s u d o r e

8 Lug
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Immobile su un telo che non la isolava dalla ferocia rovente delle sabbia, per non dire dell’asprezza del sole, seguiva ad occhi chiusi il percorso serpiginoso che le gocce di sudore le ricamavano sull’addome. Piegò la testa di lato e si annusò, nessun odore sgradevole, anzi proprio nessun odore, era un sudore sterile, quello, asettico, passivo. E ripensò alle diverse sfumature olfattive che il suo sudore assumeva in diverse circostanze: di bosco dopo la pioggia, di funghi, di muschio con sentori imprevedibili di animale selvatico, quello dell’amore, una commistione di odori in cui era impossibile distinguere i propri da quelli di Gianni, quando lui la prendeva con una foga contagiosa, di muffa, di chiuso, di frigorifero rancido, quello della paura, aveva freddo eppure sudava mentre capiva e non voleva capire che cosa lui le stesse dicendo con quelle parole lunghe e taglienti, di sale marino, di calamari fritti, di ruggine, quello della fatica, gli scatoloni trasportati a braccia per le scale in uno sbaraccare furioso.

Si annusò di nuovo, ora odorava di viola e di fieno appena tagliato, era il sudore inquieto dell’indipendenza. O erano le gocce corrosive della solitudine?

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12 Risposte to “s u d o r e”

  1. lamelasbacata 8 luglio 2016 a 09:59 #

    Indipendenza e consapevolezza secondo me. L’odore della solitudine è molto più aspro e sgradevole. Molto bello. Si percepiscono tutte le sfumature olfattive 🙂

    • massimolegnani 8 luglio 2016 a 13:41 #

      Grazie, Mela, attraverso le sfumature ollfattive del sudore ho voluto imbastire una breve storia di una donna senza nome
      Ciao 🙂
      ml

  2. Tati 8 luglio 2016 a 11:17 #

    concordo con Mela… viola e fieno appena tagliato… ma soprattutto la viola… son profumi puliti, come di “appena lavato”

    • massimolegnani 8 luglio 2016 a 13:44 #

      Concordo anch’io, mi piace pensare che la protagonista abbia vissuto bene l’epilogo della vicenda.
      Ciao Tati, un sorriso
      ml

  3. Nuzk 8 luglio 2016 a 19:09 #

    Chissà perché spesso tendiamo a dare alla solitudine un significato “negativo”. Per me la solitudine è libertà è indispensabile e il profumo di viole e fieno ben la rappresentano. Così come il profumo di bosco di faggi o la sensazione della rugiada Illuminata dai primi raggi di sole. Buona serata Massimo.

    • massimolegnani 8 luglio 2016 a 20:57 #

      Si’, qui almeno aveva una connotazione negativo, come una percezione contrapposta a indipendenza, mentre in realta’ possono essere quasi sinonimi, come dimostri tu.
      Un abbraccio Nuzk,
      ml

  4. Miriam Sol 19 luglio 2016 a 11:32 #

    Molto bello! Originale l’introspezione attraverso l’odore del proprio corpo. Quel dubbio che tu poni alla fine del testo è un dubbio della protagonista, nelle persone sole che scelgono l’indipendenza o sono portate dalla vita a farlo, quel dubbio affiora a tratti. La solitudine può avere una valenza positiva e negativa nello stesso momento, soprattutto se è all’inizio di un nuovo corso di vita. Sulla parola serpiginoso: non sapevo esistesse; o sono ignorante, probabile 😦 o è come la parola petaloso che d aun bambino è passata direttamente all’accademia della Crusca 🙂

    • massimolegnani 19 luglio 2016 a 15:39 #

      perfetta la tua interpretazione della solitudine, la condivido.

      quanto a serpiginoso mi fai venire dei dubbi

      ________________________________

  5. Miriam Sol 19 luglio 2016 a 11:36 #

    serpiginoso esiste, ho controllato, e io sono ignorante !!!! Però tu per il momento non hai speranza di coniare un nuovo termine accettato dall’accademia della Crusca! Tiè 🙂

  6. Paolo 24 luglio 2016 a 17:14 #

    Sì, piaciuto il tuo brevissimo “olfattivo”. Mi ricorda quell’altro tuo brano – davvero potente, efficace, “assordante” – della teiera sul gas… (torno a leggerti dopo tanto tempo con il consueto piacere). Mi piace il numero di strati che riesci a depositare nella sequenza di sensazioni e memorie olfattive trasposte. La narrazione che passa attraverso quella cifra e quel codice.
    In quanto al “profumo” che permea il finale (ho letto i commenti di Mela e Tati), anche la mia lettura è incline al senso di freschezza e di rinascita dell’indipendenza riconquistata: una nuova primavera, di dignità e rinascita. In questo, la solitudine non è (ancora, forse) corrosiva, ma piuttosto cruda o selvatica. Impreziosita, però, nel femminile che hai tratteggiato con mano fine e incisiva, da quella delicata fragranza di fiore.

    • massimolegnani 25 luglio 2016 a 00:31 #

      è sempre un piacere leggere i tuoi commenti così attenti e approfonditi.
      mi piace la lettura che hai fatto del finale del brano, mi hai convinto 🙂
      ciao Paolo
      a presto
      ml

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