così

15 Dic

photo by c.calati

Così, ciascuno apre le proprie pagine e scrive restituendo forma alla parola che poi ripeterà infinita, fingendo sempre cose nuove, quando invece si torna sempre lì, a quello che ci preme, noi assassini senza colpa che non sappiamo star lontani dal luogo del delitto. 

Il vecchio armadio si schiude scricchiolando, scegliamo scheletri come vecchi abiti conservati sulle grucce, li vestiamo e travestiamo, che sembrino più vivi e meno nostri i rimpianti, i segreti, i desideri.

Così ho parlato di Beniamino, di Camillo e massimo, ma anche di un gatto, una capra, un bove, di una pietra di selciato, una sirena nella notte, il tintinnio di una tazzina, ho detto di un sasso in cui risorgere e di una manciata di terra e del suo verme in cui riconoscere la madre, ho raccontato piante come donne, fiori bambini, acqua che scorre maschia, e mai è stata differente la parola fatta di foglie e cenere, sempre uguale quello che volevo far uscire dall’armadio, che solo dopo, e non sempre, capisco cosa fosse.

 

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36 Risposte to “così”

  1. lamelasbacata 15 dicembre 2016 a 00:21 #

    In un modo o nell’altro se scriviamo è per dare forma a ciò che preme nel profondo. Questo tuo scritto mi piace molto e lo sento vicino a ciò che scrisse Calvino.
    «Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole. Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale di tutto. Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni» da “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 00:58 #

      forse proprio per quel che dice Calvino ho usato in poche righe l’io, il noi, l’impersonale. Perchè ho la sensazione che quello che provo in sottofondo quando scrivo è simile ad altri blogger, tu per esempio quando hai scritto quel racconto di quei due a passeggio, lei prenota un alberghetto, lui si perde avanti…con quel finale a scomparsa in una pozza fuori dalla vasca da bagno. parlavi di loro ma in quello sparire inspiegabile del finale sicuramente stavi comunicando una tua sensazione.
      ti abbraccio
      ml

      • lamelasbacata 15 dicembre 2016 a 08:58 #

        Mi onora sapere che ti ricordi ciò che scrivo. Un abbraccio e buona giornata

      • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 10:17 #

        buongiorno a te, e che sia un bel giorno 🙂

  2. Sephiroth 15 dicembre 2016 a 08:17 #

    Siamo fastidiosamente recidivi! Molto bello il tuo scritto.

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 10:19 #

      ti ringrazio Sephi, mi piace quel fastidiosamente recidivi 🙂
      ml

  3. miaeuridice 15 dicembre 2016 a 08:25 #

    Devo scrivere per scrivere, necessariamente.
    Ne scriverò anche io.

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 10:22 #

      sì, una necessità interiore.
      ti leggerò, mi piacciono i rimbalzi da un luogo all’altro.
      ml

  4. PindaricaMente 15 dicembre 2016 a 09:08 #

    Anche io, come la mia cara Mela, voglio citare Calvino: “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.”
    Si scrive di sè, per sè, ma è bello quando poi qualcuno si riconosce in ciò che scriviamo.

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 10:26 #

      perfetta la citazione di Calvino, io dico spesso che facciamo “contrabbando di parole” 🙂
      ciao Pindara,
      ml

  5. Paolo 15 dicembre 2016 a 09:38 #

    Mi piacerebbe tanto leggere un tuo romanzo…

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 10:29 #

      !! sarà difficile, Paolo. ne scrissi uno anni fa ormai introvabile e da allora scrivo sempre più breve.
      un abbraccio
      ml

  6. Patrizia 15 dicembre 2016 a 11:35 #

    “… Di là l’uomo si parte e cavalca tre giornate tra greco e levante… – riprendeva a dire Marco, e a enu­merare nomi e costumi e commerci d’un gran numero di terre. Il suo repertorio poteva dirsi inesauribile, ma ora toccò a lui d’arrendersi. Era l’alba quando disse: -Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco. – Ne resta una di cui non parli mai.

    Marco Polo chinò il capo. – Venezia, – disse il Kan.

    Marco sorrise. – E di che altro credevi che ti par­lassi?

    L’imperatore non batté ciglio. – Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome.

    E Polo: – Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia. ”

    (Naturalmente, “Le città invisibili” di Calvino)

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 11:49 #

      (naturalmente) citi il dialogo che è l’esemplificazione migliore di quanto Calvino stesso sosteneva sullo “scrivere di nascosto per essere scoperti”.
      e nel mio piccolo ho una “Venezia” che ricorre camuffata da altre cose, non so bene cosa sia la “mia Venezia” ma so che c’è e affiora.
      Grazie Patrizia per questo intervento che va dritto all’essenza delle parole.
      Così!
      ml

  7. labloggastorie 15 dicembre 2016 a 11:46 #

    La parola è un dito premuto sull’anima.
    Bello quello che hai scritto, ti lascio un abbraccio!

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 11:51 #

      ..e la spreme a farne uscire una goccia!
      abbraccio te, blogga
      ml
      (grazie)

  8. remigio 15 dicembre 2016 a 12:29 #

    Siamo quello che riusciamo a scrivere…

  9. Cose da V 15 dicembre 2016 a 15:00 #

    In perfetta sintonia col tuo pensiero!

  10. Evaporata 15 dicembre 2016 a 17:03 #

    In mezzo a un bel dicembre nebbioso, (dove abito io), le parole appaiono fosche, per questo passo e lascio un semplice saluto. 😉

    • massimolegnani 15 dicembre 2016 a 17:57 #

      anche da me giornate nebbiose ma proprio oggi è tornato il sole, così le parole non mi sembrano fosche 🙂
      un sorriso
      ml

  11. Tati 16 dicembre 2016 a 12:47 #

    le tue parole le immagino sempre sedute su un dondolo di legno, sotto un portico con vista alberi e prato… anche un po’ di sera, con un tavolino di fianco con su una bottiglia e due bicchieri di vetro da osteria… non lo so perché… ma suonano sempre misurate e calme, di quelle che arrivano da dentro dopo essere state rigirate per un po’…

    • massimolegnani 16 dicembre 2016 a 14:33 #

      Stralunato e bello e vero il tuo modo di vedere le mie parole.
      M’incornicio il tuo commento
      Ciao Tati
      un sorriso
      ml

      • Tati 16 dicembre 2016 a 16:53 #

        … a volte per acchiappare i pensieri più nascosti bisogna girare gli occhi all’insù e acchiapparli mentre vanno tra luna e nuvole…
        un sorriso a te

      • massimolegnani 16 dicembre 2016 a 17:06 #

        ..o in giu’ mentre serpeggiano tra foglie al suolo e funghi matti 🙂

      • Tati 16 dicembre 2016 a 17:11 #

        per questo pensavo al dondolo 😉

      • massimolegnani 16 dicembre 2016 a 17:16 #

        ! 🙂

  12. artepsychesabinablogspotit 19 dicembre 2016 a 12:09 #

    Le cose che nascono ed escono più dal profondo, spesso prendono forme di cui ci stupiamo, son come dei frutti che non sapevamo di poter generare.
    A me capita di aver bisogno di tempo per “riconsiderarle in scrittura”, ma non tanto tempo, perché la prima impressione/idea/suggestione che mi nasce dentro è sempre di getto.
    A volte, penso che faccio così per non perdere in concretezza, una cosa che mi sta molto a cuore, forse perché sono una sognatrice…

    • massimolegnani 19 dicembre 2016 a 12:48 #

      sorrido alla sognatrice che non vuole perdere concretezza, ma in realtà è così come dici, con le parole che ci nascono dentro siamo una specie di ossimoro, una contraddizione cercata, le sentiamo nostre, concrete e allo stesso tempo le fingiamo distanti dalla nostra essenza.
      un caro saluto, Sabina.
      ml

  13. alessialia 20 dicembre 2016 a 13:21 #

    La parola che fa uscire prepotenti i nostri pensieri… a volte ben definiti, a vokte prendono forma nel.loro andare…

    • massimolegnani 20 dicembre 2016 a 13:36 #

      sì..e ci riescono meglio quando fingiamo di parlare d’altro
      🙂
      ml

      • alessialia 20 dicembre 2016 a 13:40 #

        Uhhhh…. cosi le.parole credono di uscire da sole…!

      • massimolegnani 20 dicembre 2016 a 13:44 #

        già, è un piccolo inganno a fin di bene 🙂

      • alessialia 20 dicembre 2016 a 13:59 #

        Se poi escono ste belke.perle!!

      • massimolegnani 20 dicembre 2016 a 14:49 #

        🙂
        (grazie)

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