buona giornata, signori

20 Nov

 

foto

 

 

Certe mattine al bar non alzo nemmeno gli occhi da Repubblica.
È come un gioco, mi piace riconoscere Gabriella dal ticchettio dei passi. Di lei conosco solamente il nome e la grazia dei suoi piedi al pavimento, e, dando le spalle alla porta mi sfido a riconoscerla dal passo prima che raggiunga il bancone. Se indovino prima che apra bocca allora la mia giornata scivolerà tranquilla fino a sera.
Non sempre ci riesco, soprattutto al lunedì, che tengo alto il giornale per non vedere, ma poi vengo distratto dai commenti alle partite. E allora la sua voce mi coglie di sorpresa, “Piero, un cappuccio”. Non che non mi piaccia la sua voce, ma è un goal preso, quasi da metà campo, sai quando ti dici non tirerà da lì e sei qualche metro fuori dai pali, vedi partire il tiro quando è troppo tardi e guardi la parabola perfetta, “Piero, un cappuccio”, che va a gonfiare la rete.
Partita persa.
allora pago e lascio il bar, senza guardarla come per punire la mia dabbenaggine. Quando entro in banca i colleghi mi rivolgono la domanda di rito, “com’è andata?”, ma già lo vedono, da come butto le chiavi di casa sulla scrivania senza salutare, che è andata male.
Giornata rovinata, a me e a loro, che divento scorbutico e rissoso.

Altre volte, però, sono più concentrato, il caffè che fuma inutilmente, gli occhi chiusi per non farmi sviare dalla lettura del giornale. Ascolto le falcate di quanti entrano nel bar, le assaggio e le scarto una dopo l’altra.
E lei la riconosco con certezza, fatti pochi metri dall’ingresso.
Prima ho detto “il ticchettio dei passi”, ma a dir la verità non è sempre lo stesso suono, non sempre ha i mezzi tacchi. Qualche volta è il rumore morbido dei mocassini, altre il tonfo soffice delle ballerine, altre ancora, le più belle, il suono cadenzato e sbarazzino degli scarponcini.
Ma in ogni caso è inconfondibile.
Non è mai un pestare arrogante delle suole al pavimento, di quelle che già sai che quando alzerai lo sguardo avrai di fronte un mento indisponente, sollevato fino al soffitto in un esercizio di spocchia quotidiana, che qualcuno scambia per avvenenza. E nemmeno il ciabattare sciatto di quelle che anche con i tacchi più vertiginosi sembra che abbiano zoccole di legno, perchè sono contadine dentro, sradicate e ricche qui in città, i soldi che escono dagli occhi ma “che noia lavorare” e tutti lo devono sapere.
No, lei ha il passo tranquillo del mattino azzurro, fa il rumore limpido e attenuato di chi non ha bisogno di annunciare il proprio arrivo. Come sorridesse quieta con le scarpe.
E io la riconosco.
Piego il giornale, inclino un po’ la testa, il gomito al bancone e la mano sulla guancia, mi assegno il premio. Cinque minuti di placida contemplazione. Appollaiato su uno sgabello lontano, lancio gli occhi fino a lei lungo il bancone rettilineo, come si fa con un boccale di birra.
“Piero, un cappuccio” ahh, che delizia.
La guardo e aspetto che si pulisca gli sbaffi bianchi della schiuma con il dorso della mano, sì, con il dorso della mano, la mia birba.
Poi faccio tintinnare un euro sul bancone e vado allegro in banca.
Buona giornata, signori.

 

 

 

Annunci

22 Risposte to “buona giornata, signori”

  1. rodixidor 20 novembre 2015 a 11:38 #

    Bello questo quadretto in cui hai saputo introdurci, il rituale del buongiorno di questo bancario, un gioco solitario simile ai tanti che ognuno di noi si inventa per colorare la giornata. Buongiorno a te. 🙂

  2. SoloG. 20 novembre 2015 a 12:06 #

    Per tutta una serie di motivi questo tuo scritto mi piace moltissimo. Grazie, buona giornata

  3. teti 20 novembre 2015 a 13:29 #

    (signori) e signore.

    • massimolegnani 24 novembre 2015 a 09:05 #

      giusto! 🙂
      ciao
      ml
      (scusa il ritardo, ho ripescato il commento dallo spam)

  4. 65luna 20 novembre 2015 a 15:48 #

    Originale buongiorno! Grazie e buon we,65Luna

  5. prishilla 23 novembre 2015 a 12:45 #

    Adoro ascoltare i passi, dicono cosi tante cose! E queste tue parole, che son come i passi di Gabriella, mi piacciono tanto. Grazie!

    • massimolegnani 23 novembre 2015 a 19:19 #

      I passi o un altro dettaglio da cui riuscire a riconoscere una persona implicano un ascolto attivo di quanto ci sta intorno.
      Grazie a te, prish 🙂
      ml

  6. aliota 23 novembre 2015 a 14:40 #

    una delizia, come una brioche per colazione 🙂

  7. Stefi 23 novembre 2015 a 15:34 #

    …che poi oggi è lunedì, i commenti alle partite, la parabola perfetta, Piero avrà preso goal?

  8. sabinaviola 23 novembre 2015 a 22:16 #

    È sempre bello sentir descrivere un’attenzione che si misura con il gioco del particolare, e non solo visivo. Sa di sensibilità, di finezza dell’istinto, di esercizio dell’attenzione al mondo, di umanità ricca e complessa.

    • massimolegnani 24 novembre 2015 a 01:40 #

      “il meno è più”..se lo si sa cogliere.
      grazie sabina,
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: