là, dove finiscono gli alberi

30 Lug
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by c.calati

 

 

 

 

Dopo l’odorosa resina respirata per chilometri, quasi improvvisa compare una linea di rarefazione che ti sgomenta come un orizzonte vuoto, rari si fanno i pini e raro ti sembra l’ossigeno nell’aria e nei polmoni. Varcata quella linea sei in campo aperto, nessuna protezione, nessuna salvezza, un cecchino potrebbe farti secco come un coniglio, qui inizia la salita vera, quella che ti stordisce solo a guardarla per come va su ardita tra le rocce della montagna, quella che a guardarla ti dici impossibile che io arrivi fin lassù. Allora non la guardi, tieni il capo chino sull’asfalto, guardi le buche, i rivoli d’acqua, le merde di vacca e ti riprometti una possibile resa al prossimo tornante, no dai resisti fino alla diga del Serrù, magari arrivi al lago dell’agnell. È che ti vuoi bene e non ti poni obbiettivi obbligatori, solo possibili mete intermedie, mentre coltivi ancora il desiderio della vetta ma allo stesso tempo ti prepari alla rinuncia, che non sia troppo cocente la resa. E intanto sali con una lentezza estrema, un centellinare le forze come le cucchiate di minestrone alla mensa dei poveri. Ogni tanto mi supera un ciclista, passo più veloce ma stessa fatica in volto che è fatica anche un saluto o un cenno d’incoraggiamento. Mi passa anche un ragazzo con una sola mano a stringere il manubrio, sembra un vezzo da spavaldo ma poi vedo che l’altra mano ciondola inerte e tutto l’arto sinistro è atrofico, deforme, inutilizzabile. Ammiro la sua forza, fisica e di volontà, sento quasi un benefico contagio, premo più convinto sui pedali, ormai mi sono lasciato alle spalle anche l’agnell, salgo tra nuvole sfilacciate che mi ghiacciano il sudore, sono alle ultime rampe. Ed è lui il primo a darmi il cinque mentre raggiungo il colle, lui in piedi, già fresco e riposato mi festeggia con quel tono franco e ammirato che qualche volta i sani hanno verso gl’invalidi. Sorrido, in effetti sono io il deforme, accartocciato ancora sul manubrio, io il menomato dall’età, io l’invalido di muscoli e polmoni. E questo piccolo travaso di competenze, questa breve inversione di ruoli, è una fugace gioia che fa bene a entrambi.

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34 Risposte to “là, dove finiscono gli alberi”

  1. Ghiandaia blog 30 luglio 2017 a 10:09 #

    La lampada oscilla ma non muore.🚲🚲🚲

    • massimolegnani 30 luglio 2017 a 10:55 #

      ieri era una lampada fatta di fatica e di senso solidale con gente sconosciuta.:)
      buona domenica, Ghiandaia
      ml
      (non avevo notato le biciclettine, grazie!)

  2. rodixidor 30 luglio 2017 a 11:26 #

    2612 non son mica bruscolini! Bravo, buona giornata 🙂

    • massimolegnani 30 luglio 2017 a 11:38 #

      Guadagnati metro per metro
      (e oggi mi riposo)
      Grazie rodix, buona domenica a te
      ml

  3. remigio 30 luglio 2017 a 13:57 #

    …se tutti i “deformi” e gli “invalidi” fossero come te, capaci di arrampicarsi con una bicicletta fino a 2612 s.l.m., saremmo un popolo di atleti 🙂

    • massimolegnani 30 luglio 2017 a 17:05 #

      Grazie Remigio, mi premeva dare risalto, per contrasto, alla “normalita’” di questo ragazzo, perseguita con grande fatica, che, se e’ vero che si pedala con le gambe, e’ pur vero che in salita si fa leva sulle braccia ad ogni giro di pedale 🙂
      ml

  4. lamelasbacata 30 luglio 2017 a 16:55 #

    Che bravo sei! Ma quale menomato, avercene come te! 😉

    • massimolegnani 30 luglio 2017 a 17:10 #

      eheh, menomato forse e’ eccessivo, diciamo limitato 🙂
      Grazie cara Mela,
      buona serata
      ml

  5. newwhitebear 30 luglio 2017 a 17:23 #

    con la tenacia e l’esempio visivo si procede e si arriva in cima.
    Non ha importanza se arrivi con la lingua fuori ma conta il traguardo.

    • massimolegnani 30 luglio 2017 a 20:34 #

      Eravamo parecchi ciclisti in vetta e non ce n’era uno che non fosse ricoperto di sudore e col volto stravolto dalla fatica 🙂
      Ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 30 luglio 2017 a 20:49 #

        è dura pedalare in salita 😀

      • massimolegnani 30 luglio 2017 a 21:55 #

        molto, pero’ quell’andare sempre più su e’ una sensazione davvero piacevole 🙂

      • newwhitebear 30 luglio 2017 a 21:59 #

        più che altro una soddisfazione di avere sconfitto il declino 😀

      • massimolegnani 30 luglio 2017 a 22:41 #

        ahah, sì, soprattutto quello 🙂

      • newwhitebear 30 luglio 2017 a 23:05 #

        ciao

      • massimolegnani 30 luglio 2017 a 23:13 #

        🙂

  6. gelsobianco 30 luglio 2017 a 18:43 #

    “E questo piccolo travaso di competenze, questa breve inversione di ruoli, è una fugace gioia che fa bene a entrambi.”
    E a me fa molto bene leggere queste tue parole e cogliere in me con emozione ciò che da te mi giunge.
    Grande è la fatica per raggiungere la meta per te, per quel ragazzo e… per ognuno di noi.
    E bello bello è sentire anche gli altri con le loro difficoltà che cercano di superare e… scambiarsi un abbraccio collettivo.
    Riposati, caro ml. Te lo sei meritato.
    Un sorriso vero
    gb
    Grazie.

    • massimolegnani 30 luglio 2017 a 20:38 #

      eheh, in effetti sono stato in panciolle tutto il giorno 🙂
      Si’, l’incontro con quel ragazzo e’ stato una piccola emozione supplementare.
      Grazie gb, un sorriso a te
      ml

      • gelsobianco 30 luglio 2017 a 23:32 #

        Oh, sono contenta tu sia stato in panciolle tutto il giorno 😉 🙂
        E’ così grande avere emozioni supplementari, ml.
        Un abbraccio sorridente
        Buona notte
        gb

      • massimolegnani 31 luglio 2017 a 00:18 #

        buona notte a te, cara gb
        🙂

  7. Neda 31 luglio 2017 a 00:08 #

    Bellissima descrizione, grazie.
    Buona notte, dormi bene.

  8. Tati 31 luglio 2017 a 08:47 #

    Molto spesso aiuta di più guardare i piedi, ogni piccolo centimetro del percorso, piuttosto che stare con occhi e cuore sulla meta finale e a leggere sembra sia stato utile anche a te!
    Buongiorno!

    • massimolegnani 31 luglio 2017 a 11:00 #

      proprio così, la meta spaventa tanto è lontana e alta, meglio guardare basso, i pedali, i fiori, i laghi.
      un abbraccio, Tati
      ml

  9. elettasenso 31 luglio 2017 a 16:53 #

    A volte le persone apparentemente più deboli sono le più forti.
    Eletta

    • massimolegnani 31 luglio 2017 a 17:44 #

      Vero!
      (io mi accontento di essere li’)
      e mentre leggevi di questo ciclista, io leggevo del tuo ciclista che mi era sfuggito 🙂
      ml

      • elettasenso 31 luglio 2017 a 18:02 #

        Siamo in comunicazione empatica su due ruote 😀

      • massimolegnani 31 luglio 2017 a 18:04 #

        eheh, si’ 🙂

  10. le hérisson 3 agosto 2017 a 12:33 #

    e fa bene a noi leggere post così. ^_^

    • massimolegnani 3 agosto 2017 a 14:08 #

      sai, mi fa davvero piacere questa tua condivisione, perchè l’atmosfera che si respira in cima è proprio questa: condivisione della fatica tra ciclisti e anche da parte di chi è salito in auto e “legge” la fatica sul mio volto
      🙂
      ml

      • le hérisson 3 agosto 2017 a 14:28 #

        Riconoscere i limiti e apprezzare la forza di volontà che porta “in alto”, dovrebbe essere così anche nella normale vita di tutti i giorni… per non parlare, poi, delle gare sportive.
        Sempre bello passare da te ^_^

      • massimolegnani 3 agosto 2017 a 14:53 #

        ti ringrazio 🙂

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