la perfezione della seconda curva

4 Apr

FullSizeRender

 

 

Aria e ora perfette. Immaginati a metà mattina in un maggio d’Austria, un’aria trasparente che non vedi nemmeno in controluce ma senti mulinare nei polmoni ogni respiro, e un’ora che ti aspetta lì, al punto esatto, precisa come un appuntamento che non avevi dato.

Dai boschi di Seefeld a scendere fin al fondovalle, laggiù sull’Inn, il percorso è un serpente nero che si aggomitola e si snoda in un invito senza mela e senza inganno. La bicicletta da grandi viaggi, un mastodonte carico di ogni necessità, è meno agile di un TIR, dipende solo da te sentirti senza peso, un’oca prima che sia piumino, quando ancora sa essere leggera all’aria e muove la mole in un lieve, poderoso, volo. E allora ondeggi per le curve, le pennelli, ne prendi ritmo e slancio, come una musica dove una nota s’aggancia alla precedente e fa da traino a quella che verrà. E non a caso in testa hai Mozart che ti accompagna e guida.

È un piacere ancora bambino rotolare a valle come una biglia nel circuito sulla spiaggia, è un godere adulto accarezzare le curve e scendere lungo i fianchi stretti della valle come le dita attente sulla pelle di una donna. Non sei solo, i tuoi amici hanno la tua stessa faccia e anch’essi piedi fermi sui pedali, che c’è l’intesa di non usare il motore delle gambe, siamo barche affidate al vento, siamo le vele che si gonfiano, siamo i marinai che le governano.

Con loro scivoli veloce sull’asfalto, che ti sembra neve, poi acqua, aria, in un accavallarsi di sensazioni esatte e brevi. E mentre gusti il tuo piccolo mondo e il modo, Fabio e Mauri ti scorrono in avanti sfruttando meglio la pendenza come un vento con cui tendere le vele. Inesorabili li vedi allontanarsi, senti la risata che rimbomba nella valle, sembra una battaglia persa. Eppure sei tranquillo perché oggi ti senti la perfezione addosso e sai che occorre solo aspettare il momento e il luogo giusti, che tu sei pronto.

E quando la discesa si fa più ripida ti chini sul manubrio, la faccia a prendere gli schizzi dalla ruota, il cuore a dare la cadenza dell’inseguimento. Recuperi terreno tagliando le curve come fette di coraggio e dimenticando i freni, ma loro sono ancora distanti. Riesci a lanciare un’occhiata in basso e vedi il punto dove attaccherai, quella curva verso destra che gira con un gomito irregolare, prima ampio, invitante, poi più stretto, insidioso e che termina in contropendenza come un trampolino a volare sulla valle. Devi essere alle loro spalle prima di quella curva, il resto lo farà la perfezione. Molleggiandoti con i piedi sui pedali rendi più fluida la discesa e con piccoli spostamenti del bacino trasformi le curve in un lungo rettilineo, che è facile da dire, ma basterebbe un movimento troppo brusco perché la bici imbizzarrisca.

Ormai sei a pochi metri dalle loro schiene, Fabio si è voltato, non puoi più contare sulla sorpresa. Trenta metri alla curva, hai pochi istanti per studiare traiettoria e strategia. L’istinto sarebbe di ritardare la frenata e affiancare gli altri all’imboccatura, ma poi arriveresti rallentato all’uscita mentre è importante essere veloci in quel punto per superare di slancio la breve salita. Allora decidi di anticipare i tempi, ti alzi, freni fino a trovare la velocità giusta da mantenere per tutta la curva. I tuoi compagni sembrano di nuovo sfuggirti in avanti. Ma tu ora lasci correre le ruote, ti pieghi e disegni la traiettoria curvilinea come avessi il compasso, il peso delle sacche ti aiuta a mantenere l’aderenza a terra. Ora sei più veloce di Fabio, vedi lo spazio stretto tra lui e la corda della curva, il minimo errore e volereste di sotto entrambi dove tuona il torrente, ma tu t’infili di precisione, diventi ineluttabile come un destino mentre gli sfili lentamente accanto attento che la ruota davanti ti ubbidisca al millimetro. Tra poco la curva chiude restringendo il raggio e invertendo la pendenza, non frenare, tranquillo, è tutto calcolato, l’insaccata da ammortizzare di gomiti e ginocchia e la forza centrifuga da contenere, la forza che di forza ti proietterà verso l’esterno dove un muretto di pietre argina  il poggio a prato. Per un istante ti ricordi della curva dei garages mezzo secolo prima, quando cercando la perfezione di bambino trovasti il muro di cemento a spegnere coscienza e speranza di esattezza. Ma oggi è diverso, oggi ogni gesto è giusto, pennelli la curva come una carezza calda al culo di una donna, le dita a sfioro che non calcano e non tremano. Così non contrasti la tangente con i freni, lasci scivolare la bici verso l’esterno come fosse un’altra resa al muro, la lasci correre fino sull’erba del bordo in un difficile equilibrio ma la riprendi con un guizzo all’ultimo e di magia trasformi in slancio il pericolo scampato poggiando la ruota proprio lì, alla base del muretto che ti faccia da rimbalzo. Mauro lo superi d’inerzia sul dosso come una boccia che rotola puntuale fino al pallino.

È fatta e già finita, che la gloria è un breve istante. Ma per costruire una memoria futura ti volti a rivedere la perfezione tua che precisa l’avevi in mente ed esatta l’hai disegnata sull’asfalto.

E intanto in testa Mozart col clarinetto s’inventa un tango prima che sia il suo tempo.

Annunci

53 Risposte to “la perfezione della seconda curva”

  1. teti 4 aprile 2016 a 11:49 #

    ognuno ha le sue ╰╮╯╭╰╯╮╭ ╭╯

  2. lamelasbacata 4 aprile 2016 a 12:01 #

    Bellissimo! Ho assaporato ogni metro di quel tragitto!
    (Lo so che “si snoda in un invito senza mela e senza inganno” è un refuso della tastiera ma mi ha fatto sorridere tanto! 😉 )

  3. Tati 4 aprile 2016 a 15:46 #

    che bello… ho sentito il profumo di verde e il colore del sole… si sentiva ogni pietruzza sotto le ruote… bello bello… ( per me che in bicicletta sono un danno di prima categoria)

    • massimolegnani 4 aprile 2016 a 17:47 #

      Il tuo apprezzamento vale di più se non sei appassionata di bici 🙂
      Grazie
      ml

      • Tati 4 aprile 2016 a 17:53 #

        a dire la verità… sono le bici a non avere una passione per me… ma vediamo di non fare troppi danni
        buona serata

      • massimolegnani 4 aprile 2016 a 17:54 #

        Ahah 🙂

        Date: Mon, 4 Apr 2016 15:53:25 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. rodixidor 4 aprile 2016 a 16:31 #

    poesia

  5. lucilontane 4 aprile 2016 a 18:23 #

    Il paragone col culo di una donna la dice lunga. Ecco. Mi piace, assai. Si assaporano così le cose, trovandoci carne.

  6. moni 4 aprile 2016 a 21:08 #

    …azzarola, temevo la caduta…

    e invece la meraviglia del “volo”…. quello che mette le ali veramente…

    splendida stesura, un sorrisone..

    m.

    • massimolegnani 4 aprile 2016 a 23:17 #

      eheh, questa l’ho chiamata “seconda”, perchè nella prima effettivamente ho sbattuto 🙂
      ciao
      ml
      (grazie)

  7. gelsobianco 4 aprile 2016 a 23:53 #

    “pennelli la curva come una carezza calda al culo di una donna, le dita a sfioro che non calcano e non tremano.”
    Oh, che splendida carezza, ml. 🙂
    Oh, come danzano le dita, sì sì.
    “E intanto in testa Mozart col clarinetto s’inventa un tango prima che sia il suo tempo.”
    Splendida chiusa, ml. 🙂
    *E quando ci sono danza e musica…

    Qui un abbraccio ci vuole, ml
    gb

    A caldo caldo anche questo mio commento

    • massimolegnani 5 aprile 2016 a 10:05 #

      sicuramente hai presente il secondo movimento, l’adagio, del concerto per clarinetto di Mozart: verso metà c’è un passaggio che sempre mi ha fatto pensare alle note di un tango prima che esistesse. Musica di armonia e cadenza ideale per scendere leggero tra le curve 🙂
      un abbraccio a te, gb
      ml

      • gelsobianco 5 aprile 2016 a 23:38 #

        E’ questo, ml?
        E’ magico.
        Per te
        gb

      • massimolegnani 6 aprile 2016 a 00:31 #

        sì, proprio questo pezzo. Stupendo. Grazie, gb

        Date: Tue, 5 Apr 2016 21:38:34 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 5 aprile 2016 a 23:44 #

        Concordo con te.
        “Musica di armonia e cadenza ideale per scendere leggero tra le curve”. 🙂

        E magia è anche nelle emozioni che tu riesci a dare a chi ti legge, emozioni varie, diverse, ma sempre emozioni.

        gb:))

      • massimolegnani 6 aprile 2016 a 00:32 #

        …merito della musica :)Ti abbraccio, buonanotte

        Date: Tue, 5 Apr 2016 21:44:17 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 6 aprile 2016 a 00:38 #

        è la musica che è in te, tradotta in parole, che riesce a dare emozione, ml. 🙂
        ti abbraccio
        buona notte
        gb
        è tutto splendido questo Concerto

      • massimolegnani 6 aprile 2016 a 00:42 #

        troppo buona 🙂 Ciao gb e grazie

        Date: Tue, 5 Apr 2016 22:38:31 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. alessialia 5 aprile 2016 a 10:50 #

    No vabbe ml, che bello! Un racconto di tue gesta comunque trasformato in qualcosa chw fa pensare…
    Una curva paragonata al culo di una donna e alle sensazi9ni che fa provare!
    E mi se.brava di stare in bici con te ad assaporare ogni minimo profumo, dosso, ciuff9 d’erba sotto le ruote! Questo si che ti ha fatto sentire il re del mondo!
    Ecco beh… Io e la bici non andiam molto daccordo… Anzi siam abbastanza nemici e quindi mi son palpitata a leggerti! Io ti adoro! Lo pozzo dire o è troppo? 😁

    • massimolegnani 5 aprile 2016 a 11:55 #

      che cara che sei, Alessia 🙂
      il mio desiderio era proprio quello di portare in bicicletta con me chi mi avrebbe letto, far provare le mie stesse emozioni ed ebbrezza. Felice quindi delle tue “palpitazioni” 🙂
      grazie
      ml

  9. LuminariaSprecata 5 aprile 2016 a 12:02 #

    Il riscatto è giunto. Il bimbo ha saputo coltivare l’attesa, rimettersi in gioco, provando a superare i propri limiti. Dopo la caduta, la seconda curva riscatta lo smacco precedente e dà speranza a chi non si lascia scoraggiare facilmente.
    Cosa dire poi del racconto? Te l’ho già detto, crei scenografie, dipingi quadri realistici, trasporti chi viaggia tra le tue righe esattamente lì con te, questa volta condividendo una bicicletta.

    • massimolegnani 5 aprile 2016 a 12:31 #

      mi fa piacere che poni l’accento sul “riscatto” che è la vera essenza del racconto.
      quando ci riesce bene qualcosa, in realtà ci riscattiamo da un precedente insuccesso che solo apparentemente abbiamo dimenticato.
      ti sono grato per la tua attenta lettura,
      ml

  10. Paolo 6 aprile 2016 a 01:44 #

    Grande Massimo. Il ritmo. Incalzante, ti tiene le mani serrate al manubrio e gli occhi fissi danti, fra ruota, ostacoli e traguardi in secondo piano. Bellissima questa seconda curva di rivincita a mezzo secolo di distanza. Bellissima anche per chi, come me, si muove a piedi (se non con mezzi motorizzati). Peraltro, da quando ho iniziato a leggerti, mi è venuto un gran prurito di mettermi sulla Francigena. Anche in questo racconto, le tue parole scorrono fluide senza mai perdere un colpo, né d’intensità. Se non avessi avuto in cuffia l’accuratezza e l’esattezza mozartiana, seppur piegata a un euforico, trionfante tango adrenalinico sul finale, avrei ascoltato volentieri un ruspante, soffiante, instancabile Paolo Conte.
    Sempre felice di leggere le gradevolissime manifestazioni dei tuoi mondi.

    • massimolegnani 6 aprile 2016 a 10:02 #

      sì, il Paolo Conte di Bartali sarebbe stato un ottimo accompagnamento 🙂
      la cosa essenziale in una discesa come quella è l’armonia dei movimenti, la fluidità dei gesti che ho cercato di tradurre con il ritmo delle parole.
      Anche a me attira la francigena, da fare in bici, però, che a piedi è troppa fatica, ne ho fatto qualche spizzico in Toscana ed anche qui da me in Canavese ed è una sensazione particolare, come percorrere un’altra dimensione, senza tempo.
      Grazie per il bel commento,
      ml

      • Paolo 6 aprile 2016 a 11:25 #

        Hai ragione tu, ovviamente. Mozart e il clarino fluido per una discesa senza pedale era una scelta perfetta. Così come per l’armonia e l’esattezza di ritmo e traiettoria. Il soffio, il pedale, la spinta e la salita di Bartali non sono adeguati allo scorrere libero delle tue parole.

      • massimolegnani 6 aprile 2016 a 14:25 #

        🙂

        Date: Wed, 6 Apr 2016 09:25:20 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 6 aprile 2016 a 23:45 #

        Chiedo scusa se mi permetto.
        E’ quell’Adagio di Mozart la scelta perfetta.
        Soprattutto sentendo quel “tango” con il clarinetto…
        🙂
        gb

      • massimolegnani 6 aprile 2016 a 23:52 #

        indubbiamente 🙂 (ma anche un Bartali di Conte in sottofondo non mi dispiace :))

        Date: Wed, 6 Apr 2016 21:45:18 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 7 aprile 2016 a 00:05 #

        No, non dispiace neppure a me, oh no.
        E’ tutt’altro però.
        Quel “tango” che hai sentito in Mozart è troppo troppo bello, ml.
        La musica senza età è quel “tuo tango” con il clarinetto…:))
        gb

      • massimolegnani 7 aprile 2016 a 00:10 #

        🙂

        Date: Wed, 6 Apr 2016 22:05:51 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  11. Paolo 6 aprile 2016 a 01:45 #

    da(va)nti, ovviamente…

  12. sabinaviola 6 aprile 2016 a 10:09 #

    …che bello poterti seguire attraverso le parole: le tue fanno davvero viaggiare

    • massimolegnani 6 aprile 2016 a 10:32 #

      questo è un complimento che mi fa davvero piacere 🙂
      grazie Sabina,
      ml

  13. Cose da V 6 aprile 2016 a 19:54 #

    Bellissimo! Mi piaceva andare in bici da piccola anche se sgraziata come ero cascavo sempre, infatti poi ho smesso. Queste parole sono piene di vita, penso che abbiamo corso tutti con te leggendoti! 😀

    • massimolegnani 6 aprile 2016 a 23:57 #

      da bambini le ammaccature, da grandi, se si insiste e ci va bene, magari il riscatto o altre ammaccature a tornar bambini 🙂
      Grazie V
      ciao,
      ml

  14. Spersa 9 aprile 2016 a 09:29 #

    Mozart ha gettato spunti prima di altri, lui e l’altro unico grande hanno avuto intuizioni prima di tutti (anche se io amo certamente molto di più l’altro). E la colonna sonora in testa è quel dettaglio che fa la differenza nei ricordi, no?

    • massimolegnani 9 aprile 2016 a 10:30 #

      l’altro secondo me è Bach (assieme al suo cugino più frivolo, Haendel), ma può essere che qui divergiamo 🙂
      ml

      • Spersa 9 aprile 2016 a 11:59 #

        È ovvio, solo Bach, l’unico al mondo!

      • massimolegnani 9 aprile 2016 a 14:07 #

        🙂 (anche suo cugino, dai)

        Date: Sat, 9 Apr 2016 09:59:44 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Spersa 9 aprile 2016 a 14:15 #

        No no. E nemmeno i figli.

      • massimolegnani 9 aprile 2016 a 14:52 #

        I figli no di certo, canzonettari di quart’ordine, ma cugino Haendel, fosse vissuto ai tempi nostri sarebbe cantautore sopraffino

        Date: Sat, 9 Apr 2016 12:15:42 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: