la grande curva

2 Apr

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Papà rientrava alle sette di sera, io lo attendevo affacciato alla finestra che dava sul cortile, non tanto per affetto quanto per ammirazione. Lui era il re della marcia indietro. Il nostro garage, come altri, era sotterraneo con una rampa d’accesso in forte pendenza e una lunga curva irregolare che stringeva il raggio nella parte finale. Gli altri inquilini compivano la manovra in due tempi ed essendo scesi di muso si ritrovano poi al mattino a dover girare la macchina in uno spazio angusto. Papà no, lui, l’unico!, scendeva in retromarcia sin dalla strada attraverso l’androne stretto e con una manovra millimetrica compiva la curva in un colpo solo. Io dal terzo piano, la finestra aperta anche d’inverno, studiavo la traiettoria perfetta che seguiva, più precisa di un proiettile. Mi stupiva ogni volta con quanta facilità piegasse al suo volere quel bestione enorme, una Taunus a sei posti.

Anch’io avevo la mia bestia d’acciaio, una puledra di nome Limone per via del colore giallo acceso. Lunghe ore d’esercizio per domarla in cortile e nella piazza sotto casa, veloci sgroppate alternate a lenti passaggi su percorsi di abilità.

Ormai potevo dire che la mia Legnano era diventata una cavallina docile, con lei perdevo e vincevo sfide nelle gare con i miei amici. Ma la sfida inconsapevole a cui tenevo di più era quella con mio padre, o meglio con la sua destrezza nella discesa dei garage.

Con la bicicletta non era certo difficile compiere il percorso in un’unica tornata, non era questo il punto. Cercavo un modo che mi mettesse al suo stesso grado di difficoltà, avere insomma un confronto alla pari, dove potessi emulare la sua bravura. Pensai di girare la bici e lasciarla scivolare all’indietro, ma scartai subito l’idea. Non ero scemo, con quella  pendenza avrebbe significato ribaltarmi appena avessi toccato i freni. I freni! Ecco qual era il punto. Ogni volta, poco prima del termine, quando la curva stringeva all’improvviso, ero costretto a dar di freni per evitare il muro. Bene, per essere all’altezza di papà, non avrei utilizzato i freni.

Il nuovo impegno di quei pomeriggi divenne la ricerca della traiettoria ideale. Feci mille prove a piedi partendo rasente il muro esterno per poi buttarmi alla corda fino a sfiorare i piloni interni alla ricerca del punto esatto che mi avrebbe permesso di chiudere la curva senza danni. Con un gessetto tracciavo segni per terra per riconoscere il punto in cui dovevo piegare al massimo la bici e dove avrei dovuto dare un guizzo per scansare l’ostacolo in cemento. A piedi sembrava tutto facile, ma come montavo in bicicletta, ancora fermo in alto, mi rendevo conto che sarebbe stata dura. Infatti, immancabilmente arrivavo troppo veloce al punto cruciale e, fissando il muro che mi veniva incontro, istintivamente tiravo i freni anziché tentare il guizzo risolutivo. Era un gesto automatico fuori dal controllo della volontà, le mani stringevano i freni prima che me ne rendessi conto e forse quella era la mia salvezza.

In ogni caso non ero ancora pronto e presi tempo. Di giorno mi allenavo alla destrezza, alla sera disegnavo traiettorie a matita sopra un foglio sempre un po’ più strette per convincermi che il sogno era possibile, di notte mi addormentavo tentando di risolvere il problema dei freni. La soluzione la trovai una volta che dovetti cambiare la camera d’aria per una foratura. Per sfilare la ruota dal telaio occorreva sganciare il freno. Ecco, quando fosse stato il momento della prova avrei sganciato i freni!

E il momento arrivò. Quel giorno mi sentivo pronto e determinato. In cima alla discesa sganciai i freni e salii in sella. Puntellai i piedi a terra per non scivolare giù, fissai un’ultima volta la grande curva che precipitava in basso e  mi feci il segno della croce come avevo visto fare a un calciatore prima di tirare un calcio di rigore. E finalmente partii.

Non feci errori. Corretta la traiettoria, giusto il punto di corda, esatta l’inclinazione della bici, splendido il guizzo finale. Ma non bastò. Il muro mi accolse inesorabile. Non so se provai più dolore per le ossa rotte o dispiacere per l’insuccesso.

Per mezzo secolo un dolore vago al polso sinistro ai cambi di stagione mi ha ricordato quel lontano fallimento. Ma poi un giorno in Tirolo, scendendo con gli amici verso Innsbruck lungo una ciclabile tortuosa e in forte pendenza, ho visto in basso una curva attorcigliata che sembrava quella dei garage. Lì, aiutato dai gesti antichi, avrei pareggiato i conti col passato.

Ma questa è un’altra storia.

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30 Risposte to “la grande curva”

  1. Mezzatazza 2 aprile 2016 a 10:49 #

    L’occasione di pareggiare i conti bisogna saperla aspettare

  2. eveningminuettoinacastlebythesea 2 aprile 2016 a 11:05 #

    Che bel racconto! Mi ha emozionata moltissimo. Quanta dolcezza, ingenuità e paura racchiuse in così poche parole.

  3. teti 2 aprile 2016 a 13:06 #

    dérapage, sideslip, derrape… mi sembra l’unica via:)

    • massimolegnani 2 aprile 2016 a 14:23 #

      Sarebbe stata la soluzione ma quella volta ancora non lo sapevo 🙂
      ml

  4. Cose da V 2 aprile 2016 a 13:18 #

    Mi è piaciuto molto, i padri sembrano supereroi certe volte, per cose come quella, mio padre ad esempio oltre a guidare benissimo ha un’intelligenza pratica pazzesca (ho rubato una definizione di un’amica :D) dal nulla costruisce cose. Bello bello questo racconto.

  5. lamelasbacata 2 aprile 2016 a 13:51 #

    Le tue parole riescono ogni volta a trasportarmi nel momento esatto della narrazione, mi ritrovo a condividere l’emozione. Sempre un bel leggere 🙂

  6. alessialia 2 aprile 2016 a 15:34 #

    Mi sembrava di essere quel bambino…. Il papà che sembra grosso grosso…. Un progetto.da portare a termine x eguagliarlo…. Bello! E poi il riscatto…. A volte anche dopo anni serve proprio.
    Mi piace proprio, come ogni tuo racconto tra l’altro. Non so se è autobiografico… Hai la capacitâ di far sembrare di essere nella storia! Buon sabato!

    • massimolegnani 2 aprile 2016 a 18:12 #

      Il dolore che ogni tanto si fa sentire al polso dice che e’ autobiografico 🙂
      (avevo picchiato secco anche la capoccia, ma questo e’ meglio non dirlo)
      Grazie alessia,
      ml

  7. LuminariaSprecata 2 aprile 2016 a 16:25 #

    Le tue parole creano scenografie. Sembra di essere lì, affacciati da quel terzo piano, accanto a te; sporgersi un po’ per mirare la maestria di un babbo che agli occhi del figlio è un eroe.
    Mi piace anche la chiusa. A volte bisogna solo aspettare per poter pareggiare i conti. Altre volte non basta. Occorre anche avere il coraggio di rimettersi in discussione e riprovarci. Dopo un fallimento non è sempre facile.
    Buon sabato.

    • massimolegnani 2 aprile 2016 a 18:17 #

      Eroe e rivale il padre per ogni bambino 🙂
      Magari presto racconterò come ho pareggiato il conto col passato 🙂
      Buona giornata a te,
      ml

  8. remigio 2 aprile 2016 a 19:00 #

    Io credo che ognuno di noi conservi nello scrigno della memoria qualche ricordo legato alla bravura del proprio papà, visto attraverso gli occhi dell’innocenza che solo un bambino possiede. E’ sempre un ricordo dolce e delicato che rimanda alla nostra perduta fanciullezza, alla nostra spensieratezza e che possiamo far rivivere solo attraverso le parole. Come simpaticamente sai fare tu, caro Massimo 🙂

    • massimolegnani 2 aprile 2016 a 22:25 #

      Si’, tutto vero, ma accanto all’innocenza c’e’ il senso di onnipotenza infantile e il desiderio di emulare il proprio padre fino a superarlo 🙂
      Ciao Remigio
      ml
      (grazie)

  9. Spersa 2 aprile 2016 a 20:07 #

    È bello avere un padre da sfidare, è proprio quel che l’animo fa, senza saperlo, per diventare grande. È bello anche avere un osso che scricchiola e ti ricorda una vecchia storia…

  10. tramedipensieri 2 aprile 2016 a 23:51 #

    Il tuo senso d’osservazione é innato da qui parte la sfida in quel che vuoi raggiungere .bella tempra 😊

  11. gelsobianco 3 aprile 2016 a 03:31 #

    Ti ho letto con gli occhi chiusi quasi, ml.
    E’ notte fonda.
    A caldissimo
    Ti ho visto volare su una bicicletta e… ti ho visto volare con questa tua bella pagina di diario che mi ha comunicato emozione.
    Oh, c’è sempre una lotta con il papà rivale che è anche eroe per il bambino.
    E c’è sempre un’altra possibilità…
    E’ bello avere un osso che con il male ricorda qualcosa!
    Un abbraccio, ml
    gb

    • massimolegnani 3 aprile 2016 a 11:33 #

      eheh, sono proprio volato quella volta..contro il muro di cemento:)

      un sorriso a te gb
      ml
      (i tuoi commenti a caldo sono i preferiti)

      • gelsobianco 4 aprile 2016 a 23:43 #

        sei proprio volato contro il muro di cemento… quella volta
        sei proprio volato verso chi ti legge… questa volta
        a caldo anche questo mio commento
        un sorriso, ml (sì anche il sorriso a caldo)
        gb

      • massimolegnani 4 aprile 2016 a 23:48 #

        impatto molto più morbido, questa volta!un abbraccio (caldo) a te

        Date: Mon, 4 Apr 2016 21:43:32 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  12. elmundoesdefresa 6 aprile 2016 a 01:49 #

    Che dolce ricordo…

    • massimolegnani 6 aprile 2016 a 10:06 #

      sì, gli episodi d’infanzia che ci sono costati fatica o dolore fisico, col tempo diventano ricordi dolci, per nulla dolenti 🙂
      ciao,
      ml

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