altri uomini

7 Mar

by c.calati

 

 

In tutta la vita non ho mai avuto particolari attitudini a fare altro da quello che ho fatto. Mi manca la manualità dell’artista o anche solo dell’artigiano, non ho passione per la scienza, non fa per me il fuoco sacro che spinge a battere nuove vie, e anche la mia cultura è un colabrodo di lacune. Insomma mai avrei potuto fare il sarto, il parrucchiere o il disegnatore (la matita in mano più impegnativa delle forbici), né il ricercatore o il matematico (a mala pena so sottrarmi, mai sommarmi agli altri), tanto meno l’insegnante, il prete o lo studioso di lingue vive o morte, mi è rimasto per esclusione solo il lavoro che nella realtà ho fatto. Ho talmente disparate inettitudini che mi ritrovo un campo sterminato in cui fantasticarmi abile. Ma, lavoro a parte, una piccola dote ce l’ho ed è appunto la fantasia, un’immaginazione che traduco in parole, insomma, non so far di mio ma so immaginarmi differente e abile. Forse è solo per questo che invento storie e personaggi, per “vedermi” capace a fare. Solo così scolpisco il legno, guido ambulanze, suono la fisarmonica (e pure il flauto e il violoncello), ho manualità nel piegare la carta in origami, ho l’ardore tragico dell’esploratore polare, la capacità di essere folle a ululare al vento sopra un tetto, la saggezza di leggere il tempo nell’acqua di un canale, la sfrontatezza del ladro di galline fianco a fianco di una volpe. E do nomi di altri uomini a questi virtuosi virtuali, Camillo, Osvaldo, GianGaleazzo, vite e caratteri perdenti e una sola abilità sublime che faccia loro da bandiera e invidia a me. Oppure uso direttamente l’“io” quando è più impellente il desiderio di essere capace (capace di fare cosa? qualunque cosa, il netturbino, il carpentiere, l’astrofisico, il barista..oh cosa darei per essere barista, entrano a frotte, Lucio, un macchiato tiepido, Lucio un cappuccio buono e tu rapido, gesti perfetti, e, se è lei a chiedere, disegni sopra la schiuma bianca un cuore scuro di cacao con aria indifferente)

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60 Risposte to “altri uomini”

  1. Paolo 7 marzo 2017 a 10:58 #

    Questa tua riflessione, Massimo, meriterebbe lo spazio di un’ampia condivisione. Mi devo trattenere dallo scrivere un commento fiume (o canale). Proprio perché sarebbe un fiume in piena incontrollato e frettoloso e non un “canale”, arginato e diretto, ragionato, ordinato. Ma quel fiume c’è e batte sulle sponde. Eccome. Grazie. Le tue bellissime parole hanno il potere di farmi sentire vivo.

    • Paolo 7 marzo 2017 a 11:06 #

      PS. Un pensiero e un’immagine che abbiamo già condiviso, tuttavia, la riscrivo. Casa, il canale. Proprio ora rifletto su quest’altra visione, quest’altra metafora: casa mia si trova esattamente racchiusa fra il corso di un fiume (libero, selvaggio, cangiante) e quello altrettanto ricco e possente, ma silenzioso e confinato, di un canale. Mi piace alternare passeggiate al fianco dell’uno e dell’altro. E giungere al punto che li unisce e li separa. Staccando un fiotto dall’uno, originando flusso e respiro dell’altro. Curioso, poi, soffermarsi a pensare alla valenza “altra” di certe parole: “briglia”, “presa”…

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 11:38 #

        ecco, c’è assonanza di pensieri, luoghi e metafore 🙂
        c’è una casa a Ivrea che sta proprio in punta dove dalla Dora si stacca un canale, il Naviglio d’Ivrea che è poi quello che dopo chilometri scorre sotto casa mia. Ogni volta che passo di lì ho un pensiero simile al tuo, il fascino di essere sullo spartiacque tra la turbolenza del fiume e la placidità del canale.
        un abbraccio fraterno
        ml

      • Paolo 7 marzo 2017 a 11:59 #

        Assolutamente.
        Ma ti ho portato un po’ fuori tema.
        E’ bellissima la potenzialità della tua arte. L’infinita ricchezza di mondi, personaggi e storie sottese alla tua fantasia e alla tua capacità di darle forma, ma soprattutto calore, colore, sapore, mordente, pulsazione… (ricordo con sincera ammirazione e nostalgia il guidatore della tua ambulanza e la sua radiolina gracchiante…). In tutto ci sei tu. Siamo noi (mi ci metto). E alle mani pulite, lisce e pure un po’ incapaci (non sai come ti capisco quando mi affanno con un cacciavite o litigo con un nodo, o…), pure agili e svelte, chirurgiche – talvolta, sulla tastiera, si sostituisce la capacità di osservare, leggere, attraversare, ascoltare. Metafore, sguardi, prospettive, parole, voci, suoni, racconti… E infine trascrivere. In quel processo la tua fibra distillatrice, unica. Il tuo sangue, il tuo livore, la tua fiducia, gli infiniti mondi che vivono dietro i tuoi occhi.
        Saper fare, creare, senza fare, senza nemmeno toccare. Evocando. Saper suscitare. Amo le parole (quelle sagge e ben dosate, tagliate, scolpite, lavorate e lasciate grezze… come sai fare tu) perché attraverso l’esperienza e il ricordo, possono condurre ad altro, alla totalità di ogni senso, di ogni percezione, di ogni vissuto.
        Non voglio incensarti o lodarti per piaggeria (e lo sai benissimo). Ma non posso trattenermi dal condividere l’emozione che le tue parole mi suscitano, questa fiducia anche. Nella parola, nel valore del raccontare, trascrivere, creare. Nella tua (e nostra) arte.

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 12:08 #

        sai qual è il passaggio che mi fa più piacere in questo tuo dire accorato? questo:
        “..In tutto ci sei tu. Siamo noi..”
        Quel siamo noi è la mia ambizione, che chi legge arrivi a sovrapporsi a quel che legge.
        Quindi grazie davvero

      • Paolo 7 marzo 2017 a 13:53 #

        Prego. A te. Ed è confortante, credo per tutti, capire di essere quello che siamo e che, in fondo, abbiamo saputo essere.
        PS. Ho frequentato Ivrea, da ragazzo. Ho dei ricordi. Il mio zio materno ha vissuto a lungo lì. (avrei anche un racconto…). 🙂

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 14:59 #

        (dai, allora mettilo il racconto, o scrivilo se lo hai solo in testa) 🙂

      • Paolo 7 marzo 2017 a 15:15 #

        (a metà fra le due… lo farò)

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 15:34 #

        ti aspetto 🙂

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 11:32 #

      ciao Paolo, ti scrivo le parole che mi erano venute spontanee, anche se forse sono superate dal tuo successivo commento:
      dalla mansarda dove scrivo ho vista su un canale. ora lo guardo e cerco di trovarvi le parole-canale che hai solo pensato
      un sorriso
      ml

  2. donatella 7 marzo 2017 a 11:13 #

    Sei proprio tu con le tue imperfezioni e la tua abilità sconfinata
    Si dice che leggere ci permette di vivere innumerevoli vite ma quanto è vero anche per la scrittura *quando si ha questo dono)

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 11:41 #

      eheh, davvero quando scrivo di un ciabattino o di un barista mi sembra di avere quelle specifiche abilità ed è una sensazione impagabile 🙂
      ciao Dona
      ti abbraccio
      io

  3. remigio 7 marzo 2017 a 11:14 #

    Se non sbaglio hai fatto il medico (o lo fai ancora?)…e ti sembra poco! E poi avresti potuto fare (e fai ancora in tempo) il poeta…lo scrittore. La fantasia non ti manca e vedo che hai grande dimestichezza con le parole. Un saluto 🙂

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 11:43 #

      sì, Remigio, sono medico, ma si sa l’erba del vicino è sempre più verde 🙂
      grazie dell’apprezzamento
      ml

  4. Petra 7 marzo 2017 a 11:22 #

    Bellissima questa riflessione. Davvero tanto, grazie della condivisione.

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 11:44 #

      grazie a te, Petra
      e benvenuta qui
      ml

      • Petra 7 marzo 2017 a 12:18 #

        Se ti va passa a darmi qualche consiglio sul mio blog, mi farebbe piacere ☺

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 12:24 #

        lo farò volentieri
        ciao 🙂

  5. lucilontane 7 marzo 2017 a 11:28 #

    Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore, a loro non si è svelata la bellezza della vita.
    Boris Pasternak

    Ecco perché tu sei più amabile. Ciao ml.

  6. Tati 7 marzo 2017 a 11:30 #

    … ci sono parole che tornano spesso e altrettanto spesso condivido, si tratta di un film, si tratta di un personaggio per me magnifico “Tutto su mia madre”, il monologo di Agrado, lo adoro e lo appoggio qua…
    “… Mi chiamano Agrado perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri… oltre che gradevole sono molto autentica.
    Guardate che corpo… tutto su misura. Occhi a mandorla 80 mila. Naso, 200 buttateli tutti perché l’anno dopo me l’hanno ridotto cosi con una altra bastonata. Tette, due, perché non sono mica un mostro, però le ho già super ammortizzate. Silicone.. naso,fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle 100 mila, perciò fate voi il conto perché io già l’ho perso. Limatura della mandibola 75 mila. Depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie quanto l’uomo, sino a 4 sedute, però se balli il flamenco ce ne vogliono di più è chiaro. Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia… e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa…”
    Buona giornata

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 12:01 #

      bellissimo questo monologo, spero di essere un po’ Agrado anch’io, magari senza silicone 🙂
      un abbraccio, Tati
      ml

      • Tati 7 marzo 2017 a 15:43 #

        se ci pensi bene, secondo me un po’ lo sei, lo siamo. Ogni volta che scriviamo, prendiamo colori e matite in mano, facciamo qualsiasi cosa.. tiriamo fuori un pezzo di noi, spesso nascosto e lo buttiamo al di là della pelle, siamo noi, in ogni cosa che facciamo e in quel fare decidiamo chi essere, chi mostrare… e decidiamo in base anche a ciò che vogliamo essere

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 18:44 #

        bellissimo quel”..lo buttiamo aldilà della pelle”
        condivido in pieno il tuo pensiero 🙂

      • Tati 7 marzo 2017 a 19:15 #

        … La pelle è il nostro primo limite col resto del mondo, credo 😉

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 21:07 #

        Si’, primo limite e primo contatto 🙂

  7. Sabina 7 marzo 2017 a 12:25 #

    L’imperfezione è nella vita stessa, quella di cui tutti facciamo parte.
    Guardare con sana invidia ad altre abilità è uno dei mezzi/opportunità che abbiamo per cercare di fare di più, ed è anche un modo per misurare il mondo senza pretenderlo a nostra misura.

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 12:38 #

      vero!
      da imperfetto m’incanto alle piccole perfezioni delle più disparate manualità e..sogno 🙂
      ciao Sabina,
      un sorriso
      ml

  8. tiZ 7 marzo 2017 a 13:15 #

    però, sarebbe bello inventarsi un nuovo se e vedere quante strade diverse, quanti orizzonti inesplorati

  9. Cose da V 7 marzo 2017 a 13:19 #

    Sai che quando faccio queste riflessioni (non so fare niente, non sono capace, sono un’inetta) la cosa che più mi infastidisce è chi pensa di sapere meglio di me cosa sono capace di fare o che dice che è impossibile ecc. Insomma, io mi sono immedesimata in questa tua riflessione, ci ho letto consapevolezza e sensibilità.

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 14:56 #

      in effetti finchè ce lo diciamo noi di non saper fare è un conto, ma se ce lo dicono gli altri è un bel giramento
      felice della tua immedesimazione
      ciao V 🙂
      ml

      • Cose da V 7 marzo 2017 a 15:17 #

        No beh intendevo dire che quando noi diciamo di non saper fare qualcosa subito gli altri si sentono in dovere di dire che non è vero, che siamo bravi ecc. Lo trovo seccante! Ma di sicuro lo faccio pure io… : D

      • massimolegnani 7 marzo 2017 a 15:35 #

        ah, ho capito. Certo lo fanno per rassicurare ma è indubbiamente irritante

  10. labloggastorie 7 marzo 2017 a 13:29 #

    Inventarsi le vite scrivendo è dare a ogni dito la possibilità di immaginarsi mano.
    Tu ci riesci.
    Un abbraccio!

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 14:57 #

      uhh che bella ‘sta cosa del dito che può immaginarsi mano!
      grazie blogga 🙂
      ml

  11. PindaricaMente 7 marzo 2017 a 16:02 #

    Com’è che diceva Einstein?
    “La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.”
    A te ha portato ad essere la bella persona che sei.

    • massimolegnani 7 marzo 2017 a 18:42 #

      eheh, è vero fantasia (e bicicletta!) mi portano dappertutto 🙂
      grazie Pindarica, se davvero gentile
      un abbraccio
      ml

  12. lamelasbacata 7 marzo 2017 a 22:03 #

    Sei proprio sicuro di non saperti sommare iagli altri? Io nel dialogo con te ricavo ogni volta più di quanto dia e lo devo al tuo modo generoso di raccontare il non saper fare. Hai trovato il modo per vivere mille vite facendo (del) bene il lavoro che hai scelto e non è affatto poco né alla portata di tutti.
    Mica male la tua grafia per essere un cerusico! 😉

    • massimolegnani 8 marzo 2017 a 00:38 #

      adoro la tua indulgenza nei miei confronti, Mela cara. in realtà mi “sommo” in maniera selettiva, non con tutti, di natura sono
      abbastanza orso:)
      la grafia accettabile è dovuta alle aste che ho fatto per un anno 🙂
      ti abbraccio
      buonanotte Mela
      ml

  13. Musa 9 marzo 2017 a 22:18 #

    Mi piace, traspare la personalità di chi scrive ad ogni riga, bravo! Come potersi spiegarsi i pensieri che diventano lettere, frasi..

    • massimolegnani 10 marzo 2017 a 00:23 #

      già, costruiamo mosaici usando tessere provenienti da altre storie e non pensiamo che la figura che ne esce è la nostra 🙂
      Grazie Musa
      un sorriso
      ml

      • Musa 10 marzo 2017 a 16:39 #

        Esattamente così…
        Un saluto!

      • massimolegnani 10 marzo 2017 a 17:01 #

        A te
        🙂

  14. Didì ♡ 10 marzo 2017 a 23:13 #

    Curiosando ( è nella natura del gatto l’essere curioso) tra i commenti ho letto che sei un medico … il lavoro più bello del mondo.
    Non sai quanto io ti ammiri, era ( ed è ) uno dei miei più grandi desideri quello di svolgere la tua stessa professione. Sto studiando per questo alla veneranda età di 30 anni. Non sempre prima si può, a volte il destino ti frega.
    Sei anche dotato di fervida fantasia che ti permette di scrivere storie ( e non solo ) molto belle. Credo che questa volta l’erba del vicino sia proprio tu.

    • massimolegnani 11 marzo 2017 a 00:43 #

      Grazie per le cose simpatiche che hai detto (tipo l’ultima frase, o quel tuo curiosare da gatta tra i commenti) e soprattutto auguri per lo studio (tanto di cappello se hai potuto studiare medicina solo “tardi”)
      Ciao futura collega 🙂
      (nella sezione diario di bordo ho messo racconti di lavoro)

      • Didì ♡ 11 marzo 2017 a 00:45 #

        Grazie per avermelo fatto presente, li leggerò volentieri, ti seguo 🙂

      • massimolegnani 11 marzo 2017 a 01:05 #

        🙂

  15. Stefi 12 marzo 2017 a 20:19 #

    Son le dimensioni dai contorni indefiniti quelle in cui ci sentiamo meglio. Nella vaghezza dell’immaginario ci sembra di essere noi stessi più di quanto lo siamo nella realtà. Tirando lembi, spingendo qualche spigolo, girandoci dentro e intorno.

    • massimolegnani 12 marzo 2017 a 23:23 #

      sì, i contorni indefiniti ci fanno sentire “a casa”, come indossare un vestito o un maglione non nostri, abbondanti e caldi. ci diamo una scrollata ed ecco che ce li sentiamo addosso bene come fossero nostri 🙂
      ciao Ste’
      ml

  16. Prishilla 13 marzo 2017 a 11:53 #

    Non è solo l’immaginare ma anche il talento del raccontare, e così far diventare reale. Le parole sono le cose, diceva quel tale…
    🙂 Prish

    • massimolegnani 13 marzo 2017 a 12:07 #

      raccontare serve innanzitutto a me per rendere reali ipotesi e utopie,
      poi viene il piacere di coinvolgere gli altri nell’immaginazione 🙂
      un abbraccio, Prish,
      ml

  17. alessialia 14 marzo 2017 a 01:41 #

    Quante vite puoi vivere attraverso la scrittura… e io leggendoti posso viverle insieme a te…
    Tutte le vite parallele che crei facendole uscire dalla tua penna, fanno parte di te. Si mescolano sul foglio e le regali a chi legge… è un rischio, perché così possono essere giudicate, ma il tu più vero (non reale, ma vero) è pronto a proteggerle mentre trovano il loro posto nel mondo…

    • massimolegnani 14 marzo 2017 a 10:11 #

      la scrittura (e la lettura) è come avere un armadio pieno di vestiti nuovi da indossare:)
      Grazie Ale
      baciuzz 🙂
      ml

      • alessialia 14 marzo 2017 a 10:58 #

        Ed è bellissimo! Ogni volta indossare un nuovo vestitino… e ci sono certe scritture che calzano a pennelli e sembrano ricamate addosso a chi le legge…

      • massimolegnani 14 marzo 2017 a 11:15 #

        a volte mentre scrivo penso a chi leggerà e allora mi immagino sarto 🙂

      • alessialia 14 marzo 2017 a 12:03 #

        Ahaha ti immagino col metro al collo e le forbici in mano…

      • massimolegnani 14 marzo 2017 a 12:24 #

        ..e gli occhialetti in cima al naso per veder bene la stoffa e un gessetto in bocca per segnarla 🙂

      • alessialia 14 marzo 2017 a 13:17 #

        Oddeo che bella immagine! Ti sto pensando cosi ora…!!

      • massimolegnani 14 marzo 2017 a 13:33 #

        🙂

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