lettera a un quotidiano del mattino

22 Ago
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by c.calati

 

 

Egregio Direttore, Gentile Redazione,
mi vedo costretto a scrivervi per affermare un principio e correggere alcune imprecisioni presenti nell’articolo, comparso due giorni fa sul vostro giornale.
“UN SERIAL KILLER TRA NOI” titolava il pezzo che parlava di tre omicidi irrisolti, che la polizia aveva ricondotto ad una stessa mano.
Titolo orrendo, il vostro, dozzinale, segno di una o più menti che non sanno porsi domande e preferiscono scivolare via nell’ovvio. Anche con i pochi elementi a disposizione, le identità degli uccisi, i luoghi e le modalità degli omicidi, qualcuno al giornale, se non alla polizia, avrebbe dovuto comprendere che non si trattava di assassinii fatti in serie, ma di singoli pezzi artigianali.
Credo che non mi si potesse offendere in modo peggiore: IO NON SONO UN SERIAL KILLER. 
Non uccido in serie, non faccio stragi, sapete la sventagliata di mitra che va tanto di moda tra gli assassini patentati e tra quelli improvvisati che sbroccano in un pomeriggio di un giorno da cani o i più aggiornati figli di Allah che si fanno esplodere in metropolitana. No io non ci penso proprio a morire, io opero artigianalmente, con passione, vitalità e cura meticolosa per i dettagli. Ogni morte è un pezzo unico, inimitabile.
Consideratemi, se volete, un collezionista, alla stregua di chi raccoglie conchiglie sulla spiaggia o bottigliette mignon o gufi di ceramica. Ditelo pure, non mi offendo, anche se mi reputo migliore di loro, più raffinato.
E poi c’è il cruccio che la mia collezione non esiste se non nella mia memoria ed anche se avessi conservato un particolare di ogni mia vittima, certo non potrei mostrarli agli ospiti alla sera.
Immagino la vostra obiezione, “Collezionista, che parola grossa per tre morti!”
Voi non avete idea.
Diciamo, per aiutarvi a capire, che se fossi il collezionista di gufi in ceramica di cui sopra, bè, non mi basterebbe una fila sul ripiano della mensola per esporre tutti i pezzi. E non ne trovereste due uguali.
È anche per questo che vi scrivo, perchè sia riconosciuta la numerosità e l’eccellenza della mia collezione. Vi confesso che mi manca questo riconoscimento, anche se ho sempre agito perchè nulla apparisse. Morti passate inosservate, le mie. Tranne quei tre omicidi così evidenti che nemmeno voi potevate fare gli struzzi.
Come si comincia una collezione? Tranne pochi casi di gente che nasce con la vocazione e dedica la vita come una missione a raccattare tappi di bottiglia o a battere i quattro angoli del mondo in cerca di pacchetti di sigarette rari, gli altri iniziano per caso, per un’occasione che dà l’avvio, senza che ce se ne renda conto. Così io. A dodici anni mia mamma mi ha chiesto di sopprimere i gattini appena nati che già ne avevamo troppi. Io non volevo, ma lei insisteva che ormai ero io l’ometto di casa. Contava su di me. Che potevo fare? Così li misi in un sacco di iuta e riempii il lavandino d’acqua. Contai fino a cento tenendo il sacco sul fondo con le mani che un po’ tremavano. Ancora bollicine, contai un’altra volta cento, più rilassato. Più facile del previsto. E fu anche gratificante, che alla fine la mamma mi accarezzò su una guancia e mi disse bravo, ometto mio.
La scena mi tornò in mente dopo qualche anno, mentre mi annoiavo al mare. E mi venne voglia di riprovare. Mi guardai intorno, finchè individua una signora anziana, costume nero e cuffia viola in testa, che faceva al caso mio. La guardai entrare circospetta in acqua, aspettai che si spingesse un po’ più al largo, poi mi tuffai anch’io, in un punto distante da lei. Feci un tratto sott’acqua e l’afferrai per un piede. Fin troppo semplice. Partecipai ai soccorsi tentando un’impossibile rianimazione, non certo per un tardivo pentimento ma per regalarmi un brivido supplementare.
Ecco, avevo iniziato la mia collezione.
Mi diedi delle regole, per coltivare meglio il mio passatempo. Vittime occasionali, mai agire per motivi personali, scena del delitto sempre differente, che è troppo facile agire sempre allo stadio al momento del gol, quando potresti ucciderne mille che nessuno ci farebbe caso (in quell’occasione catapultai un tifoso dal parapetto e lo soccorsero solo al fischio di chiusura), evitare i personaggi in vista e finchè possibile i bambini, che poi la polizia s’incarognisce e ti becchi in sovrappiù l’accusa di pedofilia che fa tanto richiamo sui giornali. Ho ucciso un solo bambino. Un’occasione troppo ghiotta per rinunciarvi: sgambettava per l’autogrill che era già buio, probabilmente sfuggito ai genitori. S’era messo a seguirmi, avendomi forse scambiato per suo zio. L’ho caricato in macchina e l’ho fatto volare giù dal primo viadotto. E soprattutto nessuna bella donna, che quelle attirano gli inquirenti come indecenti, tardivi amanti.
Rispettando queste regole, dare la morte è facile. E diventerebbe quasi noioso, se non ci aggiungessi il pepe della fantasia. Escogitare il modo originale, quella è la vera sfida. Il tempo lungo della preparazione, la morte poi è un attimo, il vignaiolo soffocato tra filari solitari, il meccanico vittima di uno strano incidente al fondo buio del suo garage, l’anziano a passeggio col suo cagnolino lungo l’argine che con un piccolo aiuto scivola nel fiume.
Di solito uccido la domenica, perchè ho un lavoro impiegatizio che mi tiene occupato in settimana. Solo alla sera ho modo di studiare i dettagli e preparare gli strumenti, la siringa d’insulina, il coltello a serramanico, il cappio. Poi il sabato mi muovo, vado lontano e la domenica agisco.
E a sera quando torno a casa, mentre sistemo un altro gufo sulla mensola, mi sembra di sentire la mano della mamma che mi regala una carezza sulla guancia, bravo ometto mio.

 

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26 Risposte to “lettera a un quotidiano del mattino”

  1. redbavon 22 agosto 2016 a 10:32 #

    Ussignur! Mi esce in nordico tanto lo stupore! Conosco un serial…ehm un collezionista di gufi! Ehi! Egregio Direttore del giornale, Pregiata Redazione, io lo conosco! Lo conosco!

    EmmElle mi hai fatto venire i brividi, per quei momenti di sospensione tra la Realtà e la Lettura, mi è parso di vederti sulla tua scrivania, di spalle, nella penombra, tutti i gufi sulle mensole a guardarti, ricurvo sulla tastiera a vergare questa dichiarazione di orgoglio di artigiano dell’omicidio. Ho pensato:”Ma non è che veramente…Ora capisco le piante aromatiche…”
    Nella speranza di non diventare uno dei tuoi muti trofei, ti saluto distintamente e, nel caso lo diventassi, sarà mia cura dall’Oltretomba di gufarti di brutto per il prossimo appuntamento con la Morte DOCG!

    • massimolegnani 22 agosto 2016 a 14:50 #

      ..e mentre scrivevo mi sembrava di averli compiuti davvero quegli omicidi tanto li avevo nitidi in mente. Che io abbia una doppia vita?
      🙂
      ml

  2. lamelasbacata 22 agosto 2016 a 10:49 #

    Quanto mi sono divertita mio caro!! Uno degli esami più belli all’uni è stato proprio chimica tossicologica……….il sottile brivido di sapere quali veleni usare.,…..la mia vena crudele ringrazia per questo excursus 😉 ad maiora!

    • massimolegnani 22 agosto 2016 a 14:54 #

      I veleni e i farmaci che usati in dosi opportune diventano veleni sono una vera manna, tu mi capisci.
      Ciao Mela
      ml

  3. menteminima 22 agosto 2016 a 10:53 #

    Come ti capisco!

  4. 65luna 22 agosto 2016 a 11:23 #

    “Pepe della fantasia”…be’ qui il pepe abbonda! L’ho letto in cinque secondi! Buona settimana,65Luna

    • massimolegnani 22 agosto 2016 a 14:56 #

      Mi auguro di averti dato qualche brivido in quei 5 secondi 🙂
      Ciao Luna
      ml

  5. Prishilla 22 agosto 2016 a 11:36 #

    Letto senza respirare. Magistrale!

  6. Giuliana 22 agosto 2016 a 11:57 #

    avvincente e saporito 😉

  7. rodixidor 22 agosto 2016 a 13:10 #

    Gentile lettore,
    la ringraziamo per la lettera al nostro giornale. Avremmo qualche obiezione da porle, una che il collezionista fa un’attività seriale per definizione nella sua raccolta. Ma ci fermiamo qui perché temiamo lei sia una persona poco incline ad accettare obiezioni, seppure linguistiche.
    Cordialmente.
    La Redazione del Giornale del mattino.

    • massimolegnani 22 agosto 2016 a 15:08 #

      Esimia Redazione,
      qualunque collezionista si offenderebbe per quel “fa un’attività seriale” così distante dallo spirito con cui si collezionano pezzi unici.
      Quanto al rischio di subire ritorsioni da parte mia l’intera redazione può stare tranquilla, non uccido mai per motivi personali. Tutt’alpiu morirà un giornalista a caso scelto tra altre testate.
      Doverosi ossequi
      ml

    • ammennicolidipensiero 23 agosto 2016 a 14:12 #

      dai andate avanti. il lettore ci sta prendendo gusto. 😛

      • massimolegnani 23 agosto 2016 a 14:52 #

        ..e io stavo prendendo gusto a fare il collezionista di omicidi, eheh
        ciao ammen
        ml

  8. Tati 22 agosto 2016 a 15:09 #

    Urcamalura!!!
    ecco, fa caldo e la gente ammattisce.. 😉
    ( bello, avvincente, scorrevole… compli compli menti )

  9. Paolo 22 agosto 2016 a 15:57 #

    Fantastico! Tremendamente fantastico! Questo sì che è noir. Rivedo una foto di te (meglio: il naso e il mento), sotto l’ampia tesa di un cappello nero. Che ombre che sai muovere nell’altana di casa, la notte, quando gli altri dormono e scende il silenzio! Bravissimo.

    • massimolegnani 22 agosto 2016 a 17:12 #

      Ho riguardato foto e brano a cui era cornice (“cosa voglio da me”) è ammantato di una vaga follia che sembra preludere e giustificare comportamenti pazzeschi come quello in questo post 🙂
      Grazie Paolo
      un abbraccio
      ml

  10. Stefi 23 agosto 2016 a 18:12 #

    ml ti sei superato, questa è la sceneggiatura di un film! Completa di tutto: ambientazioni, caratterizzazione del personaggio principale, tratteggio dei ruoli secondari, risvolti psicologici, immagini di pura lucidità e scene di suspance. Manca solo la colonna sonora, ci metterei un’overture di Rossini, vai a sapere perché. (?)
    Piaciuto tanto.

    • massimolegnani 24 agosto 2016 a 00:01 #

      Quella della Gazza ladra sarebbe perfetta 😄
      Ciao Ste’
      ml
      (grazie!)

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