ma i mandarini dove sono?

30 Giu

by c.calati

 

 

Al mercato della frutta misuro il tempo andato. Ho passi strascicati tra i banchi carichi di merce troppo moderna, roba elettronica, tessuti sintetici, attrezzi incomprensibili. Guardo e borbotto. E un filo di bava mi si ghiaccia sotto il labbro. Ho il furore stupido dei vecchi, lo so, la loro nostalgia cretina per i bei tempi andati, me ne rendo conto, ma i mandarini dove sono?
Spaccherei il bastone sul groppone a questo mascalzone che ride alla mia richiesta, nonno, ce li hai sotto il naso i mandarini, cassette intere.
Le balle! Questi non sono mandarini. Hanno quei nomi scemi, mandaranci, clementine, mapo, e sanno d’invenzione di laboratorio, come si chiama quella pecora, sì, quella che era nata in quel modo strano che non ho mai capito come, Doroti? Dotti? Ecco, con questi agrumi è uguale. Mica sono nati da una pianta di Sicilia. No, lo so io che arrivano diretti da una fabbrica supertecnologica. Incroci li chiamano, una schifezza, dico, io.
Ma ve li ricordate voi i mandarini, un tempo? Le bucce spesse, rugose, abbondanti, che il frutto quasi ci ballava dentro, come le tette della Gina dentro il reggiseno. Ci passavi i polpastrelli, sulle bucce neh, mica sulle.., poi le incidevi con l’unghia del pollice, tiravi e tac spogliavi il mandarino (con le tette della Gina non era così facile, ma dopo, crispa che bello). E la buccia la mettevi sui cerchi della stufa a profumare la casa, durava ore prima di abbrustolire e fare quell’odore un po’ più amaro, che era il momento più bello per noi bambini, un grande apriva lo sportello che a noi era proibito, le buttava tra le braci e le bucce scoppiettavano facevano scintille e fiammate violente e noi lì a battere le mani.
Le bucce di adesso sono sottili come carta e lisce e tese, senti che gli spicchi dentro premono come i seni gonfi della televisione, quelli delle veline, delle letterine, delle cretine, seni lucidi e pompati, pura plastica, bucce e tette. Tutta roba finta, buona solo per gli occhi degli allocchi, scusate il bistis di parole. ‘Ste bucce qui, come non bastasse il seno finto, fatichi a staccarle dal frutto, devi pelare il mandarino col coltello, s’è mai visto dico io il coltello per il mandarino che ci sono sempre state le unghie?
Poi li mangi, mastichi, mastichi e niente, non trovi un seme. Ma caspio, te li ricordi, a tavola, quei semi grossi come noci che sputavi in faccia a tuo fratello, finchè uno scappellotto non ristabiliva l’ordine? Ma se non c’hanno i semi come fanno a riprodursi? Ah già, la Doroti! Bella schifezza di laboratorio, che poi ormai la Doroti sarà già anche morta, sparisse con lei tutta ‘sta roba artificiale e tornassero le cose genuine.
Già, già, borbotto ma poi li compro sempre. E lui, il mascalzone, lo sa, è lì che aspetta che io smoccoli tutta la tiritera tanto per sfogarmi e intanto ride. E prima che glielo dica io, mi domanda, nonno, il solito chilo di clementine?
E io rassegnato faccio sì col capoccione.

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50 Risposte to “ma i mandarini dove sono?”

  1. lamelasbacata 30 giugno 2017 a 08:50 #

    Ma come, nonno? Ma non vai anche tu al bio, al farm market, al km zero?? 😉😁
    Quanta verità e rassegnazione un po’ malinconica….. Non sempre si cambia in meglio.
    Io con i tappi a corona dell’acqua, quella nelle bottiglie di vetro che ci portava il garzone dell’alimentari dietro casa, ritagliavo dei tondini dalle bucce di mandarino e ci facevo collane.
    Buondì ml!

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:02 #

      “cus’è il farm market? il nome ostrogoto della farmacia?” 🙂 🙂
      tenere le tue collane di bucce rosse, estro e semplicità di un tempo.
      buona giornata, Mela
      ml

      • lamelasbacata 30 giugno 2017 a 11:08 #

        Ahahahah! il farmers’ market, che il correttore del telefono mi ha brutalmente tagliato, è il mercato dei contadini che vendono direttamente al pubblico i loro prodotti! Va molto di moda chiamarlo così.
        Erano belle quelle collane, profumavano di buono
        😊

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:15 #

        eheh, io giocavo a fare il finto tonto come il nonno 🙂

      • lamelasbacata 30 giugno 2017 a 11:17 #

        In farmacia si compra roba molto meno gradevole! Meglio i mandarini anche se ogm 😉

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:24 #

        giusto 🙂

  2. chiaralorenzetti 30 giugno 2017 a 08:57 #

    E te la ricordi la carta che avvolgeva i mandarini? Sottile, decorata, se me avvolgevi a cilindro e la accendevi con un cerino alla base, volava.

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:05 #

      me la ricordo, sì, l’allegria quando arrivava fino al soffitto, la delusione quando non si sollevava dal piatto.
      🙂
      ciao Chiara
      ml

  3. elettasenso 30 giugno 2017 a 09:05 #

    Nostalgia per il sapore lo spessore l’odore il colore il rito. Sono sparite molte cose semplici e autentiche. Ora la frutta è perfetta e insapore. Per questo ho fatto ( come te e altri ) l’orto. L’altro giorno ho staccato il primo pomodoro piccolo rosso dalla pianta e l’ho messo in bocca. Finalmente sapeva del pomodoro dell’orto in cui sono cresciuta, sotto le piante di fagiolini, di mio padre. Piccolo rosso e un concentrato di sapore e odore.
    Eletta 😜

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:07 #

      vero! anch’io ho raccolto i primi pomodori, piccoli e succosi, tutto un altro gusto (e che soddisfazione!)
      ciao Eletta, un sorriso
      ml

  4. Ghiandaia blog 30 giugno 2017 a 09:07 #

    Nel mio giardino c’ è ancora una pianta di mandarini, ma i giovani non li mangiano.

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:09 #

      già, loro li trovano insignificanti e poi la noia dei semi! non capiscono 🙂
      un sorriso
      ml

  5. Pendolante 30 giugno 2017 a 09:17 #

    Ecco, siccome li ricordo bene anche io i mandarini e facevo esattamente le stesse cose, mi sa che sono nonna anche io

  6. PindaricaMente 30 giugno 2017 a 09:21 #

    Piccoli frutti del sole mediterraneo!
    A me piaccciono moltissimo i mandarini, e poi c’è quel profumo che resta sulle mani tutto il giorno.

  7. rodixidor 30 giugno 2017 a 09:34 #

    Nostalgia di Gine, accontentandosi di Clementine 😉

  8. Tati 30 giugno 2017 a 09:41 #

    “… crispa che bello” e lo vedo lui e il suo cappello di feltro a motivi scozzesi del colore della terra sbiadita, con le mani dietro la schiena e questa leggermente in avanti verso il banco. Fino a quando una mano si sposta davanti, quando le parole si fanno più decise.
    Mi piace questo nonno che sa di burbero e malinconia ma che sa ridere di cose belle…

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 11:14 #

      l’hai descritto bene il mio personaggio..e ogni tanto alza il bastone a dare più vigore al suo inveire 🙂
      buona giornata Tati
      ml

  9. labloggastorie 30 giugno 2017 a 11:45 #

    Sorrido. Ogni anno a Natale perpetuo una tradizione (e da 10 anni che mamma non c’è ancora di più) facendo dei dolci che si chiamano petrali. Ecco, ogni anno mio padre mi ricorda:”…e che siano mandarini, non altro!”
    Un abbraccio

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 13:48 #

      già il nome, petrali, mi piace, è misterioso e vagamente evocativo con quella somiglianza a petali.
      ..quindi anche tuo padre si arrabbierebbe al mercato 🙂
      un abbraccio a te,
      ml

      • labloggastorie 30 giugno 2017 a 14:30 #

        Sono dolci buonissimi, l’origine forse è greca e il loro nome era pretali ma, al di là di questo, sono un forte simbolo calabrese 😉
        Mio padre credo sì, si arrabbierebbe…per principio! 😀

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 16:24 #

        ..e per principio già mi è simpatico 🙂

  10. Evaporata 30 giugno 2017 a 14:58 #

    Mi accontenterei delle fragole con il sapore di fragola.

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 16:25 #

      già, magari dal colore meno intenso ma dal sapore così intenso!
      ciao 🙂
      ml

      • Evaporata 30 giugno 2017 a 16:33 #

        Nella mia città natale si favoleggia di paradisiache fragoline locali che io non ho mai avuto il piacere di scoprire.

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 16:41 #

        ..sei nata troppo tardi!

      • Evaporata 30 giugno 2017 a 16:44 #

        Già, e adesso se voglio le fragole mi toccano quelle di gomma. 😦

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 17:23 #

        😦

  11. paginadiester 30 giugno 2017 a 17:36 #

    … visto che il discorso si è allargato, sconfinando un po’, vogliamo parlare delle arance di vaniglia? Che fine hanno fatto? C’erano solo per poche settimane una volta, anche in città, poi sono scomparse.
    Un volenteroso ortolano ha voluto procurarmele e sapete com’è andata a finire? Buone, dolci, la buccia non spessa come allora, ma… senza profumo 😦
    Le arance di vaniglia senza il profumo né di agrumi, né di vaniglia… che delusione.

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 20:22 #

      Sicuramente le nuove coltivazioni privilegiano l’aspetto a scapito di profumo e sapore. Se a questo aggiungi che la nostra memoria tende a ingigantire i sapori di un tempo, il risultato e’ un divario sempre maggiore tra aromi attuali e passati.
      Un sorriso, Ester
      ml

  12. newwhitebear 30 giugno 2017 a 17:43 #

    quel nonno fa bene a dare una bastonata sulla testa di quell’ometto.
    Come ricordo i mandarini dal gusto aspro dolce e pieno di semi da sputare con precisione sul piatto. E poi il profumo della buccia sia quando si toglieva che quando finiva sulla cucina economica.
    Ma è solo un frutto sparito in nome del progresso 😦

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 20:30 #

      Il progresso a volte e’ in realta’ un regresso, una soppressione di prodotti che secondo alcuni non sono più di moda.
      Ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 30 giugno 2017 a 20:38 #

        del tutto d’accordo. Questo vale anche per alcune varietà di mele, che sono diventate di nicchia e si trovano solo presso qualche contadino. Le nuove varietà sanno di plastica ma lo richiede il mercato americano 😦

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 21:08 #

        Pensavo anch’io alle mele e credo che la colpa e’ anche nostra (in senso generico) che ci lasciamo abbindolare dall’aspetto esteriore

      • newwhitebear 30 giugno 2017 a 21:16 #

        questo è vero ma la sparizione di certi tipi è dovuto al fatto che tutte quelle che adesso dominano la scena staccate dall’albero semi acerbe si conservano belle per mesi. Il periodo di maturazione va da settembre a novembre a seconda della qualità. A giugno ovvero dieci mesi dopo le trovi ancora sui banchi. A luglio ricomincia la giostra. Non è credibile.

      • massimolegnani 30 giugno 2017 a 21:26 #

        D’accordo con te 🙂

  13. Transit 30 giugno 2017 a 18:03 #

    E’ la globalizzazione del nostra salute attraverso la frutta e tutta la filiera del cibo? Ci stanno allevando per diventare ed essere sempre ammalati e alla mercé (mo ce vo’)del vil denaro? Se “spariscono” molte specie animali e sparisce anche la frutta locale e di stagione, probabilmente i padroni del mondo, inteso come chi impone certi sistemi di “sviluppo”, ha messo in conto anche che il vecchietto protesti più con la memoria e i ricordi che con i fatti.

    • massimolegnani 30 giugno 2017 a 20:32 #

      Certo, perche’ alla fine anche lui compera i mandaranci 🙂
      Buona serata, Transit
      ml

  14. Bloom2489 1 luglio 2017 a 00:05 #

    Io adoro le clementine proprio perché non hanno noccioli…. Però quelle dello scorso inverno non avevano sapore :/

    • massimolegnani 1 luglio 2017 a 00:37 #

      tu e il nonno del racconto, due epoche a confronto 🙂
      ciao Bloom, un sorriso
      ml

  15. Alidada 1 luglio 2017 a 23:15 #

    ora anche l’uva senza semi, il cocomero senza semi, le melanzane screziate bianche e viola, i pomodori neri ..e via con le diavolerie ogm.. che disastro la natura così

    • massimolegnani 2 luglio 2017 a 00:11 #

      vero, mirano a migliorie esteriori ma perdono l’essenza del frutto, la sua genuinità.
      ciao Alida buona notte
      ml

  16. stefano 2 luglio 2017 a 15:05 #

    Per ora è il mio preferito.

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