John e Milena (via francigena)

20 Feb
by c.calati

by c.calati

 

 

Dalla mia terra sterminata a questi paesi stretti, dal camion con cui la solco in lungo e in largo ai miei soli piedi che già pochi chilometri sono una conquista a sera. Un salto che fino a due anni fa non avrei potuto nemmeno immaginare, che dell’Europa e dell’Italia non sapevo nulla.

Me ne parlò un giorno uno studente a cui stavo dando un passaggio fino a Brisbane, io guidavo e lui a gridarmi di tutto nelle orecchie per tenermi sveglio, li tiro su per questo gli autostoppisti.

In Europa c’è una via che porta dall’Inghilterra all’Italia, da Canterbury a Roma, più di mille chilometri.

È un’autostrada?

Ahah, no! È un sentiero da fare a piedi che ricalca il percorso dei pellegrini di secoli fa. È un viaggio nel tempo attraverso i luoghi che hanno fatto la storia. Si chiama “via francigena”.

Al momento non ci badai, ma dopo qualche tempo quelle due parole strane mi tornarono in mente e cominciai a curiosare in internet. Fu un sogno che prese forma poco alla volta,  tanti mesi a organizzare questa follia, io a piedi dall’altra parte del mondo.

E ora sono qui da giorni a calpestare questa terra sconosciuta. Non ho la cultura e nemmeno il fisico adatti a questa impresa, troppo scarsa la prima, troppo massiccio il secondo, però ho scoperto un entusiasmo che non mi sapevo e che mi sta spingendo avanti.

I nomi dei luoghi così difficili da leggere sulla cartina che porto al collo e impossibili per me da pronunciare senza storpiature quando devo chiedere. Acquapendente, Radicofani, Montalcino, Monteriggioni, mi immergono, giorno dopo giorno, in una dimensione nuova, una magia per me inoltrarmi nel passato, io di solito così ancorato a un presente spicciolo. E non sono tanto i monumenti ad impressionarmi, non so nulla d’arte, quanto le pietre, i ruderi, la terra antica, sento sotto le suole i secoli, sento gli stessi sassi, gli stessi passi ripetuti da un millennio. Una vertigine camminare in un tempo in cui l’Australia doveva ancora nascere.

La polvere che sollevo a sbuffi con i miei piedi pesanti diventa fango appena piove e io fatico e più fatico e più mi trasformo in un monaco antico, il cappuccio della felpa come un nuovo saio, sono il pellegrino spinto dalla fede, sono il viandante morso dalla fame. Pur nella mia ignoranza, sento ogni personaggio che è passato di qui nel tempo. Io divento tanti, sono il pecoraro, il brigante, il bracconiere e intanto mi dimentico di me, non mi riconosco in quel che faccio e in quel che provo, eppure sono felice. La donna che ho incontrato tre giorni fa, per esempio, in vita mia non mi sono mai comportato in  questo modo così cauto e incantato, che se mi guardo da fuori mi do dell’imbecille, ma se resto dentro il me stesso nuovo mi dico che davvero finalmente vivo. Giuro, non sono mai stato timido, ho sempre trattato le persone, le donne soprattutto, come tratto le macchine e le macchine come tratto la birra, ne bevo finchè ne ho voglia e poi fanculo. Eppure questa donna, Milena, è tre giorni che le giro intorno a vuoto. Le poche ore che passo con lei nel suo bed&breakfast mi riempiono di pace. Ha voce pacata, occhi pieni di entusiasmo, e si muove con una leggerezza gioiosa tra luci soffuse e musica seria in sottofondo. Sebbene siamo tanto diversi, io rozzo, lei donna di cultura, ha libri ovunque e quadri alle pareti, sebbene con le parole non riusciamo a intenderci, ho provato a dirle che sono un semplice camionista ma non mi ha capito, sebbene lei sia un punto fermo e io una massa in movimento, sebbene tra noi non ci sia stato nulla, l’abbraccio caldo del mattino prima di partire come unico contatto fisico, sebbene, sebbene…insomma, ho la folle sensazione di piacerle e di certo lei mi piace, un’attrazione misteriosa e impossibile. Per questo da tre giorni la saluto intenzionato a riprendere il cammino, m’impegno a muovere i passi ma è come fossi su una salita sempre più dura, un elastico invisibile mi trattiene. Allora rallento il passo fino a fermarmi, mi siedo su una pietra appoggiando la testa al bastone come spossato. Poi, rassegnato a una forza superiore, torno indietro, mi aggiro nei paraggi, costeggio un ruscello, raccolgo fiori di campo, io fiori di campo?, mi stendo su un prato a guardare il cielo, mi attardo in tanti modi che ancora non so che cosa fare. E alla fine, mentre il sole sta calando, accetto di essere un uomo ridicolo, suono alla sua porta, i fiordalisi in mano e la faccia scema di chi vuol far credere di essere capitato lì per caso.

Anche questa sera saranno silenzi, sguardi, sorrisi. È l’ultima sera a mia disposizione, domani dovrò riprendere il cammino, il biglietto di ritorno non ammette repliche. È l’ultima sera ma non forzerò gli eventi, ho perso la spavalderia della mia terra, ho assimilato la morbidezza d’animo di queste colline. E poi forse mi basterà la quiete che Milena mi regala col silenzio e gli occhi caldi.

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43 Risposte to “John e Milena (via francigena)”

  1. lucilontane 20 febbraio 2016 a 12:07 #

    Tornato ad essere uomo per intero. Oh ml, ma dove la scovi questa penna in stato di grazia?

    • massimolegnani 20 febbraio 2016 a 16:08 #

      eheh, mi sembrava giusto far sentire anche la voce di John 🙂
      grazie Luci,
      ml

  2. gelsobianco 20 febbraio 2016 a 13:11 #

    E lui si immerge in quel silenzio morbido con sorrisi lievi, quasi segreti, e occhi caldi poiché ha accettato di essere un “uomo ridicolo” con i fiordalisi in mano,
    Ha preso in lui “la morbidezza d’animo di queste colline”.
    Non ha più “la spavalderia” tipica della sua terra.
    Ritrovo la tua grande unione con la terra sempre, ml, sì, sempre.
    La “via francigena” ha svelato a John gli altri suoi lati di uomo intero con più sfaccettature. Tu hai saputo far giungere profondo questo “cambiamento” di John.
    Che bello è stato leggerti!
    Ti sorrido
    gb
    Bravo ml. E’ inutile scrivertelo ancora, ma mi dà piacere il farlo.

    • massimolegnani 20 febbraio 2016 a 16:19 #

      ..e noi sappiamo dal racconto di Milena che poi quella sera le cose sono andate diversamente. E non c’è niente di più bello che accontentarsi del poco e ricevere tanto.
      sì, è il cambiamento di un uomo in un ambiente diverso dal suo abituale.
      grazie gb
      un sorriso.
      ml

      • gelsobianco 20 febbraio 2016 a 23:54 #

        Il tuo lato femminile, ml, è davvero sviluppato.
        Sei stato una Milena perfetta.
        Anche un John.

        Abbraccio te nella tua totalità, ml.
        🙂
        gb
        Grazie a te.

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:08 #

        speriamo che non prenda sopravvento :)))ti sorrido e ti abbraccio, buonanotte gb

        Date: Sat, 20 Feb 2016 21:54:34 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 00:17 #

        no, non prenderà il sopravvento, no. non ti preoccupare. 😉
        continueranno a esistere contemporaneamente, un lato a colmare di più l’altro. 🙂
        sorriso abbraccio
        buona notte
        gb

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:33 #

        eheh, mi rassicuri 🙂

        Date: Sat, 20 Feb 2016 22:17:59 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 00:41 #

        oh sì, ti rassicuro, sì sì 🙂
        gb

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:41 #

        🙂

        Date: Sat, 20 Feb 2016 22:41:20 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. alessialia 20 febbraio 2016 a 16:24 #

    wow! bella la conclusione sentendo anche le sensazioni di lui…. un racconto in tre atti pazzesco… lo so ti sto scrivendo un sacco di complimenti che parono finti…. ma davvero mi è piaciuta e mi son “sensibilata”

    • massimolegnani 20 febbraio 2016 a 16:49 #

      A me è piaciuto come hai letto in immediata successione i tre pezzi, il modo migliore per percepire lo stretto legame tra loro.
      grazie per i complimenti 🙂
      ml

      • alessialia 20 febbraio 2016 a 16:51 #

        si! è stato bello leggerli così, perchè l’ho vissuta a pieno la storia! non sono complimenti, è verità!e scusa per l’inondazione di alessialia nel giro di dieci minuti! spesso non riesco a leggere live, ma poi recupero insieme cio che mi interessa! baci e buona serata!

      • massimolegnani 20 febbraio 2016 a 17:48 #

        A te e ancora grazie 🙂

        Date: Sat, 20 Feb 2016 14:51:18 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. Cose da V 20 febbraio 2016 a 18:45 #

    “accetto di essere un uomo ridicolo”… Eh beh! Posso dire che questo John è davvero un tipo affascinante? Mamma mia, quanto sei bravo!

    • massimolegnani 20 febbraio 2016 a 23:06 #

      quella che hai nominato è una frase di cui sono convinto: bisogna correre il rischio di essere ridicoli o assurdi o scorretti agli occhi degli altri se si è convinti di fare la cosa giusta.
      🙂
      ml
      (grazie)

  5. Spersa 20 febbraio 2016 a 22:17 #

    Uno dei miei sogni, fare la via Francigena…

    • massimolegnani 20 febbraio 2016 a 23:10 #

      saresti sicuramente in grado. ti manco più il tempo che la capacità 🙂
      ml

  6. Paolo 21 febbraio 2016 a 00:12 #

    Il pezzo più difficile, forse – non quello di “loro” (il mio preferito), non quello di “lei” (poesia e femminilità), ma quello di lui, un lui straniero e lontano, un po’ più “indossato” (che perde forse un poco in personalità). Avverto qualcosa, forse una fatica. Ma forse sono proprio i passi lenti e pesanti del protagonista. E l’esatta riuscita di un intento stilistico. Ancora un bel brano che si legge d’un fiato, come sempre. Sempre bravo.

    • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 00:23 #

      quello di “loro” è anche il mio preferito.
      “Ma forse sono proprio i passi lenti e pesanti del protagonista”
      secondo me, è così, Paolo.
      concordo con il tuo commento.
      e anche io apprezzo la scrittura di ml.
      un saluto
      gb

      mi sono intromessa, ml. scusami. 🙂
      gb

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:32 #

        sì, forse, nel senso che quei passi pesanti sono metafora di difficoltà ad esprimersi.
        (hai fatto bene a intervenire, gb :))

    • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:26 #

      mi trovi d’accordo, Paolo, sulla “fatica” e sull'”indossato”.
      è stato più impegnativo calarmi in John che in Milena, tanto che volevo rinunciare alla prima persona. La difficoltà era duplice:
      uno straniero che però facevo parlare in italiano (ho rinunciato, dopo qualche tentativo a fargli storpiare le parole, che tanto lui di italiano non sapeva una parola)
      e una una persona di poca cultura che quindi deve usare (pur nell’artificio letterario) un linguaggio semplice ma allo stesso tempo deve dimostrare quanto questo viaggio lo abbia arricchito.
      Grazie quindi per l’apprezzamento e ancor più per le osservazioni.
      ciao,
      ml

      • Paolo 21 febbraio 2016 a 00:35 #

        Sì, era davvero la prova più difficile (solo perché le prime le hai superate senza nemmeno farcele avvertire, con il massimo dei voti e una naturalezza disarmante). Grazie a te, davvero. Della spiegazione e dell’accesso al tuo “retrobottega”… (apprezzatissimo).

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:43 #

        ringrazio te per l’attenzione che mi hai dedicato.

        Date: Sat, 20 Feb 2016 22:35:24 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

    • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 00:44 #

      sì, “quei passi pesanti sono metafora di difficoltà ad esprimersi.”
      sì, anche, ma non solo a esprimersi, ma a cambiare, a divenire “intero”, ad accettarsi con più sfumature.

      grazie, ml:))
      gb

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 00:53 #

        è vero, John è consapevole e combattuto per il proprio cambiamento di carattere e alla fine proprio accettandosi per intero (“accetto di essere un uomo ridicolo”) offre di sè a Milena l’aspetto migliore.
        🙂

      • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 01:00 #

        offre a Milena di sé il suo aspetto completo, il migliore quindi, un aspetto che lui è riuscito a conquistarsi accettandosi per intero

        perdona questa mia invasione di commenti, ma… sono stata stimolata da questa tua storia (nei suoi tre “momenti”)

        sorriso
        gb
        una tua lettrice

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 01:22 #

        è stata una piacevole (e istruttiva) chiacchierata 🙂

        Date: Sat, 20 Feb 2016 23:00:34 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Paolo 21 febbraio 2016 a 01:02 #

        E’ bella anche questa lettura.
        Non vorrei che si pensasse che non ho goduto della lettura racconto. Anzi! E’ che ho il vizio di commentare lo scrivere più del narrare. Ma fortunatamente Massimo sopporta l’intrusione o il ravanare fra le righe.
        Il racconto mi consegna una persona in evoluzione, si. Una sorpresa a se stesso. Per via di un cammino, di un paese dove i sassi parlano e raccontano in una lingua arcana, per gli occhi di una donna che guardano e cantano… E’ bella questa scoperta di un sé diverso e nuovo (magari più antico). Come la gioia di un intimo ricordo preziosamente custodito sul fondo del proprio mare e rianimato sventolando un cappello nelle giornate più calde. Come un amore fatto di sguardi e silenzi parlanti… I tre racconti muovono e animano un bouquet di sentimenti che ha il sapore della terra, del frumento, della vigna, la dolcezza delle colline toscane… I racconti di Massimo si leggono e si rileggono, con piacere e ammirazione.

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 01:20 #

        ma io apprezzo che si “ravani tra le righe”, mi aiuta a vedere quello che ho scritto 🙂

        Date: Sat, 20 Feb 2016 23:03:00 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 01:19 #

        Grazie, Paolo.
        Mi è piaciuto molto il tuo commento per quello che esprimi e per come fai giungere tutto.
        Anche in te c’è poesia, una poesia vera, non eccessiva e non sdolcinata.

        “I tre racconti muovono e animano un bouquet di sentimenti che ha il sapore della terra, del frumento, della vigna, la dolcezza delle colline toscane…”
        Il legame di ml con la terra è fortissimo, Paolo.
        Io l’ho avvertito sino dall’inizio della mia lettura di ogni sua pagina.

        “E’ bella questa scoperta di un sé diverso e nuovo (magari più antico).”
        Sì, è bella bella.
        ml sa captarla profonda.
        gb

        Sempre chiedo scusa a te, ml, ma…
        🙂
        gb

      • gelsobianco 21 febbraio 2016 a 01:28 #

        sì, è stata una piacevolissima, interessante chiacchierata, ml

        grazie sempre a te
        ti sorrido
        gb
        buona notte

      • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 01:30 #

        buonanotte gb, un sorriso caro

        Date: Sat, 20 Feb 2016 23:28:42 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  7. sguardiepercorsi 21 febbraio 2016 a 19:31 #

    Oh, bello sentire anche la sua voce!

  8. Stefi 21 febbraio 2016 a 20:04 #

    Sei lei e lui e li capisci entrambi.
    E poi l’Australia ml, l’Australia….

    • massimolegnani 21 febbraio 2016 a 21:26 #

      grazie:)
      Ci ho pensato, sai, ti ho pensato
      Ciao Ste,
      ml

      • Stefi 22 febbraio 2016 a 21:55 #

        Grazie a te per i pensieri. 🙂

      • massimolegnani 22 febbraio 2016 a 22:30 #

        Peccato che dalle tue parti non passi la francigena. Dall’Australia l’avrei fatto arrivare fino li’ 🙂

        Date: Mon, 22 Feb 2016 19:55:29 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  9. lamelasbacata 22 febbraio 2016 a 11:53 #

    Hai fatto molto bene a raccontare il suo punto di vista, tutta la storia ha acquistato una completezza e una maturità diverse. Molto bello, mi è piaciuto lo smarrimento di un uomo sicuro che si scopre timido.
    Davvero bravo, Massimo. 🙂

  10. massimolegnani 22 febbraio 2016 a 13:15 #

    la timidezza può essere una forza, come l’ignoranza, quando l’una e l’altra ti fanno disarmato al mondo e pronto ad assorbirlo.
    ciao Mela,
    ml
    (grazie per il tuo giudizio a cui tengo molto)

  11. sabinaviola 23 febbraio 2016 a 11:47 #

    Qui direi che la timidezza si è fatta non solo forza, ma tramite comunicativo.
    E’ la timidezza a guidare i passi, e non solo quelli pesanti, di John, a indicargli il come e il quando attraversare l’apparente barriera che lo divide dal mondo di Milena.
    La timidezza qui vale anche come capacità di leggere le differenze con rispetto e curiosità, senza che il primo prevalga sulla seconda e viceversa.
    Direi che è un’ottima rappresentazione di un uomo cui manca la duttilità comunicativa che si acquisisce attraverso la cultura, ma a cui non manca affatto quella duttilità sensibile che sopperisce a tutto.Del resto, senza duttilità (capacità) sensibile non si va da nessuna parte, non si comunica e non c’è verso di acquisire altro e di più in nessun campo.

    • massimolegnani 23 febbraio 2016 a 13:08 #

      sottoscrivo ogni parola delle tue osservazioni.
      Aggiungo che l’ostacolo della lingua li ha favoriti evitando che si scambiassero “biografie” assai distanti e spingendoli a cercare vie più dirette di reciproca conoscenza.
      grazie Sabina,
      ml

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