Roby, la Neckar, Heidelberg, le botte

12 Dic

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La Neckar l’abbiamo conosciuta piccina sgambettare tra i boschi della Selva Nera. L’abbiamo seguita in una pubertà a volte tumultuosa, l’abbiamo vista crescere fino a farsi grande e bella, e l’abbiamo guardata con l’orgoglio di chi l’ha vissuta con la fatica dei pedali. La Neckar è un fiume femminile, una Dora tedesca, fianchi sottili e anse accoglienti come seni. È l’ideale compagna di viaggio per una gita pigra di pochi giorni. 
Così ci ha accompagnato fino ad Heidelberg, al ponte poderoso di mattoni e ferro. E lì ci ha lasciato per andare a buttarsi poco più in là tra le braccia del Reno.
Il ponte ci proietta nel vecchio cuore della città. Con le biciclette a mano percorriamo le vie strette, brulicanti di varia umanità: tra tutti spiccano gli Americani, per lo più militari in licenza dalle numerose basi dei dintorni e gli anti-Americani, fomentatori di pace e amore, un po’ sbiaditi nei loro abiti un tempo variopinti. Io ripenso ad Heinrich Boll (vai troppo spesso ad Heidelberg, scriveva), Mauri fischietta divertito tra la marea di gente, Roby grugnisce infastidito dalla calca. Roby è così, un animale da città per il resto dell’anno ma quando è in bici non sopporta di entrare in centri con più di cento abitanti, figuriamoci queste vie medioevali dove ci muoviamo a fatica pure a piedi. Noi per Roby abbiamo una sorta di devozione filiale da quando ci ha portato sul Danubio, lui esperto noi ignari di tutto, per cui assecondiamo ogni sua bizzarria senza fiatare.

Gli proponiamo di toglierci da lì e di prendere un treno per accorciare il ritorno. Roberto cambia umore, gli torna l’entusiasmo. Così ci schieriamo sotto la pensilina in tranquilla attesa.
Naturalmente il treno è in perfetto orario e il vagone per ciclisti, come lo sapesse, si arresta esattamente davanti a noi.
Come si spalancano le porte, tre individui si catapultano fuori, rotolando a terra avvinghiati: davanti alle ruote delle nostre bici due ragazzotti dalle maglie rosse e blu di non so quale squadra tedesca operano un accurato pestaggio di un tifoso avversario.
Ci guardiamo sbigottiti, incapaci di reagire. Dopo aver sbatacchiato a dovere il testone dell’avversario contro il cemento del marciapiede, i due rossoblu si rialzano soddisfatti e guardano i viaggiatori in attesa, quasi scusandosi per l’intralcio provocato.
Saliamo, sistemiamo le biciclette negli appositi supporti e apriamo la porta per entrare nella carrozza-pullman; Maurizio, che apre la fila, resta paralizzato con la maniglia in mano: l’intero scompartimento è occupato da una ventina di sgargianti maglie rossoblu. Rivedo in moviola il recente pestaggio e mi si ghiaccia il sangue. Roberto, come un saggio padre di famiglia, ci sibila a denti stretti: Sediamoci in quei posti liberi e non apriamo bocca per nessun motivo.
Intorno a noi regna un’allegria scomposta, alimentata da decine di lattine di birra e dalla comune fede calcistica. Mi sento come un prete che troppo tardi si è accorto di essere capitato in un bordello e cerca di darsi un ridicolo contegno. Ogni tanto qualcuno si rivolge a noi gridandoci qualcosa e noi rispondiamo muti con un sorriso tirato.
L’atmosfera è surriscaldata, tra un inno e un brindisi i rossoblu ci guardano storto, forse infastiditi dal fatto che non ci uniamo ai loro cori. Sono seduto di fronte a Mauri, ho visto svaporare progressivamente la sua abbronzatura, ora ha il colore di un limone acerbo con strane venature verdastre attorno agli occhi; io sto sudando come un orso bianco nel deserto, vorrei andare a pisciare ma sono inchiodato al sedile. Roby seduto impassibile poco lontano ci fulmina ogni pochi minuti per rammentarci la consegna al silenzio.
Scorre un’ora lunghissima senza che succeda nulla, i tifosi ormai ci ignorano e manca poco alla nostra stazione.
Mi sento più sollevato e provo a rincuorare Mauri: Siamo quasi arrivati, ormai è fatta!
Il volto del mio amico anzichè distendersi diventa terreo, Roby solleva gli occhi al cielo ed io non capisco.
Come ho aperto bocca, dietro di me s’è alzato una specie di armadio ubriaco che ora mi sovrasta e mi tocca “delicatamente” una spalla:
 TALIANI?
Sento un fiotto caldo scorrermi tra le gambe, la voce mi si strozza in gola:
sì, rispondo in un pigolio.
DOVE VENIRE?

 torino
TORINOOO? JUVENTUS!!!

Addio, è fatta! Cazzo, morire per la Juventus che mi è sempre stata sul culo è il colmo! Guardo spaurito Roby, ma anche da lì niente di buono: se mai sopravviverò al tedesco, mi strozzerà con le sue mani per aver parlato.
AHHAHAA! BUM BUM JUVENTUS!
Il crucco ride come un matto. Credo mi stia spiegando il metodo con cui tritura i tifosi juventini.
Mannaggia, ho voglia di piangere, maledico DelPiero e quella faccia da pesce lesso di Moggi che se il tedesco l’ha vista anche una sola volta me la mette in conto oggi. Cerco le parole per dirgli che sono del Milan e che con la Juve non c’entro nulla, quando la manona teutonica mi cala amichevolmente sulla spalla, fratturandomi le dodici costole sottostanti:
 BORUSSIA-JUVENTUS BUM BUM! JUVE RAUSS!
Il tedesco felice mi solleva e mi abbraccia come il più fraterno dei suoi amici. Ride dandomi grandi pacche consolatorie sulla schiena e mi offre una lattina. Mentre tracanno la birra, improvvisamente mi ricordo: il mese scorso in champions league il Borussia Dortmund ha clamorosamente eliminato la Juventus!
Il treno si ferma, saluto l’allegra compagnia e scendo barcollando: sono vivo! Sono vivo grazie ad undici scarponi juventini! Mi chino a baciare il marciapiede e giuro solennemente che appena torno a casa accendo un cero davanti alla foto di Moggi. Dio, quanto lo amo!

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12 Risposte to “Roby, la Neckar, Heidelberg, le botte”

  1. le hérisson 12 dicembre 2016 a 17:46 #

    Bien, dai, ora potresti anche considerare la Juve come la tua squadra del cuore. ^_^

  2. quarchedundepegi 13 dicembre 2016 a 06:25 #

    L’ho letto tutto e mi sono reso conto ancora una volta che l’esistenza delle squadre di calcio e delle tifoserie sono un toccasana per la pessima politica dei nostri Governanti.
    Buona giornata.
    Quarc

    • massimolegnani 13 dicembre 2016 a 11:01 #

      un toccasana per i governanti ma per noi rischiava di essere una tragedia 🙂
      ciao quarc
      ml

  3. Patrizia 13 dicembre 2016 a 10:32 #

    salvati in calcio d’angolo 🙂

  4. Alessandra Bianchi 14 dicembre 2016 a 17:26 #

    Una pagina dal significato drammaticamente vero.
    Buon pomeriggio 🙂

    • massimolegnani 14 dicembre 2016 a 18:22 #

      ..e anche ridicolmente vero, che non abbiamo certo fatto la figura degli eroi 🙂
      buona serata a te,
      ml

  5. alessialia 20 dicembre 2016 a 13:20 #

    Caspita… un bel viaggio e poi un bel clima goliardico!

    • massimolegnani 20 dicembre 2016 a 13:34 #

      ho qualche dubbio che il clima non fosse goliardico ma proprio teppistico 🙂 (mi è andata bene, va!)
      ciao Alessia
      un sorriso
      ml

      • alessialia 20 dicembre 2016 a 13:40 #

        Eh…. è un attimo a sconfinare…
        Menomale cosi, va!

      • massimolegnani 20 dicembre 2016 a 13:42 #

        🙂

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