ridere.
Eppure ora, dopo un anno, sta per piovere.
Questo volevo dirti, abbiamo organizzato tutto, con le sole nostre forze, ne sponsor né primari a cui dovere dire grazie.
Verranno in tanti ad ascoltare una pioggia di parole, i migliori psicoterapeuti ci spiegheranno le parole per dirlo e quelle a sostenere, che quando devi dare una mazzata a una famiglia, stravolgerle il presente e sfilarle il futuro sotto i piedi, non sai mai come.
Sarà una cosa seria, sarà una cosa troppo seria. E allora noi, pensando ad Oscar e alla sua dama, a fine corso staremo ancora lì, come su un palcoscenico, ognuno a mettere in gioco quel che sa fare di diverso, una canzone, una lettura, una scenetta. Ognuno la sua parte a prendere fischi e fiaschi. E Toni mi ha giurato che, se sarò troppo pomposo a leggere poesie, ci penserà lui a passeggiare davanti al palco borbottando, non tanto sotto voce, “è una cagata, una terribile cagata.”
Perché per esser seri occorre saper ridere, ce l’ha insegnato Oscar.

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18 Risposte to “a proposito di Oscar”

  1. Nuzk 26 luglio 2015 a 18:35 #

    Parole che vanno dritte al cuore ❤

  2. arielisolabella 27 luglio 2015 a 15:29 #

    Ho letto il libro ed anche a me fu dato in dono da un amico.capisco.

  3. Stefi 27 luglio 2015 a 21:59 #

    Ricevuto in regalo dalla mia più cara amica. Con straziante dolcezza lo conservo nel cuore.

    • massimolegnani 27 luglio 2015 a 22:54 #

      per chi ci lavora in mezzo è soprattutto istruttivo. su di noi ebbe un effetto propulsivo.
      ciao Stefi,
      ml

  4. sguardiepercorsi 28 luglio 2015 a 11:58 #

    Si, davvero. Semplice e istruttivo… Anche per chi lavora con adulti e non con bambini…

    • massimolegnani 28 luglio 2015 a 19:04 #

      Direi per chiunque si trovi a dover affrontare un accompagnamento.
      Ciao, un caro saluto.
      ml

  5. Me 29 luglio 2015 a 12:02 #

    Quando l’ho letto, ho appiccicato sul mio comodino la frase ” l’unica cosa che ci insegna la morte è che è urgente amare”. Sgangherati, sbagliando, cadendo, male o bene, comunque è urgente questo. E passa anche nel “come” fai il tuo lavoro… Grazie, hai scritto una cosa bellissima.

    • massimolegnani 29 luglio 2015 a 12:32 #

      ringrazio te per la lettura condivisa.
      e aggiungo che è urgente amare con l’intenzione giusta (i risultati non sempre sono adeguati alla necessità, ma c’è un’assoluzione se il presupposto è buono) di accompagnare fino alla fine, a che la fine sia più lieve.
      ml
      (ben arrivata)

      • Me 29 luglio 2015 a 14:30 #

        sono d’accordo. È la cosa più difficile, amare senza pensare di possedere il destino dell’altro…specialmente in questi casi.
        (Grazie per il benvenuto, davvero)

      • massimolegnani 29 luglio 2015 a 17:01 #

        Un sorriso

        Date: Wed, 29 Jul 2015 12:30:32 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. Donatella Calati 30 luglio 2015 a 12:53 #

    a questo punto non posso non leggerlo per capire meglio quel che mi sembra già bellissimo e vero

  7. Prishilla 30 luglio 2015 a 19:20 #

    Oh Oscar. Ero certa che tu lo avessi, in qualche modo, nel taschino. E hai ragione, è un filo che lega certe persone. Io l’ho ricevuto e l’ho regalato. Lo rileggo e piango e rido e vado avanti e di nuovo lo regalo e lo regalerò.
    Grazie di avermelo anche tu regalato. Prish

    • massimolegnani 30 luglio 2015 a 21:16 #

      Grazie a te, prish, per la fiducia e le belle parole.
      Un abbraccio,
      ml

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