il mio amico Olsen

10 Gen
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Se hai voglia di ascoltarmi ti racconto di Olsen, un ocone bianco che aveva qualche piuma nera sul culo e sotto l’ala. Ma ti dico poche parole, che mi stanco presto e poi confido che aggiungerai con gli occhi ciò che manca alla mia voce.

Olsen d’estate viveva in NordEuropa e al momento di migrare lo prendeva la malinconia per i luoghi che lasciava e per l’incognita di quel volare obbligatorio verso il caldo, che per un altro sarebbe stata incazzatura o ribellione, ma lui era diverso, non solo nelle piume che sporcavano il candore, lui confondeva sconforto e desiderio in un pareggio che lo paralizzava.

Al primo volo verso sud lo stormo candido l’aveva cacciato a colpi d’ala, duri come schiaffi, chiamandolo figlio di cornacchia. Lui non si era ribellato, come poteva uno contro tutti?, e anno dopo anno aveva imparato il volo in solitaria, tappe più brevi, tempi più lunghi, e quell’imbroglio di dirsi più libero da solo. Ma sempre, al momento di partire, lo prendeva una nostalgia struggente fatta d’immaginazione e di rammarico per ciò che sarebbe potuto accadere e non succedeva mai. Perchè Olsen coltivava un sogno irrealizzabile nell’aria silenziosa.
A fine settembre indugiava nel meridione della Svezia volando  basso sopra le fattorie della Skania, ampi cerchi come fosse un’aquila, occhi sottili come un falco e qualcuno avrebbe detto che stava prendendo tempo, troppo incerto per spiccare il volo lungo. Ma Olsen roteava sui cortili alla ricerca della bambina dagli occhi come il Baltico e il viso serio del futuro. Sarebbe planato vicino a lei con la delicatezza di una foglia che impiega tempo e grazia per arrivare a terra. E piegando il lungo collo l’avrebbe invitata a salire, vieni ti porto dove non c’è il mare, ma sabbia calda del color del grano.
Così Olsen ogni anno era l’ultimo a partire, con quella sensazione di non aver cercato a sufficienza. Ma poi, una volta in volo, sognava di avere in groppa la bambina, le mani attorno al collo, le ginocchia al caldo sotto le ali e il corpo allungato sulle piume, quelle bianche e quelle nere, non faceva differenza, in uno scambio di calore e di follia. La sentiva su di sé, intrepida e felice, portami lontano, Olsen. E diventava lieve in volo.

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40 Risposte to “il mio amico Olsen”

  1. lamelasbacata 10 gennaio 2017 a 11:42 #

    Che favola magnifica! Degna di Andersen 😊

    • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 12:31 #

      Non so se sia Andersen, ma ho un vaghissimo ricordo di un bambino a cavalcioni di un’oca su un libro di favole dell’infanzia.
      Un sorriso, Mela.
      ml

      • lamelasbacata 10 gennaio 2017 a 15:01 #

        Sai che il libro di cui parli potrebbe essere Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson?

      • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 15:21 #

        Sicuramente era ambientato in nordeuropa quindi il nome dell’autore ci starebbe. Di piu’ non so 🙂

      • lamelasbacata 10 gennaio 2017 a 15:23 #

        Quello è il titolo completo del libro, l’autrice è Selma Lagerlof, scrittrice svedese del primo novecento

      • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 15:27 #

        Ho appena verificato su gug la mia ignoranza:)
        Visto il disegno di copertina direi che la favola e’ proprio questa, l’ho inconsapevolmente copiata da Selma!

      • lamelasbacata 10 gennaio 2017 a 15:30 #

        Hai elaborato il tuo ricordo con una visione assolutamente personale e poetica che trovo bellissima.

      • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 15:58 #

        che belle le tue parole di “assoluzione” e apprezzamento
        ti abbraccio
        (mi fa piacere scoprire di aver letto da bambino le favole della Lagerlof)

      • lamelasbacata 10 gennaio 2017 a 15:59 #

        Un abbraccio grande 😊

      • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 16:01 #

        🙂 🙂

  2. intempestivoviandante 10 gennaio 2017 a 12:06 #

    Wow! Dico solo questo…

  3. dimitilla 10 gennaio 2017 a 13:03 #

    È la favola all’incontrario, in genere la bambina ha paura dell’animale, secondo una vecchia educazione repressiva ( il lupo = istinto animale = sesso). Tu racconti la favola dal verso giusto: l’animale sogna di trovare la bambina, il loro abbraccio in volo è di una indescrivibile bellezza e sensualità. Complimenti

    • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 13:46 #

      non ho mai amato le favole che insegnano la paura, reprimono.
      una favola per me deve essere un piccolo conforto per chi la racconta e per chi l’ascolta, bambino o adulto che sia.
      🙂
      ml
      (grazie, sei molto gentile)

      • dimitilla 10 gennaio 2017 a 13:55 #

        Se ci fai caso tutte le vecchie favole erano violente, bambini persi nel bosco che incontravano lupi o abbandonati dai genitori e messi all’ingrasso dalla strega che li vuole mangiare, principesse avvelenate dalle streghe e cadono in coma …. insomma na’ strage

      • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 14:16 #

        Vero, e io le ho sempre odiate 🙂

  4. labloggastorie 10 gennaio 2017 a 14:02 #

    Condividere l’aria fa il volo se sai inventare le piume. Olsen lo sa, per questo cerca un’anima che è tanto più grande quanto più piccole sono le mani…
    Molto bello Massimo!

    • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 14:22 #

      Mi piace come hai assimilato la favola e poi l’hai resa con le tue parole esatte.
      Ciao blogga,
      un sorriso
      ml

  5. Tati 10 gennaio 2017 a 17:32 #

    E’ malinconicamente dolce, una storia da camino acceso e freddo lasciato fuori…
    Mi piace tanto, scalda il cuore e fa mettere su la faccia arcobaleno…
    Grazie! 🙂

    • massimolegnani 10 gennaio 2017 a 19:11 #

      In effetti qui oggi nevica e con un po’ di fantasia uno potrebbe immaginarsi di essere in Svezia a guardare in cielo un ocone che vola verso sud con in groppa una bambina 🙂
      Un abbraccio Tati
      ml

  6. Patrizia Caffiero 11 gennaio 2017 a 08:52 #

    l’immagine di Olsen e la bambina è davvero bella, mi fa pensare a Fucur e ad Atreiu della Storia infinta; penso tuttavia alla sua solitudine che lui affronta con tanta dignità 🙂

    • massimolegnani 11 gennaio 2017 a 10:54 #

      sì, in effetti è la storia di una solitudine appena stemperata dal calore della fantasia.
      ti ringrazio Patrizia.
      ml

  7. gigifaggella 11 gennaio 2017 a 13:34 #

    Ma che meraviglia! Complimenti Massimo, è uno scritto bellissimo ed intenso…sono contento di aver “scovato” il tuo blog grazia alla tua recente visita da me… A me ha richiamato alla mente un libro a cui sono attaccato morbosamente, “Il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach, in una versione più tenera e favolistica…

    • massimolegnani 11 gennaio 2017 a 13:43 #

      ti ringrazio Gigi.
      in fondo quello che ci è dato è poter sognare liberamente 🙂
      ciao e ben arrivato
      ml

      • gigifaggella 11 gennaio 2017 a 13:45 #

        Concordo…i peggiori assassini non sono quelli che tolgono la vita, perchè io credo sia immortale…bensì quelli che uccidono i sogni…

      • massimolegnani 11 gennaio 2017 a 13:50 #

        ..e purtroppo i sogni vengono uccisi in tanti modi.

      • gigifaggella 11 gennaio 2017 a 13:52 #

        non lasciamo che accada…creiamo un club di “guardiani dei sogni”… 🙂

      • massimolegnani 11 gennaio 2017 a 14:44 #

        Ci sto 🙂

  8. Francesca Fichera 11 gennaio 2017 a 16:57 #

    Che bella 🙂 Ed è vero, il volo finale ha un che di sensuale e catartico. Anche se per certi versi, più che Andersen, mi ha ricordato Sepulveda. Un bel sogno, comunque, raccontato benissimo.

  9. le hérisson 11 gennaio 2017 a 18:05 #

    Una favola delicata… proprio come la foglia che impiega tempo e grazia per arrivare a terra.

    Chissà, forse una bambina dagli occhi blu, gironzola per trovare chi la prenda e la faccia volare… mi piace pensare che s’incontreranno un giorno ^_^
    cibergam

    • massimolegnani 11 gennaio 2017 a 18:09 #

      e a me piace il tuo pensiero pieno di fiducia. Si’, forse la bambina attende un Olsen che la faccia volare via:)
      ml

  10. artepsychesabinablogspotit 12 gennaio 2017 a 17:22 #

    Nel tuo post, che è vasto quanto “un paesaggio intero”, dominano i sogni ed Olsen è il loro Signore.
    E stavolta non è un bambino a sognare, ma qualcun altro per lui: è Olsen, il Signore dei sogni.
    E’ lui, il poeta inconsapevole, che il sogno al bambino glielo vorrebbe regalare.
    E non c’è nulla di più bello e generoso del voler regalare un sogno, molto più bello e generoso che sognare e basta.

    • massimolegnani 12 gennaio 2017 a 20:18 #

      Le tue parole mi piacciono già dal “paesaggio intero”, per non parlare di quello che dici sui sogni regalati ( ma Olsen sogna anche per se stesso)
      Grazie Sabina, un sorriso
      ml

      • sabinaviola 13 gennaio 2017 a 11:51 #

        Sì, Olsen sogna anche per sé stesso, verissimo, ma desiderando/sognando anche per qualcun altro…e così è davvero bello.
        Un abbraccio.

      • massimolegnani 13 gennaio 2017 a 12:16 #

        pienamente d’accordo con te (che poi è la base stessa dell’amore, quel desiderare-sognare indifferentemente per se stessi e per l’altro) 🙂

  11. Alidada 14 gennaio 2017 a 00:43 #

    ci ritrovo i ricordi …e i sogni di quando ero bambina 🙂

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