storia privata della pioggia

25 Ago
photo by c.calati

photo by c.calati

Sono le 15 di un qualunque giorno di fine agosto ed è buio come novembre. Da tre giorni stiamo sperimentando tutti i tipi di pioggia, lo scroscio violento, i goccioloni isolati, l’acquerugiola ostinata, chicchi di grandine, quell’umido sospeso a mezz’aria che non sai se pioggia, nebbia o nuvola adagiata tra colline e piana, l’acquazzone fulmineo da inizio estate, la pioggerella marzolina, fine e metodica. Dio sembra un piazzista smaliziato che sfodera tutto il campionario aspettando che tu scelga quale stoffa, tocchi, tocchi, ti dice, e tu allunghi un palmo aperto fuori dalla finestra a sentire come lo bagnano le gocce. Potessi, sceglierei il modello temporale estivo, che dopo lo sconquasso d’acqua e fulmini dovrebbe sgomberare il campo al sole. E invece no, sembra un moto perpetuo di tutto il repertorio, come ripassare le tabelline, che dopo il nove si ricomincia con il due (l’uno non ne ho bisogno, mentre lo zero ancora mi sconvolge).

Anche allora pioveva sopra i vetri e mi chiedevo che tabellina usare per poter contare tutte le gocce. Guardavo mio padre e suo fratello parcheggiare la Giulietta a dieci metri da casa e quei dieci metri erano una doccia che sui vestiti non ritrovavi più le gocce ma acqua che grondava.

Dicono lo sconvolgimento climatico, l’inquinamento e il buco dell’ozono, non discuto, sarà vero, ma io ho memoria d’acqua di ogni tipo, il temporale a Nervi, stavamo senza luce raccolti in una stanza come in guerra e il sollievo alle campane che annunciavano il pericolo scampato. Alla radio i mille senzatetto per una tromba d’aria, forse era Veneto forse Romagna, io m’immaginavo le case scoperchiate, i tetti che volteggiavano per aria e la gente che pranzava con l’acqua nel tinello.

In quel tempo avevo paura della pioggia, in via Palestro penetrava dagli infissi ed io aspettavo la catastrofe. Poi mi è diventata quasi amica, gocce benevole a confondere le prime lacrime di rabbia, gocce d’avventura da affrontare al campo scout, protetto dalla tesa ampia del cappello, gocce dispettose da riderci in bicicletta tornando da Arconate, gocce d’amore, un ombrello per due cuori, troppo ghiotta l’occasione da scuola a casa sua.

Infine l’ombrello l’ho buttato, assieme all’orologio, che il tempo facesse pure quello che voleva, a me bastava (e ancora basta) una cerata alla bisogna e un campanile per sapere ed è stato come avere il sole anche di notte.

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19 Risposte to “storia privata della pioggia”

  1. tachimio 25 agosto 2015 a 15:34 #

    Bel riflettere su situazioni che ormai sono da tutte le parti. Non c’è più un luogo dove non faccia acqua così come da te descritto. E per quanto riguarda l’ombrello, se ti può consolare, anche mio marito,esce senza.Solo che lui non adopera nemmeno la cerata. Ma forse perchè finora non ha ancora provato il vero diluvio universale. ciao. Isabella

  2. Miriam Sol 26 agosto 2015 a 00:48 #

    Passo da qui dopo tantissimo tempo e ci ritrovo l’acqua sotto forma di pioggia se non di fiume, certo che non hai bisogno dell’ombrello, l’acqua è il tuo elemento, quasi amica, se non quasi amante o innamorata 🙂 Il suono delle campane che annuncia lo scampato pericolo me l’ero dimenticata, grazie per avermelo ricordato. Miriam-miresol

    • massimolegnani 26 agosto 2015 a 09:33 #

      ciao miriam, tu mi hai sempre identificato con l’acqua per cui qui mi vedi a ragione nel mio ambiente naturale 🙂
      (bentornata Miriam)
      ml

  3. gelsobianco 26 agosto 2015 a 01:25 #

    Prima di leggere questo tuo scritto, ti sorrido, ml.
    Tu sai il perché. Oh sì.
    Ecco la “tua” storia della pioggia.
    Ne ero certa. Sì Sì.
    Oh, mi immergerò totalmente nella tua “storia privata della pioggia”.
    A presto!
    gb

    • massimolegnani 26 agosto 2015 a 09:35 #

      sorrido anch’io.
      la tua spinta (il commento all’altra pioggia) è stata fondamentale a farmi uscire le parole.
      grazie gb,
      ml

  4. mia_euridice 26 agosto 2015 a 08:22 #

    Ombrelli ed orologi.
    Oggetti persino eleganti e sofisticati dal punto di vista estetico. Ma tragicamente inutili, secondo me.

    • massimolegnani 26 agosto 2015 a 09:37 #

      sono naturalmente d’accordo: inutili e limitanti, zavorra che impedisce di volare fuori del tempo (atmosferico e non).
      ciao
      ml

  5. intempestivoviandante 26 agosto 2015 a 11:33 #

    Io che non ho mai amato molto la pioggia, ricordo con dolce nostalgia di quando in Inghilterra uscivo senza ombrello e mi veniva sempre da sorridere, ripensando al primo giorno quando mi avevano detto ‘oggi è una bella giornata, non piove!’, e io perplessa avevo guardato il cielo grigio, tremando al futuro plumbeo che pensavo mi aspettasse. E invece… Ho amato i pomeriggi di sole al parco tanto quanto i pomeriggi di pioggia sottile che comunque non ti impediva di far nulla, ma dava a tutto un tocco più leggero.
    Qui spesso l’ombrello lo uso perché piove in maniera diversa, l’acqua è come compatta, quasi solida, e il vento te la porta addosso a scrosci, così che l’ombrello comunque ti si rompe, ma almeno ti illudi di non arrivare al lavoro come un pulcino bagnato (è un’illusione, lo so…). Ma quest’estate abbiamo amato anche la pioggia un po’ di più, attaccati alla finestra a guardare lo spettacolo straordinario del temporale che forse non portava il fresco, ma ancora una volta, se non altro l’illusione. E anche di illusioni si vive… 🙂

    • massimolegnani 26 agosto 2015 a 19:36 #

      Le illusioni sono piu’ salutari delle certezze. Se smettiamo di sognare il mondo ingrigisce.
      Quello che mi ha sempre affascinato degli inglesi come dei danesi o dei tedeschi e’ come la pioggia non sia mai un impedimento a vivere all’aperto.
      Ciao, grazie del tuo intervento,
      ml

  6. Donatella Calati 26 agosto 2015 a 16:59 #

    i tuoi farneticai sono sempre meno farneticanti … o sono io che mi son messa a farneticare? direi piuttosto “libere assonanze o rimembranze”
    in ogni caso mi coinvolgono

    • massimolegnani 26 agosto 2015 a 19:38 #

      Si’, mi piace la tua definizione, ” libere assonanze e rimembranze” che in effetto rimescolo memoria e fantasia 🙂
      ciao Dona,
      io

  7. gelsobianco 26 agosto 2015 a 23:51 #

    Oh, come sai far vivere i tuoi ricordi legati alla pioggia e i pensieri scaturiti in te. Sì, mi sono immersa in tutto.

    _”(l’uno non ne ho bisogno, mentre lo zero ancora mi sconvolge)” mi prende molto perché anche io mi sento stravolta da tutti quegli zeri come risultati_

    Amo la pioggia sulla pelle, la pioggia forte che si infila nei miei pori.
    Oh, danzare nudi sotto i goccioloni che ti fanno urlare e vibrare. Oh, meraviglia.
    Bella anche la pioggia sottile che ti sfiora lieve e ti lascia vivere all’aperto, tua compagna silenziosa.

    Immaginavo così la tua storia privata della pioggia, ml. Così. 🙂

    Eh sì, buttiamo via ombrelli e orologi, voliamo leggeri senza pesi, come vele che vanno… oltre il “tempo”.

    Grazie, ml.
    gb

    • massimolegnani 27 agosto 2015 a 00:18 #

      contento che immaginassi già le parole come poi sono uscite 🙂
      in fondo queste memorie della pioggia di un tempo mi servono ad amare la pioggia anche oggi che è tanto criticata.
      grazie a te gb, per il pungolo che mi hai dato e per la lettura che ne hai fatto.
      ml

      • gelsobianco 28 agosto 2015 a 00:58 #

        Che ne dici se inserisco qui questa canzone?
        Io mi permetto di farlo, ml.
        Con un sorriso grande
        gb

      • massimolegnani 28 agosto 2015 a 09:10 #

        la canzone cade a fagiolo 🙂 grazie gb

        Date: Thu, 27 Aug 2015 22:58:16 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 28 agosto 2015 a 14:30 #

        🙂
        gb

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