la candela

8 Ott
 c.calati

c.calati

 

 

“ Ragazzi, domani vado al lago da mia zia. Chi di voi due sarà lì per le tre, farà un giro in barca con me. Adoro prendere il sole quando quasi nessuno mi guarda.”
Il messaggio ci giunse forte e chiaro. 
Il non detto ci esplose nei pantaloni come il paginone centrale del mitico Playboy. Piera non era una bellezza, tratti piuttosto grossolani e un corpo molle come una pagnotta che non lievita, però a volte aveva sprazzi d’erotismo nello sguardo e in quelle promesse non fatte eppure più sicure di un giuramento sulla testa del suo cane. E quando assaporava il potere su di noi, le si addolciva anche il sorriso. Fu con quel sorriso tinto di malizia che aggiunse:
“ Dimenticavo, non potrete partire prima di aver ricevuto una mia telefonata. Onore, gloria e un premio al primo che arriva.”
Obbiettai che forse saremmo arrivati insieme ed in quel caso forse avrebbe potuto imbarcarci entrambi. Ma Claudio stroncò sul nascere il mio tentativo di stringere un’alleanza.
“ Scordati che ti dia un passaggio sulla mia Vespa, se è questo che intendi.“
“ Ma così dovrò venire in bicicletta!”
“Arrangiati.”

Claudio aveva tre punti di vantaggio su di me: la basetta lunga alla Elvis Presley, la chitarra che a dir la verità strimpellava da cani, ma nessuna ragazza se n’era mai accorta, e la Vespa 125.
Imbattibile.
E mentre guardavo come Piera si beasse della nostra rivalità, mi attraversò il cervello un dubbio feroce. Era tutto combinato, non avevo alcuna possibilità di spuntarla sul mio amico e lei lo sapeva bene, sapeva che al lago sarebbe arrivato per primo Claudio, era quello che voleva, mostrare in premio a Claudio le tette sdraiata sul fondo della barca. Fanculo, servivo solo per dare un po’ di brivido al gioco, ma che potessi vincere io non se ne parlava proprio. Al massimo avrei retto il moccolo, una metaforica candela da far bruciare lenta fuori dal cancello della villa, mentre loro erano fuori in barca. Bastardi tutti e due.
Quella notte dormii poco ed in quel poco sognai le tette di Piera in tutte le salse. Erano il suo pezzo forte, che io non avrei mai visto.
Di solito mi arrendo senza combattere, ma quel mattino mi svegliai con in corpo una determinazione che non mi conoscevo. Il moccolo, eh? staremo a vedere!

La telefonata arrivò verso mezzogiorno ed io senza nemmeno riattaccare la cornetta mi precipitai giù per le scale. In cortile mi aspettava la fida bicicletta. Pedalai come un forsennato fino al garage dove Claudio teneva in rimessaggio la sua Vespa. Era ancora lì, sul cavalletto tra due auto. Certo, lui non aveva fretta, io invece dovetti fare in fretta. E subito ripartii. Quaranta chilometri per arrivare a Meina e non tutti pianeggianti, ma ora ne valeva la pena.
Qualche minuto prima delle tre suonai al campanello della villa. Per quanto stravolto dalla fatica, gustai in pieno la delusione di Piera nel vedermi.
Di una cosa bisogna dare atto a Piera: sa fare buon viso a cattivo gioco. Ripresasi dallo stupore mi abbracciò nonostante gocciolassi sudore e riuscì anche a mormorarmi un bravo, sono contenta che hai vinto, quasi credibile. Mi aiutò a far scivolare in acqua la barca, si mise in costume e si adagiò languida sul fondo come promesso, lasciando a me la voga.

“Portami al largo, Massimo, lontano da occhi indiscreti.” mi disse con un tono tra il regale e il complice.
E io, fiero di me, prima d’iniziare a remare lasciai cadere in acqua la candela che stringevo in pugno. Non il moccolo, ma la bella candela di acciaio e porcellana della Vespa di Claudio.

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20 Risposte to “la candela”

  1. lamelasbacata 8 ottobre 2016 a 10:28 #

    Machiavellico! Bravo 😀

    • massimolegnani 8 ottobre 2016 a 13:11 #

      eheh, il fine giustifica i mezzi ( massima poco corretta politicamente ma redditizia) 🙂
      Ciao Mela
      ml

  2. PindaricaMente 8 ottobre 2016 a 11:37 #

    Sei stato magistralmente perfido!
    Ma cosa non si fa per un paio di tette e un corpo burroso che sembra una pagnotta non lievitata, eh? 😊😊

    • massimolegnani 8 ottobre 2016 a 13:21 #

      Vero?? Si diventa improvvisamente scaltri e perfidi 🙂
      Ciao pindar, un sorriso
      ml

  3. rodixidor 8 ottobre 2016 a 15:24 #

    Ahahah Grande finale 🙂

    • massimolegnani 8 ottobre 2016 a 18:18 #

      ..un lietissimo fine 🙂
      ciao rodix
      ml

      • rodixidor 9 ottobre 2016 a 19:27 #

        con l’ingegno Ulisse conquistò …. quella città orientale 😉

      • massimolegnani 9 ottobre 2016 a 20:41 #

        esattamente quella 🙂

  4. Mezzatazza 8 ottobre 2016 a 16:13 #

    Ahahahaha, la cosa tua che mi è piaciuto di più leggere!

  5. alessialia 8 ottobre 2016 a 17:25 #

    ahahah! mi sono divertita tantissimo! bravo! e a quel paese la candela!

  6. Pendolante 11 ottobre 2016 a 13:28 #

    Approvo l’atto! La lepre ha avuto la sua lezione.

  7. Papillon 12 ottobre 2016 a 09:44 #

    Dimmi che è una storia vera. E se non lo è, è bellissima comunque! Non solo per la trama, simpaticissima, ma per come esprime la “purezza”, a mio avviso, di un certo stato d’animo che le donne non possono capire.

    • massimolegnani 12 ottobre 2016 a 09:48 #

      Diciamo che i presupposti sono autentici, il resto una rivalsa su un amico troppo fortunato 🙂
      Ciao, ben arrivato
      ml

  8. Donatella Calati 20 ottobre 2016 a 17:15 #

    mi hai fatto sorridere anche con la febbre e ti ho rivisto … occhialuto ma astuto!

    • massimolegnani 20 ottobre 2016 a 18:43 #

      eheh ho ricostruito un passato a mio uso e consumo 🙂
      Bentornata, a casa guarirai più in fretta
      Ciao
      Io

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