la signora del sax (teatro)

21 Ott
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All’interno di uno scompartimento ferroviario siedono due donne e un uomo. Non si conoscono e inizialmente si ignorano. L’uomo legge il giornale, una donna stizzita manda messaggi col cellulare, l’altra guarda assorta fuori dal finestrino.

Suona il cellulare della donna che stava messaggiando (una suoneria orrenda)

Daniela    Piero! Alla buon ora! E quanto ci hai impiegato a tornare a casa, dove ti sei fermato?

…………

D.             See, il traffico! Ti sei fermato al bar per un bianchetto, mi gioco quel che vuoi.

……………

D.              Guarda, non giurare che tanto non ti credo. Quando torno facciamo i conti. E chiuditi dentro, metti anche il paletto e non aprire a nessuno, che in giro è pieno di Rumeni. (chiude la telefonata)

Carlo che legge il giornale sbuffa, e si secca ancora di più quando, poco dopo il cellulare della donna suona di nuovo.

Daniela    Gianna!! Ciao cara. Già, sarà un viaggio noiosissimo, il treno è superaffollato, c’è un’aria di chiuso che non ti dico

.…………

D.           Ahahah, vero! Ehh la prima, la fai facile tu, adesso che il Piero è in pensione dobbiamo badare al soldo, altro che prima classe!

…………….

D.           Già, e chi ci rimette sono sempre io, viaggio allo stretto e con chi capita capita, che detto fra noi nella seconda classe ci sale di tutto. A me manca già l’aria, mi capisci vero?…Ahahah, spiritosa!. Distrarmi? La fai facile tu. Cosa vuoi che mi distragga, se leggo mi viene la nausea e a guardare fuori, bè, c’è un panorama da schifo, case di periferia e capannoni industriali. E pensare che un tempo qui era tutta campagna….. Gianna ti devo lasciare, c’è il controllore, ci sentiamo più tardi. Ciao, ciao.

La donna chiude la telefonata e rivolgendosi alla vicina sbuffa:

Daniela       Uhff, Gianna insopportabile! È sempre lì a dare consigli, la fa sempre facile lei.

La vicina è imbarazzata, non sa cosa risponderle. Guarda fuori, non vede capannoni, solo campi e un gregge che fugge spaventato al passaggio del treno. Lo indica alla donna.

Patrizia   Guardi quante pecore! E come scappano, poverine, chissà che paura hanno.

D   Che bestie stupide.

P      A me fanno tenerezza. Hanno uno sguardo così dolce ed emozioni così vive.

D        Sarà, ma per me sono soprattutto stupide.

[ Carlo sbuffa e scuote il giornale ] 

P       Ma no, prenda i loro occhioni, ci sono volte che ti fissano con uno sguardo pieno di curiosità e affetto.

D           Ma che sciocchezza! A me non mi hanno mai guardato.

P     Massì, sono tenere. Pensi una volta da bambina papà mi aveva portato in campagna da dei contadini, c’era una pecorella così carina. Io le davo l’erbetta da mangiare e lei belava per ringraziarmi. Le mancava solo la parola.

Carlo          E alèhè!

P e D.       Scusi?

Carlo       Diciamolo: non ci sono più le mezze stagioni.

Patrizia    E’ vero, non ci sono più le mezze stagioni, però non capisco cosa c’entrano con le pecore.

Carlo       C’entrano, c’entrano. State sciorinando tutto il repertorio di banalità, luoghi comuni a piene mani. Mancano solo le mezze stagioni e il freddo che fa d’inverno e il caldo che fa d’estate. Ma se ho pazienza arriveranno anche quelle. Su forza, chi di voi due pronuncia la frase storica?

Daniela                   Lo sa che lei è un gran maleducato?

Carlo                     Ma mi faccia il piacere. Lei ha sbraitato stupidaggini e offese al cellulare che l’avranno sentita anche le pecore e il maleducato sono io?

Patrizia                    Però, scusi, lei non è carino a trattare così due signore

Daniela                      Aspetti che passi il capotreno, avrà finito di fare lo smargiasso. Le faccio passare un guaio

Carlo   (le fa il verso)                Beèhèè, sai che paura. Magari gli raccontiamo anche gli apprezzamenti che ha fatto sui passeggeri di seconda classe, che poi saremmo noi. E poi scommetto che lei in prima non ci ha mai viaggiato.

Patrizia (rivolta a D.)                      In effetti le cose che ha detto su di noi non erano carine, sa.

Daniela (per nulla intimidita)                   Ma io parlavo in generale, se voi vi siete offesi vuol dire che avete la coda di paglia. E poi non si ascoltano le conversazioni degli altri.

Carlo                     Ma se urlava come un’indemoniata: “Piero quando torno facciamo i conti. Oh, Gianna cara…la fai facile tu.”

Al culmine della discussione si affaccia nello scompartimento una signora tutta infagottata e con bagagli ingombranti, una valigia una borsa capiente e una voluminosa custodia. Provoca un certo fastidio negli altri passeggeri che però almeno smettono istantaneamente di litigare.

Anna    Buongiorno. Scusate, sono liberi quei due posti, vero?

[Carlo la guarda, sbuffa e borbotta qualcosa d’incomprensibile]

Daniela     Sì. Lei è sola?

Anna                  Sì

D            Allora ne può occupare uno solo.

Anna      Certo, mi scusi, ha ragione. È che ne ho visti due e istintivamente ho detto due. E poi non so se mi sta tutta la roba nelle reticelle.

D.           La può sempre tenere sulle ginocchia. Lei è slava? [il tono è brusco]

Anna      No, sono di Montalto. Perché?

D            Dicevo così. Sa quel loro modo di lagnarsi e allargarsi.

A            Io non mi sto allargando [quasi piagnucola] e mi sono anche scusata per il disturbo che vi do.

Patrizia (rivolta a D.)                 Ma insomma, la finisca. Un po’ di comprensione, non vede com’è affannata la signora? E lei (rivolta alla terza donna ancora ferma sulla porta dello scompartimento) entri, entri. Si accomodi dove preferisce e non faccia caso all’accoglienza, sa c’è appena stata un po’ di maretta, ma sono sicura che ora la sua presenza riporterà il sereno.

Carlo             Purchè non attacchi anche lei.

Anna                     Attaccare cosa?

Carlo              Attaccare con le banalità, sa il buco dell’ozono, la stoffa che non è più quella di una volta, i rumeni ladri e i marocchini bestie. E naturalmente non sappiamo dove andremo a finire. A proposito che mi dice delle mezze stagioni?

Anna (confusa)                 Bè, non saprei. In che mese siamo?

C                    Ahah, che risposta scaltra! Fa la stralunata per non sbilanciarsi.

A               Lei mi prende in giro, ma io sono davvero confusa. Ho un ansia che non le dico. Proprio oggi doveva piantarmi la macchina! [si porta le mani sul viso, forse piange]

Patrizia                    Su non faccia così. A tutto c’è rimedio. D’altronde ha preso il treno, quindi riuscirà a raggiungere il posto dove deve andare.

A                         Sì, arrivarci ci arrivo, ma sono angosciata, ho l’impressione di non ricordarmi niente.

P                         che cosa ha paura di non ricordare?

A                          Le note!

D                          Va fino a Milano a far la spesa?

Anna (scuotendo la testa)           Le note musicali! È la mia prima audizione e non mi ricordo nulla! Sarà un disastro.

Patrizia            Su, su, coraggio. Bisogna avere un po’ di fiducia. È solo una sensazione, quante volte è capitato a me: all’università prima dell’esame mi sembrava di non sapere più niente.

Anna                      E poi come andava? Le tornava tutto in mente al momento buono?

Patrizia (imbarazzata)       Bèh, no. Facevo scena muta…ma questo non c’entra…vedrà a lei andrà tutto bene!

A                   Oh, mi ha proprio rincuorata così! Sarà un fiasco, una figuraccia. Almeno in macchina avrei potuto provare, ripassare i brani. Ma così…non ricordo più una nota.

Carlo        Ma via! A meno che lei non suoni l’armonica a bocca, come avrebbe fatto a suonare e guidare?

Anna          mi sarei fermata ogni tanto nelle piazzole d’emergenza. Il frastuono avrebbe coperto la mia musica, ma io l’avrei sentita da dentro, mi sarebbe servito.

Patrizia (con entusiasmo)    Senta, perché non prova qui in mezzo a noi? Che strumento c’è nella custodia, un violino?

Anna        No, un sassofono.

Daniela     Ah no, sentite, non se ne parla proprio. Immagino che rumoracci sgradevoli e poi ho già mal di testa.

Carlo        Un sassofono? Una donna che suona il sax! Mi incuriosisce.

Patrizia       Sì, dai (battendo le mani allegramente) ci suoni qualcosa.

Anna           Mah, non vorrei disturbare. Forse sarebbero davvero solo rumoracci.

Carlo           Suoni, suoni, saremo la sua giuria. Sarà la sua prova generale per l’audizione. La signora (indica D.) sarà l’elemento più severo, lei (indica P.) il più indulgente e io, io darò il giudizio finale!

Anna (tirando fuori lo strumento)   Davvero ve la sentite di ascoltarmi?

Daniela                 Solo perché sono una persona accomodante. Ma se è un suono fastidioso la faccio smettere subito, sia chiaro.

Patrizia                Sì, sì, suoni. Che emozione, un’artista tra noi!

C                          Forza, bando agli indugi!

Anna (impugnando lo strumento)   Allora vado? Però non siate troppo severi, vi prego!

D                     Cara, non è un bel partire se metti già le mani avanti.

C                     Eddai, non ha ancora cominciato! Io sono ottimista.

P                    Sì, sento che sarà bravissima.

Anna             (nel silenzio carico d’attesa compie qualche passaggio di riscaldamento. È tesa quando attacca il pezzo e dopo poche battute stecca clamorosamente una nota. S’interrompe.)         Scusate, sono troppo agitata. Ricomincio.

Daniela                                   Ossignur! Non è proprio….

Patrizia (rivolta a D.)               Stia zitta! È lei che la agita. Su (rivolta ad A.) riprovi, con calma.

Anna (titubante) Forse è meglio che lasci perdere, non sono in vena. E poi rischio di annoiarvi.

Daniela                        Per quel che abbiamo da fare, possiamo anche perdere tempo con lei.

Carlo (rivolto ad A.)                 E no, ragazza, non ci si arrende senza combattere. Ha detto che il sax è la sua passione, bene, ce lo dimostri. Tiri fuori la grinta.

Patrizia (con affetto)                           Bisogna superare l’emozione iniziale. Faccia un bel respiro, si concentri come se noi non esistessimo e poi attacchi con entusiasmo. Forza.

Anna riprende con maggior convinzione, i suoni escono sempre più sciolti, la musica contagia gli ascoltatori, nessuno la interrompe. Le note di Summertime si dipanano malinconiche, Anna conclude il pezzo mentre le luci del palco si spengono.

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8 Risposte to “la signora del sax (teatro)”

  1. Nuzk 21 ottobre 2015 a 19:12 #

    Che bello. A leggere sembrava di essere lì con loro. Quasi quasi sentivo anche il rumore del treno… 🙂

  2. entomotimica 23 ottobre 2015 a 21:46 #

    Grazie grazie!

  3. 65luna 25 ottobre 2015 a 21:24 #

    Bello, inchino. 65Luna

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