di vagando

7 Apr

by c.calati

 

 

 

 

 

Questa ostinazione a possedere spazio e tempo come fossero i tesori dell’avaro, quando sono solo degli abbagli, un guardare le dita al posto delle lune.

Insopportabile.

Uomini e donne che si credono vincenti nello scandire secondi all’orologio dal braccialetto d’oro, loro stessi caricati a molla pronti per lo scatto. Conoscono l’ora di Roma, di Tokio e di NewYork , però non sanno riconoscere, quando arriva, l’ora della verità e si perdono il momento irripetibile, quello che non trovi sul quadrante, l’istante magico che sta nascosto al mondo e ti passa accanto silenzioso, l’istante da afferrare per la coda o per le ali, la farfalla che poi ti vibra nello stomaco e fa tremar la Cina.

Sono gli stessi uomini, le stesse donne, che si muovono spediti, guidati a mente cieca dall’androide, così raggiungono la meta con la facilità di un AllBlacks al Sei Nazioni, ma intanto si sono persi il viaggio e il dubbio, la magia dell’incertezza che ti costringe a guardarti intorno, a usare gli occhi e il cuore per capire dove andare e forse ugualmente poi finisci per sbagliare.

Il viaggio è il bel disorientarsi, quel sapersi perdere vivendo nell’errore come fosse il vero arrivo.

Ricordo andando a Reggio in una notte sfatta di calura, l’interruzione in autostrada ci costrinse fuori dalla direttrice certa. L’ora tarda e la stanchezza ci fecero sbagliare  qualche incrocio tra Locri e Lagonegro, così ci ritrovammo ad infilare strade sempre più improbabili, da traffico locale. Reggio un miraggio che stava sfumando al buio, ma proprio il buio ci andava regalando scenari inaspettati, lanterne ciondolanti sotto i carri, neon di simpatica bruttezza a illuminare case dalle porte aperte, lampadine colorate a bordo-strada a rischiarare bancarelle improvvisate, piccole piramidi di pomodori secchi, carabinieri in legno come pupi siciliani, brocche e piatti col galletto, peperoncini in festoni smisurati, e tutt’intorno voci di richiamo e un brulicar di vita come a giorno.

Si procedeva a braccio, equidistanti ma assai distanti dai due mari, lungo una dorsale in saliscendi senza fine che inanellava paesi e smarrimenti. Il buio sfilacciava immisurabile e la distanza sembrava dilatarsi di ora in ora, la punta dell’Italia la credevamo a un passo ma quando chiedevamo era espressivo il gesto della mano e comprensiva la risata. Così si andava avanti, sottratti al tempo, affrancati dallo spazio. Ogni imprevisto diventava una sorpresa, la trattoria sperduta aperta in piena notte per soddisfare la nostra sola fame, un bar da ultima frontiera col cesso al centro del locale a tacitare vescica e gola in contemporanea, e tu ridevi che non è il caso di schifarsi, ogni strada errata ci forniva l’impressione di penetrare fisicamente la Calabria, Sila e Aspromonte che si toglievano di dosso gli stereotipi per farsi terre d’accoglienza, un Messico nostrano senza nuvole.

E poi la meraviglia all’alba scendendo da Gambarie, vedere laggiù il mare e l’isola Sicilia, enorme. La nostra meta raggiunta al fine con la fatica allegra di un Castrogiovanni al Sei Nazioni.

 

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51 Risposte to “di vagando”

  1. Daniele Verzetti Rockpoeta® 7 aprile 2017 a 09:50 #

    Il vero viaggio è vivere ogni momento dello stesso senza un cronometro che ti scandisce il tempo, è perdersi, è meravigliarsi, è dimenticarsi del ritmo del quotidiano, è vivere esperienze di vita uniche con la gente che incontri. E’la vita.

    • mariannapuntog 7 aprile 2017 a 10:49 #

      vero, col pollice all’insù

      • massimolegnani 7 aprile 2017 a 11:36 #

        sì, Marianna, pollice alto!
        🙂
        ml

    • massimolegnani 7 aprile 2017 a 11:34 #

      perdersi e meravigliarsi, due atti fondamentali non solo nel viaggio ma anche nella vita.
      pienamente d’accordo con te, Daniele
      🙂
      ml

  2. Tati 7 aprile 2017 a 10:18 #

    ” Il viaggio è il bel disorientarsi, quel sapersi perdere vivendo nell’errore come fosse il vero arrivo.”
    In queste parole, tutto il senso di un mondo, tutta la pace della meta sognata.
    buongiorno

    • massimolegnani 7 aprile 2017 a 11:39 #

      buongiorno Tati,
      siamo sulla stessa lunghezza d’onda 🙂
      ml

    • Paolo 10 aprile 2017 a 11:34 #

      Sottoscrivo!

      • massimolegnani 10 aprile 2017 a 12:02 #

        ciao Paolo, benvenuto nel club dei disorientati felici 🙂

      • Paolo 10 aprile 2017 a 12:10 #

        Puoi dirlo forte!
        A volte mi perdo in un bicchier d’acqua. E la cosa più divertente è che, se costretto a scegliere al bivio, vado sempre dalla parte sbagliata. E, ironia della sorte, pur conoscendo la regola, non riesco ad eluderla!
        A parte le battute.
        Adoro l’improvvisazione e i regali che questi felici smarrimenti recano. Proprio come le scoperte della tua piccola odissea calabra.
        Mi piace affidarmi a queste cose.
        E, ogni tanto, mi piace anche pensare di aver capito dov’ero, con i miei mezzi e senza la voce della sig.na Rottermaier che mi ordina dove andare o di fare al più presto inversione ad U.
        🙂

      • massimolegnani 10 aprile 2017 a 12:26 #

        sì, in fondo ha del commovente la nostra ostinazione a perseverare negli errori di rotta e a sentirci comunque nel giusto, anche fuori strada 🙂

      • Paolo 10 aprile 2017 a 12:41 #

        Sì, hai ragione.

      • massimolegnani 10 aprile 2017 a 12:49 #

        🙂

  3. intempestivoviandante 7 aprile 2017 a 10:41 #

    E’ sempre quando ci si perde, o almeno quando si devia, che si vedono i luoghi e si incontrano le persone più interessanti

    • massimolegnani 7 aprile 2017 a 11:37 #

      per deviare, più o meno volontariamente, occorre non avere fretta di arrivare 🙂
      ciao Alex,
      buona giornata
      ml

  4. diserieZero 7 aprile 2017 a 10:53 #

    È la capacità di stupirsi che rende interessante ogni viaggio. È la disponibilità alla sorpresa che trasforma gli imprevisti in avventure. E mi sembra che tu possieda entrambi i tesori.

    • massimolegnani 7 aprile 2017 a 11:43 #

      sì, è lo stare fuori dalle traiettorie prestabilite, fuori dalla fretta, fuori dai binari, che fa bello il viaggio, perchè stupore ad ogni passo “nuovo”.
      grazie, Claudia
      ml

  5. labloggastorie 7 aprile 2017 a 13:27 #

    Oh… oggi che regalo… la mia terra, Reggio la mia città, l’atmosfera di un “viaggio” dove dai piedi salati alle punte delle stelle dei monti ci si puo’ ancora perdere in un tempo che pare senza un inizio e senza una fine. Grazie! Ti abbraccio!

    • massimolegnani 7 aprile 2017 a 14:27 #

      ecco cos’era quella sensazione di poesia e di magia che percepivo nell’aria e nelle cose avvicinandomi (affaticato e affascinato) a Reggio!
      ti sorrido
      ml

  6. remigio 7 aprile 2017 a 14:03 #

    Ad un tale che si lamentava di non aver avuto alcun giovamento dai suoi viaggi, Socrate disse: “è naturale che sia così: tu viaggiavi in compagnia di te stesso”. E’ un po’ come quello che accade a noi “turisti moderni” (e tra questi, mi ci metto anch’io) che non siamo mai capaci di allontanarci dal nostro mondo, dalle nostre comodità, dalle nostre abitudini, anche quando ci troviamo a migliaia di chilometri di distanza. Ecco, forse bisognerebbe smarrire la strada qualche volta, per assaporare il vero viaggio, con le sue sorprese incontrate lungo il percorso, le quali sono sempre distanti dalle certezze e dagli agi che ci portiamo dietro. E sono proprio queste, le cose imprevedibili, ad avere la forza di cambiare interiormente il viaggiatore procurandogli intense emozioni. Un caro saluto ;-)

    • massimolegnani 7 aprile 2017 a 14:31 #

      introduci il tema del distacco da sè come elemento essenziale per “viaggiare” bene.
      che poi più che un distacco di parti di sè è uno scrollarsi di dosso il di più, il fittizio e l’inutile, come un cane che esce dall’acqua.
      grazie Remigio, ho molto apprezzato il tuo intervento
      ml

  7. Daniela 7 aprile 2017 a 21:29 #

    un perdersi per trovare un mondo diverso, che non si sarebbe potuto conoscere altrimenti…direi che è stata una fortuna nella sfortuna

    • massimolegnani 8 aprile 2017 a 09:18 #

      sì è proprio questo il senso di quell’andare
      (e dell’andare in genere)
      un sorriso, Daniela
      ml

  8. blogcambiopasso 8 aprile 2017 a 21:34 #

    che bello ogni tanto perdersi un po’!

    • massimolegnani 8 aprile 2017 a 23:33 #

      è una “perdita” che è anche un guadagno 🙂
      ciao, buona serata
      ml

  9. Lallib 9 aprile 2017 a 19:08 #

    Ciao Massimo, mi fa molto ridere l’aver scritto due post (il tuo ed il mio) che vertono entrambe intorno al tema della bellezza del buio, del brancolare, del non avere la certezza in mano. Sapere come andrà a finire è sicuramente gratificante e rassicurate, ma il brivido dell’essersi persi un po’ è imbattibile!
    LB

    • massimolegnani 9 aprile 2017 a 21:41 #

      sì, il brancolare nel buio di una strada o di una stanza e riuscire a trovarvi bellezza nonostante la paura e il disorientamento.
      adesso mi hai messo curiosità sulla coincidenza, vengo a vedere
      ciao 🙂
      ml

  10. Didì ♡ 9 aprile 2017 a 23:12 #

    Lascio una zampa qui come saluto.

  11. Tati 10 aprile 2017 a 13:26 #

    Ciao Massimo!… ( scrivo qua perché non posso rispondere direttamente sotto al tuo commento)
    io resterei sul “ostinatamente disorientata”… sul felice… alzo le mani e faccio un passo indietro 😉

    • massimolegnani 10 aprile 2017 a 13:35 #

      felice forse e’ eccessivo, ne convengo, ma soddisfatti di essere cosi’ disorientati, si’, dai 🙂

      • Tati 10 aprile 2017 a 13:36 #

        in questo preciso attimo… la soddisfazione è in osteria… 🙂

      • massimolegnani 10 aprile 2017 a 14:32 #

        purchè il vino sia buono 🙂

  12. elettasenso 10 aprile 2017 a 16:15 #

    Caspita! Come scrivi bene! ( Guarda che io non uso mai i punti esclamativi ). Complimenti. Bellissimo questo pezzo sul tempo e fuori tempo.

    • massimolegnani 10 aprile 2017 a 17:08 #

      ..allora questi due punti esclamativi me li incornicio, anzi no, ne faccio una mini ruota di pavone e mi pavoneggio:)
      ml
      (grazie e benvenuta)

      • elettasenso 10 aprile 2017 a 18:48 #

        Grazie a te: per il mio piccolo mondo è sempre un dono leggere un testo ben scritto
        Eletta

      • massimolegnani 10 aprile 2017 a 20:18 #

        ! L’esclamativo lo metto io stavolta, con un sorriso

  13. lamelasbacata 11 aprile 2017 a 22:54 #

    Appena letto ho scritto un commento che si è perso chissà dove, magari il suo destino era proprio quello, perdersi per ritrovarsi e poter dire di aver vissuto degnamente i suoi pochi istanti di vita.
    Il più grande inganno della mente è proprio questo, illudersi di possedere il tempo, qualcosa che non si può trattenere, che fluttua come il vento e ci è stato solo consegnato in prestito. Meglio allora cercare di viverlo da dentro, assaporare il centro e magari riposarsi un po’ ai suoi margini, lasciare scorrere quel tempo come l’acqua del fiume in un eterno immobile divenire.
    Grazie per il tuo viaggiare con lentezza che ci consegna sempre parole emozionanti da ricordare a lungo.

    • massimolegnani 11 aprile 2017 a 23:49 #

      il tempo lo abbiamo in prestito, dici giusto, non lo governiamo ma lo possiamo usare bene godendoci anche il bello degli errori che facciamo.
      buonanotte Mela
      e grazie per come mi leggi
      ml

  14. alessialia 6 maggio 2017 a 11:54 #

    inventare nuovi spazi… disegnarli col tempo che mangiamo e rubiamo grazie ai nostri sbagli… arrivare alla meta facendo un percor diverto… e una volta il tempo corre dietro a noi, che gli facciamo la linguaccia!

    • massimolegnani 6 maggio 2017 a 12:40 #

      hai detto la cosa giusta “rubiamo il tempo grazie ai nostri sbagli.
      🙂
      ml

      • alessialia 6 maggio 2017 a 12:48 #

        menomale allora che a volte ci sono sti sbagli… quelli buoni pero eh!

      • massimolegnani 6 maggio 2017 a 13:23 #

        errare per errore a volte è un vagare piacevole 🙂

      • alessialia 6 maggio 2017 a 13:32 #

        me piaaaaze!

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