Milena e John (il panama)

16 Feb
panama

by margherita calati

 

 

 

 

 

Stiamo sbucciando piselli sotto il portico e intanto ascoltiamo un vecchio CD di DeAndrè

…ecco, Milena, tu non sei certo una da “fiori appassiti al sole”.

 

Clelia ha preso al volo le parole della canzone per indirizzarmi una frecciatina dal retrogusto astioso.

Do una lieve scrollata di spalle, accenno un sorriso e non ribatto. Non ribatto mai alla mia amica quando mi provoca.

È un’amicizia antica ma irrisolta la nostra, fatta di affetto e reciproco dispetto. Io m’indispettisco dopo un po’ che parla, non solo per quel che dice, ma proprio perché dice, dice e non tace mai. Ha voce lamentosa e inesauribile mentre io sono portata a brevi risa e silenzi prolungati. Clelia da parte sua non mi perdona quello che definisce il mio eccesso di stabilità sentimentale. In realtà non ho mai capito se me lo rimproveri o me lo invidi, forse entrambi. In ogni caso è lei, secondo me, ad avere un eccesso di turbolenza negli affetti. Ci sono sempre amori in corso che mi vuole confidare, storie intricate da cui ogni volta temo che esca con le ossa rotte. Ma soprattutto le piace rievocare legami ormai trascorsi, li rivive a modo suo correggendo di volta in volta i fatti e abbellendo le emozioni. E così confezionati secondo i suoi canoni cosmetici di memoria e umore, entrambi assai volatili, me li presenta con una punta di rimpianto che vorrebbe fosse condiviso e contraccambiato.

Ma io odio il rimpianto e non amo confidarmi.

È vero, non faccio appassire i fiori al sole, piuttosto li faccio vivere alla penombra del ricordo e li curo con passione solamente quando nessuno mi è vicino.

C’è un fiordaliso fresco sul fondo dell’Atlante. Io ne sono la custode, lo rinnovo spesso con una devozione muta che non ha nulla di cimiteriale. Non ho bisogno di sfogliare il gran librone, in dieci anni non l’ho mai fatto, apro e so esattamente su quale pagina far riposare il fiore e perché debba stare lì e non altrove.

Queensland, Terra della Regina.

Sono stata io quella regina, io quella terra attraversata a piedi, e lui il mio re per una notte, lui il mio conquistatore e suddito.

Ho ancora le sue dita sulla pelle, il tocco lento con cui mi andava conoscendo senza fretta e già sembrava conoscermi da sempre, tanto tranquilli e naturali erano i gesti. Ancora mi attraversa il brivido per quelle spalline scostate poco a poco e per quei suoi occhi grandi color di foglia in attesa golosa che affiorasse alla fine il seno. E poi le mani a coppa come volesse farne un calco e la voce, nel frattempo, roca, stupefatta, che pronunciava il mio nome, unica parola nella notte, prolungando la e all’infinito e inciampando quasi nella a finale, una storpiatura melodiosa che ancora mi rimbomba e culla. Quindi improvviso il sopravvento del tempo stretto, la consapevolezza di non altre ore nella vita, la bella furia del momento e la necessità della memoria, che nulla fosse tralasciato e niente andasse perso, e quel bisogno tassativo di scambiarci con la pelle le vite e gli occhi. Il peso del suo corpo diventato un  continente intero eppure così leggero nel scivolarmi dentro, io queste colline a pascolo e vigneti, io così minuta ad accoglierlo e contenerlo tutto.

Quella mattina mi salutò sulla porta come le precedenti, una carezza impacciata al primo sole e un sorriso bambino con già l’enorme zaino in spalla. Ma questa volta sapevamo che non ci sarebbe stato un ritorno a sera. E non era una cosa triste, era qualcosa di compiuto.

 

Nessuno in questi anni, non mio marito che d’altronde è un po’ distratto, non Clelia che pure è assai curiosa, mi ha mai chiesto il perché e la provenienza di questo cappellaccio, decisamente troppo largo per me e ormai sformato, che mi ostino a calarmi in testa quando vado in orto o a passeggio con loro per le Crete. In fondo mi dispiace, perché in risposta, almeno a lei, avrei canticchiato sventolandomi col panama:

…e un ridere rauco/ e ricordi tanti/ e nemmeno un rimpianto.

 

 

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28 Risposte to “Milena e John (il panama)”

  1. gelsobianco 16 febbraio 2016 a 14:30 #

    “È vero, non faccio appassire i fiori al sole, piuttosto li faccio vivere alla penombra del ricordo e li curo con passione solamente quando nessuno mi è vicino.”
    A caldissimo.
    Ho trovato “qualcuno” in queste parole.
    Sì, con grande rispetto, simpatia ed empatia
    🙂
    gb

    • massimolegnani 17 febbraio 2016 a 00:28 #

      ci si può specchiare in queste parole che parlano di affetto e riserbo se si è sensibili e si rifugge la platealità dei gesti.
      ciao gb
      un sorriso simpatico
      ml

      • gelsobianco 17 febbraio 2016 a 00:52 #

        Sì, sono parole di affetto e riserbo.
        Apprezzo molto la sensibilità.
        Detesto la platealità dei gesti.

        “…la bella furia del momento e la necessità della memoria, che nulla fosse tralasciato e niente andasse perso, e quel bisogno tassativo di scambiarci con la pelle le vite e gli occhi.”
        Quanto mi piace cogliere la sensualità più profonda, vera e delicata che tu sai farmi giungere con la tua scrittura.

        “C’è un fiordaliso fresco sul fondo dell’Atlante. Io ne sono la custode, lo rinnovo spesso con una devozione muta che non ha nulla di cimiteriale.”
        Bellissimo, ml, e collegato perfettamente con i versi finali del Suonatore Jones di Faber.

        Grazie.
        Un sorriso (anche simpatico, certo)
        Un abbraccio
        gb

      • massimolegnani 17 febbraio 2016 a 01:18 #

        ..allora quelle parole ti si adattano 🙂 Grazie per le belle parole e per aver notato gli agganci a DeAndrèBuonanotte gb

        Date: Tue, 16 Feb 2016 22:52:20 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 17 febbraio 2016 a 00:57 #

        …”e un sorriso bambino” sempre, ml
        gb

      • massimolegnani 17 febbraio 2016 a 01:19 #

        i sorrisi, bambini o simpatici o semplicemente sorrisi, sono sempre belli 🙂

        Date: Tue, 16 Feb 2016 22:57:24 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 17 febbraio 2016 a 01:32 #

        🙂
        Buona notte, ml
        gb

      • massimolegnani 17 febbraio 2016 a 10:57 #

        🙂

        Date: Tue, 16 Feb 2016 23:32:52 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. lamelasbacata 16 febbraio 2016 a 15:39 #

    A volte le sensazioni di una notte possono valere una vita intera di attesa.
    molto bello e delicato 🙂

  3. Cose da V 16 febbraio 2016 a 17:04 #

    Bellissimo pezzo, meriterebbe un commento più incisivo di questo… Mi è piaciuto un sacco!

  4. Enzorasi 16 febbraio 2016 a 19:44 #

    C’è un fiore antico dentro il libro di ognuno di noi; lo curiamo se ci ricordiamo di esistere, se ci piace ricordare il piacere. Se parte di quel fiore fummo noi un tempo. Esiste una sensualità nel proporsi nello scrivere che non ha nulla da invidiare a quella che viene dalle propaggini d un letto. Esiste un ritorno definitivo molto simile al fiore nascosto nel libro…e tu a volte sali di una spanna più su. Bravo Massimo ora la storia è chiusa e si può riaprire quando tornerà la voglia di vita e di amore.

    • massimolegnani 17 febbraio 2016 a 00:34 #

      grazie davvero Enzo.
      “lo curiamo se ci ricordiamo di esistere” giustissime queste tue parole.
      a rileggerci presto,
      ml

  5. sabinaviola 17 febbraio 2016 a 11:38 #

    Non credo esista una gerarchia dei ricordi: i ricordi valgono perché esistono.
    I momenti che custodiamo, a dispetto di tutto, compreso il tempo che passa, meritano tutto l’amore e la cura possibili, perché sono pezzi di noi. E tanto più li custodiamo con amore, tanto più capita di volerli preservare dal resto, soprattutto dalle chiacchiere.
    Le persone/ricordi/cose che contano davvero sono pezzi di vita che ci vivono dentro, al riparo dalla superficialità delle troppe parole, di quella teatralità del racconto e del gesto che rischia sempre di contaminare un po’ troppo le cose più preziose, di svilirle o renderle meno credibili nella loro intrinseca intensità.
    Discorsi difficili in tempi come questi, dove sbandierare parte di sé stessi passa per “schiettezza” e “sincerità”, mentre spesso è puro…trombonesimo sentimentale…e questo l’ho inventato ora, qui.
    Ciao, Carlo.

    • massimolegnani 17 febbraio 2016 a 14:46 #

      Esiste, per me, una gerarchia dei ricordi, intima e involontaria, quella che ci fa sentire con maggior intensita’ il rievocare in mente un episodio minimo rispetto a un evento “importante”.
      Sono d’accrdo con te sul bisogno di riservatezza dei ricordi, cosi’ poco condiviso dalla gente che ora tende a mettere tutto in piazza.
      Ciao Sabina,
      ml

      • sabina 17 febbraio 2016 a 15:31 #

        Hai ragione, ma probabilmente sono io ad essermi espressa male: una gerarchia personale dei ricordi c’è, eccome, più che altro volevo sottolineare che ogni ricordo ha un suo valore, soprattutto parlando di ricordi apparentemente “minimi”, minimi cioè se visti dal punto di vista di un estraneo. E poi, a volerla dire tutta, di minimo non c’è nulla, poiché, se “appendiamo” un momento grande ad un particolare piccolo, vuol dire che in quel particolare piccolo abbiamo riassunto l’intensità grande del ricordo.

  6. massimolegnani 17 febbraio 2016 a 15:58 #

    Allora Sabina siamo in piena sintonia 🙂
    ml

  7. alessialia 20 febbraio 2016 a 16:18 #

    oddeo! leggendolo subito dopo all’altro mi è venuta la pelle d’oca….. a volte un pezzino di qualcuno ci rimane dentro e non va via mai… anche se ci entra prepotente qualcuno di altro…. e non è un mancare di rispetto al marito, no…. è semplicemente un portare con se un momento enorme che ha fatto parte di noi! mado mi sto a commuove! che scema che so!

  8. massimolegnani 20 febbraio 2016 a 16:44 #

    la protezione dei ricordi, la riservatezza della memoria non possono ferire.
    (tutt’altro che scema la tua lettura partecipe :))
    ml

  9. Paolo 20 febbraio 2016 a 23:44 #

    Spettacolare.
    Delicatezza, poesia, contaminazione e arpeggi di sottofondo, la voce di calda di De Andrè… E’ tutto perfetto e perfettamente musicale, naturalmente poetico.
    Aggiungo che ammiro anche (oltre alla bellezza cui ci stai abituando) il tuo calarti nella tua protagonista femminile.
    Complimenti, sempre rinnovati.
    [corro a leggere il terzo atto]

    • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:12 #

      trovo che sia una buona ginnastica calarsi in prima persona in un personaggio di sesso opposto. è un esercizio che allarga la mente.
      grazie Paolo
      ml
      (buona lettura :))

  10. Stefi 21 febbraio 2016 a 20:00 #

    …che quel panama è quasi una metafora da portarsi dietro per tutta la vita.

    • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 21:29 #

      Il panama, un po’ Fitzcarraldo, un po’ me 🙂
      Ciao Ste
      ml

      • Stefi 22 febbraio 2016 a 21:56 #

        D’ora in poi ti immagineró col panama 😉

      • massimolegnani 22 febbraio 2016 a 22:31 #

        Quello della foto e’ proprio il mio! (sta meglio alla modella che a me :))

        Date: Mon, 22 Feb 2016 19:56:14 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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