il cimitero degli eleganti

23 Apr
by c.calati

by c.calati

 

 

Sotto casa una bambina salta la corda e intanto conta. Si blocca a un certo numero incespicando con i piedi o impappinandosi con la voce. Ha un breve smarrimento, poi ricomincia imperturbabile la conta dall’inizio e intanto riprende i suoi saltelli. Sarà una suggestione ma ho la sensazione che s’interrompa sempre allo stesso numero, giusto quello dei miei anni. Questo mi fa male come una ferita della falce. Vorrei scendere di sotto e saltare assieme a lei, aiutarla a superare il numero fatidico come bastasse per ottenere una proroga all’affitto di questo corpo in prestito. E intanto, come fa lei, azzerare anch’io i salti precedenti, rivivere da capo, non per fare sbagli differenti, ma per ripetere errori ed omissioni tali e quali.

E invece non si può, solo la bambina ha il potere del game over, noi si può solo andare avanti, avanti sempre, in uno smarrimento che alcuni vivono felici mentre altri sopravvivono.  Ma già il comando categorico che c’imprimono nascendo, avanti!, è fatto per confondere. Avanti Cristo significa prima, indietro, insomma mi spingono in avanti ma intanto mi indicano la direzione opposta. E allora vorrei farmi salmone per un ritorno all’utero, o quanto meno stare fermo come il cinerino che immobile forse riflette sulla futilità dell’andare a testa bassa verso un nulla che non sappiamo dove sia. Eppure andiamo. Bufali e pecore, pochi leoni, a galoppo forsennato o muovendoci brucando, in questa sconfinata prateria, verde e tremenda, verso il gran burrone dove tutti finiremo. Ma io non voglio ritrovarmi accatastato tra la massa di carcasse che s’impilano incoscienti in fondo a quel dirupo.

Invidio l’elefante che conosce il tempo e il luogo della fine. E anche il modo di arrivarci ciondolando, come per caso, senza fretta. Io ci ho provato con le parole a cercare un sentiero differente che mi portasse al cimitero senza l’affanno euforico della prateria. Un po’ per esorcismo, un poco per passione, ho inventato storie che assomigliassero alla vita, come se questa fosse finta, un mondo parallelo da cui entrare e uscire con qualche piacimento. E dentro e fuori e fuori e dentro, ho fatto andare l’ago in un cucire assieme vocali e consonanti con un minimo di estro, talvolta era un ricamo, altre un rattoppo, ma sempre c’era l’intenzione di lasciare un segno minimo, poco più di un sasso per l’inciampo, la pietra lavorata che resti lì dopo di me. E ne ho incontrato altri in questi luoghi, dove la parola è raffinata come zucchero fino a farsi bianca e quasi trasparente, ghiaietto per i viali. Noi siamo gli eleganti, i cinici emotivi, quelli sensibili alle foglie. Noi che sappiamo che la vita fa rima con la morte, noi lo scriviamo, ognuno a proprio modo. Questo è il nostro luogo, rettangoli ordinati, la gramigna che ci copre come un manto, e qualche futuro visitatore occasionale che silenzioso mormori “me lo ricordo, ah sì che lo ricordo”. Per me vorrei i gargarismi della gazza che mi sbeffeggi e m’accompagni.

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38 Risposte to “il cimitero degli eleganti”

  1. lamelasbacata 24 aprile 2016 a 00:51 #

    Un’elegia dolente ed elegante che mi ha ricordato Spoon River. Davvero una bella prova, bravo!!

    • massimolegnani 24 aprile 2016 a 13:57 #

      c’è un legame tra quello che leggiamo e quello che scriviamo: dopo “stasera” sono andato a recuperare vecchie parole (che leggerti mi aveva riportato alla mente) e le ho rielaborate in queste.
      grazie Mela,
      ml

  2. Giuliana 24 aprile 2016 a 06:59 #

    clap clap clap! stupenda davvero. Cristallina descrizione dell’io pensante sul senso della vita… vorrei averla scritta io 😄

  3. alessialia 24 aprile 2016 a 10:19 #

    oddeo….. guarda che ogni tanto a leggerti rimango senza parole…. mi viene quell’espressione ebete con la bocca a fare ohhhhh e poi… ora che faccio??? lo rileggo… rifletto…. penso…. mi emoziono… è la vita…
    toranre indietro per rifare gli stessi errori, non per cancellarli, anche questa è bella…
    lasciare i ns segni al passaggio…. un sassino lasciato li al tempo che passa ne prende tutti i segni… se si trova sotto una goccia quella farà un buchino col tempo, se poi rotola nel fiume, l’acqua servirà a levigare. …a levigare, non a cancellare il buchino precedente, perchè tutti i buchini che ci vengono lasciati lungo il cammino si levigano, ma rimangono, non spariscono… fanno parte di noi. a volte si dice purtroppo, a volte per fortuna…
    oh e scusa mi acchiappo sempre un sacco del tuo spazio… ma leggerti mi fa sto effetto! mi culli, mi avvolgi, mi coccoli! grazie!

  4. Stefi 24 aprile 2016 a 12:18 #

    Il giorno in cui la bambina supererà il numero fatidico, ogni tassello troverà il giusto posto, forse.
    A volte penso che scrivere sia un atto di estrema superbia, di inelegante supponenza, un mestiere bastardo che ti fa credere migliore.
    Solo a volte, per fortuna.
    😉

    • massimolegnani 24 aprile 2016 a 14:09 #

      🙂 Ti capisco, sai e sono d’accordo. C’è dell’arroganza, a volte, nello scrivere lontani dal frastuono. E se non siamo eleganti nell’atto di superbia, cerchiamo di essere almeno elefanti nel procedere con un certo distacco.
      ciao Stè,
      ml
      (buon 25aprile:))

  5. Tati 24 aprile 2016 a 17:14 #

    io, in quel “sensibili alle foglie” mi son persa… quelle tre paroline, messe in quell’ordine aprono ricordi e dicono un mondo di emozioni… bisognerebbe tatuarle sull’anima….

    • massimolegnani 24 aprile 2016 a 22:29 #

      quelle tre parole le ho prese a simbolo di una particola capacità di sentire, mi fa piacere che tu ti ci sia soffermata.
      ciao Tati,
      ml

      • Tati 24 aprile 2016 a 22:50 #

        Quelle tre parole rapprensentano, per me, un mondo parallelo fatto di delicatezza d’intenti incantevole e deciso allo stesso tempo… Perché essere “sensibili alle foglie ” è un bel modo di camminare sul mondo
        Buona serata a te Massimo
        🙂

      • massimolegnani 24 aprile 2016 a 23:03 #

        lo penso anch’io 🙂 Buonanotte Tati

        Date: Sun, 24 Apr 2016 20:50:56 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. rodixidor 24 aprile 2016 a 18:19 #

    triste

  7. remigio 24 aprile 2016 a 19:39 #

    Nulla è più sfuggente e inafferrabile del tempo che ci accompagna come un’ombra in ogni istante della nostra vita, che scandisce le nostre giornate dalla nascita fino alla morte. “Vorrei fermare il tempo in questo dolce istante”, cantava Adamo negli anni ‘70. Ma il tempo, proprio nei momenti più belli, sembra avere una maggiore rapidità, acquista la velocità del suono. E non possiamo fermarlo. E allora, proprio quando cominciamo ad avere troppi anni sul groppone, e il nostro pensiero rincorre l’elefante “che conosce il tempo e il luogo della fine”, ci lasciamo prendere dalla malinconia. I giovani, per esempio, non avvertono mai il fluire del tempo perché ne possiedono in abbondanza e non vedono l’ora di diventare grandi. Ma non sanno a cosa vanno incontro, caro Massimo!! Alla nostra età ci si guarda indietro e ci si accorge che, dopo i quaranta il tempo comincia a correre, passati i cinquanta precipita giù come un macigno da una montagna e dopo i sessanta – poiché ci troviamo in età pensionabile – gli anni ruzzolano uno dietro l’altro a velocità interstellare. E soffriamo. Proprio oggi leggevo su un quotidiano una lunga intervista a Renato Zero il quale, al giornalista che gli chiedeva se se è meglio l’allegria o la tristezza per creare, ha risposto: “Meglio la sofferenza. Se non hai un po’ di sofferenza non scrivi nulla di buono. Quando ero contento non sempre ho prodotto cose importanti”. Consoliamoci così, con le nostre parole, perché le parole hanno la straordinaria capacità di ammazzare il tempo che ci sfugge e di attenuare la nostra malinconia e quella di chi ci legge. Buona serata 🙂

    • massimolegnani 24 aprile 2016 a 22:35 #

      sì, le parole, quando si fanno tonde e calde come pagnotte, sono una consolazione.
      Come le tue, qui.
      grazie Remigio per aver condiviso
      Un abbraccio,
      ml

  8. almerighi 24 aprile 2016 a 21:07 #

    massimolegnani ritrovato casualmente, un abbraccio

  9. mariella tafuto 24 aprile 2016 a 23:58 #

    ritrovarti è bello

  10. Paolo 25 aprile 2016 a 13:23 #

    Vorrei dirmi fratello di questo incedere per la Savana con cognizione e lentezza. Vorrei marcare anch’io il passo e un territorio, che non è mio, ma di cui vivo.
    Le tue parole, Massimo, suonano in me come una summa, un epitaffio. Una linea di demarcazione moralmente consapevole. Un monito. Esse non sono solo esatte, non sono solo ben scritte; esse conducono ad altro, fanno accedere alla più profonda ricerca di senso. Che è la vita stessa. Ed è racchiusa in ogni vera opera d’arte (l’eleganza…). Nelle tue parole si sperimenta si trova la “Bellezza”.

    • massimolegnani 25 aprile 2016 a 14:34 #

      Paolo, che cosa posso dire dopo parole tante intense?
      Mi sei fratello.
      grazie per aver condiviso in modo così profondo.
      ml

      • Paolo 25 aprile 2016 a 15:41 #

        A te. Certe presenze sono fari, luci lontane, in grado di accendere e scaldare il cuore.

      • massimolegnani 25 aprile 2016 a 16:42 #

        ! 🙂

        Date: Mon, 25 Apr 2016 13:41:02 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  11. cheocchigrandi 26 aprile 2016 a 10:59 #

    Mi hai ricordato certi pensieri di Fernando Pessoa, rettangoli ordinati, ne “il libro dell’inquietudine”…

    • massimolegnani 26 aprile 2016 a 13:08 #

      pensa, ogni tanto ne leggo un passo e..m’inquieto 🙂
      Ben arrivata,
      ml

  12. lapulcionavagabonda 21 luglio 2016 a 21:42 #

    Ma che fantastico post!

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