American beauty

19 Mag

American-Beauty-Mena-Suvari

 

 

Mentre altri l’accudiscono trafelati, a me viene in mente il manifesto di quel film, lo ricordate? Un letto di petali rossi e in mezzo lei, la giovane bellezza americana, come assente al proprio corpo.

Michela è stesa inerte sul letto e in apparenza ha la stessa posa languida.

È un accostamento che suona blasfemo davanti a un letto d’ospedale, ma Michela non ha la beauty, e nemmeno i petali, della ragazzina americana. Ha la pelle nuda, questo sì, e un lungo, fresco, taglio che le attraversa la pancia e fili e tubi che le escono dal corpo.

E soprattutto ha una distanza preoccupante dal proprio dolore.

Da quando è rientrata dalla sala operatoria non un lamento, solo silenzio, e anche prima, a casa, pare si sia tenuta stretta il male che la devastava senza lamentarsi. A tredici anni ha già imparato che è inutile chiedere aiuto, nessuno le verrà in soccorso. Per una settimana nessuno in famiglia ha badato a quella figlia sofferente, troppa povertà, troppo abbruttimento intorno e dentro per accorgersi di lei. L’hanno portata solamente quando anche un cieco avrebbe riconosciuto in lei il colore grigio della morte, il suo odore. Mai vista una pancia così brutta, un’asse di legno in un corpo rovente.

Michela ha i sogni sepolti in fondo agli occhi, vorresti scavare quello sguardo, liberarlo da troppe brutte immagini che si sono incrostate sulla pupilla come fango seccato al sole dopo un disastro. Vorresti e invece le infili un altro tubo su per il naso, ha vomitato verde senza piangere, anzi chiedendo scusa dello schifo. Lei sopporta l’ennesima invasione con una passività che uccide.

Ha febbre alta e il volto affilato dalla sofferenza, ma non piange.

Hai male, Michela?

Allora piangi, protesta, urla, lamentati, è giusto che tu lo faccia.

Ti guarda e sembra non capire questo suo diritto a ribellarsi alla sofferenza:

Ma ieri stavo peggio, replica con un filo di voce.

E allora vorresti accarezzarle il viso, chiamarla amore, darle calore, non solo cure, lo fai, come tutti oggi lo fanno in questa stanza, ma sono gesti pieni di paura. Paura di illuderla a un’ipotesi migliore, paura di promettere qualcosa che il mondo poi non saprà mantenere.

Michela.

E intanto in altre stanze madri e bambini strepitano i loro piccoli, miseri, dolori.

 

 

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36 Risposte to “American beauty”

  1. mamo7478 19 maggio 2016 a 12:22 #

    mamma mia….

    • massimolegnani 19 maggio 2016 a 15:55 #

      sì, è proprio il caso di invocarla, che qui era come assente.
      ml

  2. Arianna 19 maggio 2016 a 12:50 #

    Quanta sofferenza e dolore ci sono in una vita. Spesso mi chiedo se siano più le “cose” belle o quelle brutte o se quelle belle siano in grado di ripagarci di tanto dolore.

  3. Cose da V 19 maggio 2016 a 13:05 #

    Scrivi molto bene del dolore. Il film che hai citato è tra i miei preferiti.

    • massimolegnani 19 maggio 2016 a 15:58 #

      il dolore, quello degli altri, bisogna toccarlo prima di poterne scrivere.
      ciao V,
      ml

  4. Tati 19 maggio 2016 a 13:53 #

    … è terribile regalare dolcezza e affetto avendo paura che una volta accarezzato quella sensazione, la persona in questione debba farne di nuovo a meno… agghiacciante…

    • massimolegnani 19 maggio 2016 a 16:00 #

      hai toccato il punto più dolente di questa vicenda, la composta tristezza di questa ragazzina che sembrava non aspettarsi già più nulla di bello dalla vita.
      ciao Tati,
      ml

      • Tati 19 maggio 2016 a 16:34 #

        più doloroso del dolore stesso c’è la rassegnazione dell’animo a quel dolore… straziante
        un abbraccio

      • massimolegnani 19 maggio 2016 a 18:05 #

        A te

        Date: Thu, 19 May 2016 14:34:09 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  5. remigio 19 maggio 2016 a 14:26 #

    Continuo a chiedermi: ma come fa un medico ad esercitare la sua professione, con cura, competenza e professionalità, dinanzi a casi di sofferenza e dolore così inauditi? Come fa a mantenere la calma e il distacco senza esserne sopraffatto? Come fa a dominare le proprie emozioni e i propri sentimenti di umana pietà quando si trova di fronte a situazioni estreme? Io credo che solo chi ha svolto questo lavoro – uno dei più delicati e difficili in assoluto – puoi darmi qualche risposta. Ciao ML e grazie.

    • massimolegnani 19 maggio 2016 a 16:04 #

      è una specie di equilibrismo tra calda empatia per le vicende umane e sufficiente distacco da queste per poterle curare.
      in realtà spesso si cade dal filo, ora da una parte ora dall’altra.
      grazie a te Remigio
      ciao,
      ml

  6. rodixidor 19 maggio 2016 a 16:47 #

    Speriamo in un lieto fine, che domani possa dire: “Ieri stavo peggio”.

    • massimolegnani 19 maggio 2016 a 18:04 #

      Mi piace come hai individuato uno spiraglio di speranza è ti ci sei tuffato dentro.
      Sì, speriamo
      Ciao rodix,
      ml

  7. roceresale 19 maggio 2016 a 19:00 #

    A volte mi chiedo come fate, come fai.

    • massimolegnani 19 maggio 2016 a 22:12 #

      viene naturale ondeggiare tra calore umano e distacco professionale, come penso succeda a te che insegni.
      un sorriso,
      ml

  8. lamelasbacata 19 maggio 2016 a 23:12 #

    Così piccola e già così provata da dover prendere le distanze da sè stessa. Un abbraccio a te e un pensiero forte per lei.

    • massimolegnani 20 maggio 2016 a 00:24 #

      speriamo, come dice rodix, che domani possa dire “ieri stavo peggio”
      Grazie Mela, un abbraccio a te
      ml

  9. alessialia 20 maggio 2016 a 10:10 #

    mamma mia… la rassegnazione è la cosa piu brutta, soprattutto in una bambina… tenere tutto dentro non aiuta a guarire… se già è difficile fisiologicamente… certo che per voi deve comunque essere dure vederla cosi… senza neanche l’affetto dei suoi genitori… una carezza che scalda.,.. speriamo che possa tornare a sire davvero che oggi è un giorno migliore… e che i suoi cari si accorgano di quanto ha bisogno di loro…
    un abbraccio a voi angeli che state in mezzo a tutte queste brutture incomprensibili…
    io ho una amica infermiera che fino a poco tempo fa era nel reparto oncologico e trapianti del bambin gesù… per vent’anni lo ha fatto… ora ha cambiato reparto…

    • massimolegnani 20 maggio 2016 a 17:58 #

      Diciamo che io l’ho vista nel suo momento più difficile, ma ti garantisco che la sua passività era impressionante. Nei giorni successivi e’ affiorato qualche sorriso che fa bene sperare per il futuro.
      Un sorriso a te,
      ml

      • alessialia 22 maggio 2016 a 08:50 #

        e ti credo povera stellina… speriam bene davvero… incrociamo le dita!
        baciuzzi!

      • massimolegnani 22 maggio 2016 a 09:46 #

        Un sorriso

        Date: Sun, 22 May 2016 06:50:17 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  10. LaLetteraVi 20 maggio 2016 a 10:43 #

    oltre a sperare, come dice roxi, che possa davvero dire “oggi sto meglio” ogni giorno di più, mi auguro che incontri nel cammino carezze che scaldano, come la tua per lei. pensare a questo cuore adulto in un corpo fragile da ragazzina fa tremare e fa venire voglia di restituirle la dimensione vera della sua età, come sarebbe giusto.

    • massimolegnani 20 maggio 2016 a 18:02 #

      Forse i genitori erano così raggelanti per reazione paradossa al non aver capito quanto fosse grave Michela. Speriamo che poi, superato lo shock, tornino (o comincino) a essere più espansivi.
      Benvenuta Vi,
      ml

  11. gelsobianco 21 maggio 2016 a 01:02 #

    Tu sai quanto io possa sperare in un sorriso futuro di questa ragazzina, Michela.
    A che cosa può servire una mia carezza da lontano?
    Oh, se potesse darle conforto…

    Un abbraccio a te, ml
    gb

    • massimolegnani 21 maggio 2016 a 10:38 #

      In qualche modo servirà, giungerà la carezza 🙂
      Un abbraccio, gb
      ml

  12. wwayne 24 maggio 2016 a 19:03 #

    Rieccomi! A proposito di film, ti consiglio caldamente questo: https://wwayne.wordpress.com/2016/05/22/il-giorno-di-timber/. Mi ha fatto spanciare dalle risate! 🙂

    • massimolegnani 24 maggio 2016 a 20:06 #

      Evidentemente non hai letto il brano, altrimenti, credo, avresti evitato questa segnalazione con relative spanciate 🙂
      ml

      • wwayne 24 maggio 2016 a 20:23 #

        L’avevo letto, come ho letto (e spesso commentato) tutti i post che hai scritto da Marzo ad oggi. In tutto questo tempo, mi ero fatto l’idea che tu fossi una persona deliziosa ed estremamente gentile, lontana anni luce dal tono acido con cui hai replicato al mio ultimo commento. Evidentemente non si finisce mai di imparare.

      • massimolegnani 24 maggio 2016 a 23:22 #

        niente di acido, ma di dispiaciuto sicuramente. D’altra parte come reagiresti se dicendomi un fatto triste ti sentissi rispondere da me con una barzelletta?

        Date: Tue, 24 May 2016 18:23:46 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  13. sabinaviola 6 giugno 2016 a 20:46 #

    La passività che descrivi sembra una sorta di consapevolezza a non aver diritto a nulla, neanche al proprio dolore.
    È terribile, ancor più per una ragazzina.
    Mi verrebbe da urlare per quel dolore non detto, come si può urlare davanti ad un’ingiustizia senza senso, anche se tutte le ingiustizie sono senza senso…
    ma alcune lo sono in modo insopportabile.

    • massimolegnani 7 giugno 2016 a 00:47 #

      hai usato l’espressione (consapevolezza a non aver diritto neanche al proprio dolore) esatta a descrivere la condizione desolante della ragazzina.
      ed è vero alcune ingiustizie sono particolarmente inaccettabili.
      un abbraccio
      ml

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