Beniamino (2), l’uomo che scriveva lettere d’addio

16 Set
photo by c.calati

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Il tempo delle lettere d’amore era passato, Beniamino aveva ripreso quasi con serenità a sostituire suole e ribattere chiodini senza che le donne gli chiedessero più di risuolare anche le loro parole. Dentro però gli era rimasto il gusto per la scrittura, una specie di mania per l’invenzione della frase, forse una passione, sai la parola tonda da stendere su carta come una sfoglia fatta in casa, pronta per l’impasto. 

Così ogni tanto ci provava ancora a scrivere, stralci di lettere d’amore senza più destinatario, pagine a imitazione di romanzi appena letti, abbozzi di racconti, tentativi di poesie. E tutto poi ammassava in un cassetto con qualche tristezza, perchè la parola se non viene letta è come non fosse stata nemmeno scritta.

L’occasione per cambiare gliela fornì il suo maestro di quinta elementare, quello che per primo gli aveva fatto balenare la bellezza della lettura. Era morto in sordina il maestro ormai in pensione, dimenticato da tutti. Beniamino impiegò tutta la notte a scrivere e al mattino affisse quelle quattro pagine in piazza, alla bacheca del comune. “Un addio” aveva intitolato le note scritte a mano come una carezza a un morto. E la gente lesse di un uomo un po’ ridicolo che parlava ai bambini con occhi timidi, spesso serrati, e che indossava sempre la stessa giacca lisa, buona per tutte le stagioni. Ma lesse anche di una passione profusa come una semina piena di fiducia, e di un sapere che gli stava stretto, aveva bisogno di riversarlo sopra gli altri. Qualcuno, leggendo, disse che gli sembrava di averlo ancora lì, il maestro.

Iniziò così per Beniamino una nuova stagione di talento, all’apparenza macabra, ma che lui trovava adatta alla propria età avanzata. Parole finite sottoterra, si diceva, compiacendosene, come se quello fosse il luogo più idoneo per le sue parole, un obbiettivo a cui ambire.

Parlare dei morti sembrava ai più una cosa sconveniente, eppure c’era sempre qualcuno che saliva le sue scale per chiedergli qualche riga di sentimento espresso bene per un suo caro che se n’era appena andato. E lui che non sapeva scrivere tanto per riempire un foglio, si faceva dire il come e il quanto costui fosse stato amato, ma non solo, voleva sapere dei difetti, dei rancori e delle liti; “i morti vanno trattati come i vivi”, cercava di spiegare ai parenti che non capivano se intendesse che anche i vivi andrebbero trattati come se se ne parlasse da morti.

Si faceva dire e poi scriveva, mai uguale, che qualche volta era il defunto che dava il suo commiato a chi restava, altre era un mantenerlo in vita scherzando sulle sue manchevolezze, altre ancora era un vero dolente addio. Erano lettere che in ogni caso avevano una meta e quella meta puntualmente raggiungevano, fosse il chiuso di una bara, una lettura al cimitero, un foglio da gettare nella fossa con le manciate di terra a fine cerimonia o da riporre con amore nel cassetto dei ricordi.

Una sera che non aveva incarichi da compiere,Beniamino si mise a scrivere la sua lettera d’addio.

Iniziò dicendo Sono stato orbo in un piccolo mondo di ciechi. Di più non potevo chiedere alla vita.

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15 Risposte to “Beniamino (2), l’uomo che scriveva lettere d’addio”

  1. gelsobianco 16 settembre 2015 a 03:28 #

    Beniamino è tornato 🙂

    Leggo con calma.
    Ora è troppo tardi.
    Ciao, ml
    gb

  2. lucilontane 16 settembre 2015 a 12:25 #

    ml ciao. Io sono ancora una di quelle che scrive lettere d’amore, con carta e penna come una volta…non so se sono patetica, ma come diceva Chesterton “spedire una lettera è un atto definitivo”… Io credo che qualsiasi lettera, in fondo, sia una lettera “d’amore”, che sia per i vivi o per i morti come fa Beniamino. Amore mai detto, amore detto e non fatto o dimostrato, amore che non si sapeva di provare, amore per il fatto stesso di mettersi lì, prendere tempo, scrivere la lettera. Molti sono ciechi, e devono rivolgersi a un orbo come lui per imparare a dire quel che non sanno dire, a vedere quel che non hanno visto.
    Perciò, dirai tu? Sto perorando la causa delle lettere, lettere di carta, spedite con il francobollo, qualcosa che non cancelli, prendersi il tempo e ritornare a “vedere”, perché se scrivi qualcosa vuol dire che ci stai riflettendo, che a quella persona ci stai pensando, che stai dando valore al rapporto, qualunque sia. Uffa, ma che prolissa oggi!
    Buona giornata 😊

    • massimolegnani 16 settembre 2015 a 16:05 #

      Il fascino delle lettere di carta e’ impareggiabile, ma per un pasticcione come me l’avvento delle mail e’ stata una benidizione: non piu’ cancellature, correzioni, riscritture 🙂
      Ciao e grazie,
      ml

      • lucilontane 16 settembre 2015 a 18:33 #

        Non sei un romantico allora 🙂

  3. massimolegnani 16 settembre 2015 a 21:27 #

    Mah! 🙂

  4. giuliagunda 18 settembre 2015 a 01:37 #

    Le tue parole… buone, soffici e preziose come quei panini.
    (la frase finale è poesia)

    buonanotte

    G.

    • massimolegnani 18 settembre 2015 a 10:57 #

      oh, grazie G. e buongiorno a te.
      ml
      (si chiamano zoccolette quei panini, nome buffo ma pane buono :))

  5. Miriam Sol 19 settembre 2015 a 15:29 #

    C’è vero Beniamino 3? Non per il gusto delle telenovelas, non perché Beniamino debba arrivare al fondo della sua lettera, ma perché manca ancora un qualcosa alla fine della storia, mi pare (magari pare solo a me)
    Cmq ml, visto che Beniamino non sembra essere più disponibile, posso eventualmente chiedere consulenza a te nel caso mi saltasse in mente di scrivere una lettera d’amore?
    Scherzo anche se non più di tanto … alcuni tuoi scritti sono in fondo come lettere d’amore senza committenti esterni verso il femminile, allora mi chiedo come potrebbe essere una tua ipotetica lettera d’amore commissionata da una donna verso un appartenente al genere maschile. Lo so sono contorta …

    • massimolegnani 19 settembre 2015 a 21:48 #

      eheh, Miriam non penso ci sarà un 3. Quello che manca, e spesso nelle mie storie manca, è la parte che m’aspetto che aggiunga il lettore nella sua mente. 🙂
      una volta ho scritto una lettera d’amore al femminile (e mai una freccia), ma è risultata più di rabbia che d’amore.
      ciao Miriam, mi ha fatto piacere il tuo passaggio,
      ml

      • Miriam Sol 19 settembre 2015 a 22:24 #

        “e mai una freccia”, ho la sensazione di averlo letto,
        al circo, sul filo rosso, su borgonarrante ?
        per Beniamino 2 quello che mi solleva interrogativi è la velocità con cui mi giunge quella lettera
        d’addio anche se il racconto ha una sua circolarità e finisce da dove era incominciato. E’ che quella lettera d’addio mi fa pensare al suicidio che non fa parte però del carattere di Beniamino e forse è semplicemente è una specie di epitaffio scritto sapendo che alla morte non manca poi molto. Cmq anch’io quando scrivevo racconti lasciavo spesso in sospeso, senza sentire il bisogno di una fine… ciao ml, buonanotte

      • massimolegnani 19 settembre 2015 a 23:48 #

        credo fosse mimettoingioco, ma non sono sicuro. beniamino non pensa al suicidio ma sentendosi vecchio prepara un saluto di commiato perchè nessuno lo farà per lui

        Date: Sat, 19 Sep 2015 20:24:08 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • massimolegnani 19 settembre 2015 a 23:54 #

        ..e buonanotte a te, Miriam

        Date: Sat, 19 Sep 2015 20:24:08 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. Prishilla 24 settembre 2015 a 09:17 #

    Le lettere e le scarpe. Perchè una lettera non è come parlare. Una lettera è un parlare che si mette le scarpe e va a bussare a una porta, a suonare un campanello.
    Io lo adoro questo Beniamino….
    Prish

    • massimolegnani 24 settembre 2015 a 11:17 #

      com’è indovinata e attinente la tua immagine delle parole che si mettono le scarpe per bussare a una porta!
      grazie Prish,
      ml

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