la memoria della cenere

15 Dic
by c.calati

by c.calati

 

 

Ringrazio il freddo che ritorna, l’approssimarsi dell’inverno, l’umido alle ossa, il gelo nella mente, le dita intirizzite e tutto quanto giustifichi la stufa.

Allora è l’accensione impegnativa, è fuoco che soffia dentro ai tubi un suono suo maschio, è ghisa arroventata che lenta stempera calore all’aria, è crepitio di legna che è stata albero e ora brucia a fare brace, sono tizzoni rossi da spiare allo sportello, sono cerchi concentrici su cui mettere bucce d’agrumi e cuocere all’antica, quando ancora non eravamo figli della fretta.

È solo cenere, mi dici, quel che poi ti resta, fiammate a perdersi nel nulla, inconsistenza.

Ma è un rito, ribatto, quella cenere che cade silenziosa dalla grata come una neve nata sporca. Un rito e non penso all’araba fenice, nessuna resurrezione qui, ma a una speranza disperata che nulla passi invano: al mattino affondare le mani in quella consistenza grigia a ritrovar la vita che è appena stata. E frughi e ancora senti tra le dita la memoria lunga del tepore.

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24 Risposte to “la memoria della cenere”

  1. lucilontane 15 dicembre 2015 a 09:10 #

    Che stranezza le combinazioni del caso. Che stamattina apro il tablet e trovo queste parole per prima cosa nella giornata, mentre ieri sera ho finito la giornata parlando di cenere (altra cenere, ma cenere è). E il ritornare all’ultima cosa che ho detto su un tuo pezzo, “niente va perduto”, come la tua cenere che non passa invano, tanto che affondandovi le mani sentì la memoria del tepore… E sotto questa neve sporca, come i nostri dolori e i nostri pensieri, c’è una piccola brace ancora, sempre.

    • massimolegnani 15 dicembre 2015 a 19:32 #

      brace ancora, sempre!
      belli i rimandi, le condivisioni, le coincidenze, il caso.
      un abbraccio,
      ml

  2. remigio 15 dicembre 2015 a 11:12 #

    …quella cenere con cui le nostre nonne lavavano i panni: la lisciva. E migliore era la legna, migliore e più bianca era la cenere, più puliti e profumati erano i panni. C’era un legame forte con la terra, la natura, la vita. Altri tempi! Qualcosa abbiamo perduto…qualcosa abbiamo guadagnato…qualcosa stiamo distruggendo. Sempre poetiche, le tue riflessioni! Ciao 🙂

    • massimolegnani 15 dicembre 2015 a 19:34 #

      altri tempi e so bene quanto fossero duri eppure mi piace ricollegarmi a quelli andati.
      grazie Remigio,
      ml

  3. intempestivoviandante 15 dicembre 2015 a 13:34 #

    Ultimamente apprezzo sempre più le cose lievi, quasi inconsistenti, la neve, le nuvole, non ancora la cenere ma mi ci hai fatto pensare. C’è tristezza nel ricordo di quello che era albero, legno e poi fuoco e brace e infine cehere. Ma è bellissima la memoria lunga del tepore. Come se quella cenere contenesse tutto quello che è stato, tutta la materia, tutte le cose vive, nella dolcezza del ricordo.

  4. Nuzk 15 dicembre 2015 a 21:43 #

    E tutte le mattine si ripete quel rito: la carta, la legna e poi il fuoco con le sue fiamme e il suo calore. E tornando a casa, dei legnetti sulle braci ancora ardenti, a rinnovare il fuoco e la sensazione di “casa” che trasmette. E infine la cenere, distribuita alle piante nei vasi e nell’orto, perchè ancora molto può dare prima di scomparire.

    • massimolegnani 16 dicembre 2015 a 01:01 #

      mi piace che nei commenti, prima Remigio, ora tu, mi proponete il ri-utilizzo della cenere, lo sento non come un suggerimento ma come una risposta al mio cercare nella cenere una sopravvivenza. Così mi offrite una prospettiva, una continuità. Come dice lucilontane, niente va perduto 🙂
      ml

  5. mia_euridice 15 dicembre 2015 a 21:58 #

    Mi hai fatto pensare a Manzoni.
    Perché mai?
    A quanto pare lo scrittore aveva una fissazione per la preparazione del fuoco. Se ne occupava personalmente e con estrema cura.
    Come lo so?
    Una curiosità conosciuta durante la preparazione di un esame universitario un secolo fa.

    • massimolegnani 16 dicembre 2015 a 01:02 #

      questa è bella, io e Manzoni due fanatici della cura del fuoco:)
      ml

  6. roceresale 15 dicembre 2015 a 22:36 #

    Mi manca, il fuoco. E anche aspettare che si spenga, manca.

    • massimolegnani 16 dicembre 2015 a 01:04 #

      sì come fosse il fuoco, con la fiamma o con la brace, a dare il ritmo alle giornate 🙂
      ml

  7. sabinaviola 16 dicembre 2015 a 13:33 #

    Bello questo ricostruire percorsi e legami tra la vita che è stata, (prima nel legno e poi nella fiamma), e la cenere che resta, ancora tiepida e, a suo modo, ancora viva.

    • massimolegnani 16 dicembre 2015 a 15:02 #

      amo l’evolversi delle cose, scoprire la loro seconda, terza vita 🙂
      ciao e grazie,
      ml

  8. Cose da V 10 gennaio 2016 a 00:56 #

    Commento tardi l’arrivo del gelo che anche io ho atteso molto, quasi per le tue stesse ragioni. Leggendo questo pezzo provo già nostalgia, l’inverno mi sembra quasi finito. Sono contenta di essere arrivata qui però non per caso, un bellissimo pezzo.

    • massimolegnani 10 gennaio 2016 a 01:44 #

      mi piacciono i commenti “tardivi”, lontani dai titoli in prima pagina.

      ti ringrazio e ben arrivata qui,
      ml

  9. Tati 11 gennaio 2016 a 23:12 #

    “…Io non so dare una spiegazione logica… lo ammetto… so solo che quando il fuoco parte bene… ecco… quella fiamma mi pare magia…
    Scalda gli occhi e il cuore e mai come ora ne ho bisogno…
    Scegliere i pezzi più piccoli, per accendere il fuoco… mettere da parte i più grossi, per quando il fuoco è ben fatto e lasciare che brucino con calma…
    Mettere l’ultimo pezzo, la sera prima di andare a dormire è un po’ come dare la buona notte alla mia casa, ringraziandola di restare in piedi nonostante me…
    … e quando sono convinta che il fuoco sia ben fatto… apro per mettere un pezzo in più ed esce il fumo!
    … sembra quasi che anche la stufa mi stia dicendo qualcosa…” (calore di casa)
    Tati

    • massimolegnani 11 gennaio 2016 a 23:22 #

      perfetta corrispondenza!
      la stufa, sarà perchè borbotta e soffia, sarà perchè dà calore o sarà perchè vorresti che quel fuoco non si spegnesse mai, ma per chi la possiede rappresenta davvero l’anima della casa.
      grazie e benvenuta,
      ml

      • Tati 11 gennaio 2016 a 23:28 #

        Che cosa strana… 🙂
        … Il legno che da secco e apparentemente senza vita… Regala un calore non riproducibile in altro modo… Costa rogne e fatiche… Ma il calore ( non solo di temperatura, intendo) che da alla casa… È impagabile…
        E la cenere riutilizzabile in altri modi… Ha una consistenza vellutata, quasi magia pensare sia generata da qualcosa di ruvido…

      • massimolegnani 12 gennaio 2016 a 09:01 #

        senza dubbio. Il suo calore è ineguagliabile, il pezzo di legna è materia che si consuma e si trasforma 🙂

        Date: Mon, 11 Jan 2016 21:28:30 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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