il tuo maledetto vizio di scrivere!

29 Mar

by c.calati

 

 

Il tuo maledetto vizio di scrivere!, mi urli dietro mentre m’allontano.
Come darti torto?
L’unico tuo errore non è nell’affermazione ma nel tono, che me lo gridi come avessi scoperto in me i passi dell’assassino, quando la stessa frase avresti dovuto buttarla lì col frivolo distacco dello psichiatra, che dissocia la diagnosi brillante dai patemi del malato. Allora il tuo grido sarebbe stato un disvelamento utile, forse impietoso. Così invece non si discosta da una qualsivoglia ingiuria, pur conservando almeno il pregio dell’originalità.
In ogni caso ammetto la mia colpa, se mi concedi di ascriverla al campo della patologia mentale.
Ammetto e cerco di spiegarti, ora che hai sollevato il velo ed io vedo più chiaro nel mio cono d’ombra.
È vero, scrivo tante lettere, troppe lettere, una dietro l’altra, compulsivamente. Ogni occasione è buona per prendere carta e penna. E subito, prima ancora di aver messo nero su bianco, m’immagino l’espressione di chi legge. Perchè una cosa è certa, scrivendo, arrivo dritto al cuore del destinatario, che sia l’amministratore del condominio a proposito delle eccessive spese di gestione, un ex compagno di liceo, a cui dopo vent’anni voglio dire il fatto suo, o la fioraia da cui ho comprato una composizione che ora in casa non mi soddisfa più, il risultato poco cambia. Cambia solo l’espressione loro, davanti al foglio, che sarà sbigottimento, nostalgia o stizza, a seconda di quel che io decido.
La parola scritta mi dà un potere che la voce non mi offre.
La voce ha il difetto dell’immediatezza, un vero handicap per me che non sono dotato di prontezza e la parola, tagliente o arrotondata, quella giusta insomma, mi esce a cose fatte come un rammarico, quando a notte fonda rimugino nel letto e…“ah, ecco, avrei dovuto dire!”
E poi la voce impone vicinanza, costringe a una mimica precisa, un faccia a faccia che è braccio di ferro o arte vaga del sorriso. Dialogo e sguardo, un binomio insostenibile per me, che gli occhi mi sfuggono per terra e la parola mi s’inceppa in gola.
Per non dire della legge atroce del silenzio-assenso, con quell’equivoco di fondo, che io sto zitto per incapacità congenita a ribattere, sto zitto come nascosto dentro, mentre tu credi a un mio consenso tacito al tuo dire.
Per questo ho imparato a scrivere, per non dover parlare.
Per iscritto ho il tempo e il modo dalla mia, come un duello dove io posso scegliere il luogo e l’arma che non sono la spianata dietro il cimitero e la pistola ma il campo bianco dell’A4 e la punta acuminata della penna.
Così centellino parole, scelgo con cura il vocabolo più adatto, ne valuto l’impatto, se troppo forte l’alleggerisco con un altro di minor peso nella frase, ma intanto è detto, od al contrario lo rincaro, in un raddoppio dall’effetto devastante. In pratica, uso la pagina come un’arma impropria, un fucile a pallettoni, un disco di musica suadente, una ragnatela perfida, un lino delicato, per ogni circostanza la lettera appropriata.
Scrivo le lettere, conservo le minute. Ed ogni tanto torno sulle righe già tracciate, come tornassi sui miei passi, ed osservo i segni sul foglio come impronte lasciate sulla neve, da cui capire se la falcata è stata buona e il ritmo quello giusto.
E raramente mi deludo.

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65 Risposte to “il tuo maledetto vizio di scrivere!”

  1. Tati 29 marzo 2017 a 09:33 #

    troppe cose da dire, devo prendere fiato e raccogliere i sassolini…

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:23 #

      eheh, è solo un po’ d’ironia 🙂
      ml

      • Tati 29 marzo 2017 a 11:25 #

        oltre a questo credo ci siano veramente parecchi spunti su cui riflettere… ( stavo per partire col pippotto.. ma devo aspettare ancora un po’ 😉

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:35 #

        ahah, aspetto trepidante il pippotto 🙂

      • Tati 29 marzo 2017 a 11:57 #

        Scrivere mette in fila i pensieri, come soldatini pronti all’attacco ( che sia guerra o altro), le parole vengono scelte e messe a lucido, preparate con cura per lo scopo.
        Parlare è questione d’impulso, le parole escono a volte a casaccio, per errore ( non ci credo, forse solo alcune sarebbe meglio tenersele) l’emotività fa scherzi pessimi ma una chiacchierata suona come una cosa genuina, spontanea.
        Quello dello scrivere è un dedicare del tempo, anche breve. E’ pensare a chi sta al di là del foglio, come si potrà sentire a ricevere quelle righe, quali parole svolgono meglio il compito.
        Scrivere è come una cura, per sé e per l’altra persona.
        Ma nello scrivere c’è anche il calcolo, della situazione, cosa è più conveniente dire, far passare, cosa si vuole suscitare nell’altro, cosa che in una chiacchierata diventa complicato e per questo pare ci sia più spontaneità, anche a rischio di scivoloni.
        Scrivere è riflessione, calma e misura ma a volte agire d’impulso, sfanculare o comunque non essere troppo misurati è un ottimo modo di dedicarsi agli altri …
        ( anche io passo gran parte del tempo a dire ” ecco cosa dovevo dire!” mannaggiamiseria)
        a te 🙂

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 12:25 #

        in linea generale non posso che darti ragione sulla maggior genuinità della parola pronunciata a voce rispetto alla parola scritta, più studiata. Ma non per quel che mi riguarda personalmente: raramente riesco a intessere un dialogo franco, fatto di parole lasciate libere di pascolare tranquille, il più delle volte sono attento a non dire troppo, a non dire male, a non dire eccessive verità, insomma le parole le tengo al guinzaglio temendo che facciano danni. Al contrario nella comunicazione scritta me sento meno timoroso di sbagliare e finisco con l’essere più “genuino”
        un sorriso e un abbraccio, Tati
        ml

      • Tati 29 marzo 2017 a 14:59 #

        sai, in fondo è una di quelle cose che vanno in base alla persona e alla situazione, non si può parlare in modo obiettivo della differenza tra i due modi.
        Io per esempio scrivendo so essere arrabbiata e rispondere a tono “giocandomi” anche la parte della cattiva senza un limite… mentre a parole… soffro di freezing…

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 16:07 #

        Fatico, per il poco che ti conosco attraverso le parole, a vederti nella parte della cattiva senza limiti 🙂

      • Tati 29 marzo 2017 a 16:10 #

        C’è, fidati che c’è ma non so farla uscire, non ancora… infatti la sfogo scrivendo 😉

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 16:13 #

        Staro’ all’occhio di non pestarti la coda 🙂

      • Tati 29 marzo 2017 a 16:16 #

        la tengo legata in vita, apposta per non correre rischi 😉

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 16:45 #

        🙂

  2. vikibaum 29 marzo 2017 a 09:34 #

    la scrittura mi fa da analista, mi aiuta a guardarmi dentro senza paura. e datosi che parlo pochissimo è anche il mio modo di comunicare, con gli altri. buona giornata ML

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:25 #

      la scrittura è specchio che con qualche indulgenza ci mostra i nostri pregi e i nostri difetti 🙂
      buona giornata a te, Viki
      ml

  3. rodixidor 29 marzo 2017 a 09:44 #

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:29 #

      caspita! ma questo trail è perfetto, lo scrivano potrebbe essere il protagonista del mio brano 🙂
      ml

      • rodixidor 29 marzo 2017 a 11:38 #

        E’ Florentino, il protagonista del “L’amore ai tempi del colera”. 🙂

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:47 #

        ah ecco, mi mancavano gli agganci
        grazie rodix 🙂

      • rodixidor 29 marzo 2017 a 11:49 #

        🙂

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:56 #

        🙂

  4. Paolo 29 marzo 2017 a 10:48 #

    Quanto ti capisco! (…)
    E’ sempre un piacere leggerti in brani introspettivi (e sempre perfettamente cesellati) come questo. L’identificazione è immediata. “Sono così, proprio così”. Che sia una sorte comune e che accomuna quella di provare a imbracciare l'”arma” della parola? Arma, diversivo, mondo parallelo, fuga (ancora!), rivincita, rimpianto, espiazione, … …
    Con le lettere – che spesso anche solo a distanza di qualche ora indirizzo anch’io, a volte infuocate, a volte suadenti, fra ondate di adrenalina e pelo irso, fra battiti, impulsi e insostenibili vuoti… -, con le lettere impulsive e compulsive, postume e impossibili (magari scritte a un morto o addirittura un personaggio storico…) mi hai fatto venire in mente il mitico Herzog di Bellow (un libro e un personaggio stupendi!), ricordi anche tu?

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:34 #

      purtroppo non conosco il personaggio che citi (ah le mie lacune immense come oceani). ho voluto ironizzare sul potere che attribuiamo alla parola scritta e sulla vena di innocua follia che ci prende a scrivere..compulsivamente 🙂
      un abbraccio, Paolo
      ml

      • Paolo 29 marzo 2017 a 11:44 #

        Sì. E’ giusto ironizzare e smitizzare un po’ la parola. Eppure, quanto ci serve (parlo per me) in certi momenti! (credo tuttavia possa divenire un rapporto “patologico”, come giustamente insinui tu… be careful!).
        Anyway. Herzog è un personaggio bellissimo e ironicissimo. Nel leggere le sue vicissitudini (psicologiche e di vita vissuta) mi sono fatto delle sanissime risate. Letteratura.
        Non ti preoccupare, in merito a libri mancati, solo sfiorati, immaginati (immancabilmente accumulati) sei in buona compagnia… (ne centellino pochi all’anno, sono un bradi-reader…).
        Basta, non ti tedio oltre. Una cosa che va spesso a braccetto con la parola scritta – lo sappiamo bene – è l’egocentrismo.
        Un abbraccio a te,
        P.

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 11:50 #

        nel frattempo ero andato su wikipedia a conoscere il signor Herzog. Bel personaggio…credo che colmerò la lacuna 🙂
        sull’egocentrismo sono d’accordissimo, infiorettiamo l’io di belle parole.
        buona giornata 🙂
        ml

  5. remigio 29 marzo 2017 a 11:57 #

    Io sostengo, caro Massimo, che quando comunichiamo a voce siamo sempre un po’ “stupidi”, quando invece scriviamo, ci sforziamo di essere più intelligenti. Perché quando mettiamo nero su bianco cerchiamo di pensare le parole più adatte…e poi – diciamolo – certi pensieri, riportati sulla carta, acquistano un sapore particolare, un modo diverso di ascolto. Ma c’è ancora qualcuno, in quest’epoca super tecnologica (tra mail, telefonini e altro…) che prende carta e penna e scrive una lettera, così come si faceva una volta? Gli epistolari famosi, di alto valore letterario, sono l’unica testimonianza di un passato che non esiste più. E non esiste più nemmeno quel tempo di attesa, con tutto il carico di emozioni che comportava, tra il momento in cui si scriveva ed il momento successivo in cui si riceveva la risposta, che era pur sempre un momento di piacere. Siamo passato direttamente alla festa rinunciando alla vigilia. La lettera, quale originario strumento di comunicazione, era un oggetto che si poteva toccare e stringere fra le mani, che si conservava e si rileggeva a distanza di tempo, ogni volta rinnovando sentimenti ed evocando ricordi.

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 12:14 #

      affascinante e condivisa la tua distinzione tra la “stupidità” della comunicazione a voce e la “intelligenza” della parola scritta.
      “il tempo dell’attesa”, una delle emozioni tipiche dello scambio epistolare, è ormai considerato un tempo inutile, da rimuovere il più rapidamente possibile, in nome di una immediatezza che ha (almeno per noi) il sapore della superficialità.
      molto gradite le tue parole
      ciao Remigio
      ml

  6. labloggastorie 29 marzo 2017 a 13:59 #

    È un vizio bello, uno dei quei difetti che somigliano al neo sul labbro e che chiamano “tirabaci”. Le lettere, poi, ho sempre amato scriverle e attenderle, proprio come faccio ancora!
    Un abbraccio

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 16:02 #

      ..un tirabaci o un tiraschiaffi a seconda delle circostanze, degli interlocutori e della virulenza del neo
      Un sorriso, Blogga
      ml

  7. Daniela 29 marzo 2017 a 14:48 #

    anche io preferisco scrivere che parlare, la scrittura mi offre la possibilità di essere più equilibrata,di non dire troppo sul’impulso del momento e anche di non omettere nulla per la fretta di concludere il discorso. Ovviamente ci sono eccezioni per cui preferire la voce alla penna…

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 16:05 #

      Certo, a volte (raramente) la voce e’ insostituibile. In tutte le altre occasioni carta canta 🙂
      Ciao Daniela
      ml

  8. EnzoRasi 29 marzo 2017 a 16:59 #

    Il potere tremendo della scrittura. Sai usarlo. Anche qui e si vede.
    Lo scritto resta, un tempo pensavo fosse scevro da equivoci. Non è vero ma sono molto più limitati rispetto alla parola orale, troppe spianate dove combattersi e basta, troppe armi improprie. La dinamica che descrivi è giusta anche nei particolari: si rilegge, si modifica, ci si avvicina al senso esatto di ciò che ci gira in testa.
    Ma questo non è un mondo fatto per la scrittura, i social l’hanno divorata, fagocitata, metabolizzata in un dizionario asfittico e spessoridotto a poche righe.
    L’hanno fatta diventare simile al parlare ed essa illanguidisce, in alcuni casi ci ha abbandonato. Teniamola in vita, Massimo, quando possiamo.

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 17:10 #

      mi trovi pienamente d’accordo, Enzo: internet, nel momento stesso in cui ha permesso una maggior diffusione della comunicazione scritta, ha iniziato ad appiattirla e a trasformarla in uno strumento di battaglia. e aggiungo che i social network stanno monopolizzando e instupidendo i naviganti a tutto discapito di quelle piccole oasi di scrittura che sono i blog personali (accade quello che negli anni 60-70 avvenne con la televisione che in poco tempo svuotò i cinema sostituendo ai film d’autore con telefilm di scarsa qualità ma molto popolari)
      un abbraccio
      ml

      • EnzoRasi 29 marzo 2017 a 17:15 #

        Svuotati è il termine giusto e, aggiungo, con una disabitudine alla lettura di qualcosa che superi le dieci righe. Da ciò ne consegue la “letteratura spray da twitter” con annnessi e connessi. Io arrivai alla scritura leggendo già dai dodici anni in su ( ma ero un caso speciale) oggi si arriva al blog e additittura al cartaceo dopo un apprendistato ridicolo. Sono un vecchio trombone, lo ammetto. Ciao

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 17:18 #

        ..siamo in due tromboni 🙂

  9. newwhitebear 29 marzo 2017 a 17:16 #

    scrivere è un modo per mettere nero su bianco quello che sta dentro di noi. La parola vola, fugge e non lascia traccia. Lo scritto rimane e conserva nel tempo la sua valenza.
    Quello che hai scritto è vero e autentico.

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 17:22 #

      grazie GianPaolo.
      purtroppo sempre più spesso si va attribuendo allo scritto la volatilità della parola (ce l’ho con twitter, fb e altri social)
      un saluto sincero
      ml

      • newwhitebear 29 marzo 2017 a 18:01 #

        ma quelli sono virtuali e come tali sono volatili.

      • massimolegnani 29 marzo 2017 a 18:13 #

        giusto!
        🙂

  10. PindaricaMente 29 marzo 2017 a 19:24 #

    Scrivi!
    Su una carta da lettere, su una Moleskine, su una lavagna, su un pizzino o sul blog.
    Basta che scrivi! 😊

    • massimolegnani 29 marzo 2017 a 21:22 #

      ..sui pizzini soprattutto dove mi appunto di tutto 🙂
      Un abbraccio Pindara
      ml

  11. Transit 30 marzo 2017 a 14:18 #

    La scrittura, l’atto in sé di scrivere, è un faro a cui guardare sempre, praticandolo giorno per giorno come fa l’artigiano, anche quando c’è buio,stanchezza o perdita dell’orientamento. Quando si ha un dubbio, un incertezza, una dimenticanza, la mano impugna la penna e scrive. C’è sempre un angolo dietro a un altro. Scrivere è ritrovarsi sia nei giardini curati o abbandonati o nella selva del sottobosco e anche della foresta. Più lontana è la foresta, più chi scrive intraprende, incessante, il dipanarsi di sentieri vecchi e nuovi. Scrivere è come dipingere: lì, risaltano i colori, le forme e le proporzioni; usando la penna si rincorrono le immagini che nascono come se fossero neonati che strillano, piangono e si fanno accarezzare e cullare o stupire o impaurire, nel bene e nel male,come occhi al risveglio di un giorno e dell’ ora qualunque.

    Grazie del passaggio.

    • massimolegnani 30 marzo 2017 a 14:33 #

      sì, la scrittura è un viaggio, un vagabondare per boschi e giardini, e, come dici tu, è anche un quadro dalle pennellate più varie.
      grazie del bel commento,
      benvenuto qui
      ml

  12. Sabina 30 marzo 2017 a 17:25 #

    che buffo…pensa che a me lo scrivere serve per riunire le troppe cose che vorrei dire prima di dimenticarle …

    • massimolegnani 30 marzo 2017 a 20:16 #

      ..e dopo le dici o ti basta averle scritte?
      Ciao Sabina 🙂
      ml

      • Sabina 31 marzo 2017 a 10:32 #

        dipende: dal tempo e dalle occasioni a disposizione…

      • massimolegnani 31 marzo 2017 a 15:53 #

        🙂

  13. gelsobianco 31 marzo 2017 a 02:36 #

    Oh, il tuo benedetto vizio di scrivere!
    A caldissimo, ml.
    Un sorriso
    gb
    Poi torno.

    • massimolegnani 31 marzo 2017 a 08:34 #

      eheh, sorrido al benedetto
      grazie gb
      ml

      • gelsobianco 31 marzo 2017 a 22:59 #

        eheh, anche io ho sorriso a “benedetto” quando ho scritto il commento immediato dopo la lettura.
        mi “piaceva” troppo questo “gioco di parole” anche.
        bene/detto, sì.
        🙂
        gb

      • massimolegnani 31 marzo 2017 a 23:35 #

        ..e l’hai detto\bene 🙂

      • gelsobianco 31 marzo 2017 a 23:43 #

        oh, grazie, ml
        bello è “giocare” 🙂
        gb

      • massimolegnani 31 marzo 2017 a 23:59 #

        sì 🙂
        buona notte, gb

      • gelsobianco 1 aprile 2017 a 00:05 #

        notte serena e bella per te, ml
        gb:)

  14. Didì ♡ 31 marzo 2017 a 16:42 #

    Non perdere mai … il tuo maledetto vizio di scrivere !

    • massimolegnani 31 marzo 2017 a 18:29 #

      Io i vizi non li perdo, piuttosto li coltivo 🙂
      Ciao Didi
      grazie
      ml

  15. Stefi 2 aprile 2017 a 18:19 #

    E di notte? Quando il cervello lavora da solo e scrive parole in forsennata sequenza. Ti capita mai? A me spesso, quando il sonno è leggero e quasi cosciente. Di rado catturo qualcosa, ma so di aver scritto e questo mi basta.

    • massimolegnani 2 aprile 2017 a 19:35 #

      Oh, mi capita, mi capita ed è uno scrivere fantastico, in tutti i sensi, di cui al mattino non c’è traccia se non la sensazione di aver scritto bene.
      Buona serata, Ste’
      un sorriso
      ml

      • Stefi 2 aprile 2017 a 21:55 #

        Sì, uno scrivere fluente, senza intoppi, dubbi, ripensamenti.
        Buona serata a te, ml !
        🙂

      • massimolegnani 2 aprile 2017 a 22:46 #

        ci capiamo 🙂

  16. ERO SVEGLIA 19 aprile 2017 a 12:49 #

    Cit”E raramente mi deludono”
    Chirurgico tu!

    • massimolegnani 19 aprile 2017 a 13:03 #

      eheh..pediatrico, che la citazione che riporti è un’autoconsolazione tipicamente infantile 🙂
      ml

  17. alessialia 6 maggio 2017 a 11:58 #

    e tu….. caspita se scrivi!

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