così distanti, così vicini

1 Set
by c.calati

                                                                by c.calati

 

Potrebbe essere mio padre questo signore rubato a un’istantanea di scena, il viso scarno, il naso, verosimile la giacca anche se questo tipo ha il bavero distratto, lui sempre impeccabile, il panama no,  troppo stravagante, portava solo feltri classici pur con il minimo vezzo di un’inclinazione appena percettibile di lato, più facile del panama una qualunque paglia contro il sole nei pochi giorni in cui ci raggiungeva al mare, io a scavare buchi nella sabbia, lui a colare sotto l’ombrellone. Lo stesso vale per la barba, per quanto curata e corta  sarebbe stata comunque un’estrosità insostenibile per lui molto conforme ai tempi; per breve tempo s’era concesso dei baffetti alla maniera di De Gaulle, e in effetti De Gaulle lo chiamavano sul lavoro, più per l’incedere severo che per i baffi, del resto presto rimossi e rintracciabili solo in qualche foto ma non nella memoria.

Potrei essere io quest’individuo, gli occhi un poco persi altrove sebbene fissi sull’interlocutore, e la malinconia delle labbra che non riescono un sorriso. Mia la fisionomia del cranio sotto il panama, sparuto di capelli e dimensioni, non mia la giacca e nemmeno la cravatta, un’ingessatura che non mi si addice, tutta la mia rivoluzione concentrata nel maglione e nella barba.

Potrebbe essere una sintesi tra noi questo personaggio che vaga incerto in un teatro di provincia, un tratto d’unione, un ponte a collegare somiglianze tra me e mio padre che raramente ho colto e pure c’erano. E proprio il palcoscenico ci accomuna e ci avvicina in una contemporaneità non sincronizzata, ottant’anni di distanza tra la sua filodrammatica di universitario d’anteguerra e il laboratorio teatrale che frequento io da quando è scaduto il mio mestiere. In ogni caso dilettanti e non duellanti che altri erano gli attriti, le incomprensioni, le distanze tra noi, dilettanti senza altra velleità che quella di divertirsi a essere diversi da quello che si è. Magari coincidenti sulla scena, il padre e il figlio.

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38 Risposte to “così distanti, così vicini”

  1. PindaricaMente 1 settembre 2016 a 11:06 #

    Bella la foto e belle le parole che hai usato per raccontarla.

    • massimolegnani 1 settembre 2016 a 16:37 #

      Grazie, a volte le foto riguardarle mi scatenano improvvise suggestioni.
      Un sorriso
      ml

  2. lamelasbacata 1 settembre 2016 a 11:17 #

    Una luce malinconica negli occhi, un volto elegante che resta impresso a lungo. Belle le tue parole, davvero.

  3. Donatella Calati 1 settembre 2016 a 11:56 #

    centrato in pieno lo stretto rapporto tra simili diversità, tra lontane vicinanze che solo a distanza di decenni si possono scoprire e sentire. E sul palcoscenico si è forse più veri che fuori

    • massimolegnani 1 settembre 2016 a 16:40 #

      aspettavo il tuo intervento e lo desideravo così!
      Ti abbraccio,
      io

  4. alessialia 1 settembre 2016 a 14:13 #

    simili diversità… lontane vicinanze!
    Ciao ml, mi è mancato leggerti!

    • massimolegnani 1 settembre 2016 a 18:30 #

      Ciao Ale, mi sono mancate le tue parole sempre entusiaste.
      Un sorriso
      ml

      • alessialia 1 settembre 2016 a 18:38 #

        Anche a me i tuoi racconti! E li ho trovati cosi come li avevo lasciati! Sempre bello leggerti!

      • massimolegnani 1 settembre 2016 a 18:48 #

        Ti ringrazio di cuore

  5. unsassoverticale 1 settembre 2016 a 15:46 #

    Il palcoscenico può tante cose… Io non riesco a farne a meno.

    • massimolegnani 1 settembre 2016 a 16:41 #

      Sono d’accordo con te, il teatro è un catalizzatore di emozioni.
      Ciao,
      ml

  6. lucilontane 1 settembre 2016 a 16:42 #

    Un mix fra un quadro di Modigliani e una scultura di Giacomelli…e l’insondabile che sei. Ciao ml (ieri mi hanno a lungo parlato di Ceresole, sarà ora di venirci?)

    • massimolegnani 1 settembre 2016 a 16:57 #

      Ceresole ti piacerebbe, credimi!
      (bello l’aggancio a Giacomelli)
      Ti sorrido,
      ml

      • lucilontane 1 settembre 2016 a 22:48 #

        Che poi sarebbe Alberto Giacometti, ma il correttore automatico fa quel che vuole… Giacomelli invece, di nome Mario, fu un grandissimo fotografo, originario di Senigallia. Vai a vedere le sue foto, sono certa ti piaceranno. 😊

      • massimolegnani 2 settembre 2016 a 00:59 #

        mi suonava male Giacomelli 🙂
        (guarderò con piacere le foto di Mario G.)

  7. tempodiverso 1 settembre 2016 a 19:23 #

    recitare è un po’ come scrivere, permette di uscire fuori di noi stessi e poi di rientrarci con occhi diversi, severi, intransigenti o forse complici e si scoprono cose nascoste, somiglianze ed altro ancora… poche righe, ma hai detto tante cose!

    • massimolegnani 1 settembre 2016 a 21:58 #

      Pienamente d’accordo, e’ un uscire e un rientrare in se’ vedendosi diversi.
      Un caro abbraccio
      ml

  8. gelsobianco 2 settembre 2016 a 00:45 #

    “così distanti, così vicini”
    basta il titolo che hai dato a questa tua pagina!
    grande scritto davvero il tuo, ml.
    grande la fotografia di c. calati.

    abbraccio vero
    gb

    • massimolegnani 2 settembre 2016 a 01:01 #

      ..e tutto è nato riguardando quella foto!
      grazie gb, un abbraccio sincero a te
      ml

      • gelsobianco 2 settembre 2016 a 01:12 #

        sì, posso ben sentirlo!
        gb
        grazie a te

      • massimolegnani 2 settembre 2016 a 10:11 #

        un sorriso

  9. remigio 2 settembre 2016 a 19:28 #

    Un bel personaggio…un bel ritratto. Malinconico e misterioso. Ma chi sarà mai!

    • massimolegnani 2 settembre 2016 a 22:14 #

      Mah! Assomiglia vagamente a Toni Servillo anche se gli manca la sua vivacità nello sguardo
      Ciao Remigio:)
      ml

  10. sguardiepercorsi 4 settembre 2016 a 19:36 #

    Riflessioni importanti…
    E ora per me hai anche un volto… 🙂 Piacere di vederti!

    • massimolegnani 4 settembre 2016 a 22:10 #

      ..ma siamo sicuri che quel volto sia mio? 🙂
      ciao Chiara, un sorriso
      ml

      • sguardiepercorsi 4 settembre 2016 a 22:16 #

        Non lo so! Comunque è un volto che si accorda con ciò che scrivi… 🙂 e magari è solo una suggestione…
        Ciao Massimo 🙂

      • massimolegnani 4 settembre 2016 a 22:44 #

        “è un volto che si accorda con ciò che scrivi”
        c’è qualcosa di gratificante in questa tua affermazione e mi sembra un’ottima risposta.
        Un abbraccio

  11. Paolo 18 settembre 2016 a 10:54 #

    Bellissimo questo brano. Lo definirei “di ricerca”, la ricerca di una definizione, di sé, delle proprie origini. Potente (e destabilizzante, anche) riconoscere i tratti d’altri in noi. L’impronta. Ma il tuo è un porsi allo specchio attraverso il neutro mitigatore di un figurante. Un terzo, altro da sé. E la possibilità di essere altro, di sfuggire alla stretta deterministica del mondo e dei geni. Ed ecco l’interpretazione come libertà e manifestazione, miracolosa, del sogno, del desiderio, del mai sperimentato, né vissuto prima.
    Delicato e toccante, vivo, questo tuo parlare allo specchio, a quel volto camuffato, contaminato, contaminato. Il volto, sì… L’ho fissato a lungo. La luce negli occhi, la verticalità, la linearità. Ha ragione Luci: potresti aver ispirato Giacometti. Linee essenziali, convergenti, focalizzate in quello sguardo lucido, luminoso, che porta in sé tutta la forza e la vitalità dell’affermazione e della domanda.

    • massimolegnani 18 settembre 2016 a 11:23 #

      Accidenti Paolo, per un commento così mi sarei venduto il panama 🙂
      che dire se non grazie?
      un abbraccio
      ml

      • Paolo 18 settembre 2016 a 11:29 #

        🙂 Grande!
        (… ma tornerà ancora utile!)
        Un abbraccio.
        P.

      • massimolegnani 18 settembre 2016 a 13:31 #

        🙂

    • gelsobianco 18 settembre 2016 a 17:23 #

      Che commento bello bello, Paolo.
      Voglio osservare ancora quegli occhi.
      C’è qualcosa che non riesco a cogliere totalmente.
      gb:)

      • Paolo 18 settembre 2016 a 17:33 #

        Hai ragione, gb. Fruga, fruga. C’è un bagliore indefinito, un po’ bambino. E’ forse la cosa che li rende più interessanti… 🙂

      • gelsobianco 19 settembre 2016 a 00:19 #

        Tu sai, Paolo, che io frugo fino ad avere mie sensazioni particolari.
        C’è un desiderio in quegli occhi che… non si aprono a un sorriso. Hanno una loro musica però, sì. La ascolterò meglio. Grazie.

        Grazie, ml, per il tuo permettermi di interagire con i tuoi ospiti.
        Questo arricchisce (e poi mi piace!).
        🙂
        gb

      • massimolegnani 19 settembre 2016 a 09:47 #

        sorrido a questo vostro dibattere su uno sguardo che a me sembra acquoso e sperso.

      • gelsobianco 19 settembre 2016 a 22:03 #

        Il desiderio di afferrare l’oltre e la consapevolezza di non poterlo fare sono in quegli occhi.
        Bucano quegli occhi, ma quel loro luccicore un po’ bambino invita a una carezza.
        gb

      • massimolegnani 20 settembre 2016 a 10:35 #

        eheh, sorrido

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