dietro le quinte (Storia dei capelli)

7 Giu

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Il sipario chiuso, a pochi minuti  dall’inizio, spacca il mondo in due metà inconciliabili, di qui la fibrillazione, di là l’attesa, solo l’apertura dei teloni riunirà, si spera, le due mezze mele in una.

Il palcoscenico è un brulichio di formiche impazzite, chi affina un gesto non ancora perfettamente assimilato, chi bisbiglia un monologo, chi passeggia in tondo, Luca, il protagonista, si pinza il mento tra due dita e lo sbatacchia in un furioso e curioso esercizio di rilassamento, io mi rifugio dietro una quinta a ripetere la parte, non una volta che mi esca filata, senza inciampi o vuoti di memoria. Per quanto sappia le battute sento che sarà un disastro e proprio mentre mi preparo psicologicamente alla disfatta (chissenefrega, è solo un gioco) il regista ci chiama tutti a raccolta: le ultime raccomandazioni poi ci sistemiamo in cerchio tenendoci per mano, mani sudate e mani salde, mani giovani e mani vecchie, mani maschie e delicate mani femminili. Passa una scossa da un corpo all’altro mentre gridiamo il liberatorio merda merda merda, e no, non penso più chissenefrega. Ora mi sento di nuovo la rotellina indispensabile nell’ingranaggio generale, vietato fallire.

Si apre il sipario, la luce illumina la poltrona da barbiere dov’è seduto Luca, non passa giorno che io non pensi ai capelli…lo spettacolo ha inizio.

Appiattito dietro una quinta, mentre aspetto il mio momento, rifletto sul personaggio che devo interpretare, il padre del protagonista alle prese con la scandalosa capigliatura afro del figlio. Non riesco a calarmi nella parte, quando all’improvviso mi torna in mente mio padre, il suo sguardo di riprovazione ai miei capelli lunghi dei vent’anni durante i pranzi domenicali, le sue parole che per contrasto a me diventavano pompose e sferzanti. È l’uovo di Colombo, mi basterà cambiare generazione, sarò mio padre!

Entro in scena, avanzo di due passi, mi fermo, guardo con disgusto la testa di mio figlio e le parole mi escono naturali dalla bocca. Non riesco a vedere la platea, parlo a un buio fitto di gente, mi sembra di sentire i respiri attenti, vedo le orecchie tese, gli occhi puntati e tutto questo calore muto mi avvolge, mi conforta. L’emozione è evaporata, ogni gesto, ogni battuta, ogni pausa assume una fluidità che non m’aspettavo. Rientro nell’ombra soddisfatto.

Lo spettacolo intanto scorre come un fiume, arriva tranquillo fino alla foce, e siamo noi quel fiume dalla minima maestosità.

Si accendono le luci in sala, scrosciano applausi ai nostri inchini, finalmente vedo i volti di questa “Grande Invasione” che ha gremito ogni posto disponibile e che, credo, non abbiamo deluso.

Alan Pauls, lo scrittore argentino dal cui romanzo è stato ricavato il testo, non vuole rubarci gli applausi, aspetta che il sipario si chiuda definitivamente prima di salire di soppiatto sul palco per mescolarsi a noi a condividere gioia ed euforia. Le sue parole spagnole non hanno bisogno di interprete, ci scivolano dentro con emozione, sua e nostra.

Lascio il teatro che è notte fonda. Piove ma non me ne accorgo.

 

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30 Risposte to “dietro le quinte (Storia dei capelli)”

  1. LuminariaSprecata 7 giugno 2016 a 11:35 #

    Ero certa che saresti stato una splendida “rotellina indispensabile nell’ingranaggio”. Complimenti a quel coraggioso incosciente, capace ancora di mettersi in discussione, investendo tempo, energie e cuore.

    • massimolegnani 7 giugno 2016 a 13:39 #

      Grazie per la fiducia, io ero quasi certo del contrario 🙂
      è andata bene, proprio perchè ti senti parte di un ingranaggio e non puoi bloccare tutto con le tue fisime.
      ciao Lumi,
      ml

  2. lamelasbacata 7 giugno 2016 a 13:22 #

    Tanto felice per te! Grazie di averci resi spettatori di quella magia con il tuo racconto.

  3. Tati 7 giugno 2016 a 13:25 #

    Bello questo racconto! … Talmente bello che sembrava di esserti di fianco 🙂

    • massimolegnani 7 giugno 2016 a 13:42 #

      chissà, forse in quella ressa c’eri davvero, io dal palco non vedevo niente 🙂
      ml

      • Tati 7 giugno 2016 a 13:43 #

        Purtroppo no… Difficile uscire durante la settimana ma… Altre date? 🙂

      • massimolegnani 7 giugno 2016 a 13:51 #

        non penso che vi saranno repliche, lo spettacolo faceva parte della manifestazione di letture “la grande invasione” che si è conclusa domenica.un abbraccio Tati.
        ml

        Date: Tue, 7 Jun 2016 11:43:57 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Tati 7 giugno 2016 a 13:55 #

        Che peccato … Ma pensa un po’, uno spettacolo alla fine si fa per un pubblico ma poi succede che quel pubblico non lo vedi e tutto sembra più facile, anche un po’ per quello… Che strano… Così, ci stavo pensando….

      • massimolegnani 7 giugno 2016 a 14:06 #

        è come una festa a sorpresa, finchè non si riaccendono le luci percepisci gli amici intorno ma ancora non sai quanti e chi e come sono 🙂

        Date: Tue, 7 Jun 2016 11:55:15 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. sguardiepercorsi 7 giugno 2016 a 13:26 #

    Bello! Bravo… Hai trovato la chiave giusta… Quando i gruppi funzionano bene, migliorano gli individui. E viceversa… Un abbraccio, Massimo. A quando la prossima? 🙂

    • massimolegnani 7 giugno 2016 a 13:46 #

      proprio così, il gruppo migliora l’individuo 🙂
      (tra cinque giorni un altro spettacolo, ma meno impegnativo, più amatoriale)
      Grazie Chiara, un sorriso.
      ml

  5. Cose da V 7 giugno 2016 a 14:52 #

    Mi è piaciuto il modo in cui ti sei calato nella parte pensando a tuo padre. Non ho assistito ma mi complimento lo stesso con te per questa idea! 😉

    • massimolegnani 7 giugno 2016 a 16:34 #

      A volte la soluzione l’abbiamo sotto il naso eppure la vediamo solo all’ultimo momento 🙂
      Grazie V
      ml

  6. remigio 7 giugno 2016 a 19:39 #

    Aggiungo i miei applausi … 🙂

  7. Miriam Sol 8 giugno 2016 a 00:24 #

    Ml, che mi combini? Oltre ad allontanarti sotto la pioggia senza accorgerti come un eroe romantico, mi diventi pure attore? Guarda cosa combina la gente se la perdi d’occhio per un attimo?

    • massimolegnani 8 giugno 2016 a 10:45 #

      più che un eroe romantico ero un essere frastornato, non più sulla scena, non ancora rientrato nella realtà 🙂
      (mi sento un bambino che per gioco fa cose più grandi di lui!)
      un abbraccio sincero, Miriam
      ml

      • Miriam Sol 9 giugno 2016 a 22:28 #

        bisogna sempre fare per gioco delle cose più grandi di noi 🙂 abbraccio ricambiato!

      • massimolegnani 10 giugno 2016 a 00:22 #

        giustissimo! 🙂

        Date: Thu, 9 Jun 2016 20:28:03 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. mrsbean73 8 giugno 2016 a 06:35 #

    La rotellina indispensabile di quell’ingranaggio generale…siamo così, ci sentiamo.così, ma da rotelline possiamo far girare tutto a meraviglia e trovare la chiave per contribuire a quell’armonia generale…
    Meraviglioso il tuo modo di raccontare, di farci entrare nelle tue storie…Ho sentito quel fermento dietro le quinte! Buona giornata caro!

    • massimolegnani 8 giugno 2016 a 10:48 #

      proprio così, e la cosa curiosa e affascinante è che il palcoscenico, luogo della finzione per eccellenza, ti mostra verità di vita.
      grazie mrs
      un sorriso
      ml

  9. Stefi 9 giugno 2016 a 08:48 #

    Il palcoscenico mischia le carte, nell’ambivalenza delle emozioni ci fa essere quel che non siamo e al contempo permette alla nostra essenza di fiorire. Forse persino ci cambia esaltando le parti migliori di noi.
    Ti vedo avanzare sicuro e andartene quasi sospeso.

    • massimolegnani 9 giugno 2016 a 11:11 #

      è stato così, quasi sicuro, quasi sospeso, sicuramente inebriato dall’irripetibile atmosfera 🙂
      un abbraccio, Stè.
      ml

  10. Donatella Calati 9 giugno 2016 a 19:13 #

    “sarò mio padre!”
    quando a tavola guardava i tuoi capelli lunghi sul collo, alzava un sopracciglio e ristabiliva la gerarchia con una citazione latina … ma anche quando, giovane studente, si appassionava a studiare la parte, si emozionava sul palcoscenico fino all’applauso finale. Mi hai fatto sognare

    • massimolegnani 9 giugno 2016 a 21:08 #

      La “transmutazione generazionale” e’ avvenuta veramente, con non poca vertigine. E anche il pensiero di star ricalcando i suoi passi sulla scena.
      E naturalmente, scrivendo, ho pensato a te che avresti condiviso i ricordi.
      Ti abbraccio, Dona
      io

  11. gelsobianco 9 giugno 2016 a 23:16 #

    “Piove ma non me ne accorgo.”
    Chiusa perfetta.
    Sei riuscito a farmi sentire ogni particolare e a emozionarmi.
    “È l’uovo di Colombo, mi basterà cambiare generazione, sarò mio padre!”
    Mi sono commossa davvero e…
    Un abbraccio, un sorriso
    gb

    • massimolegnani 10 giugno 2016 a 00:25 #

      è quello che desideravo, trasmettere gli stati d’animo mutevoli.
      ciao gb e grazie
      un sorriso e un abbraccio a te
      ml

  12. silvia 11 giugno 2016 a 15:45 #

    Caspita! Complimenti! Dove? Quando? Perchè?

    • massimolegnani 11 giugno 2016 a 16:04 #

      A Ivrea, una settimana fa, perchè sono un incosciente 🙂
      ciao Silvia,
      ml

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