non è successo niente

23 Lug
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by c.calati

 

 

 

Non abbandonare i sentieri battuti è la prima regola se fai montagna d’inverno.

Ma poi succede che si cede alla tentazione, quando già si è sulla via del ritorno.

E non ti sembra un’imprudenza ma una cosa quasi naturale lasciare il percorso sicuro, neve pressata e alti paletti rossi a perdita d’occhio, per inoltrarti nella verginità del bosco, male che vada tornerai a ritroso sui tuoi passi, vecchio pollicino senza sassolini ma con orme profonde lasciate chiare nella neve fresca. È che una nevicata così, che tutto avvolge e trasforma, te la sognavi sin da bambino e ora te la vuoi godere fino all’ultimo fiocco. Così procedi con fiducia nel bianco incantato e intanto ti entusiasmi e assapori questo silenzio candido, che poi la neve cadendo fa rumore, un tintinnio minimo sugli abiti e sulle foglie ogni suo fiocco e piccoli scrosci quando dai rami troppo carichi smotta a terra. Non sei solo, è una bella solitudine che dividi in due come un pane da spezzare e consumare a sguardi e sorrisi.

Avanzi lento, un piede poggiato dopo l’altro sul mistero soffice del suolo, e percepisci le presenze occulte di animali che di lì sono passati lasciando impronte, pigne rosicchiate e rametti da cui hanno divorato fino all’ultima bacca. Anche gli escrementi, piccole piramidi nitide sul bianco, sono presenza viva su cui chinarsi a perdere muti minuti, che non è tempo sprecato, mai. Qui tutto è meraviglia da trattenere agli occhi e da confondere la mente. Guardi i balzelli disegnati dalla lepre, immagini i suoi salti, guardi i passi circospetti della volpe, immagini la fame, guardi le impronte allineate del cerbiatto verso il gelo del ruscello, immagini la sete, e non ti vergogni a mormorare io sono la lepre, sono il muflone, io la volpe, il cervo, la marmotta. E vieni premiato quando t’inerpichi su per una balza e ti ritrovi, in favore di vento, a un metro da un capriolo che con gli zoccoli smuove la neve fino a liberare un cespuglietto da brucare. Tu immobile, lui ignaro, un’emozione muta a mormorarti allora è tutto vero.

Penetri sempre più nel bosco e diventi tu quel bosco, sei l’animale e il larice, sei la fusione delle cose, sei la dimensione astratta che si fa concreta, sei la gioia di non essere solo te stesso ma molto altro ancora. Così vaghi stranito e allegro, dimentico di dove e come, hai in mente la linea retta che idealmente unisce il luogo alto dove sei al paese, giù in fondo alla valle, solo che in realtà avanzi a caso condizionato dalla conformazione del terreno seguendo orme di animali che però forse girano in tondo senza uscire mai dal bosco che assomiglia sempre più a un labirinto.

E intanto le tracce umane che servirebbero a orientarti, i segni rossi sopra i tronchi, le impronte di scarponi o di sci, le paline, da tempo son sparite senza che tu ci abbia fatto caso. Ti stai perdendo eppure ancora ti vai perdendo nei pensieri, osservi i segni che tracci con le ciaspole, hanno la forma di un pesce, ricordi il pesce stilizzato delle catacombe, l’icthùs, simbolo e riconoscimento di chi vagava nascosto tra le tombe, nascondendo e affermando la sua fede. Anche tu vaghi, da cosa ti nascondi? A chi lasci segnali di una fede che non hai?

Sarebbe tempo di tornare sui tuoi passi ma ancora indugi in qualcosa che assomiglia a una metafora. Questo andare per il bosco assomiglia a una metafora.. Errare per il bosco, l’ambiguità dell’italiano, vagare perdersi sbagliare.

La sorpresa è un precipizio di ghiaccio e roccia che t’impedisce di proseguire secondo la famosa linea astratta. Provi a riprendere la strada fatta, ma nevica da ore, le tracce che hai lasciato e che credevi indelebili vanno sbiadendo in modo inesorabile. Si riaffaccia la metafora, sono così labili i segni di te su questa terra?

Non è il momento di domande, finalmente ti scuoti, cerchi una via che sia nella direzione del possibile. Tenti un passaggio che subito risulta impraticabile, torni indietro, riprovi un poco più in alto. Scambi sguardi con chi da ore ti segue con fiducia, le sorridi, come fosse questo strano pomeriggio un videogioco da cui uscire con un off. Non vi scambiate parole preoccupate, le tenete nascoste dentro per non contagiarvi angoscia. Torna la voce per esser meno soli, non è più il tempo dei magici silenzi. Si parla di progetti per la sera, futilità di cibo, contatti con gli amici. Ma intanto ti stai rendendo conto che il territorio non è la mappa che hai pur chiara in mente, certi sentieri che sapevi è come non esistessero d’inverno e la direzione naturale verso valle è impercorribile perché troppo scoscesa. Bisogna tornare indietro, riguadagnare la sommità del monte, fare un giro largo e tentare di ridiscendere più avanti. O forse occorrerà risalire fino al passo e solo da lì riprendere da capo la strada del ritorno.

Così passano le ore in giri a vuoto sfaticanti. Si cammina e poi si sosta, seduti sopra un tronco a rifiatare e sgranocchiare il poco cibo. Non lo diciamo ma è evidente che dobbiamo uscirne prima di sera, impensabile la notte. E si riprende a risalire un po’ alla cieca, intuendo, spesso a torto, il sentiero dove gli alberi sono più radi. Passi più pesanti con il rumore irregolare dell’affanno. In testa ti si affaccia una visione molesta, la notizia in coda al telegiornale della notte di due turisti dispersi in una valle laterale della Pusteria, quante volte hai sentito notizie simili, è scattato l’allarme… squadre di soccorso… si dispera di ritrovarli in vita… di notte temperature proibitive. Volto di circostanza dello speaker, aggiornamenti sconfortanti per qualche giorno poi più nulla fino alla primavera quando un boscaiolo ritrova i corpi abbracciati disseppelliti dal disgelo. È così che succede? È tutta qui la morte bianca? Passi sempre più lenti, la stanchezza che ti fa fermare, un riposo provvisorio che a poco a poco si fa definitivo?

Noo, in fondo non ci credi che stia toccando a te, una via di salvezza esiste sempre, troppo candida la neve per esseremortale. Hai intatta la fiducia o forse è solo un’incoscienza. Certo è che ti muovi in una dimensione strana, ti manca ribellione, non imprechi, non odi questo bosco trasformatosi in una trappola. Ogni tanto ti sorprendi a studiare il terreno, dove si presti meglio a rifugio improvvisato; di nuovo sei animale, volpe o cerbiatto, che gira in tondo a prepararsi nella neve un riparo per la notte. Ma non c’è più poesia in questa identificazione che è sempre più stralunata, come una condanna che subisci con una passività assurda.

Procedi verso l’alto con poca convinzione, ti senti equidistante, equamente distante dalla vita e dalla morte, come non ti riguardasse. Non hai pensieri di rammarico né memoria per gli affetti, ma nemmeno caparbietà di vita.

E tutto questo pensare e non pensare lo tieni stretto dentro, che non affiori tra le maglie del sorriso un po’ tirato, lei di te si fida ancora, o forse è desolata e non lo dice.

Quando meno te l’aspetti, mentre ancora ondeggi tra resa e vani tentativi, t’imbatti, poco oltre il limite degli alberi, in un avvallamento che taglia di traverso il fianco del monte. Ha l’evidenza di un sentiero sepolto dalla neve e nella luce fioca scorgi tracce di qualcuno che di lì è passato.

Non c’è esultanza anche se questo significa salvezza.

Ora si tratta solo di faticare tanto, ancora ore di cammino, scavalcare piccole slavine che sbarrano la strada, procedere nella direzione più logica ma che scopriremo perdersi nel nulla, prendere allora la direzione opposta, quella che in teoria ci allontana dall’abitato ma che alla fine ci riporterà sulla strada più battuta. E solo da lì iniziare l’autentico ritorno.

 

È buio fitto quando raggiungiamo le luci del paese, con gli ultimi fiati chiacchieriamo del più e del meno, ci diciamo la fame e la stanchezza come dopo una qualunque passeggiata. Una sorta di pudore c’impedisce di voltarci indietro alle ore di paura. Non è successo niente.

 

 

 

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48 Risposte to “non è successo niente”

  1. alemarcotti 23 luglio 2017 a 19:08 #

    Bello

  2. Transit 23 luglio 2017 a 20:14 #

    “Non è successo niente.” Soltanto la vita che, tra alti e bassi, luci e ombre, attraversa il bosco … E tu ne hai dato una dimensione quasi onirica … perché davvero è successo tutto nell’animo, nel cuore e nelle gambe, oltre che negli occhi.

    • massimolegnani 23 luglio 2017 a 21:49 #

      Sì, l’ho sempre sentita vita, anche nei momenti di maggior pericolo, vita che scorreva veloce nelle vene.
      Ciao Transit, buona serata
      ml

  3. paginadiester 23 luglio 2017 a 21:00 #

    “… ti ritrovi, in favore di vento, a un metro da un capriolo che con gli zoccoli smuove la neve fino a liberare un cespuglietto da brucare.”
    Per questa immagine già ti ho invidiato…
    Bellissima storia, filosofia di vita, ma sai che in fondo vi ho letto sempre una costante fiducia nella natura amica, più che nelle stesse forze del protagonista?
    Mi hai ricordato papà, quando, abbandonato il sentiero, s’inerpicava nel sottobosco per cercare ciclamini e io lo seguivo senza indugi. C’era molta imprudenza in questo portarsi dietro la figlia ancora bambina, invece di tenerla avanti agli occhi, ma… io avevo molta fiducia in lui e lui in me! Così lo ricordo. Grazie!

    • massimolegnani 23 luglio 2017 a 21:54 #

      Credo sia andata proprio come dici, fiducia nella natura amica più che nelle mie forze.
      Ciao Ester, buona serata
      ml

  4. lamelasbacata 23 luglio 2017 a 22:03 #

    Momenti così, in cui senti la vita scricchiolare, la rendono ancora più preziosa. Il tempo sembra rallentare e dilatarsi, ogni emozioni si avverte in modo più forte, più grande, tutto è lontano e insieme vicino

    • massimolegnani 23 luglio 2017 a 23:00 #

      il sentimento che prevaleva in me era l’incredulità, non che sottovalutassi il pericolo ma ero sbalordito per come una serie di emozioni piacevoli si fosse trasformata in una spirale che mi faceva scivolare in un possibile dramma.
      buonanotte Mela,
      con un sorriso
      ml

  5. gelsobianco 23 luglio 2017 a 22:36 #

    Non ho parole… A caldo, no, solo pura emozione.
    Grazie, ml.
    gb

    • massimolegnani 23 luglio 2017 a 23:02 #

      è un’emozione partecipe, mi piace 🙂
      ciao gb, un abbraccio
      ml

      • gelsobianco 23 luglio 2017 a 23:11 #

        sì, davvero molto partecipe…

        🙂
        ricambio il tuo abbraccio, ml
        gb

      • massimolegnani 23 luglio 2017 a 23:39 #

        🙂

      • gelsobianco 24 luglio 2017 a 19:20 #

        “Errare per il bosco, l’ambiguità dell’italiano, vagare perdersi sbagliare.”
        La grandezza della lingua italiana…

        “Errare” è così umano e davvero eccitante!

        Ti sorrido, ml.
        gb

      • massimolegnani 24 luglio 2017 a 20:40 #

        Sono d’accordo con te, errare è un verbo molto umano in tutte le sue accezioni.
        Buona serata, gb
        ml

      • gelsobianco 24 luglio 2017 a 22:03 #

        A te
        🙂
        gb

      • massimolegnani 24 luglio 2017 a 22:33 #

        🙂

  6. teti900 24 luglio 2017 a 08:53 #

    ego te absolvo, và! per questa volta e solo per via dello stile della confessione… ma se lo rifai le chiamo io le squadre di soccorso e gli dico di lasciarti a godere il tuo spirito d’avventura per l’eternità, sgrunt!

    • massimolegnani 24 luglio 2017 a 10:07 #

      hai ragione Teti, vista a posteriori trovo inconcepibile la mia incoscienza di quel giorno, il non aver visto il limite tra bellezza e azzardo
      ml

  7. rodixidor 24 luglio 2017 a 09:17 #

    Un elogio alla tua compagna di avventura, mite e fiduciosa 🙂

    • massimolegnani 24 luglio 2017 a 10:10 #

      giusto! senza di lei forse non ne sarei uscito.
      buona giornata rodix
      ml

  8. Ghiandaia blog 24 luglio 2017 a 11:10 #

    Senza di lei non ne saresti uscito, ma senza di lei l’ ombra del dubbio ti avrebbe fermato sotto i primi alberi

    • massimolegnani 24 luglio 2017 a 11:17 #

      non ne sono sicuro, sai. ero io quello più rapito dall’ambiente,l’intrepido incosciente 🙂
      ml

  9. Neda 24 luglio 2017 a 14:13 #

    Bellissimo il racconto, folle il protagonista nella sua imprudenza, ma è così bello riparlarne poi ascoltando i brividi ormai coscienti.

    • massimolegnani 24 luglio 2017 a 15:18 #

      vero. a cose finite bene è piacevole rivivere le emozioni
      🙂
      ciao Neda, grazie
      ml

      • Neda 24 luglio 2017 a 20:37 #

        Ciao, buona serata.

      • massimolegnani 24 luglio 2017 a 20:51 #

        Buone ore a te 🙂

  10. Daniele Verzetti Rockpoeta 24 luglio 2017 a 17:20 #

    Racconto poetico nella prima parte e palpitante nella seconda

    • massimolegnani 24 luglio 2017 a 20:31 #

      Grazie Daniele, esattamente come l’ho vissuto, la poesia delle natura, prima, il patema di non farcela, poi
      Buona serata
      ml

  11. newwhitebear 24 luglio 2017 a 18:19 #

    se è un racconto inventato, è ben strutturato come l’ansia e la paura che prende la voce narrante. Se è un momomento di vita vissuta è veramente intrigante.
    Andare per boschi sotto la neve è bello e inebriante ma si deve fissare i punti per il ritorno.
    Complimenti

    • massimolegnani 24 luglio 2017 a 20:38 #

      È un’esperienza che ho vissuto quattro anni fa. I punti per il ritorno credevo di averli fissati ma nevicava talmente fitto che si sono cancellati!
      Grazie GianPaolo,
      ml

      • newwhitebear 24 luglio 2017 a 21:14 #

        Non dico le orme, che si sa posso essere cancellate ma un albero, una rupe, un arbusto. Di solito questi sono i miei punti di riferimento quando vado nel bosco. L’hai narrata bene questa avventura finita nel migliore dei modi.
        Ciao

      • massimolegnani 24 luglio 2017 a 22:33 #

        hai pienamente ragione, ma io sono stato uno sprovveduto, avevo girovagato talmente tanto per quel bosco senza badare a punti di riferimento per il ritorno (confidando nelle orme) che poi mi è stato impossibile ritrovare il bandolo 🙂

      • newwhitebear 24 luglio 2017 a 23:10 #

        a volte si commettono delle imprudenze 😀 che possono costare caro.

      • massimolegnani 24 luglio 2017 a 23:34 #

        già, io troppe volte imprudente!

      • newwhitebear 25 luglio 2017 a 15:57 #

        😀

      • massimolegnani 25 luglio 2017 a 23:26 #

        🙂

  12. elettasenso 27 luglio 2017 a 08:33 #

    Non è successo niente, è successo tutto in questo cammino metaforico della vita. Bravo come sempre.
    Eletta

    • massimolegnani 27 luglio 2017 a 09:30 #

      sì, niente e tutto in poche ore, emozioni belle brutte, quiete e fatica e soprattutto tanto “errare”
      grazie Eletta,
      buongiorno 🙂
      ml

      • elettasenso 28 luglio 2017 a 13:01 #

        Buongiorno caro errante
        Eletta

      • massimolegnani 28 luglio 2017 a 13:52 #

        eheh, buongiorno a te
        🙂

  13. Paolo 8 agosto 2017 a 11:03 #

    “Non è successo niente”. Bellissimo. Hai scelto questa frase a suggellare nel suo intrinseco ossimoro l’incommensurabile del vissuto di questo episodio. Che va oltre l’esperienza e affonda dentro di te. Si fa lotta, dibattito, domanda, rivelazione, resa, sottomissione. Nell’arco di poche ore, di pochi passi – e di poche righe, verrebbe da dire, passi dalla vetta della contemplazione alla domanda esistenziale che, come marchio di fabbrica, congenita, ci segna e ci confonde. Alla misura del nulla che siamo di fronte alla natura soverchiante. Alla morte che sempre ci cammina accanto. Al “nulla” che è emozione e sentimento infiniti, racchiusi in un non detto. Alla lente, che è la nostra mente, che tutto ingigantisce, deforma e ridimensiona, nell’attimo in cui affronta una nuova prospettiva.

    • massimolegnani 8 agosto 2017 a 14:32 #

      anche qui metti a fuoco, ai miei stessi occhi, un elemento importante, “il dentro e il fuori” di quei momenti: fuori il pericolo che prende forma, dentro una sorta di straniamento esistenziale che potremmo condensare in quella parola multiforme, “errare”, ritrovare se stessi nella mente che vaga, si cerca, s’interroga.
      un abbraccio fraterno, Paolo
      ml

      • gelsobianco 9 agosto 2017 a 20:03 #

        bello leggervi, Paolo e ml. 🙂

        quell'”errare”… “così umano e davvero eccitante” per me, come scrivevo sopra.

        un saluto caro per entrambi voi.
        gb

        scusami, ml, se ho interagito anche con un tuo ospite 😉 🙂
        gb

      • massimolegnani 9 agosto 2017 a 21:19 #

        errare affascina
        (hai fatto bene!)
        Un sorriso a te

      • gelsobianco 9 agosto 2017 a 22:11 #

        affascina, sì
        grazie, ml
        🙂
        gb

      • massimolegnani 9 agosto 2017 a 22:44 #

        🙂

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