fine stagione

13 Nov

saldi-estivi-2015

Qualcosa mi ha svegliato prima del solito. Non è stato un rumore improvviso, ma la sensazione di un incessante scalpiccio, in sordina. Ecco, seduto sul letto lo sento di nuovo, sembra prodotto da tante calzature differenti, ciabatte e tacchi alti, felpati mocassini, sguaiate scarpe da pioggia. È accompagnato da un brusio di sottofondo. Vado alla finestra, è da lì che proviene, e quando spalanco i vetri si fa più intenso e caotico. Guardo giù, in strada: frotte di persone si accalcano tutte nella stessa direzione. È una folla strana, non ha la compostezza di una processione, è priva dell’asprezza di un corteo di scioperanti e non ha l’esuberanza di una manifestazione studentesca. E manca pure l’afflizione, vera o di facciata, dei partecipanti a un funerale. È un procedere sciatto, poco compatto e quasi silenzioso che non riesco ad ascrivere ad alcun fenomeno di massa.

Incuriosito scendo in strada.

Cerco di fermare un signore della mia età per interrogarlo su quel che succede. Lui si libera con uno strattone e riprendendo la marcia mi grida infastidito:

  • Ma lei in che mondo vive?

È vero, non mi tengo aggiornato, soprattutto sugli eventi cittadini, ma come può essermi sfuggito un evento di questa portata?

Dal portone di casa osservo sbigottito questa piccola fiumana che ormai occupa tutta l’ampiezza della strada e avanza con una determinazione priva di allegria verso un obbiettivo che mi è ignoto. Per capirne di più mi accodo al flusso anche se mi disturba essere scambiato per uno della massa. D’altronde mi accorgo che è una massa quanto mai eterogenea, signore impellicciate e ragazzotti rasta, famigliole da mulino bianco, ragazzine hellokitty, professionisti azzimati, massaie, pensionati. Che cosa li accomuna? Che cosa possono condividere con tanta convinzione? È un mistero che provo a dissipare chiedendo qua e là ai miei compagni di viaggio che rispondono col contagocce.

  • È un’occasione unica- mi dice un uomo che arranca su un paio di stampelle.
  • I primi cento sono gratis- gli fa eco una ragazza che corre trafelata a recuperare qualche posizione.

Mi viene il sospetto che si tratti del lancio di un i-phone di ultima generazione o al contrario della vendita in saldi di play-station già obsolete, ma mi sembra strano che, per esempio, l’anziano al mio fianco che procede a fatica borbottando possa essere interessato a tale genere di articoli. Provo a chiedergli:

  • Mi scusi, ma lei che ci fa in questa calca?
  • Eh, caro lei, sarei rimasto volentieri a casa, ma mia nuora mi ci ha costretto quasi a forza. Sa, pare che i gruppi familiari al completo paghino solo una cifra simbolica.

Sto per domandargli quale sia il prodotto in offerta, ma il vecchio resta irrimediabilmente indietro mentre io vengo sospinto avanti.

Intanto siamo arrivati in piazzale TreGiornate dove svetta un edificio grigio che non avevo mai notato. Anche dalle altre strade converge gente a ondate.

In piazza veniamo incanalati lungo un percorso transennato, vigilantes arcigni sorvegliano la coda, che s’incolonni con un minimo di ordine. Ogni tanto scoppiano brevi battibecchi per questioni di supposte priorità, ma nel complesso il clima della fila è, se non allegro, quieto. Mentre avanziamo sempre più lentamente ho modo di ascoltare i discorsi di quanti mi stanno vicino. Più o meno sembrano tutti d’accordo sui vantaggi dell’offerta, c’è chi con carta e penna fa rapidi conti su quanto si viene a risparmiare in un solo anno, chi fa notare che con questa iniziativa ci si mette al riparo da future tragedie, e chi rilancia esclamando “è finita la tirannia delle banche e del loro mutuo a tasso variabile”.

  • Ma questa iniziativa finanziaria così allettante- chiedo fingendo una conoscenza dell’impresa che mi manca- non nasconderà un inganno?

Per un istante cade il silenzio intorno a me, cento occhi mi squadrano sospettosi, fiutano in me l’intruso. Provo ad insistere:

  • Ogni tanto si legge sui giornali “fugge all’estero con i soldi affidatigli da risparmiatori creduloni”.

Quel “creduloni” li fa imbestialire. Un tipo dai baffetti volitivi, capelli corti e giacca stretta, parla per tutti:

  • Ma lei chi è? Un agitatore? Uno sprovveduto? Non venga qui a seminare il dubbio. E poi è completamente fuori strada.

Dovrei starmene zitto ma prevale la curiosità, forse è l’occasione per saperne di più. Così insisto:

  • Sarà, ma per me c’è puzza di truffa.
  • Ma quale truffa! Siamo tutti perfettamente consapevoli di che cosa si tratta. Ci siamo letti gli opuscoli illustrativi, abbiamo seguito radio e televisione che spiegavano l’iniziativa nei minimi dettagli, abbiamo ascoltato il Presidente che è intervenuto a reti unificate per lodare quanti avrebbero aderito all’offerta straordinaria, abbiamo conosciuto di persona il Ministro per il Decremento Demografico, giunto apposta in città per stringere la mano ad ogni sottoscrittore. Insomma, siamo perfettamente informati e convinti della bontà di quanto ci viene proposto.

Sono più confuso di prima. A quanto pare è roba seria, eppure è un continuo girare intorno a un nocciolo che resta nebuloso. Alla fine sbotto:

  • Ma cos’è che vi offrono?
  • La Morteee- mi rispondono in coro con un’aria gioiosa come fossero comparse che stanno pubblicizzando i Wafer Saiwa.
  • Ma com’è possibile?- chiedo annichilito.

Io sto alludendo all’assurdità del loro entusiasmo, i miei vicini fraintendono la domanda retorica, pensano che la mia incredulità esprima dubbi sui vantaggi dell’operazione. Così fanno a gara ad illustrarmi i benefici dell’offerta, ci garantiscono una fine dolcissima, i prezzi sono davvero stracciati, c’è la remissione di tutti i debiti, metteranno una targa in similoro con il nostro nome e la dicitura Eroe della Repubblica, possiamo scegliere con chi passare gli ultimi istanti, il vescovo ha fatto sapere che la Chiesa ci guarda con benevolenza.

È un accavallarsi di voci se non euforiche, certamente convinte di quel che dicono e decise a convincere anche me. Io che mi sono sempre sottratto alla pubblicità, da tempo non guardo la televisione e non leggo più i giornali per non venir condizionato negli acquisti, io che evito come la peste religioni e credi politici per non essere influenzato nelle mie idee, io, ora, sono sottoposto a un vero bombardamento ideologico. C’è chi mi mette una mano sulla spalla e mi parla delle brutture del mondo che così ci vengono risparmiate, chi mi prende sottobraccio, “ci pensi, quando le capiterà di nuovo l’occasione di morire senza soffrire?”, mi dice uno in tono amichevole. Una signora mi stringe in un abbraccio commosso, “forse poi risorgeremo” mi confida in un orecchio. Una ragazza tutta tatuaggi e piercing si limita a farmi l’occhiolino, “questa non l’ho ancora provata, mi dice allegra, sarà eccitante”. In tanti vogliono dare il loro apporto alla mia conversione, chi con una parola, chi con un sorriso silenzioso.

Vorrei urlare, sottrarmi, ma resto zitto e immobile. È che comincio a sentire l’affetto spontaneo di questa gente, il calore con cui mi vorrebbero dei loro.

Cerco nel mucchio l’aiuto di una voce dissonante, ma più ci avviciniamo all’ingresso del palazzo e più i volti appaiono sereni e determinati.

Ripenso a tutte le cose che lascerei in sospeso, dalle più serie alle più banali, dagli affetti agli affettati in frigo, mi dico con un sarcasmo che già sa di distacco. Ho un ultimo impulso a scappare, mi guardo attorno, la folla è un muro compatto, anche volendo non riuscirei più a sottrarmi alla fila.

Ormai faccio parte del gruppo.

Così mi avvio con gli altri, quasi felice di condividere con loro un entusiasmo che credevo spento.

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22 Risposte to “fine stagione”

  1. menteminima 13 novembre 2015 a 17:58 #

    Continuo a tenere la bocca aperta.

  2. lucilontane 13 novembre 2015 a 21:16 #

    Mi è venuto in mente “sarete condotti come pecore al macello”… Ma pecore senzienti. Sembra inverosimile, ma neanche poi tanto. In fondo credo stiano morendo un pochino tutti nel mare della convenzione, delle abitudini, del non alzare mai la testa decidere di vivere, vivere, vivere… Ciao ml.

    • massimolegnani 14 novembre 2015 a 11:58 #

      ho paura del consenso di massa, è come un’epidemia che impedisce di vedere le cose lucidamente, il conformismo sociale che porta tanti a muoversi acriticamente nella stessa direzione.
      ho proposto uno scenario estremo, ma nell’essenza non credo di essere andato lontano dal reale.
      ciao luci,
      ml

  3. cristiana 13 novembre 2015 a 23:10 #

    Un inno all’assurdità di questa nostra società che sembra alla ricerca di soluzioni impossibili e s’aggrega a chi li sfotte, senza rendersene conto.
    C’è un post che mi ronza in testa che ha punti in comune con il tuo e, semmai dovessi scriverlo, non ometterei di citare il tuo.
    Cristiana

  4. Stefi 14 novembre 2015 a 10:37 #

    E’ un pezzo da maestro, caro ml, denso di simbologie e di richiami significativi. Uno su tutti: Massa e potere di Elias Canetti. Chapeau.

    • massimolegnani 14 novembre 2015 a 12:04 #

      Grazie Ste, sono lusingato.
      ho estremizzato pensando ai poteri più o meno occulti (pubblicità, social, politica) che condizionano le masse che a loro volta si autofomentano in convinzioni spesso acritiche.
      un abbraccio,
      ml

  5. tramedipensieri 14 novembre 2015 a 19:26 #

    …se lo dice il presidente a reti unificate, beh…allora…. 😳

    • massimolegnani 14 novembre 2015 a 22:12 #

      Le reti unificate gia’ ti fanno pensare che non c’e’ alternativa a quello che ascolti.
      Ciao .marta
      ml

  6. giorgio giorgi 15 novembre 2015 a 01:05 #

    Ci sono scritti che si leggono tutti d’un fiato e altri che li devi appoggiare dopo mezza pagina perchè ti hanno riempito talmente tanto che ti senti tutto pieno dentro e devi fermarti un attimo per elaborarne i contenuti. Questo post appartiene contemporaneamente ad entrambi i generi.
    Ti ho conosciuto leggendo di Raffaele, il bimbo di 9 anni ricoverato per un mal di pancia che lo legava al papà morto di tumore: lì mi hai commosso completamente, qui mi hai stupito e spiazzato per l’acume e la profondità del tuo scritto.
    Mi hai ricordato lo psicanalista Massimo Recalcati, che dice che mentre fino a qualche anno fa i pazienti andavano dallo psicoterapeuta a portare i loro problemi individuali, oggi, sempre più spesso, lo psicoterapeuta deve far riconoscere ai pazienti che hanno una individualità.
    Nella storia di Raffaele mi ha colpito il tuo prenderti cura di lui, oltre a curarlo. Qui mi colpisce il grido di dolore che esce dal tuo post (come dal quadro di Munch), e che è un modo di prenderti cura di tutti noi raccontandoci la tua verità.
    Giorgio
    ,

    • massimolegnani 15 novembre 2015 a 02:03 #

      ti ringrazio Giorgio, il tuo commento così dettagliato e ricco di agganci (fa riflettere quello che sostiene Recalcati) mi gratifica.
      benvenuto,
      ml

  7. ogginientedinuovo 15 novembre 2015 a 08:26 #

    Già… è sempre un piacere, anche quando mi stordisci di verità amare!

  8. gelsobianco 16 novembre 2015 a 05:27 #

    L’urlo di dolore dal tuo scritto si è trasferito in me.
    Complimenti, ml.
    Ti abbraccio
    gb

    • massimolegnani 16 novembre 2015 a 11:24 #

      grazie, gb.
      è un urlo molto sommesso il mio, contento che tu l’abbia comunque udito.
      ml

      • gelsobianco 16 novembre 2015 a 13:49 #

        un urlo sommesso, sì, non meno “urlo” però, anzi…
        l’ho colto perché è in me anche.
        grazie a te, ml
        gb

      • massimolegnani 16 novembre 2015 a 14:02 #

        Un sorriso a te

        Date: Mon, 16 Nov 2015 11:49:34 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 17 novembre 2015 a 00:07 #

        Un abbraccio a te
        gb

      • massimolegnani 17 novembre 2015 a 01:25 #

        🙂

        Date: Mon, 16 Nov 2015 22:07:14 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 17 novembre 2015 a 02:27 #

        spero che nel tuo 🙂 vi sia un tuo abbraccio per me, un abbraccio di con_divisione anche, di affetto e stima.
        🙂
        gb

      • massimolegnani 17 novembre 2015 a 10:14 #

        certo!

        Date: Tue, 17 Nov 2015 00:27:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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