Beniamino, l’uomo che scriveva lettere d’amore

11 Set
photo by c.calati

photo by c.calati

Un orbo in un piccolo mondo di ciechi. Ecco cos’era stato.
Beniamino, a chi ancora lo andava a trovare, non si stancava di ripetere che lui non avrebbe potuto chiedere una vita migliore: “Senza doti particolari, sono stato come una guida per molti compaesani ciechi.” La cecità a cui si riferiva, non era degli occhi, ma delle parole. 
All’inizio era stato il tempo magro dell’emigrazione, quando gli uomini per necessità imparavano il tedesco meglio dell’italiano che tra il GranSasso e la Maiella era una lingua usata a spanne, l’abruzzese regnando incontrastato. Lui aveva avuto il privilegio di studiare. Le Commerciali a Sulmona fino alle soglie del diploma, poi aveva dovuto mollare e imparare in fretta un mestiere. Divenne ciabattino e questo lo salvò dal dover partire pure lui. E insieme alle scarpe risuolava e ritoccava la sua passione per la lettura. Aveva sempre un libro aperto davanti al desco che immancabilmente sporcava di colla e di vernice.
Fu così che sua cugina Armida, proprio vedendo le pagine sgualcite da una passione a lei poco comprensibile, ebbe l’idea di chiedergli un aiuto. Una lettera non si può scriverla in dialetto. Una lettera non è come parlare, gli disse imbarazzata e il resto Beniamino lo capì da solo. Il suo Florestano era partito come tanti e lei, così ignorante, aveva paura di sparire perfino dal ricordo, quando il suo amore l’avesse confrontata con le straniere, bionde e sapute. Beniamino, come un confessore, volle che lei gli raccontasse un po’ di loro, il quanto e il come; doveva sapere prima di scrivere. Poi sgombrò un tavolo con una manata, strappò un foglio dal quaderno dei conti e chiuse gli occhi. Rimase a lungo immobile, Armida sconcertata, sembrava assente invece era una caccia febbrile alle parole. Poi riaprì gli occhi come risvegliandosi e iniziò a scrivere con una grafia sottile, vagamente femminile.
Per Beniamino, cominciò così, dal nulla, una breve stagione di notorietà. Quando si seppe che Florestano sarebbe tornato a Pasqua per sposare la sua Armida, iniziò una piccola processione femminile alla sua bottega. Si presentavano le donne con in mano un paio di scarpe nemmeno malandate e in bocca una richiesta un po’ impacciata. Lui sorridendo prima risuolava e poi scriveva.
Nel periodo di massima fama, vennero a cercare Beniamino, l’uomo che scriveva lettere d’amore, da Pescasseroli, da Rivisondoli e anche da più lontano. E da ciascuna lui si faceva raccontare storie forse tutte uguali. Ma non avrebbe potuto scrivere senza sapere le vicende, doveva costruire per ognuna di loro un particolare che fosse adatto unicamente a quella lettera, a quell’amante lontano da raggiungere e rapire. Così ascoltava  assimilando le onde dell’umore femminile e poi ricalcava sulla carta ogni increspatura di quel mare, la spuma bianca del desiderio, gli avvallamenti della malinconia.

Ogni volta è come se confezionassi una scarpina a Cenerentola, diceva Beniamino con orgoglio.

Non chiedeva soldi per quell’impegno aggiuntivo, ma capitava che loro, le donne, lo ripagassero d’istinto con un bacio caldo o una carezza di timida indecenza. Raramente il bacio e la carezza oltrepassavano i confini di un’amichevole riconoscenza e di una muta accettazione. Allora succedeva che il ciabattino con il medesimo candore fosse il mediatore d’amore e tradimento.
Ben presto anche in quella parte isolata dell’Abruzzo si diffuse la televisione. Gli abitanti impararono l’italiano e le parole dell’amore, che lui inventava di riflesso dai romanzi. E poi, con la televisione, arrivò anche un modesto benessere, meno uomini partivano.

Di Beniamino le donne ebbero sempre meno bisogno e alla fine si dimenticarono di lui.

E lui tornò a riparare scarpe e a sfogliare libri su cui sognare con le mani sporche di colla e qualche nostalgia nel cuore.

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20 Risposte to “Beniamino, l’uomo che scriveva lettere d’amore”

  1. rodixidor 11 settembre 2015 a 10:59 #

    Vecchi mestieri andati in disuso. Bella storia.

    • massimolegnani 11 settembre 2015 a 12:32 #

      è un’epoca non lontana ma ormai scomparsa, non tanto quella dei ciabattini quanto quella degli “scrivani di paese”.
      grazie rodix,
      ml

  2. menteminima 11 settembre 2015 a 11:59 #

    Bello! Vorrei saperne di più. Beniamino è un personaggio forte davvero, dovresti raccontare tutta la sua storia.

  3. remigio 11 settembre 2015 a 19:44 #

    Con questa storia risvegli i mie ricordi giovanili: anch’io sono stato un giovane scrivano di paese. Ma a differenza di Beniamino – a quell’epoca ero uno studente – anziché scrivere messaggi d’amore per conto di giovani fidanzate che sapevano esprimersi solo in dialetto, “e una lettera non è come parlare”, scrivevo delle tenere e affettuose lettere a figli che si trovavano lontano per lavoro, come solo una madre è capace di fare 😉

    • massimolegnani 11 settembre 2015 a 23:14 #

      che bello, remigio, quello che mi dici, rendi più vero il mio racconto.
      grazie, ciao,
      ml

  4. gelsobianco 12 settembre 2015 a 00:47 #

    Ti leggo dopo. Ora non è il tempo “giusto”.

    Quanto continua a darmi emozione quella bella fotografia di C. Calati, sì.
    A lui, a te un mio sorriso vero
    A presto, ml
    gb

    • massimolegnani 12 settembre 2015 a 20:34 #

      eh, hai subito notato che avevo gia’ utilzzato quella foto!
      Ora aspetto la lettura 🙂
      Ciao gb,
      ml

      • gelsobianco 15 settembre 2015 a 01:57 #

        Ho questa fotografia di CC tra quelle che conservo nel pc.
        Quel pane, quel vino e quelle parole.
        C’è qualcosa che… 🙂
        gb

      • massimolegnani 15 settembre 2015 a 09:15 #

        citazione corretta, complimenti!era nata per quel brano la foto 🙂 ml

        Date: Mon, 14 Sep 2015 23:57:33 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 15 settembre 2015 a 14:58 #

        E io non ho dimenticato nulla, oh no.
        😉 🙂
        gb

  5. gelsobianco 15 settembre 2015 a 02:32 #

    “”Ogni volta è come se confezionassi una scarpina a Cenerentola” diceva Beniamino con orgoglio.”
    E tu, ml, devi essere orgoglioso di aver saputo tratteggiare così il tuo “scrivano d’amore”, che “poi ricalcava sulla carta ogni increspatura di quel mare, la spuma bianca del desiderio, gli avvallamenti della malinconia” di una donna.
    Oh, la “bravura più vera” di Beniamino è da te raccontata così poeticamente, oh sì. Bello.
    Spero tu faccia tornare questo tuo personaggio.
    E’ nelle tue corde.
    Ti sorrido
    gb
    Grazie

    • massimolegnani 15 settembre 2015 a 09:11 #

      grazie gb, parole davvero gentili le tue.
      un abbraccio,
      ml
      (Beniamino tornerà presto, credo :-))

      • gelsobianco 15 settembre 2015 a 14:59 #

        Lo spero :)))
        gb

  6. giuliagunda 18 settembre 2015 a 01:49 #

    (m’imbatto nella prima parte dopo aver già letto la seconda, mannaggia!)
    ciao Beniamino 🙂
    G.

    • massimolegnani 18 settembre 2015 a 10:59 #

      anche “a rovescio” il tuo passaggio è sempre prezioso.
      🙂
      ml

  7. lapoetessarossa 18 ottobre 2017 a 11:49 #

    L’amore dei tempi di Beniamino cominciava col fare la corte. E il tempo della corte era ancora a misura di cuore. Di immediato aveva solo l’emozione. Poi aveva tanto sogno e tanta speranza. Era attesa. Era immaginare una risposta, ricordare un sorriso. Era lontananza vera, era non sentirsi per giorni e giorni.
    Le lettere che scriveva si rileggevano mille e mille volte. E ogni volta erano come nuove, anche se conosciute a memoria.
    Oggi i sentimenti si consumano come un codice usa e getta che ti arriva sul cellulare.
    Ti registri nel cuore di qualcuno. Se va bene ti arriva un sms di conferma. Se va male è un’operazione non riuscita. Poi c’è uno scambio di mi piace: la corte si fa con i like. E il backup di aforismi d’amore cercati su google non è il nastrino rosa che legava le lettere di Beniamino. Forse non tutti sanno cosa è un backup. E nessuno mai si ricorda un numero di cellulare a memoria.
    I nativi a cavallo delle due epoche vivono, a volte, struggenti ambivalenze.

    • massimolegnani 18 ottobre 2017 a 17:17 #

      una gamba di qua, una gamba di là, si sta spaesati come su un confine, inadatti alla modernità, patetici nei modi antichi.
      il fatto è che l’amore è difficile da vivere, allora come ora, allora per il poco, ora per il troppo a disposizione.
      grazie Silvietta (immagino “Silvietta” dall’indirizzo mail)
      ml

      • lapoetessarossa 18 ottobre 2017 a 23:39 #

        Siamo dentro una epoca piena di occasioni e contraddizioni. Scrivere è un modo per cucire i momenti e crearne memoria. Perché uno “stato” non è memoria.

      • massimolegnani 19 ottobre 2017 a 09:12 #

        molte occasioni, troppe contraddizioni.
        e scrivere, sì, è una salvezza.

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