ogni volta un’America

19 Apr
foto

by c.calati

 

 

 

Certe volte vorrei imparare il vocabolario a memoria, che quando serve non trovo mai la parola giusta per tradurre ciò che sento. Come stamattina, mi sono svegliato che avevo come una nuvola sopra la testa, sai quelle compatte e bianche che basta guardarle e piove. Mi sono alzato perchè credevo che bastasse essere cosciente per far uscire limpida quella specie d’acqua che da sola si trasforma nella parola esatta. E invece niente, sta svaporando in fretta come un’eredità promessa troppo presto, a babbo ancora vivo. Avevo in mente la bellezza, e bellezza non è la parola giusta. Avevo in mente quella cosa che incontro spesso quando vado, me la trovo davanti che non me l’aspetto, ogni volta un’america, meglio di Colombo, uno stupore per la terra che credevo l’India e non so che nome ha.
Faccio l’autista d’ambulanza. No, aspetta, non pensare a quelli belli, vestiti di arancione, che corrono ululando e salvano le vite. No, io ho una divisa blu, come un portinaio. Mi metto in macchina alle otto e dalla radio mi dicono Camillo vai in via dei mille, prendi il signor Cosimo e portalo alla dialisi e mentre aspetti che lo ripuliscano, vai fino a Cuorgnè, ritira le provette al centro prelievi. E  torna indietro piano che l’altro giorno quattro erano rotte. Va bene, vado, non ribatto che non sono stato io a romper le provette, magari in laboratorio o l’infermiera per le scale, inutile discutere, loro hanno la parlantina sciolta, a me manca il vocabolario, va bene, vado, sì, starò più attento.
Così vado dal signor Cosimo lo scarico alla dialisi e riparto per Cuorgnè. Guido veloce per rosicchiare qualche minuto al servizio, che ho una specie di appuntamento. Eccolo lì, nel campo al sole, poco dopo la Cascina Carolina, immobile come sempre. Questa volta mi sono portato anche il binocolo per osservarlo meglio. Sì, come pensavo, è proprio un airone cinerino. No, non pensare all’airone classico, questo è il suo cugino povero e sfigato che dell’airone bianco non ha il candore nè la grazia. Smilzo smilzo se ne sta lì impalato su quei trampoli smisurati e quel colore slavato che sa di sporco. È brutto e ha pure un’aria stupida. Eppure mi sembra dignitoso o forse umile, non so trovare un’altra parola per dire quel suo stare, consapevole dei propri limiti. E poi, quando ondeggia il collo, è quasi bello, guardalo, così inclinato in avanti sembra un cammello che s’abbassa per ricevere il carico di sale. Ed eccolo il movimento che aspettavo, il gesto che m’incanta, quel piegare il collo e infilare la testa tra i trampoli fino a toccare col becco il sotto-coda. Sembra la mano di una donna in amore che presa da dietro cerca il sesso del suo uomo in un accompagnamento tenero e audace. Che meraviglia! È questa la mia America di oggi?
Accidenti, la radio gracchia nuovi ordini. Camillo quando torni lascia perdere il signor Cosimo, devi fare un trasporto a Torino, in oncologia pediatrica.Niente di grave, solo per degli esami. Niente di grave? Ho già l’angoscia, non voglio sapere la sofferenza, vedere un bambino con la testa d’uovo e lo smarrimento in fondo agli occhi.
Quando arrivo in reparto con la barella ho un momento di sollievo: la bambina ha tutti i capelli in testa e quasi sorride mentre cammina, la mano nella mano enorme della mamma, una gigantessa dallo sguardo bovino.
Poi tutto precipita.
La mamma mi chiede se può venire anche il marito in ambulanza.
Solo un genitore, rispondo.
La donna mi guarda e muggisce, sì, muggisce! E si riempie di lacrime, come volesse sciogliere tutto il suo grasso in quelle lacrime.
È un crollo verticale a cui non sono preparato. Le spiego che è per via dell’assicurazione, e poi anche volendo non c’è nemmeno lo spazio. Lei pesta i piedi per terra, ma silenziosamente, non so come faccia, pesta quei piedi da elefantessa per terra, che ti aspetti un rimbombo da far tremare vetri e pavimento, invece non esce nessun rumore.
Non mi sono mai mossa senza mio marito, non mi faccia questo. Ne stiamo passando tante, non mi faccia questo.
Cerco di farla ragionare, che suo marito ci può seguire in auto, ma lei scuote il capoccione e piange. Il marito è lì, smarrito, non spiccica parola, lascia a lei tutto il carico di disperazione.
Non so che fare. Chiedo aiuto al mio dio gracchiante. Mi risponde Camillo arrangiati, lo sai il regolamento. E spicciati.
Il donnone è al colmo di una desolazione pacata e irremovibile.
Siamo allo stallo, paralisi totale, quando si fa avanti un tipo magro magro in braghe di tela verde con un fonendo rosso al collo come una cravatta, il naso sottile a becco d’uccello. Sì, sembra l’airone cinerino. Guarda la donna e non le dice niente ma se l’abbraccia e se la culla come una bambina, che sono quasi buffi da vedere, tanto sono sproporzionati e assurdi. Le passa una mano tra i capelli unti e sul volto gonfio. Forse le bisbiglia qualcosa all’orecchio, non lo so. Fatto sta che la donna gli fa cenno di sì, poi sorride a sua figlia, la riprende per mano e insieme si avviano al mio fianco.
Ogni volta un’america, quel che mi accade intorno.

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38 Risposte to “ogni volta un’America”

  1. Tati 19 aprile 2016 a 09:20 #

    e a vederla, quell’America pare meno lontana no? 😉
    adoro gli aironi cenerini, qua ce ne sono tanti ( c’è un centro Lipu quindi viene da sé) ma credo che il “qua” e il “lì” non siano così distanti…

    • massimolegnani 19 aprile 2016 a 12:59 #

      E’ un’America vicina 🙂
      (Io Piemonte nord-ovest, Canavese. E tu)
      Ciao Tati,
      ml

      • Tati 19 aprile 2016 a 13:00 #

        È l’America nel cuore ( anche se faccio fatica ad associare a quella parola un senso bello)
        Io… Bra, ai piedi delle Langhe…

      • massimolegnani 19 aprile 2016 a 13:06 #

        Ci separa solo Torino 🙂

        Date: Tue, 19 Apr 2016 11:00:39 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Tati 19 aprile 2016 a 13:07 #

        In effetti si 🙂

      • massimolegnani 19 aprile 2016 a 13:17 #

        🙂

        Date: Tue, 19 Apr 2016 11:07:46 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. Prishilla 19 aprile 2016 a 09:53 #

    …e come fai a trovarla una parola, per questa cosa qui? una lacrima è una parola? perchè io, quella, ce l’ho….

    • massimolegnani 19 aprile 2016 a 13:00 #

      Quella lacrima e’ una parola bellissima.
      Grazie Prish, un sorriso
      ml

  3. lamelasbacata 19 aprile 2016 a 10:56 #

    La bellezza dei margini, la bellezza dei gesti compiuti da persone apparentemente grigie e normali ma capaci di diventare giganti. L’eleganza e la grazia di un uccello umile, come un’orchidea selvatica, poco appariscente ma tanto più rara e preziosa. Grazie per oggi, grazie.

    • massimolegnani 19 aprile 2016 a 13:04 #

      La bellezza delle tue parole, Mela.
      Sono io che ti ringrazio.
      Un abbraccio
      ml

  4. Arianna 19 aprile 2016 a 14:46 #

    Certe volte, per le emozioni provate in giornate come questa, le parole non bastano. E un vocabolario nemmeno.

    • massimolegnani 19 aprile 2016 a 16:48 #

      già, hai perfetta in mente un’emozione ma ti sembra che non esistano le parole per dirla 🙂
      ciao Arianna
      ml

  5. rodixidor 19 aprile 2016 a 15:42 #

    Fantastico, ma poi la parola non è questa perchè questo pezzo riesce a raccontare una realtà in maniera poetica, ma nemmeno poetica è la parola. Perfetto, forse bellezza perfetta, se no America 🙂

    • massimolegnani 19 aprile 2016 a 16:49 #

      rodix, sei in perfetta sintonia col brano e con Camillo 🙂
      America!
      ml

  6. sabinaviola 19 aprile 2016 a 16:18 #

    Chi ha la capacità di non perdere mai nulla di vista, di prendersi cura e di nutrire affetto per ogni aspetto della vita, non ha bisogno di molte parole per descrivere il mondo: lo ha dentro.

    • massimolegnani 19 aprile 2016 a 16:52 #

      Camillo ha il mondo dentro e ancora si incanta al mondo. Gli manca solo la parola giusta, ma forse come dici tu non ne ha bisogno.
      ciao Sabina,
      ml

  7. sguardiepercorsi 19 aprile 2016 a 22:00 #

    La bellezza degli aironi cinerini, soprattutto di quelli col fonendo… 😉

  8. miaeuridice 20 aprile 2016 a 08:07 #

    Il post non l’ho letto (miiiiii quanto scrivi!).
    Ma quei glicini sono uno spettacolo!

    • massimolegnani 20 aprile 2016 a 10:17 #

      il glicine quest’anno è particolarmente rigoglioso ed è già sopravvissuto a una breve grandinata.
      ciao Eurx
      ml
      (ho un ritmo di post simile al tuo :))

      • miaeuridice 21 aprile 2016 a 07:38 #

        Sì, ma tu usi almeno duemila parole in più ogni volta!

      • massimolegnani 21 aprile 2016 a 10:17 #

        a volte solo cento e forse presto ne farò uno con zero 🙂

        Date: Thu, 21 Apr 2016 05:38:21 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  9. LuminariaSprecata 20 aprile 2016 a 19:29 #

    Quell’America è il tempo salvato, strappato all’oblio di giorni sempre uguali. Non esistono parole adatte. Negli sguardi e in quell’abbraccio, l’incanto di un’umanità che resiste.

    • massimolegnani 20 aprile 2016 a 22:15 #

      ed è anche la meraviglia di quando sei in cerca di qualcosa o di qualcuno e t’imbatti in altro senza rendertene subito conto, lo chiami col nome del primo e solo poco a poco lo apprezzi per quello che è in realtà.
      ml

  10. Cose da V 21 aprile 2016 a 12:30 #

    Triste e intenso, che te ne fai di tutto il vocabolario se già scrivi così bene, poi sarebbe troppo 😀 No a parte gli scherzi, un bellissimo pezzo.

    • massimolegnani 21 aprile 2016 a 13:35 #

      Ma a me, come a Camillo, davvero capita (spesso) che mi sfugga la parola giusta, la devo braccare e poi girarci intorno e non sempre finisce che la trovo 🙂
      Ciao
      ml
      (grazie V)

  11. roceresale 21 aprile 2016 a 16:54 #

    Quante Americhe anche senza parole. O senza quella giusta, che fa.

    • tempodiverso 21 aprile 2016 a 17:22 #

      ci sono certi tuoi brani che, anche a leggerli decine di volte, restano sempre America

    • massimolegnani 21 aprile 2016 a 18:25 #

      Per fortuna le Americhe sono 3, cosi’ ce n’e’ sempre una che fa meraviglia 🙂
      Ciao rocer
      ml

  12. massimolegnani 21 aprile 2016 a 18:30 #

    Ogni tanto riesumo, spolvero, correggo,modifico qualcosa:)
    Ciao Cecil
    un abbraccio
    ml

  13. Donatella Calati 21 aprile 2016 a 19:30 #

    “povero in ispirito” … potrebbe essere questa la parola per Camillo, per il candido stupore con cui va incontro alla vita e alle sue mille Americhe?
    fai bene a riesumare e spolverare

    • massimolegnani 21 aprile 2016 a 22:06 #

      mah, francamente non so se sono quelle. Mi pare abbiano un’accezione negativa mentre Camillo, che ha tante incapacità, è capace di uno stupore sano. sì, candido mi piace 🙂
      ciao Dona,
      io

      • Donatella Calati 22 aprile 2016 a 11:51 #

        non so perchè abbia preso quell’accezione negativa … io pensavo al “beato chi …” e mi sembra che la beatitudine si addica a Camillo

      • massimolegnani 22 aprile 2016 a 13:03 #

        Beatitudine, si ci sta 🙂

        Date: Fri, 22 Apr 2016 09:51:11 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  14. Paolo 25 aprile 2016 a 13:45 #

    Il tuo brano più bello (per me). Il più bello che abbia mai letto. C’è tanto, tantissimo (il gesto dell’airone cinerino è una chicca suprema, non solo per la sensualità – cui non sarò mai indifferente, ma per il preziosismo con il quale hai reso e immortalato un gesto così “trasversale”…), nel tuo racconto c’è un’umanità intera.
    Complimenti Massimo. Tu sei un vero scrittore.

    • massimolegnani 25 aprile 2016 a 14:41 #

      cerco di mettere un bel vestito alle cose che mi accadono intorno:)
      grazie Paolo, il tuo giudizio mi inorgoglisce
      ml

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