Donnaz

19 Ago
by c.calati

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Dovrei berne una bottiglia a pasto per onorare queste esigue vigne faticose. Guardo le balze, gradini da giganti verso il cielo, rivedo generazioni operose a terrazzare di zappa e piccone una terra ostica di pietre e farne filari ordinati a catturare sole. Ancora adesso questi valdostani di confine sudano di vanga e cesoie, i macchinari non arrivano a queste pendenze. Pendono intanto i grappoli dalla maturazione lenta, presto le nuvole scemeranno il sole, saranno allora quelle stesse pietre dei muri a secco a dar calore all’uva.

Sarà vino un poco asprigno, generoso nell’accompagnare la polenta. Ogni bicchiere dedicato alla fatica.

by c.calati

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22 Risposte to “Donnaz”

  1. rodixidor 19 agosto 2016 a 15:56 #

    Basta un bicchiere a pasto, occorre anche centellinare il frutto di tanta fatica.

    • massimolegnani 20 agosto 2016 a 00:28 #

      hai pienamente ragione, più del quanto è il come si beve.
      d’altronde la bottiglia era un’iperbole 🙂
      ciao rodix
      ml

      • rodixidor 20 agosto 2016 a 10:36 #

        Purché non diventi una parabola.
        Buona fine settimana 🙂

      • massimolegnani 20 agosto 2016 a 10:59 #

        🙂
        Buone giornate a te

  2. Tati 19 agosto 2016 a 18:42 #

    Il vino, letto così… Fa ancora più piacere berlo 😉

    • massimolegnani 20 agosto 2016 a 00:29 #

      ..e allora beviamolo 🙂
      un sorriso Tati,
      ml

      • Tati 20 agosto 2016 a 01:41 #

        Cin cin 🙂
        Buona notte

      • massimolegnani 20 agosto 2016 a 09:41 #

        Cin cin di buon mattino 🙂

  3. sguardiepercorsi 19 agosto 2016 a 18:56 #

    Cin cin!
    Conosco quelle vigne… E da piemontese, ho idea del lavoro che c’è intorno ai vigneti… Anche solo quelli delle colline di Langhe e Monferrato non scherzano!
    Un cin cin alle fatiche umane!

    • massimolegnani 20 agosto 2016 a 00:31 #

      alla tua salute:)
      ogni volta che passo di lì mi commuovo al pensiero della fatica che c’è dietro.
      ciao Chiara,
      ml

      • sguardiepercorsi 20 agosto 2016 a 06:59 #

        Capisco. A me capita anche con i tralicci in cima alle montagne… Penso agli uomini che li hanno costruiti in quei posti impervi…
        Onore ai loro meriti!
        Ciao, Massimo

      • massimolegnani 20 agosto 2016 a 09:43 #

        Vero, anche i tralicci sono fatica, pero’ sono meno belli 🙂

      • sguardiepercorsi 20 agosto 2016 a 10:08 #

        Io ho una passione per i tralicci… Ci ho scritto anche uno dei primi post… Li vedo come le reti neuronali delle città, sinapsi, snodi di energie vitali… Ne ho fotografati tanti, li ho guardati tanto, e per me son diventati belli; di una loro bellezza, non certo artistica o naturale… La bellezza dell’ingegno e della fatica umana, come i viadotti…

      • massimolegnani 20 agosto 2016 a 11:04 #

        Mi piace il tuo punto di vista che va oltre il loro aspetto (anti)estetico per abbracciare una visione piu’ ampia e profonda. Si’ il tuo richiamo alla rete neuronale mi affascina 🙂

      • sguardiepercorsi 20 agosto 2016 a 11:11 #

        🙂 se hai voglia di leggerlo, qui c’è il post
        http://wp.me/s2K0NN-tralicci

      • massimolegnani 20 agosto 2016 a 11:48 #

        Grazie, vado 🙂

  4. remigio 19 agosto 2016 a 21:32 #

    Che magnifico spettacolo!

    • massimolegnani 20 agosto 2016 a 00:34 #

      sì il grigio delle pietre, il verde delle vigne danno il rosso rubino del Donnaz.
      ciao Remigio
      un caro saluto
      ml

  5. Stefi 20 agosto 2016 a 17:47 #

    Come i vigneti Liguri delle Cinque Terre, dove nasce lo Sciacchetrà, che ne basta un bicchierino piccolo e le gambe tremano.
    🙂

    • massimolegnani 20 agosto 2016 a 19:02 #

      Si’, come in Liguria, guardi quei filari abbarbicati tra le rocce e ti domandi come sia possibile.
      Ciao Ste’
      ml

  6. Donatella Calati 23 agosto 2016 a 16:48 #

    le pietre, la vite, l’uomo di questi pendii scoscesi ci conducono a rimanere abbarbicati alla vita assecondandone le asperità … resilienza … e la ricompensa un buon calice di donnaz

    • massimolegnani 23 agosto 2016 a 17:06 #

      Sì quella vigna è un invito a resistere ( e a bere il giusto)
      Ciao Dona,
      io

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