l’arte povera di volare bassi

14 Mar
foto

by c.calati

 

 

Mia sorella accovacciata sul sedile aveva già le mani sulla leva del comando, io ero perplesso ancora prima di salire per sedermi al suo fianco. Era la nostra prima volta sulla giostra degli aeroplanini, lei entusiasta per quel battesimo dell’aria, io mi sentivo appiccicata addosso la faccia smarrita di Stanlio, uguali orecchie a sventola, stesso viso bislungo come un punto esclamativo, sai i filmini della domenica senza sonoro (“stagno e olio” li chiamavo io con logica stringente di bambino che s’appiglia a nomi che già conosce) forse per questo nemmeno io parlavo, muto subivo l’avventura sulla giostra. Mi mancava solo la bombetta sotto cui grattarmi disperato la capoccia, non ci eravamo ancora mossi ma in cuor mio non potevano che essere disastri.

La Dona, una cuffietta sarda in testa che sembrava un pilota dell’aviazione russa, appena la giostra parte tira a sé la cloche e l’aereo s’impenna salendo a un’altezza smisurata, io a guardare sbigottito i tetti di SanGiorgio, lei a salutare allegra la gente sotto di noi che rimpiccioliva a vista d’occhio. Non era la vertigine ad attanagliarmi ma la sensazione di essere fuori posto così in alto e la convinzione che lei, la Dona esuberante, non sarebbe stata in grado di riportarmi a terra. E così fu!

Non so se si fosse inceppato il meccanismo o se fosse lei che esaurita l’adrenalina non era più capace di muovere la leva che stringeva in spasmo tra le mani, fatto sta che finito il giro di giostra solo noi eravamo rimasti bloccati lassù.

Tacevo e guardavo la piccola folla che si era radunata attorno a mio padre, tutti col cappello tirato indietro per vedere meglio in alto, due bambini sospesi a mezz’aria. Avessi avuto la bombetta di Stanlio gliel’avrei picchiata sulla schiena, sempre a trascinarmi in imprese più grandi di noi, la mia sorella maggiore.

Tacevo e il viso mi si rigava di lacrime impotenti, mi spiaceva per mia mamma e anche per me che avevo appena iniziato la raccolta delle figurine dei calciatori e avevo lasciato incustodite le macchinine sul tappeto.Ero certo che non ci avrebbero salvato.

Non ricordo altro, non saprei dire dopo quanto e come siamo riusciti a scendere di lì. Non è importante, se sono qui a raccontare vuol dire che è andato tutto bene, o tutto male, vedi tu. È che quell’episodio mi ha (in)segnato una filosofia di vita, volare bassi, radente ai campi, sfuggire ai radar e mantenere intatti gli occhi sulle cose, stare a contatto stretto con la vita. Non ho l’ambizione dell’aquila che volteggia maestosa senza sbattere le ali come non le importasse degli agnelli, né quella del falco capace di scendere in picchiata sulla preda, semmai sarei poiana che sale al massimo in cima a un palo e da lì scruta i movimenti sul terreno per soddisfare la sua fame e non la fama. O gabbiano, non quello inverosimile di Bach, l’altro,quello normale che vola basso radente l’acqua e le discariche e fa dei fiumi di rifiuti cibo e poesia.

Non ho pretesa di innalzare grattacieli o tetti arditi, preferisco scavare fondamenta, basi più che altezze, e gallerie che al buio arrivino al cuore della gente. In questo mezzo secolo non ho fatto altro che procedere in orizzontale, andare all’orizzonte che a guardarlo così dal basso è più vicino e vario e vero. Anche nel lavoro non ho puntato in alto per stare tra i papaveri, ma mi sono mosso ad altezza d’uomo e l’Uomo per me, armato di fonendo e di sorrisi, erano le madri e i figli. Così la mia ambizione non è stata primeggiare ma essere tra gli ultimi, chinarmi ai fili d’erba, curare i fragili, alleviare le pene intorno e fare un poco più lieto il loro prato.

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40 Risposte to “l’arte povera di volare bassi”

  1. lucilontane 14 marzo 2016 a 14:35 #

    Sei bello così.

  2. lamelasbacata 14 marzo 2016 a 15:51 #

    Dall’alto si vedono ampi spazi, si sorvola sulle cose e solo le costruzioni grandi e magniloquenti risaltano, ma è solo dal basso che si può osservare quanto vita brulica tra i fili d’erba e la quieta bellezza di un formicaio sepolto dalle foglie 🙂

  3. tramedipensieri 14 marzo 2016 a 17:52 #

    “La Dona, una cuffietta sarda in testa che sembrava un pilota dell’aviazione russa..”
    chissà com’era questa cuffietta…(mi sembra di averne una mezza idea :D)

    La vita quella vera…è “piantata in terra” e si osserva meglio ad altezza adeguata ai cinque sensi…

    Ciao Massimo

    • massimolegnani 14 marzo 2016 a 18:38 #

      A me sembra di ricordare una cuffia a prevalenza rossa con ricami dorati. Possibile?
      Mi piace quel “la vita vera e’ piantata in terra”. Lo condivido.
      Ciao .marta
      ml

      • tramedipensieri 14 marzo 2016 a 18:44 #


        puo essere questo?

        Il famoso vestito (e relativo copricapo femminile) del paese sardo di Desulo.

      • massimolegnani 14 marzo 2016 a 19:08 #

        Se al posto del blu metti il rosso, e’ quella! 🙂

        Date: Mon, 14 Mar 2016 16:44:29 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. Cose da V 14 marzo 2016 a 18:59 #

    Ma la giostra degli aeroplani come la ricordo io prevedeva che i vincitori restassero in alto, certo non bloccati per troppo tempo, però… Capisco tutto, io sono alta e preferirei stare in basso, ma non è un po’ come nascondersi? Non saprei, ho apprezzato tutto ma non so se riesco a condividerne ogni parola…

    • massimolegnani 14 marzo 2016 a 19:07 #

      NON devi condividere ogni parola, qui si tratta di carattere e non c’e’ quello giusto e quello sbagliato. 🙂
      Ciao V.
      ml
      (contento delle parole che hai detto)

  5. Ego 14 marzo 2016 a 19:14 #

    Non commento mai, per pudore e per non entrare in una cosa tua. Ma questa volta si, perche’, non solo e’ poesia pura, ma perche’ quel bambino, se non ha volato alto…ha fatto volare alto me, la mia vita e i miei pensieri.
    Ego

    • massimolegnani 14 marzo 2016 a 19:19 #

      In un primo momento, visto l’indirizzo mail ( mio) ho pensato a un haker, poi ho capito 🙂
      Ti abbraccio
      Io

  6. massimolegnani 14 marzo 2016 a 19:15 #

    @ Cose da V. Pero’ aggiungo che non e’ proprio come nascondersi, piuttosto e’ essere poco appariscenti, non stare sotto i riflettori.

  7. gelsobianco 14 marzo 2016 a 20:16 #

    Io ti ho “incontrato” che stavi curando con umanissimo amore un fragile filo d’erba e… io sono volata in alto spinta da un’ emozione forte.
    E’ questa la tua bellezza, ml, essere il vero te stesso nella vita vera, quella ad altezza di noi uomini.
    “Tue tue” quelle tue lacrime “impotenti” sul tuo viso di bambino e “tuo” quel tuo silenzio.

    Grazie, ml.
    Ti sorrido
    gb

    • massimolegnani 14 marzo 2016 a 23:12 #

      grazie a te, gb, per le tue parole così accorate.
      un sorriso a te.
      ml

      • gelsobianco 15 marzo 2016 a 13:21 #

        Quel bambino con le sue lacrime impotenti, con il suo pensare alla sua mamma, alla sua collezione iniziata da poco delle figurine dei calciatori e alle sue macchinine, con il suo silenzio, quel bimbo così umanamente vero diviene un uomo che si muove in basso, nella vita più genuina, ad altezza d’uomo, un uomo pronto a dare una mano ai più bisognosi, una carezza alla terra per alleviare il dolore del più piccolo filo d’erba.
        “l’Uomo per me, armato di fonendo e di sorrisi, erano le madri e i figli.”
        E proprio in questo tuo volare basso, ml, c’è il tuo alto volo verso l’alto.

        Grazie ancora a te.
        Io scrivo solo quello che provo leggendoti.
        Un sorriso
        gb

      • massimolegnani 15 marzo 2016 a 13:43 #

        Ho avuto la fortuna di un mestiere che mi ha “costretto” ad interessarmi agli altri e che mi ha fatto incontrare l’umanita’ “ad altezza d’uomo” 🙂

        Date: Tue, 15 Mar 2016 11:21:07 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 15 marzo 2016 a 14:09 #

        Hai scelto quel mestiere!
        Poi lo hai coltivato non tra i papaveri, ma fermandoti “ad altezza d’uomo” con la tua sensibilità e il tuo amore… per ogni filo d’erba.

        Che bella è questa tua pagina di diario, ml!
        🙂
        gb

      • massimolegnani 15 marzo 2016 a 14:15 #

        grazie, gb 🙂

        Date: Tue, 15 Mar 2016 12:09:39 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. teti 14 marzo 2016 a 20:59 #

    quanto assomigliano ai sogni i ricordi che abbiamo del periodo infantile… entrambi fulminei e al tempo stesso dettagliati oltre che particolari per la capacità di concentrare significati complessi in poche immagini ad alta definizione su sfondi metafisici…

    • massimolegnani 14 marzo 2016 a 23:16 #

      sì, c’è molta somiglianza, entrambi sono frammenti spesso avulsi dal contesto. e in entrambi conta più il clima emotivo che la trama.
      ciao teti,
      ml

  9. Musa 14 marzo 2016 a 23:47 #

    complimenti per la grafica, L’articolo parte con un ricordo e prosegue sino alla conclusione di una morale sulla Vita. E’ una visione che potrei condividere, esprime un alto senso di dignità personale, valori a cui si fa riferimento, non fare il passo più lungo della gamba da un senso di stabilità, ma ogni tanto osare?

    • massimolegnani 15 marzo 2016 a 01:37 #

      osare, sempre! 🙂
      con il riaffiorare di quel ricordo mi sono confrontato con il me bambino e mi sono trovato molto simile 🙂
      grazie Musa,
      ml

      • Musa 15 marzo 2016 a 09:25 #

        Si dice che cambiano tante cose, ma si rimane sempre gli stessi a conti fatti. La penso così.. alla prossima massimo 😄

      • massimolegnani 15 marzo 2016 a 10:08 #

        un sorriso

        Date: Tue, 15 Mar 2016 07:25:59 +0000
        To: agilulfo_@hotmail.it

      • Musa 15 marzo 2016 a 10:12 #

        🙂

  10. LuminariaSprecata 15 marzo 2016 a 00:07 #

    Senza pretese, disarmante e dolce, al tempo stesso. E’ al pianoterra della vita che avvengono gli incontri migliori; è lì che tutto appare più vero, privo di orpelli e ciarpame. Da questa prospettiva il mondo appare più genuino e non c’è nulla di più sorprendente che scoprirsi uomo tra gli uomini, perché ognuno è al mondo con le proprie fragilità e il proprio carico di dolore, ripiegato su stesso, eppure con una mano pronta ad esser tesa per afferrare chi si china a rivolgere lo sguardo sugli ultimi. Non sfidare le altezze vertiginose, ma costruire le basi, accarezzare la terra, rinsaldare le radici della nostra umanità…forse il segreto è tutto qui.

    • massimolegnani 15 marzo 2016 a 01:40 #

      grazie,hai usato parole davvero belle il cui senso mi tocca
      ciao Lumi,
      ml

  11. sabinaviola 15 marzo 2016 a 11:50 #

    Guardare la terra e chi ci cammina sopra, prendersene cura senza perdere di vista nulla, sorvegliando la giusta priorità delle cose e delle necessità, non è da tutti e, soprattutto, è un esercizio che richiede continuità e sentimento.
    Chi si cura della terra e di chi la abita non ha rinunciato al cielo: semplicemente se lo custodisce dentro il cielo.

    • massimolegnani 15 marzo 2016 a 12:54 #

      La chiusa del tuo commento e’ perfetta: non e’ rinuncia al cielo guardarlo dal basso, e’ portarselo dentro.
      Ciao Sabina,
      ml

  12. francescopicciotto 15 marzo 2016 a 13:47 #

    comincio a seguirti…molto interessante

  13. Prishilla 15 marzo 2016 a 16:21 #

    Al di là dell’insegnamento, che bello questo racconto che mi è apparso nitido, in uno splendido bianco nero perfettamente a fuoco…. e mi ha tirato su un sorriso da così in fondo che non mi capitava da un pezzo. Grazie!

    • massimolegnani 15 marzo 2016 a 21:34 #

      Il bianco e nero e il sorriso sono merito di Stanlio 🙂
      Ciao Prish e grazie a te
      ml

  14. alessialia 19 marzo 2016 a 14:31 #

    no dico ma ti pare poco?!?!?
    accarezzare i fili d’erba, stare vicino ai piccoli… curare il prato un po malconcio dei fragili ed innaffiarlo giorno per giorno per far ricrescere i fiori…
    ecco, oggi stavo un po così, ed ora dopo aver letto la tua delicatezze mi si è stampato un sorriso sul viso!
    che carini quando siam bimbi e le ns piccole grandi tragedie, o sorprese…
    certo, ogni tanto a me anche piace fare dei bei voli, e vedere dall’alto, da un’altra prospettiva e provare un brividino… ma poi piccoli ed umili si deve tornare!
    ciao ml!

    • massimolegnani 19 marzo 2016 a 17:56 #

      sono contento per il sorriso che ti è spuntato
      ed è vero, è bello ogni tanto andare più in alto, assaporare l’ebbrezza del volo, ma poi di nuovo planare a pelo d’erba 🙂
      ciao alessia,
      ml

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