notte di Natale in Pediatria

25 Mar
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by c.calati

 

 

 

Ho scelto io questo turno di lavoro poco ambito. Ero convinto che mi avrebbe fatto bene starmene occupato. Ora sono pentito. Il reparto è diventato troppo tranquillo, inanimato, l’ambulatorio s’è svuotato ed anche il telefono ha cessato di squillare. È come se per Natale la gente avesse firmato con noi una tregua, così mi sento una sentinella inutile e temo che l’inazione mi costringa a guardarmi dentro.
Mentre sono lì a rimuginare, vedo di sfuggita una figura entrare in ambulatorio. La raggiungo un po’ svogliato. Ma non mi trovo di fronte una mamma in ansia per il suo piccolo, è una donna anziana, in vestaglia. Mi guarda intimorita, come l’avessi colta in fallo: Vado via subito, si affretta a dire. Alta, dritta, emaciata, il volto scolpito dalla malattia, gli occhi scavati ma ancora vivaci, la signora non parla. Si muove per la stanza come in un museo e osserva con stupore i grandi dinosauri malati disegnati sulle pareti. Ogni figura viene studiata minuziosamente ed io temo che la donna non ci sia con la testa. La Medicina ha fatto passi da gigante! afferma con convinzione. Accenno un sorriso ebete, ma lei prosegue: finalmente incominciate a capire che dovete prendervi cura delle persone, prima che delle malattie. Queste pareti mi confortano, anche se non sono più una bambina. In queste figure leggo il desiderio di esorcizzare paura e dolore. Ed anche la disponibilità a mettersi in gioco aggiunge indicando il vecchio dinosauro che non a caso mi assomiglia e che sulla targhetta del camice porta il mio nome. Un po’ boccheggio d’imbarazzo, un po’ m’adeguo al suo entusiasmo, mi lascio andare e le racconto di questi ragazzi, due maschi e una ragazza, dell’Istituto d’arte che si erano offerti di affrescarci l’ambulatorio. Tipi poco raccomandabili, di quelli che li guardi per strada e scuoti la testa, le dico. Tipi stupendi, aggiungo e lei annuisce come già sapesse, tutti allegria e bravura. Guarda ancora le pareti e sembra trovarvi le pennellate, le risa, le battute con cui i tre giovani artisti hanno dato vita alla loro opera.

Ci sediamo e per un po’ torna il silenzio.
La signora emana una dignità austera che il turbante di velluto blù, con cui cela la nudità del cranio, non sminuisce certo, anzi accentua, come se quel simbolo inconfutabile di malattia le conferisse un’aura speciale. Dice qualcosa, non so cosa risponderle, non l’ho ascoltata distratto dai suoi occhi intensi. Però mi accorgo che le sue parole mi fanno bene. Desidero che riprenda a parlare. E lei parla, serena, della battaglia che sta per perdere, mi tiene una mano tra le sue, asciutte e calde, come fossi io il malato da confortare. Poi tace. Si toglie il turbante e lascia che il mio sguardo si posi sul suo cranio lucido. Non abbiamo più pudore. Ci fissiamo muti e sorridiamo senza sapere perché.
La donna si alza in piedi con qualche fatica e mi dà il braccio. Sono le cinque del mattino quando l’accompagno al suo reparto. Ci lasciamo come due vecchi amici. Un breve cenno della mano, un sorriso, come dovessimo incontrarci ancora.

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42 Risposte to “notte di Natale in Pediatria”

  1. rodixidor 25 marzo 2017 a 11:08 #

    La Cura.

    • massimolegnani 25 marzo 2017 a 13:02 #

      sì la Cura, perchè non bastano le cure da sole.
      un abbraccio, rodix
      ml

      • rodixidor 25 marzo 2017 a 14:11 #

        Bel racconto. Buona giornata 🙂

      • massimolegnani 25 marzo 2017 a 14:40 #

        .per una volta ho raccontato la realta’ dei fatti.
        Buona giornata a te 🙂

      • rodixidor 25 marzo 2017 a 15:35 #

        la realtà spesso emoziona più di una invenzione.

      • massimolegnani 25 marzo 2017 a 17:41 #

        verissimo

  2. lucilontane 25 marzo 2017 a 15:34 #

    Non é necessaria l’età per essere “bambini”, cioè lieti e sinceri negli sguardi. Eravate due “bambini” che hanno letto il bene l’uno nell’altro, prima che il dolore e la malattia,

    • massimolegnani 25 marzo 2017 a 17:41 #

      Si’, proprio cosi’ come dici tu con quella virgola finale che ben comprendo.
      Ti abbraccio,
      ml

      • lucilontane 25 marzo 2017 a 20:54 #

        Ma la virgola? Era un errore. Però potrebbe essere un sospeso. Cosa metterci dopo? 🙃🙃

      • massimolegnani 26 marzo 2017 a 00:39 #

        a volte l’errore è la cosa più giusta che facciamo 🙂
        dopo? solo silenzio!

  3. labloggastorie 25 marzo 2017 a 15:43 #

    Questo non lo commento, lo lascio nella testa ancora un po’…
    un abbraccio

  4. Tati 25 marzo 2017 a 20:03 #

    il conforto arriva sempre un po’ inaspettato, nei tempi nei modi e negli occhi che non ci si aspetta

    • massimolegnani 26 marzo 2017 a 00:37 #

      sì, e la cosa straordinaria che era più lei a dar conforto a me che non il contrario, e non tanto con parole consolatorie ma semplicemente parlando e scaldandomi con lo sguardo.
      buona notte Tati
      ml

  5. blogcambiopasso 25 marzo 2017 a 20:05 #

    bel racconto, molto commovente. un abbraccio

  6. Aria Mich 25 marzo 2017 a 23:03 #

    Un racconto forte, e a quanto pare vero. Grazie per averlo condiviso! Per ricordarci più spesso del prossimo… che un giorno passerà a miglior vita.

    • massimolegnani 26 marzo 2017 a 00:42 #

      grazie a te Aria di esserti soffermata su queste parole.
      benvenuta,
      ml

  7. gelsobianco 26 marzo 2017 a 04:25 #

    “Non abbiamo più pudore. Ci fissiamo muti e sorridiamo senza sapere perché.”
    Voglio tenere in me il più vero amore per la vita che ho colto con emozione grande leggendo questa tua pagina di diario di bordo

    Un abbraccio, ml
    gb

    • massimolegnani 26 marzo 2017 a 12:16 #

      non è certo Natale, eppure questo episodio mi è tornato prepotentemente alla memoria.
      credo che mostrarmi quel suo cranio nudo sia stato un gesto di massima confidenza, un calore impudico indimenticabile.
      un abbraccio e un grazie a te, gb
      ml

      • gelsobianco 27 marzo 2017 a 01:21 #

        un episodio così non si può dimenticare, no.
        lei si è svelata a te con un gesto di confidenza “oltre”…
        “Ci fissiamo muti e sorridiamo senza sapere perché.”
        e in quel silenzio di parole e in quel sorriso c’è la magia di un incontro vero che ha la vita dentro.

        grazie, ml
        ti abbraccio
        gb

      • massimolegnani 27 marzo 2017 a 10:11 #

        sì, in quel suo gesto è simboleggiata la straniante intensità dell’incontro
        ricambio l’abbraccio sentito

      • gelsobianco 27 marzo 2017 a 02:18 #

        …di rara suggestione è la fotografia.
        gb

      • massimolegnani 27 marzo 2017 a 10:14 #

        grazie! cercavo un’immagine che trasmettesse quiete e sperdimento

      • gelsobianco 29 marzo 2017 a 01:18 #

        …e hai trovato l’immagine che volevi, di quiete e sperdimento

        grazie a te per quello che sai trasmettere, ml
        gb

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 09:30 #

        soddisfatto che la foto dia quell’idea 🙂
        ciao gb

      • gelsobianco 29 marzo 2017 a 23:38 #

        🙂
        gb

      • massimolegnani 30 marzo 2017 a 10:07 #

        🙂

  8. LuceOmbrA 26 marzo 2017 a 09:11 #

    Ci sono persone che insegnano a vivere semplicemente con il loro atteggiamento verso il dolore e la morte. Sono incontri preziosi, avvicinano ancora di più all’essenza della vita. Ti ringrazio di cuore per questo tuo racconto di vita vera.

    • massimolegnani 26 marzo 2017 a 12:24 #

      ecco, l’hai spiegato stupendamente quel grumo di sensazioni che mi si agitava dentro: la signora Adriana mi ha trasmesso, insegnato, il suo amore per la vita mentre si avviava alla morte.
      quindi grazie a te, per averlo detto
      ml

  9. Cose da V 26 marzo 2017 a 11:54 #

    Mi sono venuti i brividi… Molto emozionante. La chiusa del post mi ha lasciata con l’amaro in bocca, ma doveva finire così. Complimenti… Soprattutto per non esserti fermato alle apparenze (gli studenti dell’istituto d’arte, ad esempio).

    • massimolegnani 26 marzo 2017 a 12:29 #

      sì, non poteva che finire così, non è una storia a lieto fine, dopo poco tempo la signora Adriana è morta, ma a distanza di anni il ricordo di quell’unica notte in cui ci siamo frequentati è ancora vivo
      un abbraccio V,
      ml
      (stupendi davvero quei ragazzi)

  10. Pendolante 26 marzo 2017 a 11:59 #

    Una storia “vera”. Toccante. E per nulla banale sottolineare che il progresso della medicina è legato alla sua umanizzazione

    • massimolegnani 26 marzo 2017 a 12:32 #

      L’umanità è una cura insostituibile, di cui, purtroppo, spesso ci dimentichiamo.
      un sorriso a te,
      ml

  11. sguardiepercorsi 26 marzo 2017 a 15:33 #

    Quando la realtà si fa poesia… Certi incontri non si scordano mai…
    Ciao Massimo, un abbraccio!

  12. Didì ♡ 27 marzo 2017 a 11:21 #

    Vivo nel terrore perché so che un giorno quel turbante blu,
    chi in un modo chi in un altro, lo indosseremo tutti.
    Un saluto dottore.

    • massimolegnani 27 marzo 2017 a 12:09 #

      ..e non sarà facile indossarlo e toglierlo con l’eleganza ascetica di questa donna.
      un saluto a te, Didi
      ml

  13. lamelasbacata 27 marzo 2017 a 23:09 #

    Il dolore e la paura possono sconvolgere a tal punto da rendere le persone irriconoscibili, quasi un Mr. Hyde abbia preso il sopravvento. Quando invece la dignità non ci abbandona, anche un gesto intimo come mostrare il capo nudo, anche accettare la sconfitta e la morte del corpo diventano atti di grande forza e il loro ricordo non svanisce facilmente. Grazie per questa pagina intensa di vita.

    • massimolegnani 28 marzo 2017 a 00:19 #

      sì, in questa donna dignità e serenità contagiose che ti penetrano dentro e almeno per un istante ti migliorano. E il ricordo resta, come una fiammella viva, sua.
      buona notte, cara Mela
      ml

  14. Nuzk 28 marzo 2017 a 20:52 #

    Molto bello. Dovresti raccontarle più spesso le realtà dei fatti. Mi hanno emozionato. Mentre leggevo sentivo la dignità austera e la serenità trasmesse dalla donna. Grazie Massimo. Un abbraccio

    • massimolegnani 28 marzo 2017 a 23:24 #

      cara Nuzk, ti abbraccio. felice di aver condiviso con te l’emozione di quest’incontro.
      ml

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