l’ora del metatarso

17 Ago
by c.calati

by c.calati

Devi sapere che col tempo sono diventato un gambero dotato di un barlume di saggezza.
E non ci sarebbe altro da dire, se non che retrocedere non sempre è sinonimo di cedere terreno, può anche essere conquista. Ma qualche cosa voglio aggiungere, che non resti incompreso questo gambero. 

All’inizio fu per me il motore, il volante stretto tra le mani, il sedile perennemente incollato al culo. La macchina, isola e casa, alcova e nave, mi dava sicurezza e senso d’avventura, anche spenta in un parcheggio o per i brevi metri da coprire per andare da un marciapiede all’altro. Ma più spesso erano viaggi senza meta e senza sbarco, amari e irrinunciabili, a costruire sogni sul cruscotto e infrangerli al casello d’autostrada.

Poi è venuto il periodo del pedale, il primo passo a retrocedere pur di andare avanti. Abbandonato a malincuore il rombo, ho amato presto il fruscio dell’aria e l’armonia della catena. Rispetto all’auto, avevo aumentato il raggio della ruota e ridotto inversamente quello dell’azione. E questo mi piaceva, mi sembrava in qualche modo di puntare a un equilibrio algebrico, dopo le intemperanze della macchina. Ancora avevo troppo ferro, non più lamiera ma telaio, a farmi da corazza contro il mondo, ma perlomeno ero io il motore che sbuffando mi portava. Scordato il tempo del rapido e lontano, mi portavo, lento e centripeto, verso il centro di me stesso, ignorando il resto.

Ora è l’ultimo passo di quel gambero. Mi son guardato un piede, un giorno, forse non era il mio, probabilmente affusolato e femminile, che da sempre ciò che è femminile e nudo mi aiuta a comprendere le cose. Un piede di cui consideravo per la prima volta struttura e scopo. L’ho guardato con la stupita ammirazione con cui si osserva un progetto di rivoluzione. Il tallone e il metatarso, i due pilastri, e l’arco teso tra di loro, studiato apposta per lo slancio, ponte dinamico che assorbe l’urto e moltiplica energia. Lenin, per la parte sua, e Calatrava non avrebbero saputo fare di meglio.

E finalmente ho messo piede sulla terra.
Muoversi a piedi, un andare per forza breve, il raggio d’azione ancora più ridotto, eppure più diretto e aperto senza le ruote e il ferro a far da mediatori, e più padrone io dei luoghi attraversati. Una specie di conquista il terreno che calpesto camminando o in corsa trafelata, sempre attento al tallone che si posa nel sottobosco morbido o sul duro marciapiede e attento soprattutto a cogliere il passaggio dell’appoggio lungo la pianta fino al metatarso, perno che imprime il movimento. È un gioco magico di leve e di rimandi, che dalle dita alla caviglia risalgono il mio corpo, ginocchio anca bacino, su fino al cervello che stupisce di questo strano andare e intanto guarda come una novità ciò che c’è intorno. Bambini, foglie secche, scoiattoli, accattoni, seni e castagne. È come se i piedi andando mi avessero cambiato lo sguardo e il cuore.
Così ragiono con i piedi, ora, in un retrocedere ritmato che mi porta avanti a passi corti e meditati.

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26 Risposte to “l’ora del metatarso”

  1. gelsobianco 17 agosto 2015 a 23:46 #

    Oh, come ho sentito e compreso questo gambero.
    E ho condiviso quello che mi fa giungere.
    Sì, nel suo ragionare con i piedi, nel suo retrocedere che lo porta avanti.

    Sempre a caldissimo ciò che “commento” nel tuo blog, ml.

    “che da sempre ciò che è femminile e nudo mi aiuta a comprendere le cose.”
    Anche questo è tipico di questo gambero, sì sì. 🙂

    gb

    • massimolegnani 18 agosto 2015 a 09:24 #

      Grazie del tuo commento a caldo e cosi’ sentito.
      Ciao gb,
      ml

      • gelsobianco 18 agosto 2015 a 12:34 #

        Un mio sorriso dolce a te, ml, “gambero dotato di un barlume di saggezza”, sì.
        Buona giornata.
        gb

      • gelsobianco 18 agosto 2015 a 15:04 #

        Mi permetto ancora un qualcosa. Chiedo venia.

        Notevole è il titolo… che mi aveva colpito subito.
        gb

      • massimolegnani 18 agosto 2015 a 22:17 #

        Grazie, gb (quel titolo piace anche a me :))

        Date: Tue, 18 Aug 2015 13:04:58 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. aliota 18 agosto 2015 a 00:21 #

    io ragiono con i piedi, ma le anche sbilenche mi regalano facili scuse da sofà. un caro saluto, doc. ciao gb 🙂

    • gelsobianco 18 agosto 2015 a 00:37 #

      Ciao, A.
      A presto.
      🙂
      gb

      Scusami, ml, se ho interagito direttamente con una tua ospite 🙂

    • massimolegnani 18 agosto 2015 a 09:25 #

      Al, che piacere ritrovarti, un abbraccio gamberesco 🙂
      ml

  3. Donatella Calati 18 agosto 2015 a 14:26 #

    altro che farneticaio, è un distillato di saggezza, imprevedibile ai tempi della macchina, blu o gialla, isola e casa, alcova e nave ,,,

  4. sguardiepercorsi 18 agosto 2015 a 18:02 #

    Gambero come processo evolutivo… 😉 Andare indietro per andare avanti…

  5. Minu 19 agosto 2015 a 09:07 #

    splendido anche questo!

    • massimolegnani 19 agosto 2015 a 10:57 #

      chissà perchè m’immagino che tu mi abbia letto in metropolitana
      🙂
      ml

      • Minu 19 agosto 2015 a 12:03 #

        NO! scomodamente seduta su una sedia in ufficio… 🙂

      • massimolegnani 19 agosto 2015 a 12:13 #

        eheh, non funziono come sensitivo 🙂

        Date: Wed, 19 Aug 2015 10:03:12 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. intempestivoviandante 20 agosto 2015 a 09:24 #

    Ciao. Non so se partecipi a questo tipo di cose e spero di non sembrare invadente, ma mi sembrava giusto segnalare il tuo blog per il Liebster (https://intempestivoviandante.wordpress.com/2015/08/20/liebster-award/) perché è uno di quelli che amo di più e quindi voleva essere appunto solo questo, l’indicazione di qualcosa di bello trovato nei miei vagabondaggi 🙂
    Un saluto
    Alexandra

    • massimolegnani 20 agosto 2015 a 23:30 #

      molto gentile, Alexandra, ad aver pensato a me, le tue parole mi lusingano. Ma come ho detto in altre occasioni non sono tagliato per questi giochi.
      grazie ancora
      ml

  7. remigio 20 agosto 2015 a 11:55 #

    Camminare è il modo migliore per calarsi nel mondo, per entrare in sintonia con la natura; e soprattutto camminare è silenzio. Ascoltare i propri passi non è come ascoltare un motore che ti trasporta: è riscoprire l’essenza del nostro esistere.

    • massimolegnani 20 agosto 2015 a 23:36 #

      “camminare è silenzio”, quanto è vero, (me lo aveva insegnato mio suocero e non l’ho più dimenticato)
      sono con te, Remigio
      ml

  8. Prishilla 23 agosto 2015 a 14:26 #

    in auto o in bicicletta, in treno o in aereo, certe persone sono sempre ‘in cammino’ 😉

    • massimolegnani 23 agosto 2015 a 18:11 #

      Vero, l’importante e’ sentirsi in viaggio (meglio se a piedi!)
      Ciao Prish
      ml

  9. gloriavanni 28 agosto 2015 a 10:44 #

    Ti scopro e leggo oggi, Massimo, e ti faccio i miei complimenti per questo tuo articolo che ho molto amato leggere e di cui condivido… tutto! Bicicletta e gambe sono le mie esperienze quotidiane. Post che scelgo e “adotto” per tornare attiva dopo una lunga pausa, non ancora terminata, nella comunità di #adotta1blogger creata da Paola Chiesa e attiva su Facebook. Spero che tu abbia voglia esserci e per qualsiasi cosa batti un colpo! Comunque, grazie!

    • massimolegnani 28 agosto 2015 a 21:14 #

      Grazie Gloria, per i complimenti e l'”adozione”. Non frequento facebook ma l’iniziativa di cui parli sembra simpatica.
      Ciao,
      ml

Trackbacks/Pingbacks

  1. bla bla blogger 14 settembre 2015 - Social-Evolution di Paola Chiesa - 14 settembre 2015

    […] L’ora del metatarso. di Massimo Legnani […]

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