il pinguino e la megera

15 Lug
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by c.calati

 

 

 

Ammetto che metto a dura prova la professionalità del personale con il mio aspetto sfatto, sudato e sporco quando mi presento in un locale pubblico per una sosta dopo tanti e affaticati chilometri in bicicletta. Ma questo non li assolve se oltrepassano la soglia di una minima accoglienza. Ho una mia teoria, un personale luogo comune, secondo cui meno pretenzioso è il bar o l’albergo dove faccio tappa e maggiore sarà la simpatia, almeno di facciata, di baristi e camerieri. A conferma di ciò penso alle tante domande, da dove viene, fin dove conta di arrivare, ma non si stanca a pedalare tanto? e ai fischi di meraviglia e ai sorrisi elargiti come  premi e ai bicchieri d’acqua offerti prima ancora che ordini qualcosa con cui mi accolgono nei bar di paesini sperduti o nelle pensioni di quart’ordine alla periferia delle città. E sull’altro piatto ricordo con inalterata rabbia il pinguino inamidato di Cervinia che alza un sopracciglio inorridito al mio ingresso stremato, tanto stremato da non accorgermi di quanto sia lussuoso il locale dove ho messo piede, tutto musica soffusa e voci bisbigliate. La salita mi ha messo una fame epocale, ordino un toast, lui non si scompone nel rifiuto, i toast li serviamo solo ai nostri clienti abituali. Troppo stanco per discutere me ne vado furibondo, non prima di essermi scrollato via il sudore sulla passatoia immacolata come un SanBernardo appena uscito dall’acqua su una spiaggia affollata.

Ma ogni luogo comune ha le sue eccezioni e la mia eccezione la incontro in un paesone contadino del Vercellese, nella giornata più calda dell’anno. Non c’è un cliente né fuori né dentro il modesto locale, solo lei, la megera dietro al bancone. Un cespo di capelli imbalsamati in testa, uno scamiciato a fiori scialbi che già stava male indosso a sua nonna, ciabatte ai piedi, e soprattutto un’espressione, al mio ingresso, da Guglielmina d’Olanda infastidita dalla sciatteria dei suoi sudditi, stampata in faccia attorno a una boccuccia raggrinzita, a culo d’anatra spennata. Ma il bar è buio, fresco, deserto e io sono stravolto, per cui so già che non me ne andrò di lì qualunque cosa combini questa donna dallo sguardo ostile. Mi lascio cadere su una sedia nella penombra dello stanzone e le ordino coca e toast (sì, il toast è una mia fissa da stanchezza ciclistica, ho la gola così asciutta che non riuscirei a mandare giù un solo boccone di un panino farcito). Dopo qualche minuto di quiete in cui rifiato e grondo mi porta la coca borbottando per le gocce di sudore che ho seminato sul pavimento tutt’altro che lindo già di suo. Io quando sono sfatto ho l’incazzatura facile, piuttosto badi a non bruciarmi il toast le ringhio con un’arroganza che non mi appartiene. Ormai siamo in aperto conflitto. Lei mentre si allontana butta lì con noncuranza le sposto la bici che intralcia l’ingresso, io schizzo in piedi, non tollero le mani di altri sulla bici, figuriamoci quelle della megera, se la tocca la uccido, le grido, e non sono certo che sia una minaccia a vuoto. Mi muovo con passi che vorrebbero essere marziali, ma, avete mai provato a camminare con le scarpette da bici?, è già tanto se non stramazzo a terra. Sposto la bici (che non intralciava un accidente) e l’appoggio al muro, non lì che disturba i clienti ai tavolini mi dice serafica. Mi guardo intorno come non ci vedessi bene, ma se non c’è nessuno, sbraito spostando un’altra volta il mezzo. Lei fa spallucce e rientra. Torno dentro più accaldato di prima per la rabbia. Devo darmi una rinfrescata così le chiedo dove sia la toilette, ci vuole la chiave mi risponde senza battere ciglio e senza accennare a darmela. Bè, me la dia, che diamine! Alla fine mi allunga la chiave con riluttanza come fosse costretta a consegnare le chiavi del regno all’ultimo dei barboni. Esco in cortile, apro la porta e m’imbatto in uno scenario indecente, la latrina è una turca zozza che manco un turco della Cappadocia userebbe, il lavandino un tempo di smalto è tutto ruggine e scarafaggi. Rinuncio. Rinuncio al cesso, al fresco del locale, al toast, alla mezz’ora di riposo, rnuncio anche a fare del sarcasmo. Rendo la chiave, pago la coca. E il toast? Non rispondo e me ne vado. Mentre riprendo a pedalare mi raggiunge un boiafauss come una maledizione lanciata a denti stretti. Che si fotta, la megera, nel prossimo paese di sicuro troverò un locale che risponda al mio luogo comune d’accoglienza di campagna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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30 Risposte to “il pinguino e la megera”

  1. Tati 15 luglio 2016 a 11:44 #

    l’ospitalità non è da tutti e a quanto pare, non è cosa per tutti… purtroppo… si è spesso lontani dal pensiero per cui chi ha un locale come bar o ristorante provi in qualche modo piacere nell’ospitare, rinfrescare e accogliere gli animi passeggeri..
    che peccato!
    buone strade
    🙂

    • massimolegnani 15 luglio 2016 a 23:21 #

      non è da tutti ed è un piacere trovarla, spesso capita dove meno te l’aspetti e allora fa ancora più piacere 🙂
      grazie Tati, buone giornate a te
      ml

  2. rodixidor 15 luglio 2016 a 12:34 #

    Cosa hai contro i reali d’Olanda? 🙂

    • massimolegnani 15 luglio 2016 a 23:22 #

      magari questa è proprio la Guglielmina di antica memoria!
      🙂
      ciao rodix
      ml

  3. lamelasbacata 15 luglio 2016 a 13:57 #

    Una scena divertente da immaginare anche se capisco la tua legittima incazzatura. Quel boiafauss mi risuona ancora nelle orecchie 😀 spero che la befana si sia strozzata con quel toast!
    Molto spesso mi stupisco quando i clienti mi ringraziano per la mia gentilezza, qualcuno l’ha definita addiritttura disarmante, perchè ormai un atto di gentilezza è merce rara, ciò che ai miei occhi è normale, se non ovvio, viene visto quasi come un miracolo.
    Trovo sia un peccato e uno scadimento deplorevole nella qualità dei rapporti umani.
    Comunque sei un vero signore anche incazzato! 😉

    • massimolegnani 15 luglio 2016 a 23:27 #

      ti adoro per l’ultima frase 🙂
      la gentilezza verso un cliente o verso una persona qualunque, magari uno sconosciuto, è una dote preziosa, tienitela stretta (ti immagino con un camice bianco addosso, farmacista o veterinaria)
      ciao Mela, un abbraccio
      ml

      • lamelasbacata 15 luglio 2016 a 23:42 #

        Un abbraccio a te. Faccio il possibile per tenerla stretta anche se ogni tanto scappano le vacche anche a me! (ma guarda un po’ che osservatore sei!)
        🙂

      • massimolegnani 15 luglio 2016 a 23:51 #

        le vacche ogni tanto devono sentirsi libere, tanto non vanno lontane [😊]

        (eheh)

        ________________________________

  4. sguardiepercorsi 15 luglio 2016 a 19:18 #

    Ahahahah… Mi sembra di vedere la scena! (Da piemontese, quel boiafauss mi suona molto familiare…) 😀 Ben le sta, alla megera!! 😀
    Buone pedalate!

    • massimolegnani 15 luglio 2016 a 23:38 #

      non per assolvere la megera, ma mi rendo conto che quando in bici mi fermo per fame o per stanchezza vorrei intorno un mondo affettuoso e se trovo invece persone anche solo indifferenti o appena un po’ maleducate le tratto come mi avessero offeso profondamente 🙂
      ciao Chiara (e grazie per le buone pedalate)
      ml

  5. pippa37 15 luglio 2016 a 23:10 #

    Avrei voluto vedere la scena, giuro!

    • massimolegnani 15 luglio 2016 a 23:40 #

      a ripensarci ci rido di gusto, perchè io così incazzato ero più buffo di lei
      ciao pippa,
      ml

  6. tramedipensieri 15 luglio 2016 a 23:40 #

    Quando ci vuole …ci vuole!

  7. Miriam Sol 19 luglio 2016 a 11:11 #

    la “megera” era evidentemente una persona con problemi o arrabbiata con la vita e tu l’extracomunitario della situazione. In realtà in alcuni posti sperduti mi sono capitate situazioni simili, il sentirsi guardati con diffidenza, non riuscire avere cose semplicissime. La sensazione anzi la certezza di disturbare. Dopodiché anch’io non amo i posti lussuosi e inn, dove ti trattano in base a quanto sembra tu possa spendere (sai a Milano quanti posti così del cavolo ci sono!

    • massimolegnani 19 luglio 2016 a 15:32 #

      di “megere” è pieno il mondo (dei locali pubblici), a volte nascoste come streghe in luoghi dove non te le aspetti. 🙂
      Ciao Miriam, un sorriso e un abbraccio.
      ml

  8. Miriam Sol 19 luglio 2016 a 11:13 #

    ho scritto inn , devo avere messo una n in più, forse! Però ml dalla foto , che belle gambette! Forse la megera non le aveva notate!

    • massimolegnani 19 luglio 2016 a 15:35 #

      anche “inn” va bene, mi evoca il nome di una catena d’alberghi di lusso!
      eheh gambette da ciclista, nere da far invidia, ma bianche appena sopra il bordo dei pantaloncini 🙂

  9. Arianna 19 luglio 2016 a 16:29 #

    Che brutta cosa la scortesia. La mancanza di gentilezza rende “brutti” tutti, ma quando si tratta di persone che fanno questo genere di lavoro, ancora di più.
    Ti auguro di incontrare più fatine e meno megere in futuro, Massimo! 🙂

    • massimolegnani 19 luglio 2016 a 23:40 #

      magari prossimamente racconterò di “fatine” incontrate sulla mia strada 🙂
      ciao Arianna, un sorriso
      ml

      • Arianna 20 luglio 2016 a 06:53 #

        Impaziente di leggere 🙂
        Buongiorno, un sorriso a te!

      • massimolegnani 20 luglio 2016 a 08:55 #

        ..allora lo scrivo 🙂

        ________________________________

      • Arianna 20 luglio 2016 a 09:03 #

        Bene! 🙂

      • massimolegnani 20 luglio 2016 a 09:58 #

        🙂

        ________________________________

  10. Stefi 20 luglio 2016 a 18:04 #

    Quanti post arretrati…
    Riemergo pian piano, ml.
    E ricomincio a sorridere.
    🙂

    • massimolegnani 20 luglio 2016 a 20:47 #

      Ecco, Ste’, non perdere il sorriso, tienilo nascosto ma conservalo.
      Un abbraccio,
      ml

  11. sabinaviola 25 luglio 2016 a 17:40 #

    Do risposte terribili in questi casi, proporzionati in disprezzo al bipede scostante con cui ho a che fare. Come ti capisco…

    • massimolegnani 25 luglio 2016 a 18:17 #

      a volte è giusto e sano diventare belve e mordere chi ci ha morso
      🙂
      ciao Sabina
      ml

  12. Paolo 30 luglio 2016 a 12:38 #

    Sorrido. Hai reso perfettamente l’idea a uno che, se suda, lo fa senza ritegno, né alcuna pudicizia… La tua “camminata marziale” e quel “boiafauss” sono spettacolari!

    • massimolegnani 30 luglio 2016 a 13:24 #

      eheh, megere e pinguini se la meritano una scrollata del nostro sudore 🙂
      ml

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