il padre di Marta

10 Mag
photo by luca ferrara

photo by luca ferrara

 

 

 

A conoscerlo solo superficialmente avresti detto che quella mail imprevista non avesse minimamente scosso Fabrizio Imbeni. Aveva letto sul monitor le parole di sua figlia con la medesima attenzione che avrebbe dedicato a una relazione di lavoro, aveva stampato la pagina come sempre faceva con lo zelo distaccato di un archivista, aveva riposto il foglio nel primo cassetto della scrivania, quello del materiale da rivalutare, e la cosa sembrava finita lì. A distanza di un mese non le aveva ancora risposto e in quel mese la sua vita era trascorsa apparentemente immutata.

A conoscerlo meglio avresti notato la meccanicità che avevano assunto i suoi gesti, l’aria vagamente assente con cui salutava i colleghi e scambiava battute con gli amici, il modo distratto per quanto corretto con cui svolgeva il suo lavoro. Anche l’abbigliamento era divenuto ripetitivo, jeans e polo, polo e jeans, come pure i pasti, una pastasciutta monotona, una fettina al burro, un frutto, come gli si fosse spenta ogni inventiva. Così da un mese.

Si era dimesso da marito e padre parecchi anni prima e giudicava la vicenda ormai definitivamente chiusa. Ma, se la dimissione dal primo ruolo, quello di marito, è un atto risolutivo che viene anche ratificato da un giudice, dal secondo, quello di padre, non ci si può dimettere ufficialmente, si può solo fuggire e sfuggire. Ed è quanto aveva fatto Fabrizio, convinto potesse in questo modo risultare per sempre irraggiungibile. Adesso però, Marta, sua figlia, dal chiuso di un cassetto gli ripeteva ogni giorno parole taglienti, assolutamente meritate.

Resistette per un mese, poi una sera si accorse di non ricordare con esattezza nemmeno l’età di sua figlia e cedette. Ancora riluttante, digitò al computer poche parole: Vorrei incontrarti. Ti va bene a Siena tra tre giorni?

La risposta, altrettanto laconica, non si fece attendere: Ricordo un locale tranquillo a metà di via Stufasecca. Sarò lì a un tavolino del dehor all’incirca dalle dieci.

Perché hai scelto Siena? gli aveva chiesto lei appena dopo essersi scambiati un bacio convenzionale sulla guancia. Una questione di equidistanza tra me e te, aveva risposto Fabrizio, grato per quell’inizio neutro. Ma il sarcasmo con cui Marta controbattè gli diede la misura di quanto poco sereno sarebbe stato il loro incontro: la tua solita esattezza geografica, il tuo rispetto per la correttezza formale. Siena come Teano, ma chi di noi è Garibaldi, chi il re? E poi, credi davvero che viva ancora a Napoli con mamma? Le ultimo parole sibilate con una specie di sorriso che le storse la bocca.

Il padre non rispose. Guardava sua figlia con stupore, l’aveva lasciata ragazzina, la ritrovava donna con una propria vita, di cui lui si era volutamente tenuto all’oscuro. Più che naturale che ora lei gli presentasse il conto.

Fu di nuovo Marta a parlare, sporgendosi in avanti come volesse scuotere suo padre dal torpore: Papà, la vita è andata avanti anche senza di te.

Lui si limitò ad annuire. Come ribattere a quelle parole sacrosante? Era di fronte a verità spinose e irrefutabili, di nuovo, come quelle della lettera. A suo tempo lui si era rinchiuso nella stanza di ghiaccio perché il mondo degli affetti non lo distogliesse dai propri interessi. Anche adesso la tentazione di chiamarsi fuori era forte, mettere fine a un colloquio troppo scomodo, battere in ritirata un’altra volta, definitivamente. Lo trattenne lì una curiosità nuova, il desiderio di sapere di Marta, colmare il vuoto di notizie, se non di affetto.

Pensa che non ricordo più se hai 24 o 25 anni, tutto quello che riuscì a dire. E c’era rammarico sincero per la propria inadeguatezza.

Ne ho quasi ventisette, papà.

Possibile che ci fosse una nota d’indulgenza nella voce? Non di perdono ma forse di pietà per quell’uomo, suo padre, che aveva odiato per il suo smisurato egoismo, e che ora gli appariva in tutta la sua pochezza.

Raccontami di te, di questi anni, azzardò lui afferrandole la mano che stava posando il bicchiere sul tavolino.

No, papà, neanche una parola. Devi arrivarci da solo fino a me.

Marta, però, non aveva ritirato la mano, da troppo tempo non sentiva il tepore asciutto delle sue dita. E guardava suo padre in modo limpido, come lo volesse attirare a sé. Come avrebbe fatto con un figlio che inizia a camminare.

Il dialogo tra i due procedette per ore con una stentatezza quasi gradevole, non più dovuta a imbarazzo o diffidenza ma a una prudenza nuova, una circospezione a non mettere una parola in fallo che potesse spaventare l’altro. A Fabrizio tornarono in mente le sue escursioni in montagna, quel muoversi attento lungo crinali battuti dal vento, l’elevarsi con lentezza cercando l’appiglio giusto che fosse base e slancio per la mossa successiva. Non sapeva se questa volta sarebbe arrivato in cima, stava aprendo una nuova via, tutta da inventare, ma provava la medesima emozione dell’ascesa. Ed era un’ascesa anche questo loro faticare quasi silenzioso, finalmente legati alla stessa corda.

Poco lontano, in via Banchi di Sopra, frotte incessanti di turisti trottavano chiassose alla volta del Campo, ma a loro giungeva solo un brusio sempre più ovattato, quasi un silenzio caldo.

 

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48 Risposte to “il padre di Marta”

  1. lamelasbacata 10 maggio 2016 a 11:18 #

    Meraviglioso pezzo, una malinconia sobria venata di rimpianti e di voglia di riscatto. Sono ripiombata nelle sensazioni di inadeguatezza, nell’essere una figlia non maschio, nel rapporto difficile con mio padre. Mi tocca il cuore molto a fondo.

    • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:34 #

      una storia di errori paterni e del tardivo desiderio di porvi rimedio.
      mi spiace di aver risvegliato in te un dolore cocente,
      ti abbraccio Mela
      ml

      • lamelasbacata 10 maggio 2016 a 14:36 #

        I tuoi protagonisti stanno cercando un punto d’incontro. Questa speranza mi fa bene. Grazie a te per ciò che scrivi e per la delicatezza.

      • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:40 #

        spero che il finale ti porti fortuna (in realtà sono felicissimo del rapporto con mia figlia :))

        Date: Tue, 10 May 2016 12:36:41 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • lamelasbacata 10 maggio 2016 a 14:42 #

        Dille sempre che la ami, che è la persona migliore del mondo, che non deve avere paura di nessuno, dille che è bella, forte e magnifica così com’è.
        Diglielo sempre, più che puoi, anche se non vuole, anche se ride e ti prende let matto. Conserverà ogni parola nel cuore per sempre e non avrà mai bisogno di altro.

      • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:49 #

        lei fa la dura, ma so che è felice dei miei incoraggiamenti e io pure 🙂

        Date: Tue, 10 May 2016 12:42:13 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • lamelasbacata 10 maggio 2016 a 14:49 #

        Bene! ❤

      • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:51 #

        un abbraccio 🙂

        Date: Tue, 10 May 2016 12:49:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. Tati 10 maggio 2016 a 11:39 #

    è molto dolce tutto questo… è confortante questo tentare a piccoli passi ma con la voglia di andare da qualche parte… questa lentezza dei movimenti…
    buongiorno 🙂

    • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:35 #

      il riavvicinamento è molto più impegnativo dell’allontanarsi, occorrono sensibilità e prudenza.
      buonagiornata a te Tati,
      ml

      • Tati 10 maggio 2016 a 14:44 #

        forse perché allontanarsi è un po’ un fuggire, quindi si va di corsa… il ritorno è pensato, delicato… non può essere fatto di corsa….
        🙂

      • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:50 #

        sono d’accordo con te 🙂

        Date: Tue, 10 May 2016 12:44:25 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. Giuliana 10 maggio 2016 a 13:01 #

    quante storie di padri, tutte uguali. Che tristezza.

    • massimolegnani 10 maggio 2016 a 14:37 #

      ho inventato una storia ricalcando una vicenda assai frequente. forse il riavvicinamento finale la differenzia da altre.
      ciao Giuliana,
      ml

      • Giuliana 10 maggio 2016 a 15:04 #

        il ricongiungimento finale e’ sempre un bluff, niente puo’ cancellare nel cuore e nella mente di un figlio l’assenza di anni e anni. C’e’ solo la voglia di sapere, di capire il perche’ di questa assenza. Mentre da parte del padre e’ quasi sempre un volersi ripulire la coscenza da questo peccato. Con tutte le eccezioni del caso.

      • massimolegnani 10 maggio 2016 a 15:09 #

        il tuo giudizio morale sul finale del racconto è severo ma purtroppo corretto. Io sono più sognatore e credo nella seconda opportunità (che naturalmente non cancella il male fatto). 🙂

        Date: Tue, 10 May 2016 13:04:45 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Giuliana 10 maggio 2016 a 15:21 #

        io ho passato l’eta’ per questo genere di sogni. Oggi, avendo toccato con mano queste realta’, ho preso coscenza che i sogni realizzabili sono solo quelli dove sei l’unico imprenditore ed operaio del tuo sogno. Come dice in una sua canzone Tiziano Ferro, l’ amore e’ una cosa semplice, o ami o non ami. Se hai amato i tuoi figli non puoi disinteressartene di punto in bianco, ne puoi decidere all’improvviso di amarli solo perche’ hai preso coscenza che e’ giusto cosi’. L’amore e’ una cosa semplice, amico mio, niente a che vedere coi sogni o coi desideri, o ami o non ami.

      • massimolegnani 10 maggio 2016 a 16:33 #

        Ti caoisco, ma sono meno assolutista di te:)

        Date: Tue, 10 May 2016 13:21:54 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. Stefi 10 maggio 2016 a 18:32 #

    Sai, la cosa strana è che mi viene da parteggiare per Fabrizio. La ragione sta tutta dalla parte di Marta, eppure c’è qualcosa nel modo in cui l’hai descritto che suscita in me la stessa indulgenza della figlia, come fosse lui la vittima e lei il giudice severo, lui quello da proteggere e lei quella da biasimare.
    Bel pezzo ml, mi piace assai.

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 00:29 #

      Fabrizio ha grandi colpe e dovrà fare una strada accidentata per recuperare a sè la figlia, ma c’è questa opportunità che lei gli concede che mi piace e mi fa bene sperare.
      grazie Stè,
      ml

  5. LuminariaSprecata 10 maggio 2016 a 19:35 #

    Fabrizio avrà anche tentato di defilarsi per anni dal ruolo di padre, ma sono certa che, in cuor suo, non ci sia stato giorno in cui il suo pensiero non sia andato a Marta. Sarà stato un impeccabile ragioniere, un cesellatore di sentimenti, un meticoloso orologiaio ma, sotto la scorza, dietro l’apparenza, non ha potuto dimenticare gli occhi di sua figlia. Avrà pure perso il conto dell’età della sua bimba ma mai cancellerà la prima emozioni provata nel vederla. Essere padri non è semplice, essere uomini a volte è difficile, impegnativo. La fuga è sempre la scelta più semplice; vigliacca, stupida, ma pur sempre la scappatoia per quanti si scoprono non in grado di essere genitori, compagni, uomini e donne coraggiosi. Se, però, la fuga è impulsività, paura, incoscienza, credo che nel ritorno ci sia, invece, la forza, la determinazione, il coraggio di mettersi in discussione, mettendo in conto anche una porta sbattuta in faccia.
    Se odio la fuga, è nel ritorno, meditato e soppesato, che credo e spero.

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 00:37 #

      diciamo che Fabrizio aveva nascosto questo sentire paterno sotto tonnellate di egoismo e una volta che ha iniziato a fuggire non è più stato capace di fermarsi. Merito di Marta, della sua mail di rmproveri e accuse se adesso lui prova a invertire la rotta. e sicuramente il ritorno richiederà coraggio e umiltà.
      ti ringrazio,
      ml

  6. Cose da V 10 maggio 2016 a 22:07 #

    Mi è piaciuto molto il tuo pezzo, il padre che hai descritto non mi è piaciuto affatto. Nessuno è obbligato a fare figli, se li fai te li cresci, io detesto i ritorni di fiamma, o chi ritorna per sensi di colpa. O ci sei sempre o non ci sei mai, non esistono mezze misure. Ovviamente giudico quel padre, non il tuo pezzo che è scritto molto bene.

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 00:48 #

      sei intransigente con quel padre che indubbiamente ha sbagliato per anni e può essere che tu abbia ragione. io ho voluto immaginare una figlia più indulgente, che pur non facendogli sconti (” No, papà, neanche una parola. Devi arrivarci da solo fino a me”) sembra alla fine accettare di metterlo alla prova.
      Grazie V per l’apprezzamento al brano e per le parole schiette sul padre.
      ml

      • Cose da V 11 maggio 2016 a 14:03 #

        grazie a te e alla libertà d’opinione 😉

      • massimolegnani 11 maggio 2016 a 14:28 #

        che poi a volte è più gradevole la diversità di vedute che la sua uniformità 🙂

        Date: Wed, 11 May 2016 12:04:01 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Cose da V 11 maggio 2016 a 14:56 #

        sì, anche se io sono poco tollerante con chi la pensa diversamente da me : P 😀

      • massimolegnani 11 maggio 2016 a 15:48 #

        ahah..allora rischio! 🙂

        Date: Wed, 11 May 2016 12:56:32 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Cose da V 11 maggio 2016 a 16:28 #

        😀 😀

      • massimolegnani 11 maggio 2016 a 18:27 #

        🙂 🙂

        Date: Wed, 11 May 2016 14:28:56 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  7. moni 11 maggio 2016 a 09:30 #

    …riuscire a trovare un punto di incontro, che va oltre il silenzio, il dolore, il distacco e la paura…

    quell’incontro che può dar via a una differenza…

    …come sempre ben scritto…

    🙂

    m.

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 12:18 #

      è quello che mi premeva, soffiare con le parole del racconto su quella scintilla a che non andasse persa 🙂
      ciao moni,
      ml

  8. sabinaviola 11 maggio 2016 a 13:32 #

    Approvo moltissimo il tuo finale aperto, così almeno l’ho interpretato io, perché quel che racconti è proprio un’ascensione, l’apertura di una nuova via verso la vetta, avventura nella quale non è assolutamente assicurato né un buon finale, né la salvezza di entrambi gli scalatori.
    L’equilibrio tra i due sembra apparire a tratti, ma dura pochi istanti, perché il percorso è tutta una prova di resistenza e di “creatività” per trovare la via, smarrirla e cercarla ancora.
    Ho vissuto un’esperienza che un po’ somiglia a questa da te narrata e sento di dire che alla fine facilmente prevale l’aspetto umano dell’accogliersi “a prescindere”, persino rispetto ad un legame così importante. Il resto, l’immane nostalgia del non vissuto, è un tatuaggio sull’anima, per sempre e tocca farsene una ragione.

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 14:21 #

      Sabina, hai centrato i due elementi caratterizzanti e contrapposti: l’istinto umano “dell’accogliersi a prescindere” e “l’immane nostalgia del non vissuto”. A seconda di quale dei due prevalga la vicenda prenderà una piega anzichè un’altra.
      sì, il finale è aperto perchè io tendo a proporre storie lasciando a chi legge l’arbitrio del finale 🙂
      ciao, un sorriso
      ml

  9. alessialia 11 maggio 2016 a 14:38 #

    che bello….. sai che mi sembrava il prologo dell’incontro tra padre e figlia che hai raccontato qualche giorno fa…? potrebbe essere però, dai… la loro diffidenza e paura… la loro calma apparente e cautela…
    molto reale come storia purtroppo… mi si è stretto il cuore….

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 15:57 #

      io sono distratto e smemorato di natura, scrivo e poi dimentico, ma non riesco a capire quale post tu ricolleghi a questo.
      in ogni caso felice del tuo apprezzamento.
      ciao ale 🙂
      ml

  10. intempestivoviandante 11 maggio 2016 a 15:34 #

    Ho visto che le reazioni a questo brano (molto bello anche secondo me) sono quasi opposte. Io tendo a sentirmi vicina al tuo modo di vedere. Forse, certo, l’indifferenza non è così facile da superare e del resto tu lo dici. Ma è vero che a volte i sentimenti sono “ibernati”, fuggire per certe persone sembra l’unica strada possibile per coprire la propria inettitudine, le proprie paure, il senso di inadeguatezza. Recuperarli è una strada in salita sicuramente, ma anche chiudere tutte le porte, rifiutare completamente qualunque opportunità, non sarebbe anche quella una fuga? Si può fare i conti con il proprio passato, parlarsi francamente, ritentare questo riavvicinamento con tutta la fatica, l’impegno e la sensibilità deò caso di cui giustamente parli. Mela, Tati, Luminaria Sprecata, hanno dato interpretazioni che condivido. Del resto non credo che l’amore sia una cosa così netta, l’amore può essere anche pieno di dubbi e timori, ho una concezione più alla Fossati, “la costruzione di un amore / spezza le vene delle mani”.

    • massimolegnani 11 maggio 2016 a 16:09 #

      è vero, questo racconto ha suscitato prese di posizione nette, pro o contro il riavvicinamento tra padre e figlia.
      io ero rimasto nel vago, non avevo proposto un finale di certezze ma fatto scivolare uno spiraglio di ottimismo. Condivido la tua posizione di “osservatrice” degli eventi che vede la complessità di entrambe le scelte nelle mani della figlia, perchè, parafrasando Fossati anche “la rinuncia ad una possibilità (tardiva) d’amore, spezza le vene delle mani”.
      ciao Alex,
      grazie del tuo intervento.
      ml

  11. gelsobianco 13 maggio 2016 a 02:09 #

    “Marta, però, non aveva ritirato la mano, da troppo tempo non sentiva il tepore asciutto delle sue dita.”
    Quanti anni senza il suo papà ha avuto Marta! E questo l’ha segnata senza dubbio.
    Infatti gli dice “Devi arrivarci da solo fino a me.” Lo mette alla prova, ma lei spera, oh sì, spera…
    Chissà.
    Non so.
    Ora sono molto perplessa, ml.
    Quel padre, quel padre… Si riesce a cambiare davvero il proprio modo di essere? Non so.

    Tu sempre bravo nello scrivere, certo, ml. Questo è un altro discorso.

    gb:)

    • massimolegnani 13 maggio 2016 a 08:15 #

      la forza è tutta dalla parte di Marta, è lei che ha stanato il padre, è lei che gli rifiuta una strada troppo facile e che gli indica il modo per riconquistarla. Se dovessero riuscire a ricostruire un legame autentico il merito sarà indubbiamente tutto di questa caparbia ragazza.
      grazie gb per il tuo bell’intervento
      ml

      • gelsobianco 13 maggio 2016 a 14:17 #

        chissà…
        non è solo caparbietà in Marta, molto si agita in lei.

        grazie a te
        buon pomeriggio, caro ml
        gb:)

        giusta la bella fotografia da te scelta.

      • massimolegnani 13 maggio 2016 a 15:26 #

        Sono d’accordo, gb, Marta ha molti sentimenti, ma qui è la sua ostinazione intelligente che fa bene sperare sul loro futuro.
        ( grazie per la foto)
        😊

        Date: Fri, 13 May 2016 12:17:51 +0000
        To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 13 maggio 2016 a 20:51 #

        la fotografia mostra i tanti sentimenti che sono in lei
        è una bella fotografia poi
        🙂
        gb
        buona serata, ml
        non arrossire… 😉

      • massimolegnani 13 maggio 2016 a 20:55 #

        eheh..ma non l’ho scatta io. buona serata gb

        Date: Fri, 13 May 2016 18:51:21 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 13 maggio 2016 a 23:03 #

        oh, lo so che non l’hai scattata tu, ma… mi piace ugualmente 😉
        tu l’hai scelta 🙂
        buone ore notturne, ml
        un abbraccio
        gb

      • massimolegnani 13 maggio 2016 a 23:53 #

        🙂

        Date: Fri, 13 May 2016 21:03:03 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  12. sguardiepercorsi 2 giugno 2016 a 16:46 #

    Molto bello, toccante…
    Ciao, Massimo!

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