diario delle bugie

24 Feb
by c.calati

by c.calati

 
Tu mi chiedi di raccontarti qualcosa che sia autentico, niente d’inventato, dai, ma non è facile per me che da anni mescolo memoria e fantasia, massimo e Camillo, il vero e il falso, quel che è successo e quel che non è stato. E ora, a districare il tutto è come dovessi dividere la pula dal grano e io non sono il contadino che gli bastava il gesto ampio e semicircolare a far cadere sul cemento dell’aia le due frazioni separate, io provo a lanciare in aria le parole ma ricadono com’erano, pure e spurie mescolate.
È che io sono un emerito bugiardo e proprio quando invento e temo di non essere creduto, zac, ci metto la mia faccia che in scrittura è usare l’io, la prima persona singolare. E magari infilo le parole alla voce “diario”, come fa il fedifrago alle strette giurando sulla bibbia.
Io sono stato al liceo classico a fare affari d’oro col ricatto, sono andato in Paracombia a salvare e uccidere bambini e sono stato a Rugen ad incantarmi per un seno in controluce.
Solo sulla carta, tutto questo, spero ti sia chiaro.
Ma tu, diario, insisti, quello vero.

E diario sia, sincero.

Vedi, la mia prima elementare è durata un solo giorno, perché ancora non sapevo dire le bugie. Eppure i miei genitori me l’avevano spiegato, se ti chiedono quanti anni hai devi dire sei e alla domanda quando sei nato rispondi il quattro settembre. Mi credevano dotato, poveretti loro, e d’accordo con la maestra mi avevano iscritto in prima a cinque anni. Ma si può mentire al direttore entrato in classe col cappotto scuro sulle spalle come fosse un giudice togato? Me la ricordo la mia faccia da coniglio smarrito, me la ricordo perché poi ho impiegato anni a cancellarla e nel frattempo è stata immortalata in tante foto, la penna in mano e gli occhi intimiditi. Avrei dovuto anche inventare un nome di comodo, massimolegnani sarebbe stato perfetto, ma m’è venuto in mente con decenni di ritardo. Così, “ho cinque anni e sono nato il quattro gennaio, signor direttore.”
Fine della carriera scolastica.
Bene sarei tornato a casa a giocare con le macchinine per un anno intero.
E invece no! Tu sei un bambino dotato (arridaje i genitori), non possiamo farti perdere un anno. Inutile spiegare loro che l’anno per me sarebbe stato di guadagno, che già quel solo giorno di scuola in mezzo a gente più grande mi aveva messo addosso un’angoscia terribile, un mio compagno aveva addirittura i pantaloni alla zuava, io le braghette a fil di chiappe, e un altro aveva la fionda con cui mi tirava pallottole di carta. Volevo restare a casa, ma io ero un bambino dotato, di cosa non me l’hanno mai saputo dire.
Così prima privata, tutti i giorni a casa della maestra Calini Pezzoni a riempire quaderni di aste. Mi sembra di aver fatto aste per un anno, mica facile sai, soprattutto quelle oblique, d’accordo c’erano i quadretti, ma mica facile tirare la diagonale senza sapere cosa fosse. E poi non sono mai stato bravo a disegnare.
Il fatto è che non mi sono mai schiodato da quella prima in solitaria, una vera traversata oceanica in controvoglia. Mi sono rimasti appiccicati come carta moschicida lo spaesamento, mai capito che ci facessi lì, e il disinteresse per l’apprendimento.
La maestra era profuga di Libia e dalla Libia s’era portata una palma che vivacchiava asfittica in mezzo al ghiaietto del giardino, ma che cosa ce l’ha a fare uno un giardino se anziché l’erba ci mette la ghiaia e una palma?
La maestra mi chiamava zuccone e perdeva le salive tanto si arrabbiava. Ma quando mia mamma mi veniva a prendere, lei si faceva ossequiosa, mi carezzava sulla testa e le diceva “è proprio un bambino dotato.”
Non so come, ma ho imparato a scrivere. Ormai era la fine dell’anno scolastico e a settembre sarei stato iscritto alla seconda. Per festeggiare mi hanno comprato un diario e io per abituarmi al prossimo primo giorno di scuola e non fare figuracce, l’ho riempito con una sola frase ripetuta all’infinito “ho sei anni compiuti il quattro settembre.”
Ma nel frattempo gli altri ne avevano compiuti sette.

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54 Risposte to “diario delle bugie”

  1. menteminima 24 febbraio 2017 a 10:11 #

    Hai scritto una pagina bellissima che per molti aspetti mi appartiene.
    La stamperò, la rileggerò ogni tanto, la farò leggere a Paolo, alla cicciona e a quella mamma che so io.

  2. rosenuovomondo 24 febbraio 2017 a 10:23 #

    bello… da persona della scuola vedo molti disastri simili…

    • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 11:46 #

      già! capita che parti col piede sbagliato e poi impieghi una vita a trovare il passo giusto 🙂
      ciao rose,
      ml

  3. remigio 24 febbraio 2017 a 11:31 #

    Avevano ragione i tuoi genitori, caro Carlo alias massimolegnani: se non fossi stato un bambino dotato, oggi avresti raccontato tutt’altro… e in tutt’altro modo 🙂

    • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 11:48 #

      sarà..ma a me frulla ancora in testa quella domanda, dotato di che?
      🙂
      grazie Remigio per la fiducia
      ml

  4. Tati 24 febbraio 2017 a 12:26 #

    CHERRABBIA!… ed è arrivata perché sei davvero bravo a raccontare…
    Quanta confusione nel pensare che se si è dotati sia necessario “spremere” quella dote piuttosto che lasciarla libera di fluttuare ed esprimersi…

    • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 16:26 #

      sì, Tati, è proprio la “spremitura” che fa rabbia, il cercare di tradurre in qualcosa di concreto, posto che dote ci fosse, anzichè lasciarla venir fuori spontaneamente.
      ml

      • Tati 24 febbraio 2017 a 16:40 #

        è un po’ il concetto dei fertilizzanti alle piante da frutto… mannaggia miseria, un melo le fa da sé le mele non è che devi insistere!
        ( ora mi sorge un po’ di confusione… posso tagliare la testa al toro e chiamarti Beppe?) 🙂

      • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 19:21 #

        Gia’, e’ la teoria del più a tutti i costi, piu mele, più nozioni, più in fretta, noi, io e te, siamo per il meno, e naturale 🙂

      • Tati 24 febbraio 2017 a 19:33 #

        esattamente, siamo per quello che si può, che naturalmente esce e con i tempi giusti 😉

      • massimolegnani 25 febbraio 2017 a 01:57 #

        sì! 🙂

  5. rodixidor 24 febbraio 2017 a 13:55 #

    Si sa che del bugiardo non ci si può fidare, allora sarà questa la vera verità? Non importa, il piacere è leggerti, non crederti.

    • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 16:28 #

      è la vera verità, appena un po’ colorita, ma come può un bugiardo pretendere di essere creduto? manco giurando sulla bibbia 🙂
      ciao rodix
      🙂
      ml

      • rodixidor 24 febbraio 2017 a 16:47 #

        Ma per noi che sia avvenuta o meno una storia poco conto, ci basta poterla raccontare 🙂

      • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 19:22 #

        Vero!
        🙂

  6. lamelasbacata 24 febbraio 2017 a 15:11 #

    Anche io di gennaio, dotata e a scuola un anno prima. Sapevo già leggere, non ho mai sopportato il gioco con gli altri bambini ed è parsa la scelta più naturale. Chissà se è stata quella giusta…

    • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 16:29 #

      e ma tu eri dotata davvero, io la unica mia dote erano quei 4 giorni di vantaggio 🙂
      ciao Mela
      ml

      • lamelasbacata 24 febbraio 2017 a 19:21 #

        Non so sai? I miei genitori hanno sempre detto che non volevano sprecassi un anno, ma a quell’età un anno spensierato è davvero tempo perso? Ero già una bambina fin troppo seria, forse avrei avuto più bisogno di spensieratezza.
        Ciao caro, buona serata 😊

      • massimolegnani 25 febbraio 2017 a 02:07 #

        raramente i genitori comprendono l’importanza della spensieratezza, che non è mai tempo sprecato, aiuta a crescere più di un ano anticipato a scuola.
        buonanotte Mela

  7. labloggastorie 24 febbraio 2017 a 17:48 #

    Io credo che per i bambini esistano le verità a testa in giù, le bugie è da grandi che si sanno costruire.
    E che bello il tuo diario! Un grande abbraccio 🙂

    • massimolegnani 24 febbraio 2017 a 19:24 #

      Belle quelle “verità a testa in giù”
      Ciao blogga, un abbraccio e un grazie a te
      ml

  8. Primula 24 febbraio 2017 a 21:32 #

    È bellissimo quanto hai scritto. Dall’altra parte della barricata, ossia dal punto di osservazione di una cattedra, in molti anni ho assistito all’involuzione di adolescenti liceali caldamente sollecitati (diciamo così 😉 ) dai genitori a frequentare una scuola che a loro non piaceva, Anche dotati, per carità ma avrebbero desiderato fare altro. Mi allontano dalla tua scuola elementare, ma il principio è lo stesso: perché forzare? Non l’ho mai capito.
    Nata in marzo, ho iniziato la prima elementare in settembre a sei anni compiuti, nessuno shock ti garantisco, un anno in più da bambina libera.

    • massimolegnani 25 febbraio 2017 a 02:00 #

      sono d’accordo con te, le scelte dei genitori, anche fatte con amore, sono forzature, mancano spesso di obbiettività e attenzione.
      grazie per l’apprezzamento, primula
      buonanotte
      ml

  9. newwhitebear 24 febbraio 2017 a 21:51 #

    beh direi veritiero il primo giorno di scuola. Condannato a fare aste… e chi a quell’epoca non le faceva? Ho sempre odiato fare le aste.

  10. Sephiroth 24 febbraio 2017 a 23:54 #

    Molto bello ed attuale il tuo scritto. Da figlio ho imparato una lezione importante.
    “Non fare scelte per i propri figli quando sarai genitore”. 😊

  11. Patrizia Caffiero 25 febbraio 2017 a 08:54 #

    proprio ieri sera parlavamo a un concerto delle pressioni negative sui figli da non fare assolutamente. Mia nipote è piena di talenti e io mi controllo continuamente, non le dico: fai. Perchè la corolla si chiude e non germoglia. Hai descritto bene il senso di non appartenere alle cose del bambino, che non voleva andare dove ancora non doveva stare, e non voleva chiudere la sua creatività nelle aste, soprattutto con una donna che non entrava in empatia con lui (probabilmente lei sognava ancora la Libia, ed era spaesata come il bambino). Io invece fui molto pressante con la mamma, maestra, per andare a scuola un anno prima. ricordo di avere pianto e di avere supplicato. di avere ottenuto, e di avere trovato comunque la scuola inadeguata, per altri motivi 🙂

    • massimolegnani 25 febbraio 2017 a 11:11 #

      “la corolla si chiude e non germoglia” immagine azzeccata per dire la fragilità della crescita a quell’età, da assecondare secondo linee spontanee e da non forzare secondo schemi preconcetti 🙂
      ciao Patrizia
      buona giornata
      ml

  12. vikibaum 26 febbraio 2017 a 09:38 #

    i tempi giusti…non è facile riconoscerli né per i genitori né per i figli…che poi non solo di scuola si tratta…buona domenica… Vik

  13. alessialia 26 febbraio 2017 a 13:51 #

    molto bello…. immagino te bambino che avresti voluto sfogare la tua dote invece che chiuderla in gabbia…
    pero almeno a lanciare le parole in aria e farle ricadere sei bravissimo e magico… eri dotato e lo sei davvero… dico almeno, perchè per il resto non ti conosco…
    e come vorrei leggere il to libro… ma non puoi farmi una raccomandazione con l’autore?

    • massimolegnani 26 febbraio 2017 a 16:07 #

      la mia dote l’avrei sfogata volentieri a giocare con le macchinine 🙂
      l’autore, detto fra noi, è uno sprovveduto..la sua dote di libri l’ha sperperata!
      un abbraccio alessia,
      ml

      • alessialia 1 marzo 2017 a 01:49 #

        Hai ragione…
        Urka! Me ne poteva tenere da parte sto scrittore pero eh!

      • massimolegnani 1 marzo 2017 a 12:07 #

        eheh…che cattivo scrittore 🙂

  14. Mariellaesseci 26 febbraio 2017 a 16:50 #

    Ciao Massimo, arrivo dal mio blog dove, qualche giorno fa’, hai partecipato al gioco di Insieme raccontiamo, scrivendo il tuo finale. Volevo dirti che mi è sembrato molto bello e l’ho girato sul blog di Patricia Moll, l’ideatrice del gioco di scrittura.
    A presto!

    • massimolegnani 26 febbraio 2017 a 19:51 #

      Grazie Mariella. Avevo perso il riferimento del tuo blog dove avevo scritto di getto quel finale senza nemmeno leggere regole e origine dell’iniziativa. Però anche ora mi sono perso da Patricia Moll di cui vedo la pagina su google plus ma non trovo il suo blog. Mi puoi dare l’indirizzo?
      A presto
      ml

  15. Stefi 26 febbraio 2017 a 17:48 #

    Ecco, questa per me è tenerezza vera.
    E’ un tocco che sfiora.

  16. Cose da V 3 marzo 2017 a 15:43 #

    “Ma mica facile tirare la diagonale senza sapere cosa fosse”… Questa frase mi ha colpita molto. Comunque un brano che fa affiorare ricordi un po’ penosi, il senso di smarrimento, la mancata appartenenza. Mi è piaciuto moltissimo, mi ha anche fatto tenerezza. Ho pensato a mia madre che si è sempre chiesta il motivo per i cui i genitori mandassero a scuola i figli l’anno prima così da non fargli perdere tempo… Come se restare ancora un po’ bambini fosse una perdita di tempo (?). Chi lo sa!

    • massimolegnani 3 marzo 2017 a 15:54 #

      posso abbracciare tua mamma?
      bè abbraccio te poi tu glielo giri con un grazie per la sua comprensione del “dramma” di tanti nati in gennaio
      🙂
      ml

      • Cose da V 3 marzo 2017 a 23:08 #

        ahah certo! Pensa che lei è ha subito la situazione inversa. è arrivata dalla Francia a 9 anni e siccome era straniera l’hanno messa in classe con studenti di due anni più giovani. Fu una tortura ; )

      • massimolegnani 3 marzo 2017 a 23:17 #

        povera! le è andata peggio che a me 🙂

      • Cose da V 4 marzo 2017 a 13:03 #

        eggià! : D

      • massimolegnani 4 marzo 2017 a 14:27 #

        🙂

  17. Peter Pan ha una gemella 23 maggio 2017 a 12:09 #

    Anch’io spesso confondo realtà e immaginazione, e a volte non so se ciò di cui parlo è reale, o avvenuto solo nella mia immaginazione. Ne parlo qui: https://peterpanhaunagemella.wordpress.com/2017/05/07/momento-peterpaniano-di-esistenza/

    Hai scritto una pagina bellissima, mi hai lasciato un segno nel cuore.

    • massimolegnani 23 maggio 2017 a 12:40 #

      grazie, sei gentile.
      c’è del bello a confondere realtà e fantasia e a condividere questa sensazione di vertigine.
      un sorriso
      ml

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