i timidi baffetti

11 Ott
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Chiusa la porta di casa a doppia mandata chiamò l’ascensore. Di fronte allo specchio della cabina si sistemò il nodo della cravatta, si lisciò i baffi sottili e si diede un’ultima pettinata con il fido strumento che teneva nel taschino interno della giacca. Nonostante questi piccoli aggiustamenti gli rimase appiccicata un’espressione poco soddisfatta. In effetti Giuliano Lamberti aveva una faccia fiacca, da ceto medio tendente al basso, a scelta poteva essere bancario ancora avventizio a dispetto dell’età, impiegato di poco concetto e ancora minori responsabilità o precario pericolante della riformata Scuola Pubblica. Di fatto era archivista di tutto il cartaceo del suo Comune, polvere e solitudine nel sottotetto del vecchio palazzo del Municipio.

L’ascensore si arrestò quasi subito, lui vide l’immagine riflessa della ragazzina dell’ottavo piano che entrava imbronciata e si voltò per salutarla. Lei non lo degnò di uno sguardo, pigiava i tasti dell’i-phone e ogni tanto sbuffava. Tra i denti ingabbiati in una complicata struttura metallica s’incastrò una parolaccia come un residuo di cibo e, storpiata, perse la forza dirompente costringendo la giovane a ripeterla più volte perché fosse chiaro il concetto, se non la fonetica.

Casso, caffo, casso! imprecò la ragazzina, Non ho più credito, caffo.

Solo in quel momento si accorse del signor Giuliano e subito lo guardò con occhi di fuoco, come avesse appena scoperto il responsabile di quell’improvvisa tragedia.

L’uomo distolse per primo lo sguardo, l’aggressività femminile lo metteva a disagio, quella maschile era allenato a subirla sul lavoro e al bar. Cercò di ricordare come si chiamasse, doveva essere qualcosa come Loredana o Lorenza, sì, Lori!, ma forse si confondeva con la figlia di quelli del nono piano, i Marchetti. Gli occhi dell’uomo vagarono sulla maglietta dove una frase stampigliata in inglese era deformata dal prorompere del petto. Quanti anni poteva avere? Se davvero si trattava della Lori, doveva aver subito una mezza metamorfosi, l’ultima volta che l’aveva incontrata era ancora una bambina che arrossiva a rivolgerle la parola, niente a che vedere con questa specie di guerriera metropolitana in erba.

Mi fa una ricarica?

Scusi?!

Mica posso andare a scuola con il cellulare scarico!

Ma che cosa ne posso io?

Lei è l’unico che mi può aiutare. La prego, la prego.

 

La voce della Lori si era fatta improvvisamente mielosa, pur sempre infarcita di effe e di esse fuori luogo, lo sguardo e i gesti avevano perso la prepotenza iniziale, sostituita da una dolcezza che avrebbe voluto essere seducente.

L’uomo si sentiva sotto assedio non meno di prima.

Cercò di calcolare quanti secondi ancora avrebbe dovuto resistere prima che si spalancassero le porte che lo avrebbero restituito alla normalità, ma un dito laccato di viola premette il pulsante d’arresto vanificando i suoi conti.

Ma che fa?, riuscì a chiedere Giuliano con voce strozzata.

Sia buono, mi dia i soldi per una ricarica.

Il signor Giuliano bofonchiò qualche parola incomprensibile e si strinse nell’angolo più remoto dell’ascensore. La Lori gli si fece di nuovo sotto, ben decisa con moine e minacce a ottenere quanto voleva.

Lo sa come fanno certe mie amiche a farsi ricaricare?

L’uomo scosse solo la testa.

Si fanno fotografie col cellulare e le inviano a vecchi che conoscono e quelli sono ben felici di pagare.

Per delle foto?

Nude.

 

Giuliano Lamberti si sentì svenire, aveva il volto paonazzo e i baffetti gli si erano rizzati da far invidia a un gatto in procinto di battagliare. Non gli era mai capitato nulla del genere e non sapeva come uscirne, anzi non sapeva più se voleva uscirne.

Lei ce l’ha un cellulare?

No, rispose desolato, quasi scusandosi.

L’unico italiano senza cellulare! Forse era la sua salvezza o forse era un emerito imbecille a non averlo. Era combattuto tra eccitazione e paura. Ogni parola della ragazza era una spruzzatina di saliva sul suo volto, e lui cominciava a percepire quelle gocce come un’acquasanta che lo risvegliava da un letargo.

La ragazza si fece ancora più vicina. Gli passò una mano sulla guancia umida.

Mi dia i soldi e le regalo un bacio.

 

L’uomo esaminò mentalmente il proprio magro bilancio, forse valeva la pena rinunciare per una volta al giornale e al panino di mezzogiorno. Con qualche riluttanza tirò fuori di tasca dieci euro. La ragazzina glieli sfilò di mano con la prontezza di una battona navigata e intanto riattivò l’ascensore.

Lui chiuse gli occhi e attese.

Una linguetta da lucertola si insinuò nella sua bocca incredula e la frugò con sfrontatezza e metodo. Durò un istante che a lui sembrò infinito. Il tempo di pensare “sta capitando a me, mi si stanno spalancando le porte del Paradiso” e si spalancarono le porte dell’ascensore.

La Lori si staccò di colpo e il signor Giuliano lanciò un urlo terrifico. Lei era volata via portandosi con sé alcuni amati peli dei suoi timidi baffetti rimasti impigliati nell’apparecchio dei denti.

Nessuno, per fortuna, vide le lacrime che rigarono il volto dell’uomo.

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21 Risposte to “i timidi baffetti”

  1. 65luna 11 ottobre 2015 a 11:50 #

    Avvincente, complimenti.65Luna

  2. lucilontane 11 ottobre 2015 a 12:19 #

    Tenero e triste…

  3. il mio tributo alla bellezza 11 ottobre 2015 a 17:37 #

    …ah, il finale è magistrale; ironico e divertente!!

  4. remigio 11 ottobre 2015 a 17:55 #

    Io sono come “Giuliano Lamberti”, perché non ho il cellulare. Non so se sono un “emerito imbecille” o questa mancanza costituisce “la mia salvezza”. Fatto sta, caro Massimo, che se io mi fossi trovato in ascensore con quella ragazzina aggressiva ossessionata dal suo smartphone, altro che 10 euro: le avrei dato un sonoro ceffone. 😉 Ma questa è un’altra storia e la tua è molto più bella. 🙂 Complimenti davvero!

    • massimolegnani 11 ottobre 2015 a 23:12 #

      10 euro o ceffone, se la incontri fai attenzione ai baffi 🙂
      ciao Remigio, grazie
      ml

  5. enricogarrou 11 ottobre 2015 a 18:29 #

    Massimo, che bella storia hai scritto, molto particolare e sotto certi aspetti tragica. Complimenti

  6. rodixidor 12 ottobre 2015 a 09:25 #

    Bello, degno di Nabokov 🙂

    • massimolegnani 12 ottobre 2015 a 11:09 #

      una lolita piuttosto sgangherata 🙂
      ml

      • rodixidor 12 ottobre 2015 a 12:14 #

        Ma coerente con i nostri giorni. Vivida narrazione, con molta verosimiglianza metti a confronto due personaggi dei nostri tempi. Fa sorridere ma fa anche pensare.

      • massimolegnani 12 ottobre 2015 a 13:12 #

        Grazie dell’apprezzamento, rodix

        Date: Mon, 12 Oct 2015 10:14:51 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  7. giuliagunda 12 ottobre 2015 a 17:38 #

    mi piaci anche ironico
    (per caso, ti sei lasciato ispirare da Crozza che parla di figli e smartphone? me l’hai ricordato! :))
    un sorriso divertito

    G.

    • massimolegnani 12 ottobre 2015 a 18:06 #

      (Veramente e’ crozza che ha copiato da me!)
      🙂
      Grazie G.
      ml

  8. sguardiepercorsi 12 ottobre 2015 a 19:09 #

    Mi hai fatto venire in mente la scena finale di Morte a Venezia…. Povero signor Lamberti! 😦

  9. Stefi 13 ottobre 2015 a 19:05 #

    Ti elenco la sequenza di pensieri che ho fatto, in rigoroso ordine di apparizione, mentre leggevoi timidi baffetti:
    – Hercule Poirot!
    – Giuliano è il nome del cantante dei Negramaro che in questi giorni sto ascoltando allo sfinimento.
    – Oddio, nella mia nuova vita lavorativa passo anch’io un sacco di tempo dentro all’archivio di un Municipio…
    – Lori è il nome della mia amica di una vita, bella scelta!
    – No, Lamberto, non cedere, ti prego.
    – Per fortuna ho due figli maschi.
    – Il mondo vecchio e il mondo nuovo a confronto: c’è un abisso di una profondità disarmante.
    Oggi sono sconclusionata, perdonami.

    • massimolegnani 13 ottobre 2015 a 19:21 #

      Tutt’altro che sconclusionata, c’ e’ una simpatica evoluzione nei pensieri di lettura :).
      La foto e’ fuorviante, avevo in mente altro genere di baffi ma non li ho trovati nel web e sacrificare i miei mi sembrava eccessivo!
      Ciao Ste’
      un sorriso
      ml

      • Stefi 13 ottobre 2015 a 21:35 #

        Si, sarebbe stato eccessivo!
        un sorriso a te.
        Ste

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