tre sentieri per il lago

3 Gen
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by c.calati

 

 

 

Mentre viaggiava veloce sulla superstrada Michele notò poco lontano, sulla sinistra, un lago piccolo e scintillante. A tutta prima lo bollò come un laghetto di terza categoria, oscurato com’era dalla vicinanza di laghi ben più famosi e grandi, e pure rovinato dallo scempio di asfalto e cemento che arrivava fino a riva. Ma poi rallentò per osservarlo meglio, la sponda opposta sembrava conservare piccole bellezze vergini, paesini abbarbicati a mezza costa, pendii verdeggianti fino all’acqua, rive boscose. Un rapido calcolo degli appuntamenti della giornata, un paio di telefonate necessarie e l’uomo al primo svincolo abbandonò la grossa arteria per inerpicarsi per le strade strette che salivano ai villaggi, la pietra dei muretti al posto del cemento.

Lasciò la macchina nella piazza del primo paese e si avventurò per le vie solitarie, voleva raggiungere l’acqua, dalla parte giusta. Non c’erano indicazioni per il lago né persone a cui chiedere ma immaginò che sarebbe bastato seguire una qualunque via in discesa nell’unica direzione logica.

Così percorse una strada asfaltata che scendeva tra case pretenziose e un furioso abbaiar di cani oltre i muri di cinta. Lo vide laggiù, quasi a portata di mano, e si mise a camminare con passo più spedito preso da una lieve frenesia.  Un cancello chiuso gli sbarrò all’improvviso la strada, non era l’ingesso di una villa, era proprio l’accesso al lago che gli veniva impedito con tanto di cartello del sindaco che regolamentava l’afflusso dei turisti (?) e di telecamere di sorveglianza a dissuadere i malintenzionati. Oltre le grate una spiaggetta tristissima, decisamente fuori posto, è altro quello che cerco e poi siamo in autunno avanzato, che me ne faccio della sabbia di Riccione qui in Brianza?

Tornò sui suoi passi, gironzolò per le vie per cercare un altro accesso, come un cane randagio che annusa l’aria cercando tracce odorose di cibo. Vide un viottolo in terra battuta che s’inoltrava nei prati, lo prese. Sembrava il sentiero giusto, ma a mano a mano che procedeva il fondo divenne sempre più molle e il viottolo una traccia sempre più esile  fino a sparire del tutto, come per sfinimento, in un nulla di fango ed erba fradicia. Il lago era lì a poche centinaia di metri, irraggiungibile.

Di nuovo fu costretto a tornare indietro, respinto in malo modo da una forza invisibile che non sapeva a chi attribuire. Michele non si arrese, vagò ostinatamente per il paese finchè scovò un vicolo lastricato a ciottoli di fiume che si insinuava stretto come un serpente tra vecchie case malandate. Un  puzzo feroce di muffa e di piscio quasi lo fece desistere, ma ecco che, appena finite le case, il viottolo si aprì su scenari inaspettati illuminati dal sole: l’oro e il fuoco di alberi maestosi che facevano corona a più timide betulle, prati di un verde smagliante, arbusti carichi di bacche selvatiche appese a grappolo a tralci color vinaccia. Un ruscelletto scorreva a fianco del sentiero e ogni tanto se ne discostava per immergersi in un piccolo bosco di castagni e faggi e ricomparire poco più avanti, arricchito da minimi affluenti.

L’uomo seguiva il fluire dell’acqua immaginandola come un vero fiume, di portata ben maggiore tanto da sembrare esso stesso il creatore del lago in cui presto sarebbe sfociato per poi uscirne e riprendere la corsa verso il mare. Pensò al Rodano, al Ticino, all’Adda, questo ambiente era una miniatura che replicava qualcosa di più grande, una sorta di plastico naturale su cui, avesse avuto un figlio, poter spiegare l’orografia e l’idrografia della regione.

Michele ripensò alle barchette di carta costruite tanti anni prima, e con quello spirito raccolse un pezzo di corteccia, vi mise sopra una foglia e la posò nella corrente. Preso da un impulso per il quale non provò la minima vergogna  corse avanti fino al ponticello per vederla passare. Aiutò più volte la barchetta a disincagliarsi dalle sponde fino a farle raggiungere la foce. Così si ritrovò quasi senza accorgersene in un piccolo prato che digradava fino al lago, un angolo prezioso di mondo, lontano da ogni mondo. Si guardò intorno, una panchina, un salice ricurvo con i piedi a bagno, un’ampia insenatura nella linearità della costa, il silenzio assoluto se non per il cinguettio di passeri e merli, due anatre che sgambettavano in acqua reclamando cibo, la piccola radura chiusa alla vista da cespugli e alberi, il ruscello che proprio in punto di morte aveva acquistato una minima solennità slargandosi quieto nel lago. Ogni dettaglio era perfetto. Si sedette a braccia spalancate, lo sguardo che vagava trovando ovunque pace, la mente sgombra eppure densa di pensieri lenti come sogni, sono sceso fino al paradiso, il paradiso è in terra e in basso.

Si sentiva in una magica sintonia con l’ambiente e si chiese chi mai avrebbe potuto condividere la sua emozione senza riderne. Un breve vaglio e gli tornò in mente lei. La risucchiò da un tempo lontano fino a sentirla al suo fianco, immutata, fuori dal tempo ma dentro lo spazio, questo suo spazio ristretto. Piegò la testa verso destra e gli sembrò di vederla seduta lì, sorridente e incantata, lui stesso sorrise scostandole i capelli dal viso. Non aveva dubbi, solo lei era capace di entusiasmarsi con la medesima schiettezza ai giochi infantili e a quelli adulti, la vide inseguire festosa la barchetta di corteccia, schiudere i ricci di castagna a cercarne uno che fosse pari, immaginò come reali le sue domande da bambina, sono velenose queste bacche? e le sue richieste più indecenti, la candida determinazione con cui si era accovacciata, la spontanea complicità dei loro gesti, lui le accarezzava la fronte, lei alzava lo sguardo a incontrare i suoi occhi.

I grappoli violacei invitavano al gioco, Michele prese qualche bacca tra le dita e la schiacciò a farne uscire il succo color del vino. Con l’indice impiastricciato fece nell’aria dei gesti ampi e delicati, le stava pitturando i seni, lei non una parola di riprovazione, teneva scostati  i lembi della camicia per non sporcarla e lasciava che il suo bambino giocasse con le piccole mele. C’era una parola che lei gli diceva spesso, monello, la sentiva anche ora, pronunciata in un soffio di complicità. Monello, ripetè Michele, ed era la voce di lei che si spargeva nell’aria. Chiuse gli occhi e si concentrò sul pensiero di lei fino a materializzarlo.

Lei si alzò e lo fissò limpida negli occhi, qui, oggi, ogni cosa è giusta. Si piegò in avanti afferrandosi con le mani allo schienale della panchina e lo attese serena, perchè aveva questa prerogativa dell’accoglienza che lo stordiva ogni volta. Entrambi si guardarono intorno, non per timore che sopraggiungesse qualcuno ma per fondersi con la natura circostante, loro erano erba, betulle, ruscello, lago, e nulla era sconveniente nell’incastro dei corpi, nell’affanno ritmato, nell’onda che montava sempre più alta, nei baci e nei morsi.

L’uomo le baciò la nuca, lei gli regalò un sorriso che lui non poteva vedere.

Un silenzio pacifico, Michele fissava un punto impreciso del lago assaporando il nulla che era appena successo. Il trillo del cellulare lo distolse dai pensieri, rispose a voce ferma. Buongiorno ingegnere. Sì, come le ho già detto stamattina, ho avuto un imprevisto con l’auto, ma ora è tutto risolto. Tra un’ora sono da lei. A più tardi.

Michele si alzò e a malincuore disse andiamo. Sembrava si rivolgesse a lei, la vedeva ancora lì. E in effetti in qualche modo c’era, perché ora che l’aveva ritrovata non l’avrebbe più persa. Di questo era certo e s’incamminò con un sorriso per ritornare al mondo.

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30 Risposte to “tre sentieri per il lago”

  1. lamelasbacata 3 gennaio 2017 a 14:09 #

    Sorprendente! Prima bucolico poi molto carnale ma sempre elegante e coinvolgente. Bravo 😊

    • massimolegnani 3 gennaio 2017 a 17:00 #

      Grazie Mela
      La natura incontaminata è molto carnale!
      🙂
      ml

      • lamelasbacata 3 gennaio 2017 a 23:33 #

        Mi è piaciuto molto il concetto del paradiso che si trova guardando in basso, anche in un piccolo lago dimenticato dalle carte turistiche. La natura è carnale, concetto interessante!

      • massimolegnani 4 gennaio 2017 a 01:06 #

        mi piace guardare il cielo, ma con gli occhi alla terra si vedono le cose più belle 🙂

  2. PindaricaMente 3 gennaio 2017 a 16:12 #

    Ho passato gli ultimi giorni dell’anno vicino ad un lago.
    Uno di quelli del nord, grandi, freddi e bellissimi.
    Ho iniziato il nuovo anno passeggiando sulle sponde di quel lago, guardando aironi e cormorani e sorseggiando vin brulè.
    Poi da quel lago mi sono incamminata con un sorriso per ritornare al mondo.
    Grazie al tuo post sono tornata a quel lago per qualche minuto. Grazie!

    • massimolegnani 3 gennaio 2017 a 17:06 #

      Che buon sapore di condivisione le tue parole.
      In realtà ho mescolato sensazioni di laghi e laghetti diversi tra Piemonte e Lombardia ( la Brianza che cito non c’entra geograficamente ma mi piaceva come nome) quindi forse c’è anche quello dei tuoi passi:)
      Un abbraccio
      ml

      • PindaricaMente 3 gennaio 2017 a 17:17 #

        Il mio era un lago svizzero!
        Ma sono belli pure quelli piemontesi e brianzoli 🙂

      • massimolegnani 3 gennaio 2017 a 17:59 #

        Ne ho pedalati anche svizzeri, bei ricordi 🙂

  3. Cose da V 3 gennaio 2017 a 21:54 #

    Certe volte ci emozioniamo per certi dettagli e pensiamo subito che gli altri non possano capire o che non proverebbero le stesse cose e io penso che questo renda quell’emozione ancora più speciale, perché è solo nostra e solo noi possiamo comprenderla e sentirla. Mi sento vicina al protagonista della storia. Questa è la parte che ho preferito del tuo bellissimo pezzo: “Preso da un impulso per il quale non provò la minima vergogna corse avanti fino al ponticello per vederla passare.”

    • massimolegnani 3 gennaio 2017 a 22:27 #

      V, il tuo commento mi sorprende piacevolmente, dici cose molto interessanti (le dici spesso ma qui hanno il sapore di un sentire comune). E’ vero, se siamo convinti di essere gli unici a sentire, sentiamo con ancora maggiore intensita’. La frase che citi per me e’ uno snodo cruciale del brano, rappresenta il coraggio dell’emozione e l’inizio dell’abbandonarsi alla fantasia da parte del protagonista, fantasia che non e’ condizione esclusiva dell’infanzia e non e’ solo gioco ma ingresso in una diversa dimensione.
      Grazie 🙂
      ml

  4. Alidada 3 gennaio 2017 a 23:11 #

    tra fantasia e realtà..ma dove comincia la realtà e dove finisce la fantasia? E quanto di tutto questo è in te? Molto bello da leggere immaginandosi tutto quanto fin quasi a sentire il profumo del lago

    • massimolegnani 4 gennaio 2017 a 01:03 #

      non c’è un confine netto, la realtà sfuma nella fantasia e se lo chiedessimo a Michele, forse ci direbbe che tutto era reale 🙂
      grazie Alida
      un sorriso
      ml

      • Alidada 4 gennaio 2017 a 01:31 #

        e chissà fino a che punto Michele è nella fantasia di Massimo 🙂

      • massimolegnani 4 gennaio 2017 a 01:36 #

        eheh, chissà 🙂

  5. T 4 gennaio 2017 a 21:29 #

    raggiungerla “dalla parte giusta” l’acqua, sì..

    • massimolegnani 4 gennaio 2017 a 22:37 #

      è fondamentale arrivare alle cose che piacciono dalla parte giusta 🙂
      ml

  6. le hérisson 5 gennaio 2017 a 16:51 #

    Il tuo modo di raccontare, mi fa sentire cullata… mi trasporta…
    cb

    • massimolegnani 5 gennaio 2017 a 17:25 #

      cb, mi gratifichi, cosa c’è di più bello che riuscire con le parole ad accompagnare chi legge?
      grazie con un sorriso
      ml

  7. Patrizia 5 gennaio 2017 a 22:41 #

    Interessante la determinazione quasi ossessiva nel cercare e trovare il punto incontaminato del paesaggio. e il ricordo estatico del vero amore. Mi ricorda il pezzo sul macellaio e quella figura di commessa che incarnava questo senso del restare integri.a dispetto di qualsiasi tentazione esterna. Occorrerebbe forse insegnare a scuola gli esercizi per la preservazione della purezza. La scrittura aiuta 🙂

    • massimolegnani 5 gennaio 2017 a 23:36 #

      è una mia fissa il mantenimento o il ritrovare l’integrità, che non è l’innocenza dei bambini ma un candore adulto degli occhi e dei gesti.
      (il titolo e l’ostinazione a cercare di arrivare al lago mi erano rimasti impressi da un’antica lettura di Ingebord Bachman)
      La scrittura sicuramente aiuta a vedere il bello e il pulito 🙂
      ciao Patrizia
      ml

  8. Bloom2489 6 gennaio 2017 a 02:30 #

    Hai la capacità di usare parole che accarezzano la mente… Bello 🙂

    • massimolegnani 6 gennaio 2017 a 12:25 #

      sei gentile, hai detto un qualcosa che mi fa molto piacere 🙂
      ciao Bloom
      ml

  9. alessialia 6 gennaio 2017 a 18:26 #

    che emozione… hai dato una carezza alla mia anima…
    ho camminato sul sottile filo liquido che separa la realtà dall’immaginazione, o del ricordo che tu hai ricamato… bellissimo

    • massimolegnani 6 gennaio 2017 a 19:12 #

      “Il sottile filo liquido che separa realta’ e fantasia” e’ una felicissima espressione. (quando si scrive tutto e’ fantasia, anche la memoria)
      ti abbraccio Alessia,
      ml

      • alessialia 6 gennaio 2017 a 20:16 #

        Mannaggia ho sbagliato a scrivere… È il vonfine liquido.. non il filo… ma il senso comunque è quello!
        Vivere, o rivivere una reale fantasia è emozione pura…

      • massimolegnani 6 gennaio 2017 a 20:45 #

        e io avevo inteso il filo come confine che si confonde con cio che dovrebbe separare
        🙂

      • alessialia 6 gennaio 2017 a 21:08 #

        Proprio quello intendevo… si fonde e si confonde…!!!
        Buona serata ml
        E sbaciuzz!!

      • massimolegnani 6 gennaio 2017 a 21:45 #

        🙂 🙂

  10. Ghiandaia blog 30 maggio 2017 a 09:26 #

    Condivido il tuo amore per la natura.

    • massimolegnani 30 maggio 2017 a 10:13 #

      mi fa piacere la tua condivisione.
      la natura è sempre più difficile da trovare, ma la metafora di questi tre sentieri che dobbiamo battere prima di raggiungerla ci dice che lei alla fine premia la nostra fatica con un totale appagamento.
      un caro saluto
      ml

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