cinque giorni a pedali

13 Giu
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by c.calati

 

 

Sono un ciclista d’acqua dolce, datemi un fiume da accompagnare per un tratto, un lago da girarci attorno, e sono un uomo felice. Acqua dolce, che il sale ce lo metto io, a gocce di sudore ed è un sudore gioioso, il prezzo che pago volentieri per qualche giorno alla ventura. Studio i luoghi prima di partire, ma non faccio programmi, anzi i pochi progetti fatti sulla carta poi li contraddico in strada, secondo l’estro e le forze del momento che mi porteranno comunque altrove. Questa volta è stato il Lario e i fiumi che vi entrano e vi escono. E proprio il meno noto, il Mera, l’ho risalito come un salmone, anzi, meglio, come una trota di montagna curiosa di altri luoghi da raggiungere a fatica, controcorrente.

Pochi giri di pedale e già sono altro da me e ancora più me stesso, il bambino a cavallo di una scopa, il ragazzo dai muscoli d’acciaio, re Carlo che torna dalla guerra e vede amore negli occhi di ogni pulzella, il conte Gualtiero che passeggia filosofeggiando nel parco della villa che digrada fino al lago, un Foscolo, persino, che trova parole belle per la contessina caduta da cavallo e intanto altre ne cerca mescolandole alle mie. Perché mentre pedalo è un turbinio la testa che mi porta a fare cose d’altro mondo, ma diventa anche realismo la mia testa che mentre m’allontano da Lecco trovo finalmente vero, esatto, esaltante, l’inizio dei PromessiSposi che magicamente mi torna intatto alla memoria e intanto sto toccando con gli occhi parola per parola nella ristrettezza di questo lago soverchiato dai monti e nella via che lo costeggia scavata nella roccia. Così vado, confuso e limpido, entrando e uscendo da scenari che di continuo cambiano restando inalterati, vado in un’inquietudine sottile che mi rasserena, vado, sfidando le poche forze e trovandone di nuove. Finisce il lago e ancora vado, assecondando una frenesia lenta e irragionevole che prima mi porta ad affrontare i tornanti micidiali del Maloja per il solo gusto di arrivare in Engadina, e lì trascurare il fasto di Saint Moritz per una bettola da pane e formaggio, e poi mi obbliga alla vertigine della discesa, la fretta di tornare al lago come da un’amante che hai tradito. Ripetere la strada dell’andata, Lecco che si avvicina troppo velocemente a dire fine del viaggio e allora seguire un altro estro e a Varenna balzare sul traghetto, cambiare sponda, aggiungere un altro giorno ai giorni già vissuti. E l’ultima sera, in un alberguccio decoroso, la figlia del padrone, una bellezza che è la somma di tante imperfezioni, un dentino fuori posto, lo scolorire dei capelli in un biondo artificioso, le scarpette rosse ormai sciupate, accudisce la mia vecchiezza come fosse un bene prezioso, si metta qui, questo tavolino è più riparato dalla brezza e può guardare ugualmente il lago, mi nutre di pietanze e di sorrisi, non mi chiede da dove vengo o dove vado ma sembra abbracciare con gli occhi la mia stanchezza gioiosa ed esserne in qualche modo contenta. Domani pedalare fino a Lecco avrà il sapore del sogno realizzato.

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42 Risposte to “cinque giorni a pedali”

  1. lamelasbacata 13 giugno 2017 a 12:22 #

    Ci saranno pure parole che non sai dire, ma quante ne trovo qui! Opulente, cristalline, gioiose e ironiche. Una delizia!
    Bentornato viaggiatore 😊

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:34 #

      grazie Mela, contento che tu condivida queste parole un po’ stordite, ancora cariche di emozione e di fatica.
      un sorriso
      ml

      • lamelasbacata 13 giugno 2017 a 17:30 #

        Riposa ora, lo meriti! 😉

      • massimolegnani 13 giugno 2017 a 19:01 #

        Già stanotte ho fatto una dormita coi fiocchi:)

  2. labloggastorie 13 giugno 2017 a 12:29 #

    Dovrei “prestarti” un lungomare, una striscia di quelle che se poco più in là ti sposti trovi l’origine infinita di ogni cosa e senti addosso il sale e anche sotto il naso…tutto si muove, lì tra i tanti gradi del celeste, del blu, dell’azzurro, in mezzo a un aristocratico verde e a un chiassoso bianco.
    Ti piacerebbe

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:38 #

      ne sono convinto e ho sperimentato quell’attrazione irresistibile, mentre pedali, a immergerti nell’acqua salata, a farti tu stesso blù e limpido..ma l’acqua dolce mi è più familiare 🙂
      grazie blogga per le bellissime parole.
      ml

  3. PindaricaMente 13 giugno 2017 a 12:34 #

    Che meraviglia!
    Parole che scivolano via come acqua cristallina e immagini che riempiono gli occhi di bellezza.

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:40 #

      mi fa piacere che in mezzo a questo mio farneticare ti siano arrivate parole d’emozione.
      un sorriso, Pindara
      ml

  4. lucilontane 13 giugno 2017 a 12:52 #

    Sei in zona mia… se segui l’Adda e ti metti in Martesana ti offro un ristoro!

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:43 #

      allora il prossimo giro da Lecco, anzichè salire scenderò lungo il laghetto di Garlate, l’Adda, la Martesana, giù fino a Milano a ristorarmi 🙂
      un abbraccio, luci
      ml

  5. tramedipensieri 13 giugno 2017 a 13:15 #

    Anche io come #blogghina di presterei un lungomare, infinito circumnavigare…

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:45 #

      ancora mi ricordo la costa a salire e scendere con la Tavolara sempre più vicina 🙂
      ciao .marta
      un sorriso
      ml

  6. pikaciccio 13 giugno 2017 a 13:20 #

    Complimenti

  7. remigio 13 giugno 2017 a 13:49 #

    Oltre che “ciclista d’acqua dolce” sei anche un bravissimo fotografo. Studi i luoghi, li costeggi, li assapori, poi li fotografi…quindi li descrivi. Chissà qual è l’attività che prediligi!!! 🙂

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:47 #

      è la fatica bella, finchè me la posso permettere!
      ciao Remigio, grazie per le belle parole
      ml

  8. Tati 13 giugno 2017 a 14:12 #

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:48 #

      l’ho ascoltata, grazie Tati per la bella canzone “da viaggio”
      un sorriso
      ml

  9. E. 13 giugno 2017 a 14:15 #

    Che bellezza e che bello leggerti. Io con queste belle giornate appena posso scappo in una villa qui a Roma a correre. Correre mi da tanta gioia, mi pulisce la mente e ordina i pensieri.
    Oppure, se non fa troppo caldo, mi distendo all’ombra da qualche parte, a leggere.

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:51 #

      io mi porto sempre un libricino da leggere nelle soste all’ombra 🙂
      buona corsa 🙂
      ml

  10. Evaporata 13 giugno 2017 a 14:43 #

    La fortuna, saper godere di un autentico piacere pulito. 😀

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 14:53 #

      sì, a godere di queste piccole avventure mi sento bambinesco e fortunato
      un sorriso
      ml

  11. yourcenar11 13 giugno 2017 a 16:25 #

    Quale libro ti sei portato in questo giro? Sono curiosa di saperlo, caro ciclista d’acqua dolce che ci regali anche un po’ di poesia. … lungo i tornanti e le rive e poi… quando ti fermi per la notte. 💤

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 16:39 #

      “Una solitudine troppo rumorosa” di Hrabal, un praghese dalla scrittura caotica e vivace che ben si è adattata al mio spirito ebbro di questi giorni:)
      Grazie Cristina per le simpatiche parole
      ml

  12. rodixidor 13 giugno 2017 a 18:26 #

    mitico 🙂

  13. tiZ 13 giugno 2017 a 19:49 #

    Sono dei bellissimi posti, complimenti

    • massimolegnani 13 giugno 2017 a 21:08 #

      Grazie tiZ, posti belli davvero e poi ho occhio selettivo che annulla le brutture di palazzotti fuori posto, la sciatteria di troppa gente (oddio non che io fossi vestito come un damerino), l’abbandono in cui versano tante case dal nobile passato.
      buona serata
      ml

  14. Transit 14 giugno 2017 a 07:21 #

    I tornanti che visti dall’alto si alzarsi sui pedali e lì in fondo oltre le gole laggiù svettano le cime innevate. Un petit tour ciclistico letterario che nutre la vista, la pancia e gli occhi. E il cuore che non ne vuole sapere di restare fuori tanti sono i chilometri da fare e le bellezze da ammirare e innamorarsene.

    • massimolegnani 14 giugno 2017 a 09:12 #

      quando arrivi sotto quei tornanti non devi guardarli perchè sono tanto ripidi che ti prende lo sgomento; occorre salire con l’umiltà dello sguardo incollato all’asfalto e le ruote quasi ferme. Ma quando arrivi su allora puoi guardare il serpente che hai domato e ti senti il padrone della valle 🙂
      grazie delle belle parole di condivisione.
      ml

  15. Daniele Verzetti Rockpoeta® 14 giugno 2017 a 09:47 #

    Un post che trasuda di passione ed emozione e foto che corroborano lo stato di serenità e gioia che tu già con le tue parole ci hai comunicato

    • massimolegnani 14 giugno 2017 a 10:29 #

      grazie Daniele, felice che ti siano giunte le mie emozioni 🙂
      ml

  16. newwhitebear 14 giugno 2017 a 17:06 #

    Il Maloja? Ricordi di 45 anni fa di ritorno dal viaggio di nozze. Percorso tra due muri di neve. Era il 20 luglio 😀
    Bella scampagnata!

    • massimolegnani 14 giugno 2017 a 18:35 #

      Il Maloja e’ cosi’, imprevedibile e infido, parti col sole arrivi che nevica 🙂 ma questa volta e’ stato clemente, solo un gran vento freddo appena entrato in Engadina.
      Mi piace che tu abbia mescolato i tuoi ricordi “antichi” ai miei, recenti.
      Ciao GianPaolo
      un sorriso
      ml

  17. Ghiandaia blog 14 giugno 2017 a 20:43 #

    Hai mai pensato di provare l’antica via del Sale da Limone a Sanremo? Dai monti al mare (acqua salata..) Si deve percorrere però in MTB perché è tutto sterrato. CI sono rifugi lungo il percorso dove rifocillarsi e riposare.
    Noi organizziamo la traversata a Settembre:
    http://limone-on.com/traversata-crono-scalata-limone-sanremo-2017/

    • massimolegnani 14 giugno 2017 a 22:30 #

      ho guardato il link, è una proposta allettante, un percorso davvero impegnativo, con scenari che devono essere stupendi.
      io ho una bici da corsa, inutilizzabile su quegli sterrati ma se riesco a procurarmi una MTB mi piacerebbe farne almeno un tratto.
      intanto mi segno la data.
      grazie per avermelo segnalato,
      buona serata
      ml

  18. stefano 15 giugno 2017 a 11:52 #

    A proposito di acqua dolce, sto leggendo Il cammino dell’acqua di Riccardo Finelli. È il racconto di un viaggio a piedi da Milano a Roma, seguendo il corso dei fiumi. Come per il tuo pezzo, fa venire voglia di uscire dall’ufficio, prendere lo zaino e partire. Che sia a piedi o in bici, cambia poco.

    • massimolegnani 15 giugno 2017 a 12:46 #

      Pienamente d’accordo, correre, pedalare, camminare, sono solo variazioni del medesimo stato mentale.
      ml

  19. Sabina_K 16 giugno 2017 a 10:56 #

    Che bello seguire i tuoi pedali con le tue parole, e seguire poi le soste, entrando là dove ti fermi a mangiare, riuscendo – sempre con i passi delle tue parole- a godere persino della bella umanità che incontri.
    Grazie per queste belle finestrelle, grazie davvero.

  20. massimolegnani 16 giugno 2017 a 14:34 #

    e a me piace che tu stia alle finestrelle a prendere l’aria della bici 🙂
    ciao Sabina,
    ml

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