lei una canotta rossa, lui i pesi alle caviglie

14 Giu

CANOTTA

 

 

Annetta si arrampicò sui pochi scalini di legno e si lasciò cadere sulla seggiola. Non c’era ancora nessuno, solo l’orizzonte sterminato. Rimase immobile a lungo, lo sguardo fisso sul nulla. Se l’era immaginato diverso il suo primo giorno di lavoro, brulichio di gente, occhi attenti, qualche richiamo ai più incoscienti, di continuo dentro e fuori dall’acqua se non a salvare almeno a controllare e rassicurare, e poi Gianni a farle compagnia, Gianni con il gelato promesso, Gianni il bacio a fior di labbra, Gianni gli occhi che la guardano più in basso, golosi. Niente di tutto questo, solo nuvoloni neri in cuore e in cielo. E se per il cielo non c’erano problemi, prima o poi sarebbe tornato il sole, per il cuore non era così semplice, il sereno era sparito con Gianni che l’aveva mollata giusto ieri con un messaggino vigliacco, non me la sento di continuare, il bastardo! E adesso? Adesso non le restava che fissare il mare e quasi le sembrava fosse la propria rabbia a scompigliarlo in cavalloni e schiuma.
– Ehi, ma che ci fai lassù?
Annetta guardò giù con la coda dell’occhio e non rispose. Era un tipo con una barbetta presuntuosa e un fisico possente.
Ehi, dico a te, che ci fai appollaiata sul trespolo come un pappagallo?
– Lasciami in pace, stronzo, sto facendo il mio lavoro.
Cioè? Non mi dirai che hanno preso una ragazzetta mingherlina come bagnino!
– Ma chi sei? Cosa cazzo vuoi? E poi non sono un bagnino, faccio parte del personale di salvataggio.
Ahah! Sembri una barzelletta. E quanti te ne sono già annegati? 
– Ancora nessuno, ma se ti butti in acqua ti prometto che prima ti salvo, tanto per dimostrarti che sono capace, e poi ti riporto al largo a guardarti affogare.
– Dai non t’arrabbiare, ragazzina. Ti ho stuzzicato apposta per scambiare due parole.
– Ok, le due parole, cretine, le hai dette ora lasciami in pace.

– Va bene, va bene, sono stato un po’ cafone ma adesso mi faccio perdonare. Tu non ti muovere, tra poco torno.
Annetta non rispose, ma dopo qualche istante si volse a guardarlo e lo vide correre in modo inaspettatamente goffo sulla sabbia. Era un bel ragazzo. Antipatico ma bello.
Nel frattempo sulla spiaggia era comparso qualche sparuto turista. Gli ombrelloni chiusi, la poca gente, le nuvole basse e minacciose, tutto contribuiva alla desolazione. Solo la bandierina rossa che sbatacchiava al vento vicino ad Annetta mostrava una certa vivacità. Lei l’avrebbe voluta nera.
La torretta fu scossa da preoccupanti vibrazioni e poco dopo la ragazza si ritrovò faccia a faccia con barbetta presuntuosa. Il ragazzo, in piedi sulla scaletta, si teneva con una mano e nell’altra reggeva due ghiaccioli.
Non ho trovato altro al chiosco. Un ghiacciolo è un regalo troppo misero per una principessa ma accettalo lo stesso. 
– Come mi hai chiamato?-
ringhiò Annetta.
Principessa. Non sapevo il tuo nome e principessa ti si add…
Una pedata si stampò sul torace e barbetta perse la presa cadendo di schiena sulla sabbia.
– Non mi devi prendere per il culo solo perché hai qualche anno più di me. E poi manco ti conosco e non ho voglia di conoscerti.
Annetta ormai parlava al vento. Si sporse per gridargli ancora qualcosa, ma vide il ragazzo inerte sulla sabbia.
– Dai, lo so che fai la scena, cretino.
Silenzio. Non un movimento. Aspettò ancora, sempre più dubbiosa, poi scese a precipizio. Si inginocchiò a lato del ragazzo a livello delle spalle, come le avevano insegnato. Provò a chiamarlo e a pizzicarlo tra spalla e collo ma non ottenne alcuna reazione. Annetta cercò di arginare il panico, ma cazzo un’emergenza il primo giorno di lavoro e poi nemmeno in acqua che era il suo elemento e poi accidenti l’aveva provocato lei sto casino. Si alzò disperata per chiamare aiuto e..
Che aspetti a farmi la respirazione bocca-bocca, che schiatti?
Barbetta presuntuosa la guardava con un sorriso beffardo.
Sei un bastardo, mi hai fatto prendere un cago dell’accidente.
Ma questa volta il ragazzo fu lesto ad afferrarla per i polsi prima che Annetta lo riempisse di pugni.
Ehi, calma ragazza, non partire un’altra volta in tromba. Guarda che ero svenuto veramente. Ho fatto una battuta cretina per sdrammatizzare la situazione.
Ti odio.
– Ma dai che sono simpatico. E poi mi sarebbe piaciuto.
– Cosa?
– Essere risvegliato da un tuo bacio..di soccorso!
– Ricominci?
– Ahah, no. Sto bravo che mi fai un po’ paura.
Il ragazzo sorrise e sfidando l’ira di Annetta le scostò dalla fronte una ciocca di capelli.
Quanti anni hai, tigrotto? 
– Non sono un tigrotto, come prima non ero una principessa. Diciassette.
– Sei in gamba, sai. Le ragazze della tua età sono ancora a letto a godersi la fine della scuola, mentre tu ti guadagni la giornata. Sì, sei in gamba, l’ho capito subito, da quando ti ho vista appollaiata sul trespolo.
– Già, a fare il pappagallo.
– Beh, bisogna pur ridere, no? Pensa che io mi chiamo Camillo, un nome più adatto a un asino che a un ragazzo di vent’anni. Per questo mi son fatto crescere ‘sta barbetta.

Per far capire che sei una capra e non un asino?
– Ahah, sì. Ci sono riuscito?
– Mica tanto!
Ora era Annetta a sorridere, anzi sorridevano entrambi.
– Io sono Anna, ma gli amici mi chiamano Annetta perché non sono molto alta.
– E tu cosa preferisci?
– Ormai mi sono abituata ad Annetta, ha perso il significato diminutivo.
– Preferirei chiamarti Anna, posso?
– Fa’ come vuoi. Ma che cos’hai attaccato alle caviglie?
– Sono delle specie di cinture con dei pesi dentro. Rendono più faticosa la corsa.
– E a che ti serve correre con più fatica?
– Un po’ è filosofia e un po’ è allenamento. Come il tuo lavorare qui, potresti farne a meno, già studi, immagino, quindi il tuo dovere lo fai. È un di più. Ti costa fatica, ma ti dà soddisfazione.
– Ti ho visto correre prima, è un bell’impaccio. Credevo fossi malato!
– Hai mai sentito nominare il Mombarone?
Annetta scosse la testa. Erano ancora seduti sulla sabbia e la ragazza di colpo si rese conto che da lì non vedeva quanto succedeva in mare.
Senti, devo tornare sul trespolo, ma tu raccontami del Mombarone, se vuoi. 
– È una montagna delle mie parti dove ogni anno si svolge una corsa a piedi. Si parte dalla città e su di corsa fino in cima.
– E tu vuoi partecipare, per vincere. Per questo ti alleni con la zavorra?
– Il bello di questa gara è che l’ordine d’arrivo consiste in un elenco dei partecipanti giunti in cima dal più anziano al più giovane, per cui risulto sempre tra gli ultimi.
– Sei meno scemo di quel che sembri a prima vista.
– E tu più dolce, Anna. E quella canotta rossa, così abbondante e mascolina, ti sta d’incanto.
Annetta sollevò le braccia, mostrando i muscoli come un lottatore del primo novecento e rise
– Adesso devo andare. Se domani passo di qui, ti trovo?
– Non te lo dico. Tu prova.
– Giusto. Speriamo che il tempo sia bello come oggi. Ciao, Anna.
– Sì, speriamo. Ciao, Camillo.
Lo guardò allontanarsi con quel passo faticoso di corsa che stava imparando a riconoscere.

In cielo le nuvole si stavano ammassando sempre più minacciose, ma ad Annetta sembrava che no.

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24 Risposte to “lei una canotta rossa, lui i pesi alle caviglie”

  1. rodixidor 14 giugno 2016 a 10:46 #

    Teneri 🙂

  2. ammennicolidipensiero 14 giugno 2016 a 12:58 #

    ma io ci voglio andare sul mombarone! non lo conoscevo mica. grazie della segnalazione
    (e poi hai scritto una storia molto bellina, via)

  3. tramedipensieri 14 giugno 2016 a 13:22 #

    beata gioventù 🙂

    • massimolegnani 14 giugno 2016 a 17:44 #

      sì,beata, ma anche impegnata, più di come ce la dipingiamo 🙂
      ciao .marta
      ml

  4. gelsobianco 14 giugno 2016 a 23:25 #

    diciassette anni, Anna, un nome bello rovinato dal diminutivo, una maglietta rossa, il primo lavoro, l’amore che va, l’amore che viene, e Camillo “con quel passo faticoso di corsa”
    tutti e due così pieni di vita
    il mare e il Mombarone guardano e sorridono

    io sorrido a te, ml, e alla tua deliziosa “favoletta”
    gb
    grazie.

    • massimolegnani 14 giugno 2016 a 23:54 #

      sì è una storiella a tinte rosa con tanto di lieto fine 🙂 (per una volta ho voluto essere ottimista)
      in effetti quel diminutivo, come la maggior parte dei diminutivi, è orrendo e non a caso lui preferisce chiamarla col suo nome, come a restituirle dignità.
      un sorriso e un grazie a te, gb
      ml

      • gelsobianco 15 giugno 2016 a 00:35 #

        naturalmente tu avrai colto che il mio commento era scritto a caldissimo…
        “Ciao, Anna.”
        e lei è felice di quel suo nome bello semplice non storpiato dal diminutivo.
        per lui lei è “Anna”.
        e le nuvole nere sono lievi e non minacciose.

        a me piace tanto questo tuo scritto, ml
        🙂
        gb
        un abbraccio

      • massimolegnani 15 giugno 2016 a 00:42 #

        certo. e sai che sono i miei preferiti 🙂

        Date: Tue, 14 Jun 2016 22:35:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 15 giugno 2016 a 00:48 #

        lo so.
        sono quasi sempre a caldissimo ora i miei commenti a te.
        buona notte, ml
        🙂
        gb

      • massimolegnani 15 giugno 2016 a 09:39 #

        🙂

        Date: Tue, 14 Jun 2016 22:48:56 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  5. teti900 15 giugno 2016 a 06:26 #

    se prosegue falle compiere in fretta i 18 anni o lui oltre ai pesi alle caviglie si trova le manette ai polsi:)
    (anche se a vederla sembra avere 17 anni per gamba:)

    • massimolegnani 15 giugno 2016 a 09:47 #

      davvero un ventenne che sta con una diciassettenne è perseguibile? Allora domani le faccio compiere diciott’anni che non voglio creare complicazioni a “barbetta da capra” 😄
      (quella della foto è una bagnina del web, stagionata,)
      Ciao Teti
      ml

  6. moni 15 giugno 2016 a 16:05 #

    ..di quelle bellezze di quegli anni che oggi le puoi guardare con tenerezza, che se tornassi indietro quante cose sapresti valorizzare diversamente..
    un abbraccio..

    m.

  7. alessialia 17 giugno 2016 a 15:27 #

    oddeo che bello! son ritornata a quell’età! mi son divertita a leggerli! ogni tanto una favoletta ci vuole! bada che favoletta non è per disprezzare, eh! mi è piaciuto! molto! ho sorriso e ricordato quei tempi!

  8. massimolegnani 17 giugno 2016 a 21:56 #

    favoletta non è affatto dispregiativo (l’ho ben postato in quella categoria!), piuttosto esprime il clima leggero e roseo del racconto 🙂
    ciao Alessia, un sorriso
    ml

  9. LaLetteraVi 1 luglio 2016 a 12:01 #

    e ripenso alle estati dei miei 17 anni tanto lontane, il lavoro in gelateria e i tanti anna e camillo che guardavo passare. 🙂

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